martedì 15 aprile 2014

SON TUTTI F#### col C### DEGLI ALTRI?

O anche: di giornalismo, benefits e social networks per un post inconsapevolmente ISPIRATO dall'incipit di un "amico" giornalista in Rai e da un paio di selfie di troppo!!!


E' dal 1998, cioè da tipo sedici anni, che - vuoi per scherzare, vuoi per cagare il cazzo - periodicamente mi sono dovuto sorbire frecciate o perculate varie sul fatto che fossi "un giornalista".
In realtà anche da prima, perché le mie collaborazioni su Rumore (sia musicali che fumettistiche) risalgono agli anni precedenti, ma è nel '98 che - con la direzione di BIZ Magazine per la Magic Press - feci una scelta molto radicale, che mi portò a decidere di uscire dalla Factory per dedicarmi ad altro, sia perché non stavo comunque ottenendo i risultati che volevo e sia perché - non solo in termini economici - la scrittura mi stava motivando molto di più.
Dopdodiché 35mm.it, la Nexta, Rockstar, la Fox, Vanity Fair, le consulenze discografiche, gli uffici stampa, le agenzie di content providing, la direzione artistica (comunque in veste di giornalista) per concorsi ed eventi.
E anno dopo anno mi sono sentito dire di tutto!

Che facevo parte di una "casta" (come se scrivere di musica, culture giovanili o spettacolo ti equipari automaticamente a certi megaconduttori televisivi o superdirettori di quotidiani nazionali), che ero "un servo dei poteri forti" (?), che me la tiravo, che ero uno scroccone.
E intanto - mentre gli autori del settore da cui provenivo si affermavano e mentre la fruizione del web in Italia si allargava (prima dell'arrivo dei social networks, all'inizio soprattutto con i blog) - era tutto un continuo fiorire di facili slogan CONTRO il giornalismo, la stampa italiana, i giornalisti e tutti i loro fottuti privilegi. Era tutto una merda!!!
In alcuni casi erano solo prese in giro, lo so bene.
Ma i molti altri - credetemi - era veleno allo stato puro!

Perché se ricevevi la copia omaggio di un volume o di un CD, se venivi accreditato ad un concerto o a un'anteprima, se ti invitavano ad un festival tutto spesato, eri comunque un fottuto giornalista che godeva di determinati benefits senza motivo.
Poco importa se - nel mio personale percorso - magari sono anche uno di quelli che ad ognuno di questi singoli benefit ha sempre fatto corrispondere un pezzo (che fosse per il mensile specializzato, il settimanale patinato, il sito web o l'agenzia che piazza i tuoi contenuti senza nemmeno il tuo nome in calce all'articolo); poco importa se questo semplice concetto si chiama credibilità, e che grazie al Cielo la maggior parte degli uffici stampa oramai lo sa.

Non solo: se poco poco ne parlavi agli altri, raccontavi certe cose alle persone con cui avevi lavorato/collaborato fino a qualche anno prima (cioè in poche parole se esternavi, comunicavi e condividevi) improvvisamente tu eri quello che si stava solo vantando, che s'era montato la testa e «che due palle 'Ste»...
D'accordo, fino a qui mai stato un problema per me.

Fino all'arrivo (e all'onnipresenza) dei social networks.
Fino al conseguente concetto di "superstar" del web (a.k.a. colui che genera numeri, traffico, engagement), di opinion leader, di influencer.

E anche qui, volendo, prima di procedere faccio un passo indietro nel tempo.
Mercoledi 9 luglio 2008: anteprima esclusiva per fumettisti e bloggers di Hellboy II - The Golden Army per conto di Way To Blue e Universal, nella loro saletta privata di via Po.
Organizzata dal sottoscritto.
Una sorta di proto-esperimento (che negli Stati Uniti era già qualcosa all'ordine del giorno, ma che - per l'Italia - sfido chiunque a trovarmi un precedente analogo a quella data) per il quale venne compilata una LISTA di nomi e mail tra autori, bloggers e editors di case editrici specializzate.
Come appunto la stessa Magic Press, che peraltro stava pubblicando proprio quel personaggio, quindi anche l'amico che nel frattempo ne era diventato caporedattore con almeno altri suoi tre redattori. Che poi non è un caso se quello stesso amico poco tempo fa su Facebook abbia scritto come la gente dimentichi presto, o fatichi sempre a dire un «grazie». Ma sto divagando.

Sia chiaro: non sto dicendo che sia merito di quella "lista" se si è innescato il meccanismo che poi - negli anni seguenti - ha portato a questa fantastica SINERGIA attualmente alla modissima tra agenzie stampa specializzate nel web che organizzano anteprime cinematografiche per conto di alcune majors invitando superstar del fumetto e bloggers come se non ci fosse un domani (e sia altrettanto chiaro: FANNO BENE, se il risultato è avere una striscia di Zerocalcare o del Panda, per dire due fenomeni che nel 2008 dovevano ancora arrivare).
No, sto dicendo un'altra cosa. Cioè che quella "lista" - integrata ed aggiornata nel tempo su dinamiche di successo che esulano da qualsiasi mio possibile intervento - ha comunque CONTRIBUITO ad un percorso, visto che sappiamo perfettamente che tutti gli attuali responsabili di tutte le attuali press agency che ben conosciamo provengono dalla Way To Blue!!!
#patti_chiari_amicizia_lunga

Bene. Torniamo al presente, era di social networks.
Dove con l'iPhone puoi farti un bel selfie davanti al Red Carpet allestito per l'anteprima o la premiere al cinema Adriano, puoi immediatamente postarla su Instagram, Pinterest o Flickr senza poi dimenticare di condividerla su Twitter e Facebook, "geolocalizzandoti" e mostrando subito a tutti DOVE sei di fighissimo, con CHI sei di famosissimo, COSA ti hanno appena regalato di fantastichissimo.
E poi appena finito il film subito i primi tweet a caldo (che quelli generalmente non sono sotto embargo) e ancora foto, status, post e recensioni più o meno calcolate.

E' tutto molto bello: #WE_ARE_SOCIAL!!! :)
E ci credo davvero, non sto scherzando. Visto che sui social media e sull'educazione alla cultura digitale ci sto costruendo un intero evento.

Insomma: anteprime, gadgets, omaggi, viaggi spesati, cene luculliane.
Cioè nient'altro che benefits che derivano dal tuo lavoro, no?
Cioè gli stessi per cui probabilmente per sedici anni hai rotto il cazzo agli altri?

Ma se LO MOSTRI e lo condividi con il mondo - oggi - fa figo, è trend, sei social & cool.
#mostrare #condividere #mostrare #condividere

Poco tempo fa il buon Damir Ivic (altro amico giornalista musicale, molto bravo) scriveva di un concerto a cui era stato la sera prima a Milano dove il pubblico era TUTTO con gli smartphone e i tablet in mano, pressochè per tutta la duranta dello show. Immaginava l'enorme condivisione sociale di quel concerto in rete. Ma, al contempo, poneva l'accento su come - di fatto - ci si potesse perdere la pura emozione della performance dal vivo solo per mostrare agli altri (?) DOVE fossero e COSA stessero facendo in quel momento!

Nel 1998 avevo 28 anni, ero giovane, spensierato, sciallato e senza responsabilità.
A quell'età, anche [fosse vero che] mi fossi montato un po' la testa, che male ci sarebbe stato? Poi si cresce, si cambia, ci si calma, si comincia a prendere tutto per ciò che è davvero, si modificano le scale dei valori e tutto sommato alla lunga CERTE COSE nemmeno ti stupiscono più.
Però tu le hai "scoperte" solo negli ultimi anni, posso capirlo: stai finalmente apprezzando i tuoi benefits e improvvisamente - quando tocca a te, che magari sei pure quarantenne - ti piacciono assai, eh? ;)

• • •

Nota tecnica di chiusura.
Se sei un autore affermato le cui storie vengono lette e apprezzate ogni lunedi su due da decine di migliaia di persone, mi auguro per te che quella storia breve che ne farai (che sia "a solo" come per Londra, oppure a quattro e/o a sei mani) ti venga comunque retribuita OLTRE all'essere stato invitato a quell'anteprima o a quella cena.
Lo dico perché se sei uno dei più importanti autori italiani del momento, questo successo te lo sei guadagnato con il tuo talento, ma per le case cinematografiche è solo business (non beneficenza) e DEVONO considerare anche te come un costo della promozione di quel determinato film.
Lo dico perché - nonostante tutte le chiacchiere fatte fino a qui - molti di questi opinion-leaders/influencer dell'internette, per l'attuale concezione del web italiano te li compri con una cena gratis e un rimborso spese!!!
Mentre noialtri "scrocconi servi dei poteri forti", eravamo comunque dei poveri deficienti a considerare l'omaggio e/o la copertura costi per un viaggio come un benefit, ma poi essere comunque PAGATI per il lavoro che eravamo chiamati a fare… nevvero?
Anche per quella famosa anteprima di Hellboy ;)

mercoledì 26 febbraio 2014

Per tutti.



«Che un musicista si sa, e si misura con l'ambiente, che altrimenti è o non è, non è che un mestierante»

Tendo a fidami sempre del primo ascolto di un disco.
Mi fido del mio ISTINTO, sviluppato in quasi vent'anni di giornalismo musicale. Che poi - in realtà - è qualcosa di diverso dall'istinto vero e proprio. E' casomai una sorta di "mediazione istintiva" tra orecchio allenato (composizione, arrangiamento, suono, missaggio) e pancia, cioè la carica emozionale che un brano riesce a trasmettermi o meno.

Bene: i primi ascolti del nuovo album di Riccardo Sinigallia (che in passato, attraverso Ice One, ho conosciuto ed  incontrato più volte nel suo studio e nei vecchi uffici della Virgin*, che ho ascoltato dal vivo durante un bellissimo concerto "seduti sul divano" a La Palma Club, che nemmeno esiste più) gratificano enormemente sia il mio orecchio che la mia pancia.
Sin dai sette minuti & passa della prima traccia "E invece io", subito emozionate. Per l'appunto.
Dove la voce di Riccardo entra quasi al secondo minuto, dopo pianoforte, chitarre acustiche e qualche voluto - quasi impercettibile - noise di sottofondo (come fossero le scariche elettrostatiche degli strumenti quando si attaccano per cominciare a suonare?). Una roba che l'avrebbe amata anche Battisti!

"Prima di andare via" mi ha convinto immediatamente, sin dalla sua prima esibizione sul palco dell'Ariston. Nonostante tutte le minchiate che sono state dette e scritte (dall'essere troppo tiromancinizzata alle accuse di plagio a "Le vent nous portera" dei Noir Desire). E nonostante Assante e Castaldo, quando - dal loro blog in diretta con il Festival - prendevano scherzosamente in giro la tipica strascicata romana: «Disci che non potremmo essere felisci» ;)

Non avevo invece avuto modo di capire a pieno "Una rigenerazione", forse per via dell'arrangiamento orchestrale di Sanremo. Ma ora che ho avuto modo di ascoltarla nella sua versione "in studio" posso invece dire che così rende davvero al massimo.

Davvero notevole la traccia che titola l'album, "Per tutti": sei minuti e mezzo di pura bellezza espressa in testi e musica. Verso la fine del secondo minuto rallenta, e parte una suite strumentale che culmina quasi un minuto dopo con un potente crescendo elettronico di daftpunkiana memoria (quella migliore, quella di "Discovery").

Ma è con "Le ragioni personali" che - secondo me - l'album raggiunge il suo apice. Mette i brividi, dalle liriche ai fiati. Più che la perfezione della forma-canzone, è semplicemente una canzone perfetta!

E siamo solo ai primi ascolti.
Non riesco a immaginare cosa ne potrò pensare quando lo assorbirò completamente, conoscendone ogni parola, la partitura di ogni strumento.
Della serie: cose buone che escono da Sanremo.
Assolutamente da ascoltare. Per intero.

* A volerla dire tutta, con Riccardo (e Frankie Hi-Nrg) siamo anche andati insieme ad intervistare Eva Henger alla sede di Diva Futura!!! #schicchi #RIP

venerdì 21 febbraio 2014

Tre fasi [Kuore nella notte]

01. Sketch/layout con penna Bic (!) su blocco a quadretti.

02. Matite su fogliaccio A4 (rubato a Giulia).

03. Acquarelli e tempera su carta Fabriano Watercolor Studio 300 gr. a grana fina.

domenica 5 gennaio 2014

La mia su Orfani, e altro.

La prendo molto alla larga: non sono mai stato un lettore Bonelli e/o bonellide, è un formato che non mi ha mai attirato, un tipo di fumetto (nella gabbia, nella costruzione narrativa, etc.) con cui non mi sono mai sentito in linea, che sostanzialmente mi annoia. Sono cose che ho detto e ridetto infinite volte, quindi nulla di nuovo. Ma.

Ma sto acquistando e seguendo Orfani.
Non solo: acquistandolo, di fatto sto supportando Orfani.
E qui apro la prima di una lunga serie di parentesi.
Cioè un concetto che applico da sempre (generalmente quando si tratta di autoproduzioni e/o produzioni indipendenti) ma che - in questo caso - vale per molti dei fumetti che sto acquistando ultimamente, pur non rientrando propriamente nel loro target abituale. Forse semplicemente perché molti degli autori con cui io stesso ho mosso i primi passi (o che sono venuti DOPO ma di cui ho seguito i primi passi) piano piano stanno raggiungendo quei lidi editoriali.
Quindi mi ritrovo ad andare in edicola e a comprare i Tex disegnati da Leomacs; o la miniserie Metamorphosis (Aurea) di Giacomo Bevilacqua, così come il suo nuovo seriale del Panda (Panini); o ancora il Long Way di Diego Cajelli (Aurea) e alcuni numeri de Le Storie (La redenzione del samuraiMexican StandoffI fiori del massacro) fino a Il grande Belzoni di Walter Venturi e - per l'appunto - a Orfani. Che leggerò nelle sua interezza. Anche ci fosse una seconda serie. O una terza.

Ed ecco il punto. Un punto che non a caso lo stesso Walter, che è uomo di cervello assai più fine di quanto lui stesso spesso non voglia far credere (non nel senso che sia scemo, ma che spesso si barrica dietro un tipico atteggiamento romanesco tutto all'insegna del «A me che me frega?»), proprio all'ultima Lucca Comics - mentre scambiavamo due chiacchiere - ha voluto farmi notare: nonostante tutto ciò che si voglia dire, io nell'acquistare un determinato albo sto supportando quel progetto e quell'autore. Capite?

Ci vuole poco a farti passare per uno CONTRO quella roba.
Da loro che però aspettano sempre che quell'albo gli venga regalato.
Da loro che lo incensano sul web e lo difendono a spada tratta, ma non lo acquistano.
Quindi lo ripeto nel caso tu non abbia capito bene il senso: acquistando Orfani, io lo sto supportando nei fatti MOLTO più di te che ne straparli su Facebook dopo che Roberto o Emiliano te ne hanno regalato una copia!!!
Fine della prima parentesi.

Eddaje, su… in fondo siam tutti colleghi, no?
Si, certo: colleghi #stocazzo

Veniamo allora ad Orfani e a me.
Che lo scorso 16 ottobre è uscito il primo numero. E a Lucca doveva ancora uscire il secondo, ma CHIUNQUE abbia incontrato in fiera voleva sapere cosa ne pensassi. E io invece fino ad oggi (che nel frattempo è già uscito anche il terzo) non ho ancora speso una sola parola al riguardo, né qui né altrove. Nulla. Nemmeno con Paolo Campana che pure ne cura la grafica.
Nemmeno con lui che i fumetti Bonelli non se li è mai cagati in vita sua, ma che nei corridoi della fiera mi diceva tutto esaltato: «Le proiezioni parlano già di ottantamila copie vendute!!!»
E lo diceva a me. A me che delle vendite di Orfani non potrebbe fregarmene una cippa di meno.
Figuriamoci di una "proiezione" peraltro assolutamente infondata!

Forse fino ad oggi l'unico a cui abbia veramente dato un parere sincero su Orfani è stato Giulio Fermetti mentre, proprio a Lucca, ci mangiavamo un kebab alle quattro e mezza del pomeriggio! E se l'ho fatto con lui, è solo perché - oltre ad essere una persona squisita, colta, ironica e e intelligente - è anche "fuori da un certo giro". E' un vero lettore, non un autore. Con il quale si riesce ad avere un vero dialogo. Ma sto divagando.

Non sono mai entrato nel merito dei contenuti, dicevamo.
E' vero. Ma è altrettanto vero che - invece - sull'operazione di promozione che è stata fatta per il suo lancio eccome se mi sono espresso. E anche qui (nonostante gli stessi "loro" di cui sopra vogliano pensarla) mi sono testimoni tutti coloro ai quali ho detto che è stata UNA GRANDE OPERAZIONE DI MARKETING E DI COMUNICAZIONE. Studiata bene. Realizzata meglio. Straordinariamente efficace. Insomma: OTTIMA. E sia chiaro a tutti che non sto affatto scherzando. Ne sono rimasto molto colpito, tanto più in virtù del fatto che - da un anno a questa parte - pur essendomi allontanato molto dai fumetti mi sono invece "immerso" totalmente nella comunicazione e nel marketing.
Ecco perché non posso che aver AMMIRATO un'operazione del genere. Fatta nel modo in cui è stata fatta, utilizzando al loro massimo potenziale i social networks, il viral marketing, l'innalzamento a palla dell'hype. Quindi ben vengano operazioni analoghe nel (micro)mondo dei fumetti, in questa eterna guerra dei poveri, in questa sconfinata provincia dei veri imperi economici.

Questa mia ammirazione non l'ho tenuta per me nemmeno con Alessandro Bottero, e non parlo a caso di lui. Anzi: parlo di lui perché adesso - giocoforza (e mio malgrado) - finiamo a parlare anche di Fumettodautore, che dello screditare Orfani sembra averne fatto (tristemente) la sua crociata personale.
Se parlo di Bottero e non di Giorgio Messina, è perché evidentemente su questo argomento a Giorgio non ho davvero niente da dire. A Lucca nemmeno l'ho incrociato, che pare essere stato più occupato a schivare schiaffi da chi storicamente non ne ha mai fatto volare uno in vita sua!

Perché questa sorta di crociata contro Orfani è sciocca. E' ottusa. E' inutile.
Così come sciocca, ottusa, inutile e soprattutto SCONTATA è stata la recensione al primo numero, che sembrava scritta e pronta all'uso prima ancora di averlo letto. Così come sciocche, ottuse e inutili sono le continue frecciate e le continue insinuazioni che fanno al fumetto e/o al suo scrittore anche quando stanno parlando di altro. Magari dedicando un editoriale alle piccole realtà "invisibili" che potrebbero sfuggire all'interno di una fiera enorme come quella lucchese. Un editoriale che prefiggendosi questo fine avrebbe senso. Allora perché dedicare due terzi del pezzo a (ri)parlare di Orfani?

Non mi piace affatto questo atteggiamento di FdA.
Non mi piace, l'ho detto a Bottero, lo sottoscrivo anche adesso.

Ma non mi piace nemmeno l'atteggiamento opposto.
Non mi piacciono gli insulti, le gogne pubbliche, i "tutti contro uno".

Allora se non ti piace Orfani, se lo ritieni una cazzata, non leggerlo. Non dargli peso e considerazione. Ma allo stesso modo se non ti piace FdA, se lo ritieni una cagata, non leggerlo. Non dargli peso e considerazione.

C'è stato uno status di Facebook che mi fece sorridere lo scorso ottobre dopo l'esordio di Orfani in edicola. Mi dispiace non averlo copiato (perdendone così anche la fonte) ma - proprio riferendosi alla nuovissima serie Bonelli e alla totale copertura mediatica che quel giorno sembrava avergli dedicato il web - recitava più o meno: «Quello che il bruco chiama fine del mondo, il resto del mondo lo chiama farfalla. Quello che per il mondo del fumetto oggi sembra la Rivoluzione, per il resto del mondo non è nemmeno tra i primi dieci trend topic di Twitter»

Questo per dire com'è comunque soggettiva la PERCEZIONE che un determinato/specifico settore può avere del web. Per dire che - quel giorno - in prima posizione su Twitter (si, ero andato a controllarlo) mi pare ci fosse l'hashtag #moreno di Amici di Maria De Filippi!

Notate bene che fino a qui non ho ancora parlato dei contenuti di questa serie (e tra l'altro nemmeno lo farò). Allora perché, arrivati a questo punto, lo sto facendo notare nuovamente? Perché apro una seconda parentesi. Ecco perché.
Interamente dedicata agli autori.

Si, gli autori. Non i lettori, che ne fanno molto più semplicemente un questione mi piace/non mi piace. Gli autori, quelli che sin dallo scorso 16 ottobre stanno difendendo come non mai la bontà dell'operazione, partecipando (con un potere di ubiquità che peraltro mi meraviglia) ad ogni dibattito, ogni polemica, ogni flame che da due mesi e mezzo a questa parte infiamma il web e i social networks.
Difendendone ad ogni attacco (soprattutto nei luoghi non abitualmente dedicati al fumetto) la qualità eccelsa, i disegni straordinari, la colorazione senza precedenti e via dicendo.

Cito a memoria anche uno status FB di Luca Bertelé (che ora non mi va di andare a cercare, ma c'è) in cui diceva più o meno: «Ma è possibile che certa gente non capisca quante nuove opportunità per il fumetto italiano possa aprire il successo di Orfani?»
Potrei andarle a pescare una ad una, certe affermazioni degli autori.
Se ne avessi più voglia e più tempo. Fidatevi.

La cosa che in assoluto mi è saltata più all'occhio in questi due mesi e mezzo, è stato proprio questo schieramento compatto degli autori intorno ad Orfani. Uno schieramento che non ammette replica o dibattito. E' uno scatto automatico, un serrare i ranghi.
E ci può stare, ci mancherebbe: amici degli amici. Amici degli amici degli amici. Grande affetto. Grande stima. Massimo rispetto. Faremo grandi cose, fratello. Anzi sei più di un fratello nella notte, bro!
Dove sto andando a parare?

Che nel 99% dei casi l'argomentazione si basa sulla qualità eccelsa, sui disegni straordinari, sulla colorazione che non ha precedenti, sulla grande operazione di rinnovamento della Bonelli, sul prezzo tutto sommato contenuto (per noi che conosciamo certe dinamiche produttive), sui volumi deluxe che ne farà la Bao Publishing, sulla strada che può effettivamente spianare il successo di questa serie.
Ma nel 99% dei casi suddetti autori omettono i contenuti. Sembrano sorvolare. Preferiscono non parlarne. Non si esprimono mai sulla storia vera e propria.

Di fonte a lettori e/o detrattori che magari - da appassionati cresciuti a pane & fantascienza - ne contestano il visto e rivisto, la Fanteria dello SpazioHalo, il Signore delle MoscheCapitan Power e chi più ne ha più ne metta, essi rispondono sempre riportando l'attenzione ai disegni, alla colorazione, al prezzo, al rinnovamento, alle nuove opportunità che si aprono.
Eppure ne avessi sentito uno - e dico uno! - che abbia detto chiaro e tondo che 'sta storia è una figata assoluta!!!

Nemmeno Ottokin che ne cura la grafica o Gud che gli dedica pure le sue spiritose tavole mensili. Nemmeno nessun altro (e nemmeno nelle recensioni). La storia sembra un argomento tabù. Però «che disegni, che colorazione, che prezzo, che rinnovamento, che opportunità per il fumetto italiano!»
Si, d'accordo. Ma il plot, la trama, i dialoghi, l'impianto narrativo, lo storytelling: allora, colleghi tutti riuniti… Orfani è una figata oppure no?
E sia chiaro che ve lo sto chiedendo davvero.

Beh, abbiamo capito: è una grande opportunità per il fumetto italiano. E grazie al cazzo, ma guarda un po'.
Quindi perché non diciamo le cose come stanno, visto che anche un Mauro Uzzeo è capace di invocare "onestà intellettuale" quando si tratta di chiederla ad un certo "giornalismo serio"?

Allora diciamolo con la stessa onestà, dai.
Perché anche se la storia - da autori, scrittori e/o sceneggiatori - non vi avesse esaltato granché (o vi avesse addirittura fatto cagare) GUAI ad esternarlo esplicitamente con il rischio che possano stranirsi Roberto e/o qualcuno in Bonelli… mmmh?
Guai a correre anche la minima possibilità di "inimicarseli" in qualche modo, perché il 99% di questi autori - augurandosi che Orfani abbia successo e faccia davvero da apripista - sta già preparandosi sul desktop il suo progettino per la prossima serie da proporre a via Buonarroti ;)

Eh, eh, eh... #daje

Ognuno si coltiva il proprio orticello, miei cari.
Ed è più che legittimo, ci mancherebbe!
Ma se quelli di FdA lanciano inutili badilate di merda (lo abbiamo detto) la schiera compatta di autori che difende Orfani può davvero dire di farlo con onestà intellettuale? O sta semplicemente evitando qualsiasi possibile conflitto con chi domani potrebbe dargli da lavorare?
#solodomande

Ora finalmente vengo a me.
A me che acquisto Orfani, mese dopo mese.
Io che non sono un abituale lettore Bonelli. Io che non sono nemmeno un gggiovane e non sono mai stato un videogiocatore.

Vado nuovamente a memoria: un paio di mesi fa, sempre il buon Uzzeo - scrivendo tra i commenti di uno status che aveva pubblicato Alessandro Di Virgilio (che dovrei nuovamente andare a cercare, ma non ne ho nuovamente voglia) - scriveva qualcosa sul fatto che certe considerazioni e/o certe critiche (in quel momento riferite a dei dati di vendita sbandierati come un fallimento) andrebbero argomentate maggiormente, altrimenti restano sterili allusioni di poco valore.

Bene, chissà se sto argomentando sufficientemente?
Intendo: se questo grande esperimento editoriale nasce con l'intento di aprire nuovi segmenti di target, andando a scovarli tra i "giovani" e i "videogiocatori", non sarà che - da questo punto di vista - ai giovani e ai videogiocatori continua a non importagliene una sega dei nostri amati fumetti?

Si è parlato di un venduto di circa cinquantamila copie.
Che per quanto mi riguarda sono un botto!!! Tanto più in un Paese i cui abitanti leggono sempre meno.
Cinquantamila copie? Tanto di cappello, signori.

Ma probabilmente sono cinquantamila persone che leggono già abitualmente fumetti.
Sono più o meno i lettori che concorrono abitualmente ai numeri della Bonelli.
Magari qualche lettore nuovo c'è, come me (che ai fini di una statistica Bonelli, in fondo sono effettivamente "nuovo"). Ma non giovane. E non videogiocatore.
Magari uno che ne sa qualcosa, questo si. Esattamente come il popolo che frequenta la rete, i siti dedicati al fumetto, i blog o le pagine social degli autori. Cioè un target (sul web, molto più esiguo di quel che si voglia credere) che CONOSCE GIA' il progetto, perché è quasi due anni che ne sente parlare. Che SA GIA' bene cosa sta per uscire, chi è che lo scrive, chi è che lo disegna, di cosa tratta, etc. Ma sono comunque lettori che - nonostante la straordinaria campagna promozionale che è stata fatta - non arrivano da nuovi segmenti o da altri mercati.

Ecco: da questo punto di vista, secondo me ha molto più senso uno stand Bonelli/Multiplayer al Salone del Libro di Torino, dove puoi intercettare un lettore adulto, curioso, magari già orientato alla fantascienza, che non lo stesso stand all'Area Games di Lucca, dove alla fine della fiera (in tutti i sensi) al giovane/appassionato videogiocatore incallito del tuo fumettino tutto a colori gli frega poco o niente!
Mi perdoni Diego, ma è un po' come illudersi di andare a trovare nuovi lettori tra i cinesi di via Paolo Sarpi.

Che vuol dire? Che il target di Orfani - così come quello di Long Way - siamo sempre noi, cioè quelli che leggono già i fumetti. Fine della storia.

Concludendo: difficilmente diventerò un lettore di Tex, di Zagor o quant'altro. Ma sto leggendo e continuerò a leggere Orfani, così come qualche altro speciale Bonelli. Che già di per sè implica un grande cambiamento personale. L'abbattimento di molti pregiudizi. E per uno come me - credetemi - non è affatto cosa da poco.

mercoledì 20 novembre 2013

A volte tornano...

Quando birra artigianale + amici + allegria = solidarietà :)


Giovedi 28 Novembre 2013
dalle ore 19:00 in poi...
«Blind Pig feat. Emergency»

Blind Pig
Birreria Artigianale a Roma
Via Gino Capponi, 45
tel. 06.78345642

mercoledì 23 ottobre 2013

Kento: conto alla rovescia.

Ci sono Ice One e il Danno, due dei migliori di sempre.
Ci sono gli STRUMENTI della Bud Spencer Blus Explosion.
C'è pure Paolo Pietrangeli, accidenti: «Compagni, dai campi e dalle officine / prendete la falce, portate il martello / scendete giù in piazza, picchiate con quello /scendete giù in piazza, affossate il sistema»

Che dire? BOMBA in arrivo!!!

Tanti ospiti e sonorità legate al blues, ma anche alla musica afroamericana più recente: queste le caratteristiche principali del nuovo disco di Kento, rapper reggino già nel collettivo Kalafro e qui alla sua seconda prova come solista. Consolidato il rapporto con la storica label bolognese Relief Records Eu, l'album vedrà la luce ad inizio 2014 ed è stato interamente suonato dalla superband Voodoo Brothers (che annovera componenti da Bud Spencer Blues Explosion, Dead Shrimp, Honeybirds & The Birdies, The Cyborgs e Torpedo Sound Machine). Ancora non è stato annunciato quale singolo e video anticiperanno la release, ma la tracklist (ancora provvisoria) è quella che segue:

01. Intro (Voodoo Decaf)
02. Musica Rivoluzione
03. Mp38 feat. Ensi
04. Quando sei distratta
05. Voodoo feat. Ice One e Havoc
06. Peppino e il mulo feat. Giovanni Impastato
07. RC Confidential
08. Roots music feat. Lion D
09. Ghost dog - Cane fantasma feat. Ice One e Danno
10. Il blues del bar
11. Nella giusta direzione (Il viaggio)
12. La poesia nostra feat. Lello Voce
13. Dear brother 14.
Bonus track: Hazet 36 feat. Paolo Pietrangeli

giovedì 26 settembre 2013

Il senso della propria vita.


Parliamo di Bill Watterson, mica uno qualunque.
Quello di Calvin & Hobbes, tanto per dire.
L'ho tradotta e adattata in modo libero.
Ma letterata in modo professionale.

Perché - lo dicevo anche altrove - è tutta la vita che cerco di scrivere/descrive anche io IL SENSO PROFONDO di questa striscia, anche agli amici, anche a quelli più cari (soprattutto a loro, perché dei colleghi e dei conoscenti non me ne frega praticamente una cippa); che spesso, anzi quasi sempre, pur volendomi bene non capiscono certe mie scelte.
E pur essendo io stesso "un autore di fumetti" (qui mi perdoni Watterson) non avevo mai pensato di poterlo esprimere attraverso le vignette!

Ringrazio di cuore Francesco per avermela fatta scoprire :)