sabato 2 maggio 2009

Due recensioni.

"Che - Guerriglia" + "Wolverine"


Andare al cinema per vedere solo "Che - Guerriglia" non avrebbe senso. Va inteso come un tutt'uno con la sua prima parte, cioè "L'argentino". Il secondo film di questa immensa (ambiziosissima?) opera cinematografica di Soderbergh è facilmente spiegato dalle parole di Laura Brickford, una delle produttrici: "Ci abbiamo messo tre anni per documentarci sulle vicende che sono diventate "Guerriglia". All'inizio volevamo raccontare in modo dettagliato una sola parte della vita del Che, ma poi abbiamo scoperto che senza realizzare anche "Guerriglia" non saremmo riusciti a spiegare il contesto in cui era nata la decisione del Che di andare in Bolivia".

Se avevo già utilizzato il termine "asciutto" per le prime due ore, stavolta dovrei definirlo "desertico" tanto è crudo e rigoroso. Sembra davvero di rileggere pagina dopo pagina il diario in Bolivia (pubblicato in Italia da Feltrinelli). E lì dove il primo film veniva quantomeno intervallato dai flash in bianco/nero del Che in visita a New York, in "Guerriglia" non c'è tregua: due ore e undici minuti scandite dal solo passare dei giorni! Uno dopo l'altro, sino alla tragica fine. Benicio Del Toro è impressionante, e se ne "L'argentino" ricalcava perfettemanete l'icona classica che siamo abituati a conoscere e riconoscere del Guevara, stavolta trascende il personaggio/uomo, sempre più irriconoscibile nell'aspetto, sempre più perso in una sorta di lucida follia che diventa paradosso, quella che ti spinge a non riuscire più a negare l'evidenza dei fatti, e cioè che la campagna boliviana - aldilà dell'estrema coerenza di un percorso umano e politico - è stata un totale fallimento.

Notevole l'interpretazione di Joaquim De Almeida (che - sia in TV che al cinema - siamo abituati a vedere SEMPRE in ruoli da "cattivo" latinoamericano) in qualità del Presidente della Bolivia Renè Barrientos. Curiosa la partecipazione del redivivo Lou Diamond Philipps nei panni del politico Mario Monje. Assolutamente inutile l'apparizione di Matt Damon (forse un cameo concesso per amicizia?) che interpreta per mezzo minuto un fantomatico Fr. Schwartz (?). Straordinari, invece, tutti i visi "segnati", espressivi, e perfettamente credibili dei numerosi attori non professionisti che interpretano guerriglieri, contadini o soldati dell'esercito regolare di Barrientos.

In una delle sequenze finali, con il Che oramai catturato (poco prima della sua esecuzione), fanno riflettere le parole di un giovanissimo soldato di guardia che - entrando nel capanno dove Guevara è tenuto prigioniero, legato, sporco, sfinito, con i piedi nudi sul terriccio - gli dice qualcosa del tipo: "Non ti dice niente il fatto che tu sia qui, in questo stato, mentre Fidel Castro partecipa ai ricevimenti, gira in Rolls Royce e beve champagne?".

Giudizio complessivo: uhm, meno male che questo film non l'ha più fatto Oliver Stone!!!


"X-Men - Le origini: Wolverine" è un film esagerato, kitch e al contempo molto divertente. Se fosse realmente il quarto film sugli "X-Men", probabilmente sarebbe il migliore (senza che ce ne voglia il bravo Bryan Singer). Ma d'altronde - si sa - Logan è il migliore in quello che fa!!! ;)

La sceneggiatura del film, firmata da David Benioff e Skip Woods, è davvero sopra la media rispetto a quelle cui siamo solitamente abitauati in ogni blockbuster tratto dai fumetti Marvel, soprattutto nella sua prima parte basata tanto su "Wolverine: Origin" di Paul Jenkins e Adam Kubert (la mini-serie nella quale scoprimmo che Logan si chiama James Howlett, ricordate?) quanto sul celeberrimo "Weapon X" di Barry Windsor-Smith. Pian piano che la pellicola procede, Benioff e Woods si prendono sempre più libertà e - proprio nel divenire "sceneggiatura originale" - si incartano un po' sul finale, cosa che - ahimè! - sembra avvenire regolarmente in OGNI film tratto da fumetti di supereroi (e in effetti continuo a non capire come mai le case cinematografiche non affidino mai agli scrittori di fumetti le sceneggiature dei propri film, visto che quasi sempre le semplici storie dei comic-book mensili superano di gran lunga quelle cinematografiche!!!).

Una bella regia di Gavin Hood (che personalmente ricordo solo per "Rendition" del 2007), fresca, dinamica e piacevolemnte "coatta" (vedere la scena in cui Logan, a cui hanno appena fuso l'adamantio nello scheletro, si libera di tubi e cavi e riemerge dalla vasca in cui è immerso). Molto bella la sigla iniziale, che ripercorre tutte le guerre combattute fianco a fianco da Logan e Victor Creed/Sabretooth (magistralmente intepretato da Liev Schreiber), che in questa pellicola sono fratelli di sangue, figli dello stesso padre. Probabilmente, in effetti, il loro rapporto - come nasce, come cresce, come si sviluppa negli anni - è la cosa migliore di tutto il film.

E poi che altro ancora? E poi ci sono il giubbotto di pelle, la vecchia moto rombante, le piastrine militari, gli inseguimenti, gli artigli che producono scintille in ogni momento, le lotte e le botte, gli effetti speciali. Appare un giovane Scott Summers (che assomiglia in modo impressionante all'attore James Marsden, cioè il Ciclope della trilogia dedicata agli Uomini X); appare per la prima volta Remy Le Beau a.k.a. Gambit, uno dei personaggi più affascinanti di tutta la lunga saga fumettistica degli X-Men, che qui invece sembra un belloccio mezzo idiota (ma parlano già di un suo prossimo sviluppo cinematografico); appare un irriconoscibile Wade Wilson a.k.a. Deadpool; appare - infine - anche una giovane prigioniera che può trasformare la propria pelle in diamante puro, e che risponde al nome di Emma Frost, qui improbabile sorella di Volpe D'Argento!

Ultima menzione per Hugh Jackman, che - aldilà dell'essere "bravo" o meno - per noi tutti oramai è Wolverine. E non potrebbe più essere altrimenti: è lui, punto e basta. Jackman = Logan... come faremo se mai in futuro decidessero di cambiare attore?!?

1 commento:

alessandro c ha detto...

Wolverine non l'ho visto, ma la visione combinata di L'Argentino e di Guerriglia è stata davvero notevole. Scarno come un documentario e, forse per questo, per me ben riuscito. Del Toro è davvero impressionante. Omaggi.