giovedì 26 luglio 2012

KNN+BDR • 8th preview

Un'anteprima in tre colpi!!!



venerdì 20 luglio 2012

Un passo indietro.

Comicon + blog report = egotrip?

Ora tocca fare un passo indietro.
In fondo l'avevo anche annunciato, quando scrivevo “casomai ne parlerò direttamente con Claudio, quando si sarà meritatamente riposato”… anche se a questo punto il Comicon di Napoli (e questo mio post che suscitò più di una polemica) diventa SOLO UN PRETESTO per tornare a parlare di una mostra mercato di fumetti, di un malfunzionamento organizzativo certamente migliorabile, della percezione della figura del giornalista spesso così banalmente radicata – come stereotipo - nella gente comune.
Perché qui, oramai, non si tratta nemmeno più della prima testa di cazzo invasata che scatta automaticamente all'attacco non appena gli si tocca un giocattolo che neanche è il suo, o del commento di uno sconosciuto che però è piuttosto emblematico di un certo/diffuso modo di pensare. No, la questione va oltre. Perché se quel modo di pensare – o la percezione del pezzo scritto – poi ti arriva a mo' di feedback anche da altri autori, da gente che teoricamente ti è molto vicina, che ritieni colta e preparata in materia, di cui hai stima, che - per età e/o per esperienza - dovrebbe avere adeguati strumenti di lettura e analisi, allora c'è qualcosa che non va.

Forse proprio in chi scrive (quindi mi metto in discussione).
Forse in una visione comunque DISTORTA a monte, prerogativa di tutti gli ambienti in qualche modo “chiusi” alle realtà mediatiche che giocoforza li circondano, come per esempio la stampa (anche se in quella specializzata si dovrebbe avere maggiore fiducia).
Forse per mille altri motivi legati in qualche modo al livore - si può dire “livore”? - che un cattivo giornalismo (che poi sarebbe ben altro tipo di giornalismo) ha seminato in loro. Chissà.

La cosa comunque non sarà breve.
Quindi chiunque non sopporta i post troppo lunghi è pregato di passare oltre, di cambiare blog e (possibilmente) di non rompere i coglioni! Grazie.

Dunque: tanto per cominciare, ho bussato alla porta di altri tre giornalisti, chiedendo loro tempo e disponibilità su questi temi. Senza dare nulla per scontato, compresa la loro eventuale partecipazione. Come fosse un invito, un gioco, una provocazione. Bontà loro, all’appello hanno risposto tutti e tre: Riccardo Corbò (TG3 Rai), Diego Malara (“XL” di Repubblica) e Alessandro Di Nocera (Comicus.it, La Repubblica/Napoli).
Non è mia abitudine circondarmi di sgherri, leccaculo o guardaspalle per dare forza alle mie argomentazioni. Non mi piacciono quelle coorti accondiscendenti che ti danno sempre ragione (da cui tra l’altro bisognerebbe diffidare), quindi sappiate che non sono propriamente “amici miei” quelli che ho coinvolto. Buone conoscenze, forse si. Ma nemmeno tutte. Mi interessava piuttosto avere delle opinioni disinteressate da parte di alcuni professionisti, anche lì dove fossero state molto diverse dalla mia. Di Nocera, per esempio, storicamente è tutt'altro che un amico. Sempre gentile, siamo d’accordo, ma di certo una voce con cui raramente sono in sintonia. Quindi non potendo sapere a priori quali sarebbero state le loro risposte, potevo rischiare un effetto boomerang, poteva succedere di ritrovarmi con interventi antitetici al mio, no?
Questo per dire che qui si gioca onestamente, a carte scoperte, senza barare.

Allora diciamo che il commento che segue abbia dato il via al tutto (anche se non è stato così, vista la mole di mail, telefonate e chattate su Skype avvenute in quei giorni): “Mi chiedo dove stiano lo scandalo, l'ingiustizia e il dolo? Da quello che ho visto e capito nei vari report di siti e giornali, c'è stato un grosso afflusso di persone e quindi suppongo anche di addetti ai lavori. Quindi davvero non capisco perchè se un normale ragazzo come me - appassionato di comics e cosplayer - può fare una fila di ore pagando il proprio biglietto, non potete farla voi giornalisti, addetti ai lavori, amici degli amici? Fra l'altro voi il vostro accredito non lo pagate nemmeno e questo già di per sé è scandaloso (la Casta dei giornalisti scrocconi) e vi lamentate pure per la fila da fare o se qualcuno vi passa avanti perchè magari conosce l'organizzatore? Siete penosi.”

Che, letta così, può giusto far sorridere.
Ma se poi anche un Ottokin (per dirne uno che posso permettermi di citare) mi dice che - da lettore - anche per lui e per tanti altri il senso del pezzo era quello del “giornalista scroccone che fa parte di una Casta, che non vuole pagare il biglietto e si indigna pure se deve fare la fila”, allora ecco perché TORNO sull'argomento, ecco il senso di questo passo indietro.

• Che poi (apro la prima parentesi) la cosa paradossale/divertente, che in effetti nemmeno si capiva dal pezzo, è che io al Comicon AVEVO UN PASS DA AUTORE, non da giornalista! E già qui si potrebbero aprire un mucchio di derive. Che però non aprirò. Evidentemente ha ragione il buon Corbò quando mi dice “devi ammettere che eventuali critiche sono dovute - come tu stesso hai detto - alla tua non linearità nello scrivere il post. Metti in mezzo il giornalismo, quando avevi il pass da autore”… ed è davvero così, accidenti :(
Allora è un bene mettersi in discussione.
Chiusa parentesi.

Torniamo un po' a quel simpatico discorso sulla Casta.
Che esiste eccome, nel giornalismo italiano. Ci mancherebbe che negassi una cosa del genere. Ma su, ragazzi, ora parliamoci seriamente: la Casta a cui ci si riferisce abitualmente è ben altra cosa, e non riguarda assolutamente il giornalismo specializzato generalmente esercitato dai freelancer (tanto più quello sui fumetti, che conta meno di niente); è un luogo comune sin troppo diffuso pensare che - nel momento in cui entriamo anche solo nell’albo dei pubblicisti (un Ordine che peraltro il governo sembra voler cancellare) - diventiamo automaticamente parte di una Casta, anche scrivessimo sul giornalino parrocchiale!
La Casta a cui solitamente si allude in termini mediatici è ben altra: è quella di un Giornalismo (con la “G” maiuscola) a noi completamente estraneo, oltre che irraggiungibile, fatto di grandi testate quotidiane nazionali, poltrone, telegiornali e mega-inviati, contratti blindati in esclusiva, libri annuali in uscita a Natale per i maggiori colossi editoriali, premi letterari e quant'altro. Alla Bruno Vespa, per capirci.
E non s'è mai visto un giornalista che si occupa di musica o fumetti finire in giri, ambienti e salotti di quel genere! Tanto più quando si scrive su piccole testate (locali o meno), sul web o su supporti altamente specializzati, che spesso sono proprio l'antitesi di un certo tipo di stampa nazional-popolare.

Eppure è così facile trovare “scandaloso” – s.c.a.n.d.a.l.o.s.o?!? - non pagare un biglietto d'ingresso per una manifestazione alla quale si presume tu stia partecipando per scriverne (che per un giornalista significa lavorare) invece che voler leggere l’esternazione di un evidente disagio? Deve risultare sempre così comodo – se non addirittura malizioso - voler spostare l'attenzione dal vero obiettivo, vedendo il dito anziché la luna?

Se decido di passare il weekend a Gardaland con mia moglie e mia figlia, pago il biglietto e mi faccio tutta la fila che c'è da fare. Ma se vado a Lucca, Napoli o Roma con un accredito professionale (che NON E' un biglietto gratis) che peraltro mi è stato già confermato per mail, allora ripeto che NON DEVO FARE LA FILA insieme a chi sta acquistando il proprio ingresso!
E se come a Napoli si crea - seppur involontariamente - un disservizio di quelle proporzioni, HO TUTTO IL DIRITTO di scriverne, visto che ciò che faccio nella vita è proprio scrivere. Il fine – si, il fine! - non è il semplice sfogo egocentrico di una primadonna (che quelli li fanno già benissimo tanti altri) ma “denunciare”, fosse anche con eccessiva foga, qualcosa che DEVE essere migliorata nell'edizione successiva!
Ditemi, allora: dov’è esattamente il punto in cui questo semplicissimo concetto non si percepisce?

Non c'è nemmeno da incazzarsi, lo so bene.
A questo punto – come dicevo poco fa - preferisco sorriderne, visto che certe “critiche” mi sono giunte da autori e/o gente che NON FA NEMMENO PARTE dell'organizzazione, alla quale chiaramente si rivolgeva il mio post.
Mentre chi invece ne fa davvero parte - tipo il suo direttore Claudio Curcio, per dire? - poi mi scrive: “Caro Stefano, avevo letto il tuo pezzo, leggo nevroticamente tutti i pezzi dopo il Comicon, soprattutto quelli degli amici, perché so che le critiche che ci trovo sono quelle più utili a migliorare.  E sul tuo blog avevo notato, in mezzo ai complimenti (grazie) la tua critica alla situazione degli accrediti, per la quale avevi perfettamente ragione. La situazione ci è chiaramente sfuggita si mano, e una cosa che funzionava benissimo fino all'anno scorso è stata gestita davvero male! E sono d'accordo con te che passare gli accrediti sottobanco è stato anche peggio. A questo punto direi che il perché di questo problema, potrebbe essere oggetto di una chiacchierata di persona”.

Insomma, vedete un po' voi.
E in caso, anche non riusciste a vedere la pagliuzza nel mio occhio per la trave che è nel vostro, fatevene una ragione.

• Ma prima di passare la parola ai miei colleghi (ben più illustri del sottoscritto) apro la seconda parentesi: perché “noialtri giornalisti scrocconi” possiamo pure ricevere un accredito stampa per una fiera di fumetti, un concerto o per l'anteprima di un film, e possiamo pure ricevere le copie omaggio di un fumetto, di un libro o di un album, ma - deontologicamente parlando - ad OGNI accredito e/o copia omaggio dovrebbe poi risultare un ritorno, cioè il pezzo scritto: la recensione, il reportage, l'intervista o quant'altro. Solitamente rientra nei campi della promozione, della copertura, dell’informazione. Qualcosa che in teoria è gestita dagli uffici stampa di riferimento. Che se sanno realmente fare il loro lavoro (come noi sappiamo fare il nostro) con l'andare del tempo dovrebbero ACCORGERSI di quali siano esattamente i giornalisti sulle loro liste, con tanto di nome e cognome, che - nonostante accrediti e/o copie omaggio - poi non ne scrivono nulla, e quali invece siano quelli che producono un risultato in termini di ritorno. Che guarda caso, è proprio la base su cui - nel tempo - ci si costruisce la propria CREDIBILITA’, sapete?
Ecco il segreto dell’acqua calda.

Qualcuno, in realtà, arriva pure a criticare l’uso - anzi “l’esibizione” - del tesserino all’ingresso delle manifestazioni. È sempre e comunque preferibile la compilazione di una form con la richiesta accredito tramite il web, ovvio. O la cara vecchia mail, con la quale l’accredito ti viene confermato o meno. Ma se per Romics o per “Più Libri, più liberi” (tanto per fare un paio di esempi) non esiste suddetta form, e la cassa accrediti stessa ti chiede “in loco” il tesserino dell’Ordine per rilasciati il pass stampa lì sul momento, beh… allora la scelta è dell’organizzazione, non del giornalista! Visto che gli lascio il nome della testata per cui scrivo, i miei recapiti telefonici, la mia mail, il mio sito e/o blog, etc. sarà casomai loro premura vedere se ad ogni accredito concesso corrisponda un articolo, e casomai saranno loro a decidere di NON accreditarmi l’anno successivo. Ma è così difficile da afferrare?
Fine della seconda parentesi.

Allora, se torniamo a parlare delle PERCEZIONE della gente comune (o meglio, del pubblico pagante) mi chiedo: il giornalista che entra accreditato ad un fiera di fumetto – lo stesso che poi ne farà effettivamente un pezzo e/o un servizio - è solo un “giornalista scroccone” che appartiene ad una Casta?

Diego Malara mi risponde: “Rischio di sembrare borioso, lo so, ma credo che il fatto proprio non sussista. Come in ogni categoria professionale, anche tra i giornalisti esistono gli “scrocconi”, anzi credo che nella nostra categoria la percentuale sia persino più alta rispetto a molte altre. La differenza sta tutta nella premessa: se un giornalista è presente ad un evento perché deve produrre un servizio, allora sta lavorando. Ed è nel mutuo interesse dell'organizzazione dell'evento stesso (che ottiene copertura), del giornalista e della sua testata (che possono godere di una corsia preferenziale e contenere così i tempi morti) e degli utenti finali che leggeranno il pezzo (ai quali viene garantita un'informazione puntuale e tempestiva), che i giornalisti entrino con un accredito. Certo, c'è chi sbandiera il tesserino professionale ogni volta che si può ottenere un ingresso gratuito o una riduzione, ma parliamo appunto di un'altra categoria di individui. Quanto al discorso sulla “Casta”, credo che sia davvero poco applicabile a questo contesto. La Casta esiste, ma ad essa non appartengono di certo i giornalisti freelance che si accreditano per entrare al Comicon, né i blogger che coprono l'evento. Non credo che sia questo l'argomento centrale di questa discussione, quindi sul punto non mi dilungo. L'accusa in questo caso mi sembra più il frutto della frustrazione derivante da una situazione fastidiosa (e, ammettiamolo, non è mai piacevole vedere che l'ultimo arrivato “salta la fila”) più che da un ragionamento lucido.”

Alessandro Di Nocera mi risponde: “Nel caso delle mostre mercato del fumetto, l’idea dei giornalisti/collaboratori di testata/addetti ai lavori considerati come “Casta” fa semplicemente ridere. In pratica, se un visitatore “comune” pensa che l’essere “accreditati” a una mostra mercato del fumetto rappresenti automaticamente uno status symbol o una maniera di scroccare un biglietto omaggio a fronte di coloro che invece entrano a pagamento, beh, sbaglia di grosso.
Nel mio caso personale, oltre a curare i reportage del Napoli Comicon per l’edizione partenopea de “La Repubblica” (e in precedenza anche per Comicus.it) ho assistito gli organizzatori dell’evento anche in altre occasioni (presentazioni, dibattiti, ecc.) senza pretendere nessun compenso, ma per il semplice piacere di farlo, in quanto amici e persone perbene. In generale, invece, posso dire che quegli addetti ai lavori, quei giornalisti, quei collaboratori di testata che entrano accreditati creano quasi in automatico movimento e fermento mediatico intorno a una manifestazione (Napoli Comicon, Romics, Lucca). E quindi un ingresso accreditato rappresenta un’azione doverosa, di galateo, buon senso e astuzia da parte degli organizzatori.
C’è anche chi si lamenta che gli “accreditati” ottengono omaggi e sconti particolari dalle case editrici presenti e che anche questo rappresenterebbe uno “scrocco”. Altra stupidaggine: io personalmente ho ormai un nome e una credibilità tali che semplicemente parlando bene di un volume in un topic di un forum di discussione (nemmeno una recensione quindi) genero in automatico una decina di acquisti sicuri di quell’opera (empiricamente certificato). Senza contare il numero di volte in cui la posso citare e promuovere anche in pubblicazioni a tiratura medio-alta (sta capitando con “Maledetti Fumetti!” della Tunué, per esempio, libro che sto nominando in continuazione sul “Superman” della Mondadori). In generale, poi, un editore SA a chi deve fare omaggio di un’opera. Il visitatore “comune” guarda, però, tutto questo dall’esterno e non comprende, riducendo il tutto a un: “E lui chi è più di me?”. Risposta: “Semplicemente uno che in quell’ambiente non rappresenta un semplice fruitore, ma una persona che quell’ambiente è capace di movimentarlo e legittimarlo”.
Tra l’altro, tornando allo specifico, io la fila di un’ora e mezza non potevo farla perché soltanto mezz’ora dopo il mio arrivo davanti alla biglietteria ero atteso per moderare ben due conferenze attaccate l’una all’altra. I fratelli Cestaro non potevano farla perché dovevano andare a disegnare allo stand Bonelli. Paolo Eleuteri Serpieri non poteva farla perché era un ospite. TU Stefano Piccoli non potevi farla perché sei un addetto ai lavori e sul Napoli Comicon avresti curato un reportage per il tuo blog dando visibilità all’evento.  Eccetera.
Quello del ritiro degli accrediti ha rappresentato DAVVERO un problema che correva il rischio di bloccare non solo eventi, ma anche la credibilità del Napoli Comicon. Un problema che sicuramente i validi organizzatori provvederanno a risolvere l’anno prossimo e che non ha NULLA a che fare con le file sostenute invece dai “normali” visitatori”.

Riccardo Corbò sceglie invece un'altra strada. Non risponde direttamente alle mie domande, ma dribbla la questione buttandola in caciara: “Io sono assunto alla Rai, mi sono messo una sedia massaggiante alla mia scrivania, lavoro al TG3, mi ci inviano diverse volte al giorno, ho il contratto blindato, quando sono sceso a Napoli ho mangiato un paio di sere a scrocco alle spalle del Comicon, in due eventi che non ho ben capito cosa fossero (ma si mangiava gratis prima) mi sono pure rubato due bottiglie di vino che alla fine del Comicon ho consegnato a Ratigher come premio popolare anti-Micheluzzi, mi sono fatto regalare il catalogo della manifestazione e pure quello su Castelli, non ho fatto la fila per il disegno di Finch e ho pure guardato, nella serata a Castel Sant'Elmo, un paio di volte il sedere a Noemi! Quindi so che quando scoppierà la Rivoluzione, sarò uno dei primi che andranno a prendere a casa per impiccarlo per gli alluci. Ma so anche che me lo merito, quindi renderò in pace l'anima a Odino.”

Va da sé che gioca con il suo stesso “ruolo” giornalistico in bilico tra il privilegiato e l’imbucato, strappa una risata fingendo di cazzeggiare (tutt’altro che ingenuamente, conoscendo egli assai bene il peso dell’ironia) però poi alla fine della fiera, su Napoli e da Napoli ha fatto circa 35 pezzi con video e foto, dei quali un paio - oltre che sul sito del TG3 - sono andati anche in TV al GT Ragazzi!!!
E volendo potete trovare tutto QUI

Tornando invece alle critiche mosse, è dunque LECITO poter lamentare un disservizio da parte di chi - suo malgrado - è rimasto “intrappolato” in una situazione assurda come quella creatasi al Comicon o alla fine quello che ne esce (per chi poi legge) si riduce solamente ad uno sterile “elogio del giornalista che ha diritto di entrare senza fare la fila fregandosene del pubblico pagante che invece quella fila se le deve fare tutta”? E qual'è - se c'è - il limite delle cose che possiamo legittimamente scrivere o non scrivere, senza risultare immediatamente una categoria scroccona e privilegiata?

Diego Malara: “È più che lecito lamentare il disservizio, che in questo caso era legato alla gestione dei flussi attraverso i cancelli di accesso e solo marginalmente aveva a che fare con i giornalisti in fila (analoghe situazioni si sono verificate in passato anche a Roma). Diciamo che questo è un po' un caso limite e questo ci porta alla seconda parte di questa domanda: per come la vedo io, in buona fede si può dire tutto. Ma essere in buona fede, quando si fa informazione significa innanzitutto non omettere nessun dettaglio dei fatti e non perdere mai di vista l'obiettivo per cui ci si trova in una determinata situazione: informare. Riportando il tutto alla questione di cui si parla, visto che il tempo a disposizione è spesso il peggior nemico di un giornalista, è impensabile trascorrere un'ora e mezza in coda per poter accedere a “un'area di lavoro”. Ripeto: il giornalista “in servizio” per me ha gli stessi diritti di un editore, un autore o un espositore, perché offre un contributo professionale di cui tutti possono beneficiare. D'altra parte però la linea che divide la “denuncia di disservizio” da un attacco all'organizzazione basato su moventi puramente personali è molto sottile. E la discriminante è, come dicevo all'inizio, la buona fede di chi scrive.”

Eh già, la buona fede ;)

Alessandro Di Nocera: “Un addetto ai lavori, giornalista, collaboratore di testata chiamato a OPERARE in vari modi all’interno o all’esterno di una manifestazione, semplicemente NON PUO’ sostenere una fila di un’ora e mezza per il ritiro degli accrediti. Perché è deleterio innanzitutto per la manifestazione. Se mi blocchi i fratelli Cestaro, Stefano Piccoli ed Eleuteri Serpieri e - perché no? - Alessandro Di Nocera che deve andare a moderare due incontri in programma (per un’ora e mezza, sotto il sole, FUORI ai cancelli di una manifestazione) vuol dire che l’organizzazione è fallimentare. Sta bloccando persone che creano movimento mediatico e culturale intorno a quella manifestazione. Punto. E se qualcuno pensa che questi “accreditati” compongano una categoria “scroccona e privilegiata”, allora non ha il senso del ridicolo e della misura.”

Credo sia tutto.
Non mi rimane che ringraziare Diego, Alessandro e Riccardo per la loro disponibilità. E chiedere venia – mea culpa! - a tutti coloro che pagando un biglietto e facendosi pure la fila, possano essersi sentiti offesi e/o sminuiti in qualunque modo da alcune mie parole così saccenti, che probabilmente erano state espresse in maniera caotica, risultando scritte da un giornalista che però era accreditato come artista!
Perdonatemi quindi, anche lì dove possa essere stato eccessivamente polemico, se il senso del mio pezzo (scritto in buona fede, Diego?) era segnalare un problema “vergognoso” con il solo scopo di MIGLIORARLO in futuro, affinché queste cose non accadano più a me come a chiunque altro.
Cose che peraltro alla fine ci riguardano un po' tutti, in termini di servizio e qualità del nostro lavoro.

Ma arrivati a questo punto, credo che l’unico che possa ancora aggiungere qualcosa al riguardo - avendone tutto il sacrosanto diritto - sia solo Claudio Curcio, che (con affetto e stima) invito ad intervenire nuovamente. Sempre che lo ritenga necessario, beninteso.
Io, stavolta, ho davvero finito.

martedì 10 luglio 2012

KNN+BDR • 7th preview

• bozzetto

• acquarello/tempera

• tavola definitiva (forse)

venerdì 6 luglio 2012

T.U.


Terradunione: "T.U."
RBL Music / Edel (2012).

"Immerso nella musica tra asfalto e antenne, notte fonda a Roma d'estate ribolle"…
E' così che si apre "T.U." - con "Musica nell'aria" - scaraventandoci da subito nel sound avvolgente dei Terradunione, in un'atmosfera che non potrebbe essere più torrida di questa estate romana (dove il senso di appartenenza è immediato), attraverso il caldo abbraccio del reggae, anche se le accelerazioni elettroniche di questo pezzo sfiorano quasi la drum'n'bass.

Primo album per questo "collettivo" eclettico ed eterogeneo, in cui - come percorsi ad un crocevia - convergono le singole esperienze dei nove componenti, tra i quali spiccano Angelo MC SHARK Patuano, Emiliano WUFER Menichetti e Giampietro JUMP Pica. Percorsi che li portano qui, ora, dai Mamaculura, dalle Nuove Tribù Zulu (e se vi va, sentitevi anche questa), dai palchi delle jam e dei più importanti eventi reggae italiani suonando accanto a Reggae National Tickets, Sud Sound System, Folkabbestia, Villa Ada Posse, Bandabardò, Radici nel Cemento e tanti altri.

Dopo "Musica nell'aria", segue la coinvolgente "Mia" che - se nei primi quarantacinque secondi sembra proiettarci dritti dritti dentro a "Un sole che brucia" degli Africa Unite (era il 1995) - subito dopo si trasforma in una grande canzone d'amore scritta/rappata da MC Shark, che attinge a piene mani dal proprio personale.

Ecco, ora io due parole su Shark non posso non dirle.
Perché oramai lo conosco da più di dieci anni (anche lui - per dire - per un certo periodo aveva una sua rubrica fissa dentro a "BIZ Hip Hop Magazine"), perché è davvero un pioniere della old school italiana dai tempi della Devastatin' Posse e anche prima, perché ha aperto concerti a gente come RUN DMC, Public Enemy, EPMD e Ice T (ma anche al Wu Tang Clan), perché girava a NYC con Afrika Bambaataa e i b.boys della Tommy Boy, al Regio di Torino con Next One e a Piazza Colonna qui a Roma con Crash Kid, perché l'ho visto solcare tanti di quei palchi e di quei microfoni - da navigato Maestro di Cerimonia - che non ce la facevo più a sentirlo dire "Ora esce il mio disco" mentre anno dopo anno altri rappers dell'ultima ora buttavano via soldi negli studi di registrazione e intasavano di inutili strofe i solchi di inutili dischi!!!
Volevo sentirlo nel mio lettore, Angelo.
Volevo sentire COSA avesse da dire, dopo tutto questo tempo. E anche COME volesse dirlo. Ora, finalmente, lo ha fatto. Nel modo migliore in cui potesse farlo, secondo me. Cioè con un vero progetto alle sue spalle, una vera band al suo fianco, un vero tessuto sonoro fatto di strumenti (e talento) sul quale potersi esprimere. E anche lì dove non arriva in tecniche metriche o flow - rappando sostanzialmente in quattro quarti - compensa più che adeguatamente con i contenuti, le parole, la scelta sempre attenta di termini e concetti (a questo proposito, ascoltatevi ad esempio la ghost track finale e poi ne riparliamo). Si, i contenuti, che non a caso sembrano essere prerogativa esclusiva della "vecchia scuola". Ma tant'è. Poterlo ascoltare - oggi - mentre guido, poterlo vedere dal vivo sul palco insieme a questo gruppo, è un piacere davvero enorme.

Torniamo al disco, però.
Dicevamo suono assai eclettico.
Si, perché se è vero che è il reggae la matrice dell'intero lavoro, è altrettanto vero che i Terradunione spaziano con grande leggerezza tra i generi. Allora procedendo nell'ascolto non dovranno stupirvi le timbriche hip hop di "Note immobili" (con delle splendide rime di Indo from Junglabeat "rap scratch beatbox knowledge" a rendere il pezzo ancor più potente) o il vero e proprio dub del primo minuto e venti di "Terra", così come il super-funk di "Possibili variabili", fino alle suggestioni world di "Ecce homo". Che sia reggae o meno, ad impreziosire refrain, cori e quant'altro, le belle voci soulegganti di Aleina D e Simply Momy.
Tra tutte, sicuramente da segnalare anche "La Nostra Cosa" (e che sia: "No, mai! Non sono mai pieni, no mai!"), poi "Sogni" feat. Zu' Luciano (come un cerchio che si chiude?), "Silenzi" (il primo momento in cui il ritmo rallenta un po') e "Padrone", davvero valida sia nel testo che nelle sue variazioni di beat e musica.

Insomma, in cinquanta minuti di ascolto si passa senza soluzione di continuità dalla dancehall più spensierata (andateli a vedere dal vivo e non riuscirete a stare fermi) a testi "colti" con tematiche umanistiche e sociali. Forse - e dico forse! - quello che manca ancora al progetto è un'identità sonora maggiormente riconoscibile, il cosiddetto marchio di fabbrica… ma se "T.U." è solo l'inizio, figuriamoci cosa possiamo aspettarci in futuro!
Anche perché non è delle loro capacità strumentali o compositive che parlo. Quelle ci sono già tutte, e si sente. Non solo: l'intero album è registrato/mixato benissimo, ha un suono pieno e assai pulito. Ascoltarlo è un vero piacere. E io continuo a farlo.

"Propaganda sfama e cura Babilonia! Carta, TV o radio poco importa, basta che il bersaglio sia la testa di chi ascolta"...

sabato 30 giugno 2012

Ma che, davvero... DAVVERO?!?

Paola Barbato è il nome di una nota autrice milanese che non conosco di persona. La sua notorietà è data soprattutto dal fatto di essere una sceneggiatrice di Dylan Dog (credo si tratti delll'unica donna ad essere approdata a tali lidi). Ma è anche una brava scrittrice di romanzi, a quanto mi dicono. Non saprei, visto che non leggo Dylan Dog e ad oggi non ho mai letto un suo libro. Di fatto - al di là della sua popolarità riflessa - io la conosco SOLO per quello che ci hanno voluto far passare come l'evento editoriale dell'anno, cioè il web-comic "Davvero".
Che ogni tanto leggo (recuperando con una certa pigrizia le puntate precedenti, nel senso che non sono uno che aspetta trepidante l'uscita settimanale del nuovo episodio) e solamente perchè E' GRATIS… chiaro il concetto, no?
Nello stesso modo in cui uno legge le storielle di Zero Calcare o le vignette di Makkox, per capirci.

Erano mesi che volevo parlare di "Davvero", 64 puntate on line fino ad oggi.
Ma ammetto che lo spunto me l'hanno dato - loro malgrado - quelli di Fumetti Brutti, che l'hanno appena recensito qui.
Eppure la cosa che m'ha dato da pensare, è che IN TEORIA io sarei pure piuttosto d'accordo con la loro recensione, se per mia personale convinzione non detestassi l'anonimato! Allora se è vero che "la penna ferisce più della spada", ritengo che anche lo slogan più bello del mondo, la recensione più acuta, il pensiero più alto e raffinato, sotto anonimato PERDA TUTTO IL SUO VALORE (e in certi casi è un vero peccato). Perché se vuoi parlare di qualcuno e/o qualcosa - nel bene o nel male che sia - nei hai tutto il sacrosanto diritto ma dovresti farlo alla luce del sole, firmandolo con il tuo nome e cognome. E solo a quel punto le tue parole, anche lì dove fossero sindacabili/discutibili, acquistano la loro dignità e il loro valore.

Entriamo però nel merito di "Davvero".
E facciamolo saltando a piè pari qualsiasi giudizio su disegni & disegnatori, perché - salvo alcuni casi - sarebbe come sparare sulla Croce Rossa, e c'è talmente tanta discontinuità visiva tra un episodio e l'altro che i protagonisti stessi sono spesso difficili da riconoscere (cosa già piuttosto grave se stai raccontando attraverso la cosiddetta arte sequenziale). L'unico "collante" resta allora la narrazione, ovverosia il lavoro della Barbato. La continuità - insomma - è data solo/esclusivamente da scrittura, sceneggiatura e dialoghi. Cioè proprio ciò che volevo mettere a fuoco.

Ora, ecco, personalmente, in vita mia - come dire? - quantomeno nei fumetti, credo di aver letto raramente una roba tanto lenta, noiosa, banale, superficiale, stereotipata e assolutamente inverosimile (alla faccia del titolo, che ce lo proporrebbe come qualcosa di vero/davvero). Quindi, che mi perdoni la Signora, ma - non avendo letto altro di suo - se dovessi basarmi su questo racconto e dovessi pensare che questa è effettivamente la sua cifra stilistica, potrete ben capire con quale disinteresse potrei mai avvicinarmi all'acquisto di un suo romanzo!

Dentro questa storia a fumetti serializzata, si parla di una ragazza ricca, viziata e accidiosa (?) che il papà ad un certo punto caccia via di casa dandole 20mila euro per arrangiarsi (accidenti): dialoghi al limite del fumetto per bambini svezzati (si, cazzo, i dialoghi!!!)… situazioni e dinamiche interpersonali che nemmeno "Un medico in famiglia" nei suoi momenti migliori (l'appartamento degli studenti fuori sede, i loro rapporti, le ricostruzioni universitarie, lavorative e sociali, ma anche il post-it con i soldi che diventano sempre meno)… la visione generale di una "giovane" (?) inserita giocoforza in un'attualità posticcia tutta da vivere, che dovrebbe essere "davvero" la nostra ma che risulta irriconoscibile. In questa fotografia sociale/generazionale non c'è un solo elemento credibile che sia uno. Non c'è scampo.

Mi dicevano fosse un tentativo italiano di shojo manga (cioè, per i meno esperti, quel "fumetto giapponese destinato ad un pubblico femminile che va dagli ultimi anni dell'infanzia sino alla fine dell'adolescenza, intorno alla maggiore età") ma - oltre a non comprendere la necessità di un tentativo italiano di questo tipo, essendocene già in abbondanza di quelli originali pubblicati dagli editori nostrani - io di quel sapore e di quelle piccole emozioni che caratterizzano gli shojo dentro a "Davvero" non ne vedo l'ombra!

Ne parlavano come un tentativo di fare "qualcosa di diverso, come modalità e tematiche, nell'asfittico panorama del fumetto popolare italiano"… e questa sarebbe la soluzione a tale asfissia?
Stiamo messi DAVVERO bene.
Mi dicono: "Dai, Ste… è comunque un progetto interessante"...
Interessante?
I.N.T.E.R.E.S.S.A.N.T.E?!?

Se il metro di giudizio da cui partire - come scrivono i ragazzi di Fumetti Brutti - è il mondo Bonelli, ovvio che potrebbe sembrare la cosa più rivoluzionaria realizzata fino ad oggi in Italia. Ma di "fumetto intimista italiano" esistono molti altri precedenti (intere serie e graphic novel della Kappa Edizioni, per dire)… e soprattutto, esiste UN INTERO PANORAMA di autori, storie, sperimentazioni e diversità che grazie a Dio rendono VIVO e RICCO il fumetto italiano al di fuori dalla Bonelli!!!
Che è una casa editrice storica, classica, solida, siamo d'accordo.
Ma "qualcosa di nuovo" e/o "di diverso" in Bonelli cos'è: SAGUARO? E' questa la loro idea di INNOVAZIONE del fumetto popolare italiano? L'unica serie regolare degna di essere lanciata in questi anni?
Per quanto mi riguarda, esistono più innovazione e sperimentazione in mezza vignetta di Akab che dentro ad un'intera miniserie di 12 numeri della Bonalli, raga… e non prendiamo per il culo, su!

Ho anche fatto il mio personale esperimentino antropologico, di quelli che ogni tanto faccio per divertirmi ;)
In una nota fumetteria romana di sabato pomeriggio, invasa da pischelle smartphone-dotate tutte ciuccietti mollettine & smalti ultra-colorati e da pischelli oramai post-emo (?) che assediavano/acquistavano SOLO manga (come se in quella fumetteira non ci fosse altro) ho fermato molti di loro, chiedendogli di mostrarmi quali albi stessero comprando, cosa gli piacesse leggere, e se magari seguissero - gratuitamente, sul web - il "Davvero" di Paola Barbato. Io non sono certo l'Istat, ma dopo dieci, venti, trenta, adolescenti che NON SANNO NEMMENO DI COSA STAI PARLANDO, io un paio di domande me le farei… no?

Penso a chi possa effettivamente essere rivolto "Davvero".
E sinceramente NON CREDO agli adolescenti (che il fumetto italiano, in generale, non riesce proprio ad acchiappare). Penso allora alla web community italiana di questo settore (che a fare davvero i conti, probabilmente è molto meno numerosa di quanto si creda), al tam tam mediatico che si è fatto al suo interno, o - al massimo - a quelle migliaia di lettori di Dylan Dog che l'autrice - legittimamente - è riuscita a TRAINARE* su questo suo progetto in rete, ma solamente grazie alla sua popolarità pregressa. Che poi è come dire: i tuoi fan ti leggerebbero comunque!
Tocca però vedere gli altri, soprattutto se si parla di un pubblico ADULTO come è mediamente quello italiano. Perché un pubblico ADULTO, preparato ed esigente in tema di fumetto - parliamoci sul serio - come si pone davanti a "Davvero"?

* Così come SOLO la sua stessa popolarità - in termini di traino - poteva riuscire a coinvolgere tutto questo gran numero di disegnatori-inchiostratori-coloristi-grafici-letteristi-web editors a lavorare senza alcun rimborso su un progetto che probabilmente hanno giudicato potenzialmente "utile" per il loro percorso professionale (accostando comunque la propria firma accanto a quella innegabilmente affermata della Barbato). Una gran profusione si tempo, sforzi e talenti - volendo anche ammirevole - per un prodotto finale rivolto a chi, a quarantenni cerebrolesi? Non si poteva CON PARI ENERGIA PRODUTTIVA realizzare qualcosa di più originale, di più raffinato, di più colto (inteso per un pubblico più maturo) o quantomeno di più divertente? No, eh?

Leggo che entro la fine dell'anno "Davvero" diventerà un fumetto su carta editato dalla Star Comics.
I numerosi lettori/estimatori che sembrerebbe avere, a quel punto non lo avranno più aggratise, ma dovranno acquistarlo.
Ora, escludendo i teenagers appassionati di manga per il discorso di cui sopra, e secondo l'ipotesi che stavo seguendo... QUANTI di chi se lo stanno leggendo sul web continueranno a seguirlo nella sua versione cartacea? Questa eterea moltitudine fatta da fans della Barbato, colleghi sin troppo educati, amici e amiche (come altre scrittrici da Navigli che senza apparente motivo lo spingono a loro volta), estimatori, perditempo che passano giornate in ufficio davanti a Facebook e via dicendo. Ma CHI sono realmente? QUANTI sono realmente?
A quale tipo di lettore si rivolgerà realmente questo fumetto quando dovrà essere acquistato?
"Davvero" non ha un target!!!

Che tutto sommato, da lettore, penso anche "grazie al cielo"… se è questo il livello narrativo che il mercato vuole proporci!

giovedì 28 giugno 2012

Musica nell'aria.



Che poi sarebbe una sorta di S.U.P.P.O.R.T #03 | nonosoloamici con la differenza che questi non sono propriamente "pischelli" da spingere, ma artisti e musicisti già belli che fatti, con tanta esperienza alle spalle, che semplicemente convergono in un nuovo progetto: Terradunione.
Sono GROSSI, insomma ;)

A breve la recensione del loro album.
Restate sintonizzati.

mercoledì 27 giugno 2012

KNN+BDR • 6th preview

• clicca per ingrandire

Per rispondere ad una mail ricevuta dopo l'intervista a CartoonMag, nella quale mi si chiedeva cosa intendessi per SENSO GRAFICO della tavola, al di là cioè del tratto, delle capacità (o meno) nel disegno, dei gusti personali...

giovedì 21 giugno 2012

Boomerang.



Daniel Mendoza: "Boomerang"
Streel Label Records (2012).

Io l'ho visto, Daniel Mendoza.
L'ho visto veramente da pischello, a quella che forse è stata la sua prima intervista in una birreria romana fuori Raccordo, quando la sua crew si chiamava ancora Homiez & Money. Con la quale, poi, per un certo periodo ha pure curato la sezione news & underground dentro "BIZ - Hip Hop Magazine". L'ho visto impegnarsi, incaponirsi, crederci fino in fondo. L'ho visto riunire 101 mc's per ben due volte, un lavoro veramente da pazzi. L'ho visto sfornare CD e mixtapes, che dopo un po' perdevo il conto delle sue produzioni. L'ho visto fondare Gli Inquilini con Maya Florez, Lord Madness, il Profeta Matto, Kento e altri. L'ho visto coinvolgere persone, scazzare con persone, allearsi con altre persone, mandare a 'fanculo altre persone (robe all'ordine del giorno, in una scena spesso FALSATA da simpatie, antipatie, invidie e rivalità). L'ho visto autoprodursi e l'ho visto firmare con una label VERA. L'ho visto dal vivo, ai concerti, alle jam. L'ho visto dividere/condividere il palco con Piotta e i Cor Veleno. Ma anche un remix con gli Assalti. L'ho accompagnato a suonare al Festival di Sanremo, a Prato, a Rimini. L'ho visto trionfante dopo una bella performance e l'ho anche visto incazzato nero dopo uno show che sentiva non essere andato per il verso giusto, rimuginandoci una notte intera chiuso dentro al pullmino insieme al resto della band. L'ho visto organizzare una manifestazione importante durata diversi anni, diventata un vero e proprio brand per altre serate e altri contest, poi anche un giornale che portava lo stesso nome (sul quale, per contrappasso, ci ho anche collaborato un paio di volte). L'ho visto sbroccare per questi progetti, ma poi crederci ancora, anche quando chi gli stava accanto non ci credeva più. L'ho intervistato almeno altre due volte, lungo tutto questo arco di tempo. L'ho visto circondarsi di gente valida e di gente meno valida. L'ho visto a volte arrogante, anche a rischio di mettere gli altri nei guai, e altre volte allo stremo, perché magari i guai li stava passando lui. L'ho visto aprire e chiudere un locale, un sogno, uno studio di registrazione. L'ho visto crescere giorno dopo giorno, anno dopo anno. L'ho visto maturare, anche attraverso le sue presunzioni, i suoi stessi errori. Quindi anche sbagliando, come chiunque. L'ho visto cadere e rialzarsi, imparando da quegli errori, rimettendosi in discussione e in gioco. L'ho visto odiare ed amare.

Ed è proprio questo il punto: L'AMORE.
Perché TUTTO ciò che ha fatto Daniel Mendoza fino ad oggi - sia chiaro per tutti: nel bene e nel male! - lo ha fatto per amore I.N.C.O.N.D.I.Z.I.O.N.A.T.O verso il rap e l'hip hop!!! Un amore quasi a senso unico, perché il rap non la ha certo reso ricco e famoso, così come non lo ha neppure mai assoggettato.

Non posso che ammirare questa sua coerenza così pasionaria, per certi aspetti così distante dalla mia, per molti altri MIGLIORE della mia, soprattutto verso l'hip hop.
Che non a caso - per usare un termine coniato proprio da loro - sto vivendo un periodo decisamente antirapper!!! ;)

Un amore vero - questo di cui vi scrivo - che oggi l'ha portato a "Boomerang", il suo primo album da solista.

Che prima di tutto è un progetto concreto, dal suono piacevolmente "classico" (meno sperimentale rispetto a certe sonorità tentate proprio con Gli Inquilini) e comunque ben solido, nonostante le produzioni siano affidate a tanti nomi diversi (Daniel di propria mano ne firma solo due su quattordici). Ma non è delle basi che ora voglio parlare, così come dei numerosi ospiti che con le loro rime vanno ad impreziosire le singole tracce (parlo del Profeta Matto, Tony Mancino, Kenzie Kenzei, Flake, King Stewee, Keco, Frammento e Biggie Mic).
Perché è sopratutto nei testi che ho sempre riscontrato il vero spessore di Daniel come rapper (in tecnica) e come lucido narratore del mondo che ci circonda, tanto nelle sue bellezze quanto nelle sue amarezze. Si, lucidità e - purtroppo - spesso anche una certa dose di cinismo, che al giorno d'oggi sembra risultare l'unica arma di difesa che ci rimane per fotografare ed analizzare con più oggettività possibile la società in cui viviamo.

Allora se già i primi due singoli estratti dall'album mi avevano intrigato (parlo di "L'arte di adattarsi" e soprattutto dell'incisiva "L'Italia non è") è proprio con questo terzo "Yellow Rose" che Daniel mi ha convinto a pieno. Perché è forse la prima volta che lo sento scrivere qualcosa di così profondo e introspettivo, mettendo da parte certe "boriosità" tipiche del rap e dei rappers.
Quando dico che è cresciuto, intendo proprio grazie a cose del genere. Significa avere il coraggio di "mostrare il fianco", esporsi maggiormente alle possibili critiche, ma al contempo dimostrare più consapevolezza e sicurezza nelle proprie capacità (le cosiddette skills) e nel proprio modo di porsi agli altri.

Pezzo dopo pezzo Daniel affronta con serietà (e - perché no? - anche con un certo soul) molti temi: la discografia italiana, la precarietà del lavoro, la politica, senza escludersi la possibilità di concentrarsi anche su passioni assai personali. L'ascolto è certamente impegnativo, ma se ne percepisce un senso di completezza.

Noto che il meglio di sè, gli ex Inquilini lo stanno dando proprio con i singoli progetti personali. Probabilmente l'esperienza di quel collettivo è servita a tutti per confrontarsi, migliorasi e capire maggiormente le rispettive individualità (come persone e come autori); dopo "Sacco o Vanzetti" di Kento, è già la seconda volta che un album a solo mi convince di più - nel suo insieme - di quanto non abbiano fatto i dischi precedenti.

Potrei citare altre belle tracce come "Non ti perdi un granché", "Un nuovo patto d'amore" (per l'appunto), "Indie revolution" o "Trentadue perché" ma allungherei eccessivamente un post già troppo lungo. Prefersico quindi chiudere sul senso del titolo - cioè "Boomerang" (dove “sarò più forte delle critiche cattive, o delle chiacchiere preventive, vi lego al palo e vi guardo da dietro, perché boomerang sta tornando indietro”) - perché se tutto davvero ci torna indietro come un calcio sulle gengive, se nel nostro cammino sia come uomini che come artisti possiamo seminare male o bene, a questo punto a Daniel Mendoza non può che tornare indietro solo il bene.

mercoledì 20 giugno 2012

S.U.P.P.O.R.T #02 | nonsoloamici



Questo non è BIZ, non è BLACKmagazine nè tantomeno una rivista hip hop "ufficiale" (?) con l'esposizione che gli compete, quindi fondamentalmente scrivo ciò che mi pare e COME mi pare. Allora quando in più occasioni mi è capitato di parlare di un GAP generazionale che - personalmente - mi ha completamente "distaccato" dalla nuova scena rap italiana, che di fatto non conosco/riconosco più, non è un caso se entrando nella homepage di Honiro.it (uno degli attuali siti di riferimento assoluto) leggo dei nuovi video di Sismino, Stephkill, Jimmo, Seppia, Oscar White & Yazee, Ghepo, ZacckàZo, Toorullo, Sciglio Mc, Ciemme, Lustro, Brain, Dj Rod, Meno, Ame'n, Ombra Mc, Real Ava, Vegas, Mc Boss, CaneSecco, Troupe D'Elite, Rasher, BlondBlood, Sbend, Esercito Ribelle, Pat, Maut e - senza nulla volerne a tutti loro, sia chiaro - mi domando: MA CHI CAZZO SONO?!?

Detto questo, posso solamente continuare a supportare ciò che conosco davvero, che mi è vicino per retaggio, per amicizia o per stima.
Perché se parlo di retaggio, allora - per fare un esempio - mi riconosco nel nuovo tour estivo che (non a caso) hanno chiamato GOOD OLD BOYS per suonare insieme Colle der Fomento, Kaos e Craim. O ancora nel doppio album "Let's go - Senza lotta non so essere felice" che celebra i 20 anni di Assalti Frontali.
Se parlo di amicizia, allora - come in questo recente post - supporto Rei, Profeta Matto, Lord Madness, Daniel Mendoza e non ultimo Piotta.
Se parlo di stima (anche lì dove non è ancora del tutto consolidata dall'amicizia) allora supporto il nuovo video di Stefano "Marvel Mex" Tasciotti* insieme a CarpaMan (voce dei Verrospia), con quel pezzo/bomba raggae che apre questo post.

* Per la cronaca, Marvel Mex sarebbe dovuto diventare il direttore editoriale di quella rivista hip hop di cui parlavo QUI, che poi purtroppo non s'è più fatta. Proprio in virtù di quel GAP di cui parlavo in apertura, io mi sarei tenuto "solo" il posto di direttore responsabile (occupandomi saltuariamente di roba americana e/o di qualche novità italiana legata comunque alla vecchia scuola) lasciando praticamente tutto lo spazio ai giovani...

Ma non solo.
Perché le cose non succedono mai per caso. Proprio nel post che citavo poco fa, avevo inserito un pezzo di Lord Madness che NON E' PIU' il suo ultimo video, dato che nel frattempo se n'è uscito con "Disfunzione bipolare" alla cui produzione musicale risulta la firma di un certo Ice One… notevole, eh?



Idem per Daniel Mendoza, di cui avevo appena postato il terzo video tratto da "Boomerang".

E c'è ancora un ulteriore aspetto della faccenda che sto seguendo con molta attenzione.
Parlo delle signorine che infuocano i microfoni.
Che storicamente le conto sulle dita di una sola mano, se penso a La Pina, a Sab Sista, a Carry D (insieme a Gruff) o anche a Malaisa.

Proprio ieri sera, qui a Roma (a San Lorenzo) c'è stata la serata LADIES NIGHT che vedeva tra le sue protagoniste proprio Rei e la dj/b-girl Leva 57 (Zulu Nation rules!) che già da sole - loro due - basterebbero a mandare a casa tanti arroganti maschietti che se la sentono calda!!! ;)
C'erano Phedra e Lady G che personalmente non conosco, ma c'era anche una certa Loop Loona che m'è capitato di veder rappare (anche durante le rap battles di Marracash) ed è decisamente brava, sapete?

Così come - al di là della serata di ieri - altre tipe che si stanno facendo notare di brutto, non solo sulla scena romana. Mi vengono in mente Miss Fritty, LaMiss e infine Baby K... che fino a poche settimane fa non avevo mai sentito nemmeno nominare, e che ora incontro dappertutto: nel nuovo video de LaMiss, per l'appunto, ma anche in quello di Mr. Phil insieme a il Turco (cioè colui che conoscevamo come Sparo) e Dj Double S, oltre che in tanti altri pezzi che si trovano facilmente in rete.
In realtà, vedo un suo feat. anche nell'ultima traccia dell'edizione 2012 di "Hanno ucciso l'Uomo ragno" voluta da Max Pezzali con mezza scena rap italiana, tanto per dire! ;)

Di tutte loro, dovrei riparlare.
Di questa nuova agguerittisma compagine tutta al femminile.
Che sotto certi aspetti (anche nei temi affrontai) è molto più CREDIBILE di taaaAAAaaanti loro "colleghi" maschi che si credono machi.
Tanto più quando/se rappano rime allucinanti come quelle dei Club Dogo, per dire: "Perché la vita è corta come il cazzo dei cinesi"?!?
Ma per carità, raga.

sabato 16 giugno 2012

S3Keno su CartoonMag.

Una nuova intervista, stavolta per CartoonMag.
Se vi va, potete leggerla QUI

Questa la mia interpretazione di Mira, la loro supereroina/mascotte...

venerdì 15 giugno 2012

Yellow Rose.



A breve su queste pagine la recensione dell'intero album "Boomerang", che c'è un'intera storia dietro a Daniel Mendoza.
E io ho aspettato sin troppo.

mercoledì 6 giugno 2012

FUNK(ulo) start-up!!!



TODAY IS THE DAY!!!
track.01: "L'uomo nero"

Nei mesi a venire, si chiarirà traccia dopo taccia il concept alla base di questo progetto/esperimento.
Nel frattempo se vi piace, lasciate un commento sul blog e/o cliccate "mi piace" sulla pagina Facebook… se invece non vi piace, vorrà dire che siete andati a FUNK(ulo) e siete pure tornati indietro ;)

FUNK(ulo) official blog album
FUNK(ulo) su Facebook

More than a book trailer...

martedì 5 giugno 2012

Soul Express.



Aspettando lo start-up di FUNK(ulo), pesco dal mio cilindro magico questo S.T.R.A.O.R.D.I.N.A.R.I.O pezzo di Enzo Avitabile tratto dal suo album "S.O.S. Brothers" del 1986 (!) che conteneva una traccia più bella dell'altra!
Tanto per far godere le nostre orecchie :)

Ma non solo loro, in effetti.
Anche gli occhi, perché l'intera grafica del disco (che ovviamente ho in vinile) era stata affidata alle abili mani di Andrea Pazienza: copertina, retrocopertina, credits, busta interna… un vero must have per chiunque, come me, ha amato questo grande artista.

Buon ascolto, buona visione.





venerdì 1 giugno 2012

giovedì 24 maggio 2012

Emergency Day 2012

• Clicca la locandina per ingrandirla.

Come ogni maggio, anche quest'anno è giunto il momento dell'EMERGENCY DAY, la festa al Parco degli Acquedotti organizzato dal Gruppo Appio Tuscolano, cioè il mio! E anche quest'anno, estendo l'invito a tutti i miei amici e conoscenti… ma anche a TUTTI i romani che non conosco!!! ;)

Ora faccio uno spudorato copia & incolla dell'anno scorso...
Domenica 27 maggio 2012 dalle ore 9:00 e per tutto il resto della giornata alzate le chiappe dal divano e - soprattutto se avete bimbi (che c'è un'animazione straordinaria) - venite al Parco degli Acquedotti all'altezza di San Policarpo. Che poi, per chi non ci avesse mai messo piede, beh… il Parco degli Acquedotti è BELLISSIMO, sapete?

Stands info & gadgets, pesche di beneficenza, musica dal vivo, mostre fotografiche, sport, biliardino a go go, passeggiate archeologiche con guide esperte, trattamenti shiatsu, magia e giocoleria, letture e fiabe per i più piccoli, tanta tanta animazione. Volendo - organizzandosi dal giorno prima - anche una bella occasione per fare un pic-nic nel verde del parco: cos'altro volete di più?
Quest'anno inoltre un CONCORSO FOTOGRAFICO aperto a tutti!!!
Per regolamento & informazioni sul concorso, cliccate QUI.

Qualche link utile:

il PROGRAMMA dettagliato della giornata

Emergency Appio Tuscolano su Facebook
Diventiamo amici?

il mini-sito del Gruppo Emergency Appio Tuscolano

Centro chirurgico e pediatrico a Goderich in Sierra Leone
Il ricavato dell'intera giornata andrà a sostegno di questo progetto.

martedì 22 maggio 2012

Sull'immortalità.

• La foto è "presa in prestito" dall'amico Max Clemente che l'ha twittata durante il Salone del Libro di Torino.

Partiamo dal presupposto che - secondo un concetto assoluto di immortalità (valido tanto nella narrativa epica quanto nei dogmi religiosi) - tu non puoi essere "più immortale" di un altro immortale perché comunque entrambi siete immortali e dunque vivrete per sempre.

Allora, secondo queste bellissime parole di Alberto Manguel, puoi avere quarantamila lettori di un tuo libro, oppure averne quattromila, o ancora quattrocento (che casomai determinano la tua popolarità, che è altra roba) ma ne basterà uno solo di loro per rendere immortale la tua opera.
E se sei immortale, sei immortale.
Punto.

domenica 20 maggio 2012

COMING SOON


venerdì 11 maggio 2012

LOCAL PUSH

Si è inaugurata mercoledi la personale "Prima del diluvio" dell'artista romano Roberto Falconieri - con interventi di Paolo Tognon - alla galleria Local Push di Roma.

Una doppia inaugurazione, in realtà.
Perché questa mostra è anche lo start-up della galleria stessa, uno spazio NUOVO ideato, voluto e realizzato da Corrado Trelanzi (che cura in prima persona l'esposizione e il catalogo delle opere di Falconieri) aprendo i battenti all'insegna dell'indipendenza, per sfuggire da qualsiasi omologazione o clientelismo che troppo spesso - soprattutto nelle grandi città - caratterizzando gestione e fruizione dell'arte contemporanea.

Local Push è un progetto per la propaganda e la diffusione di artisti romani o stranieri che scelgono di vivere e lavorare a Roma. Presso lo spazio di via Giulia 107 saranno quindi curate mostre personali di artisti resident.

- "A due anni di distanza dall'ultima personale romana, l'artista presenta sette lavori su tela di media e piccola dimensione e due plastici realizzati in collaborazione con Paolo Tognon. Il lavoro "Prima del diluvio" è figlio del precedente "Pianeta Rosso" del quale porta con se elementi formali e compositivi, ma in questa nuova serie Falconieri sperimenta per la prima volta una tecnica di mediazione del reale interessante e destinata ad essere esplorata ancora in futuro consistente nella realizzazione di plastici dei luoghi legati al suo vissuto ricostruiti a memoria e poi fotografati, riproducendo quindi su tela le immagini così ottenute"

Roberto Falconieri
"Prima del diluvio"
9 maggio > 30 giugno 2012
c/o Galleria LOCAL PUSH
Via Giulia, 107 - 00186 Roma
Orario di apertura: martedì - sabato 16:30/20:00
o su appuntamento.

martedì 8 maggio 2012

S.U.P.P.O.R.T | nonsoloamici

Uscito fresco fresco QUESTA NOTTE, da Cecilia a.k.a. Rei
 

che qualcosa a che fare con Simone a.k.a. il Profeta Matto ce l'aveva, quando ancora non si firmava Killuminati
 

che a sua volta qualcosa a che fare con Daniele a.k.a. Daniel Mendoza ce l'aveva, che nel frattempo continua a spingere il suo Boomerang
 

che anch'esso, a sua volta, qualcosa a che fare con Michele a.k.a. Lord Madness ce l'aveva, che nel frattempo continua anche lui a far uscire le sue cose, accelerando sul rap…
 

che tutti loro - ognuno a proprio modo, con il proprio stile, la propria personalità - avevano a che fare con Gli Inquilini, un progetto collettivo oramai terminato, ma che evidentemente è stato seminale, visto che continua a produrre frutti (ricordando anche la Stalingrado di Kento, bro).

Che a loro volta hanno avuto molto a che fare anche con Tommaso, condividendone una parte di percorso. Erano diversi anni fa, è vero. Ma nonostante tutto, le cose continuano ad uscire. E ad essere supportate. Anche se la novità è che nel frattempo Piotta è morto
 

lunedì 7 maggio 2012

Diario.02

Forza urbana e mediterranea.

Pochi mesi prima che BIZ chiudesse, quando cioè ancora NON SAPEVO che avrebbe chiuso (Antonio Natale ce lo avrebbe tristemente comunicato più in là) fui invitato ad una bellissima manifestazione dedicata alla cultura hip hop o comunque "di strada" (buskers compresi) in quel di Palermo, in quanto crocevia del Mediteranneo: si chiamava Made in Med, e - non a caso - per un'intera settimana ospitava mc's, writers, breakers e artisti vari dall'Italia, dalla Francia, dal Marocco, dalla Spagna, dalla Tunisia. etc. Qualcosa di veramente unico e straordinario, insomma.
Che purtroppo, però, non ebbe mai una seconda edizione.

Grazie all'artista Othello, che faceva parte integrante dell'organizzazione (patrocinata da Comune, Provincia, Regione, Università, ambasciate estere, etc.) fummo invitati io per BIZ e Silvia Volpato per "Aelle", la nostra storica rivista concorrente (che poi - diciamocelo! - gli "storici" erano solo loro). Io da Roma, lei da Milano: aereo A/R, navette, stesso albergo nel centro storico, colazioni pranzi e cene, presenza a tutte le performance di tutto il programma di tutti i giorni, da mattina a sera. Conoscere Silvia, la meravigliosa Silvia, significò per me ribaltare anche ogni idea che avevo fino a quel momento del giornale per cui lavorava, ma questa sarebbe un'altra storia ;)

La Urban Force era la crew "ufficiale" di breakers del Rome Zoo.
Una delle più potenti d'Italia (e di Europa) non solo a mio modesto giudizio.
La Urban Force - nelle persone di Andrea b.boy TIM e Simone b.boy SERIO - curava la sezione dedicata al breakin' all'interno di BIZ. Con tutta la simpatia che nutrivo nei loro confronti, e tutto il rispetto per il loro enorme talento (prerogativa dell'intero Rome Zoo, in ognuna delle quattro discipline) la comunicazione non era certo il loro forte! Parlo per esempio di scriversi una presentazione e spedire un fax. Cose così. Cose semplici. In poche parole, grazie all'accordo in corso su BIZ con la Broke Clothing, feci in modo di fargli ottenere una sponsorizzazione tecnica: tute, canotte, t-shirts, felpe, cappellini, polsini, accessori e via dicendo... 'na camionata de roba!!! Senza considerare l'accordo con Good Stuff (negozio/etichetta/distributore che ora non esiste più), che invece che pagarci la pagina pubblicitaria, la "scambiava" con un valore di un milione di lire di dischi per ogni numero. Poi i collaboratori più stretti - inclusi Andrea e Simone - ogni mese potevano scegliersi vinili e CD dal catalogo inviandomi una semplice lista. Bella storia.

Beh, pensate mi abbiano mai detto "Grazie"?
Ci arrivate da soli, anche se per me non è mai stato un problema.
Sapevo con chi avevo a che fare, ogni volta che si trattava dello Zoo di Roma. D'altro canto proprio questa mattina (parlando di tutt'altri argomenti) anche un vecchio saggio/smaliziato come Gianni Tarquini m'ha detto: "Lo sai bene anche tu, Ste', che la gratitudine non hai mai fatto parte di 'sto mondo!"

Per contro, non nascondo che dopo tutti i mesi in cui abbiamo collaborato, dopo tutti quei dischi rimediati, dopo lo sponsor che gli avevo trovato io, dopo intere serate passate insieme… cazzo, il gesto spontaneo di regalarmi almeno una loro t-shirt con il logo della Forza Urbana, di quelle che ci si stampa in proprio in serigrafia, avrebbero pure potuto farlo, no?
Ma tant'è. Mai detto niente nemmeno al riguardo.

Io, Silvia e il Rome Zoo - insolitamente presente a Palermo SENZA il Danno e Masito (c'erano dj Baro, Tim e Serio, Sparo, il Gufo, le Scimmie del Deserto e qualche altro) - pranzammo/cenammo insieme, nello stesso ristorante sul porto, per un'intera settimana, anche se una delle cose che mi sono rimaste più impresse di quella vacanza/lavoro in Sicilia furono certe chiacchierate con Next One, di cui ancora mi porto dentro alcune parole. Come tesori preziosi.

Ma la prima sera che arrivai a Palermo, tutti loro sarebbero ancora dovuti arrivare.
La passai quindi nel cuore di Palermo (mentre mi facevano assaggiare le loro specialità) proprio con Othello e i ragazzi della sua crew, la Right Combo Mastaz, che tra loro si chiamavano Gorilla. Mi regalarono una t-shirt nera - "di quelle che ci si stampa in proprio in serigrafia" - con scritto in giallo qualcosa tipo STO COI MIEI GORILLA! oltre ovviamente al logo.

La sera dopo, quando il Made in Med partiva con i suoi primi concerti (sempre aperti al pubblico, assolutamente gratuiti, nei punti più belli della città) la indossai non foss'altro che per ricambiare la cortesia che loro avevano avuto la notte precedente, nel portarmi a spasso e nel regalarmela.
Incrocio Tim e Serio nella tensostruttura montata alle spalle del palco in piazza Bologni, e non appena mi vedono - ridacchiandosela tra loro - mi dicono qualcosa che suona come: "Ma che cazzo te sei messo addosso, Ste? La maglietta di quello scrauso?" (ma tenete conto che, mediamente, per il Rome Zoo chiunque altro era "scrauso" all'infuori della loro compagine, per partito preso, e Othello non faceva eccezione).
Alchè io, sempre sorridendo, gli rispondo: "Beh, se me la metto è perché lui almeno una sua maglietta me l'ha regalata".
E loro due, romani sempre con la battuta pronta, sempre veloci nello sfottere e perculare, forse per la prima ed unica volta in cui io li abbia mai visti imbarazzati hanno smesso di ridere.
Senza rispondere nulla!