giovedì 20 ottobre 2011

THE WIRE

"the greatest television series ever made"



Diverso tempo fa ho scritto un libro su "The Shield"; se esistesse ancora la collana Entertainment Now! della Coniglio Editore, adesso gli proporrei un intero nuovo libro su "The Wire". Ma - ahimè - non è più tempo per farlo.

Ora, perché inizio questo post citando proprio "The Shield"?
Perché se non fosse già il mio serial preferito di sempre, al vertice della mia personale classifica ora svetterebbe "The Wire", che ho finalmente - o sfortunatamente? - terminato di vedere qualche sera fa.
Fine delle cinque stagioni.
Fine dei giochi.

Paragonato al grande affresco poliziesco della HBO, anche lo Scudo di Shawn Ryan - da sempre unanimemente riconosciuto come uno dei più crudi e realistici della televisione - sembra una fiction tutta azione e inseguimenti, con un protagonista (Vic Mackey) che, pur se assai carismatico, nella realtà dei sobborghi di Los Angeles (Compton, South Central e via dicendo) sarebbe tutt'altro che credibile. Allora, forse, anche la finzione del luogo (la fittizia Farmington) assume più senso in quest'ottica.

In "The Wire" no.
"The Wire" si svolge a Baltimora, che - insieme a Detroit - si spartisce la nomea di città con il più alto numero di omicidi degli Stati Uniti. I luoghi in cui si dipana il serial sono VERI, uno ad uno. Ogni quartiere, ogni strada, ogni incrocio. Così come la mappa del crimine organizzato - e delle sue dinamiche - che è stata dettagliatamente ricostruita da David Simon (creatore della serie ed ex giornalista di cronaca giudiziaria del "The Sun" di Baltimora, la cui redazione viene ben rappresentata nell'ultima stagione) e da Ed Burns (ex detective della Polizia di Baltimora ed ex insegnante della scuola pubblica). Non a caso, Simon e Burns hanno scritto insieme diversi libri polizieschi dove magistratura e Polizia interagiscono insieme, proprio come in "Law and Order".

"The Wire" è iper-realisitco anche nei tempi narrativi, sin dalla prima serie.
Le lungaggini burocratiche per ottenere i permessi di un'intercettazione telefonica e per allestire adeguatamente un'indagine durano almeno la metà della stagione. Seguono una logica reale, nelle lentezze reali che intercorrono tra le sezioni investigative e le loro amministrazioni di riferimento, quindi i budget che spesso vengono negati e le frustrazioni professionali che ne possono derivare. Elemento - questa lentezza - che può concorrere ad una certa difficoltà nell'entrare subito in sintonia con la serie, a cui va aggiunto anche l'intricato impianto corale su cui è costruita a livello di protagonisti (poliziotti, detective, ufficiali, criminali, politici, portuali, insegnanti, spacciatori, giudici e avvocati) che - per lo spettatore alle prime armi, o comunque abituato a telefilm di ben più facile lettura - può costituire un ulteriore ostacolo.

Superate queste difficoltà iniziali, ecco però che "The Wire" si dipana stagione dopo stagione - in sessanta episodi totali con uno sviluppo interamente orizzontale (quelli che io amo maggiormente) - alzandosi di livello ad ogni nuovo ciclo.
01. La prima serie affronta lo spaccio di strada nudo e crudo, con i suoi protagonisti e i suoi metodi.
02. La seconda serie si sposta nell'area portuale (tenete conto che quello di Baltimora è il porto più importante degli Usa) con le corruzioni doganali, i sindacati, le connessioni sia al traffico di droga della città che al crimine organizzato più elevato.
03. La terza serie - in diretta conseguenza allo slogan "segui i soldi" del detective Freamon - si concentra sull'amministrazione cittadina, quindi la politica locale, gli appalti edilizi, le primarie per la nuova carica di Sindaco, la peggior burocrazia, ma ipotizza anche la soluzione al problema della droga attraverso un piano impossibile (denominato Amsterdam) ideato da una polizia che brancola nel buio, messa sotto pressione proprio da quell'amministrazione che il problema lo pone solo in termini statistici per scopi propagandistici.
04. La quarta serie affronta il tema della pubblica istruzione: la scuola, ma anche la condizione dei ragazzini neri che vivono in stato di povertà, l'alternativa che offre loro lo spaccio agli angoli delle strade (l'affermazione territoriale, il denaro facile) con la rapida ascesa di nuovi leader e nuove organizzazioni non appena quelle precedenti finiscono in galera.
05. La quinta ed ultima serie analizza i media, il loro ruolo sia verso le problematiche sociali della città (la droga, i senzatetto) che verso le istituzioni politiche (il sindaco, ma anche la corruzione di altri livelli di Contea e Stato); analizza il ruolo di un quotidiano attraverso la sua credibilità e ciò che dovrebbe essere vero giornalismo, toccando anche il tema della crisi della carta stampata, il precariato, i licenziamenti.

Ogni serie sembra un unico grande film lungo dieci ore e passa.
Crudo, complicato, asciuttissimo, senza fronzoli di alcun tipo, con una delineazione dei personaggi (che sono davvero tanti) senza precedenti.
Solo ora capisco perché - nonostante in Italia sia passato quasi completamente inosservato e negli Usa non abbia mai goduto degli ascolti di tanti serial assai più famosi - in termini di qualità sia stato definito dalla critica come "la miglior serie televisiva di tutti i tempi"!!!

Merito certamente di David Simon e degli autori di cui si è circondato. Siamo d'accordo.
Ma - in questo caso più che mai - merito anche (e soprattutto) di una serie di attori straordinari e azzeccatissimi… di cui nemmeno uno "famoso" in senso hollywoodiano! Sarebbe troppo facile esaltare l'aspetto fascinoso del crimine, che trova nelle due fazioni più importanti i suoi protagonisti: Avon Barksdale (interpretato da Wood Harris) e Marlo Stanfield (l'attore Jamie Hector). Sarebbe facile e sciocco, perché "The Wire" ha ALTRI personaggi/attori che lo rendono ciò che è.
Su tutti, sicuramente brillano Stringer Bell (il braccio destro di Barksdsale, che pur provenendo dalla strada intuisce un futuro imprenditoriale, interpretato da Idris Elba), il barbone tossicodipendente Bubbles (il bravissimo Andre Royo), il portuale Frank Sobotka (Chris Bauer, presente solo nella seconda serie, che il pubblico italiano conosce per il suo ruolo dello sceriffio Bellefleur in "True Blood"), il ladro e assassino di criminali Omar Little (gay in un ambiente che fa del machismo uno delle sue connotazioni più forti e riconoscibili, interpretato da un solidissimo Michael K. Williams, probabilmente nella miglior caratterizzazione di tutta la serie insieme a Bubbles) e ancora tante altre perle come l'anticonformista Maggiore Howard "Bunny" Colvin, il retto Tenente-poi-Colonnello-poi-Commissario Cedric Daniels, il zelante detective Freamon, il sindaco Tommy Carcetti, la capace PM Rhonda Pearlman, i detective Bunk Moreland (sempre elegantissimo) e Kima Greggs (altro elemento omosessuale della serie)… senza contare i ragazzini neri della quarta serie o la numerosa compagine di mogli/ex-mogli/figli/amanti che riportano l'elemento umano - e quotidiano - su entrambi i lati della barricata, che siano sbirri o gangsta!

Il primo nome della sigla è però quello di Dominic West, interprete del detective Jimmy NcNulty, che - a prima vista - potrebbe sembrare il protagonista del serial. Vero che sin dalla prima stagione è proprio lui (con il suo caratteraccio insofferente alle gerarchie) ad innescare un meccanismo che culmina nell'ultima stagione, con qualcosa di IMPENSABILE anche per un poliziotto. Ma vero anche che per esempio - nella quarta serie, quella "scolastica" - NcNulty appare solo una manciata di volte, in un ruolo assolutamente secondario. Insolito, nevvero?

Ah, dimenticavo che nelle due stagioni conclusive c'è anche Method Man, con una parte non propriamente brillante: veste infatti i panni di Calvin "Cheese" Wagstaff, un infame che avrà la fine che merita!

Mille altri motivi, oltre ai miei, per non perdersi "The Wire".
Per non perdersi un tale livello di qualità raggiunto dalla televisione.
E io ora, come sempre, andrò in crisi di astinenza rimanendone senza...
Poi mi abituerò. Così come per "The Shield" o per "Sons of Anarchy". Ecco: che con "The Wire" oramai occupano il podio delle prime tre posizioni del mio gradimento (quindi soltanto DOPO vengono i Soprano, Battlestar Galactica, Dexter, Game of Thrones o qualsiasi altra serie ora non mi venga in mente).
Ma prima che mi prenda la scimmia, buona sorte vuole che sia appena iniziata la quarta stagione dei Figli dell'Anarchia.
Meno male, so come disintossicarmi ;)

3 commenti:

kento ha detto...

cercati "the avon barksdale story", un documentario sul vero personaggio a cui si è ispirata la serie, ho visto il dvd ad harlem ed in rete si trova facilmente.
e se è vero che abbiamo gli stessi gusti vatti a cercare anche OZ, bomba totale.

yo! :)

Thomas Magnum ha detto...

Quoto in pieno, The Wire spacca tutto, there are no catzi.
Anzi si, there are catzi, adesso che è finita. Perchè NIENTE è al suo livello! :(
Io metto giusto Boardwalk Empire - dove ritroviamo il mitico Michael K.Williams aka Omar che ci regala un altro splendido personaggio - un filo sotto, cmq è assolutamente così, è la vetta più alta mai raggiunta da uno show per la tv. Punto.

E sulla faccenda dei protagonisti ti riporto un commento di Royo-Bubbles, sul quale dopo cinque stagioni non si può non essere d'accordo: "Mi chiedi chi è il protagonista assoluto in The Wire? E' Baltimora!"

Sempre a proposito di Omar infine, oltre a quotare il consiglio di Kento e ne aggiungo uno mio: in rete è reperibile anche un prequel dedicato all'infanzia di Omar (1985)

HBO über alles. Passo e chiudo :)

Mos Inpitch ha detto...

a tutti voi consiglio di vedere underbelly... credo che le prime 2 serie siano anke meglio di the wire