domenica 12 febbraio 2012

La "mia" Whitney.



A questo punto potrete leggere tutti i necrologi che volete. Sul web ne fioccheranno a pacchi: coccodrilli di giornalisti che forse non hanno mai ascoltato un suo intero album in vita loro, retoriche e banalità come se piovesse su Facebook di gente che la ricorda solo per "I will always love you" (senza nemmeno sapere che è la cover di un brano originale di Dolly Parton) o per il suo "The Bodyguard" accanto a Kevin Costner (in cui era effettivamente bellissima) scrivendo commossi "addio, Whitney, ci mancherai"...
Io invece ne le dirò addio, perché i suoi dischi resteranno con me per sempre.
E parlo di quelli originali, uno per uno, non delle compilation che da oggi in poi le verranno copiosamente dedicate.

Io Whitney Houston l'ho sempre amata, e non mi vergogno affatto di dirlo.
Ci sono cresciuto insieme, sin dagli anni '80, dalle festicciole a casa di Francesca Placenti ballando "I wanna dance with somebody" (del 1987) in un'epoca in cui nemmeno conoscevamo un termine tecnico come R&B. Da quel momento in poi, l'ho vista crescere - successo dopo successo - fino alla consacrazione del 1992 con "La guardia del corpo", a "When you believe" in duetto con Mariah Carey, ai suoi 180 milioni di copie vendute nel mondo!
Continuando a seguire i suoi beats, come "It's not right but it's Okay" (contenuta nel suo bel "My love is your love") che però nel frattempo - nel 1998 - ballavamo al Black Planet!
Ho assistito alla sua ascesa, poi alla sua caduta. Ma l'ho amata prima e anche dopo.
Fino ai suoi recenti tentativi di rilanciarsi, aiutata dall'amica Alicia Keys nel suo ultimo album "I look to you" del 2009, di cui scrivevo QUI.

Non mi interessano, ora, le sue vicissitudini private, il suo matrimonio fallimentare con Bobby Brown (che penso ancora che un uomo che picchia la propria donna è una vera merda, quando - avuto dalla vita la grazie di averla accanto a se - avrebbe dovuto adorarla), i suoi problemi con le droghe e l'alcool, le sue infinite riabilitazioni in clinica.
Non mi interessa sapere se è morta per una miscela letale di superalcolici e medicine, o affogata nella vasca da bagno dell'hotel in cui stava soggiornando.

Io, ora, so solo che la sua morte mi rattrista molto.
Mi colpisce molto più forte di tanti altri recenti decessi di cantanti o attori.
Semplicemente perché l'ho amata molto. E la sua morte - per chi come me ama la musica nera, l'R&B, il soul - può essere paragonata al dolore che provarono tutti coloro che amano la buona musica italiana d'autore quando morì Lucio Battisti.
C'è anche qualcos'altro, una specie di sapore amaro, che mi suggerisce un paragone analogo (e azzardatissimo): Whitney si è spenta la notte dei Grammy Awards, nello stesso modo in cui Luigi Tenco si spense durante il Festival di Sanremo. Nel quale - ahimè - stiamo per entrare proprio tra pochi giorni.

In molti non consideravano propriamente soul o R&B la sua musica, definendola pop.
Perché Whitney è stata spesso "commerciale" nelle sue scelte artistiche, è vero.
Vorrei dire a quei molti di riascoltarla in una sua esibizione dal vivo per capire quanto soul ci fosse nella sua voce e nelle sue skills (vedere video in calce al pezzo), ma sono proprio quelle sue scelte POP/olari - contestualizzate nel mercato discografico degli anni '80 (cioè dei suoi esordi) - che hanno reso fondamentale il ruolo della "traghettatrice" che è stata, perché Whitney Houston ora e per sempre rimarrà il vero ANELLO DI CONGIUNZIONE tra la grande epoca di Diana Ross & The Supremes, Aretha Franklin e Dionne Warwick (sua cugina) e quella moderna di Mary J. Blige, Alicia Keys, Beyoncè (con e senza le Destiny's Child) e via dicendo.

Non voglio dire molto altro di più.
Se non un'ultima cosa, una di quelle che non dici mai (e di cui poi ti penti, quando ti rendi conto di aver esageratamente mostrato il fianco, e qualcuno potrà sparare a zero sulla tua sdolcinatezza): ogni mattina di ogni Natale, da tanti anni a questa parte, appena ci alziamo metto su "One Wish - The holiday album" della Houston. Non scherzo, chiedete pure conferma a Loredana Lolli!!! ;)
Ho tanti altri CD natalizi (molto diffusi nella cultura degli Usa) che mi arrivarono nei primi anni della scorsa decade, ma quello di Whitney è l'unico che ascolto.
Anno dopo anno, Natale dopo Natale.
E continuerò a farlo, ora più che mai.

 

1 commento:

Fabrizio Spinelli ha detto...

M'hai tolto le parole dalle dita...