mercoledì 28 febbraio 2007

Irene LaMedica: "Dal tramonto all'alba - Pt.2"


E' dal 1999 che Irene non faceva un disco, al punto che la maggioranza della gente ormai la identifica solamente come la conduttrice dello (splendido) "Soul sista" su Radio Deejay, quando la sera dispensa a tutta la nazione quello che lei stessa chiama cibo per l'anima: rap, soul, R&B.
Probabilmente l'ascoltatore medio - forse perchè in effetti lei non ha mai raggiunto quel livello di popolarità di una Giorgia o di una Elisa - non sa che Irene canta, nonostante abbia spesso la possibilità di sentirla grazie ai suoi (ottimi) jingles radiofonici. E soprattutto non sa COME canta, non sa quanto sia colto ed elegante il suo modo di fare soul, forse l'UNICO modo credibile in Italia.

Irene LaMedica lo sa: ha grandi modelli di riferimento, è consapevole del proprio knowledge (una cultura sulla black music davvero indiscutibile) così come è consapevole del proprio talento, che dona con il contagocce.
"Dal tramonto all'alba - Pt.2" è un album breve ed intenso, che segue di poco l'uscita del cd singolo "Part 1". Forse non raggiunge certi momenti magici del precedente "Soulista" (parlo di pezzi come "Ti tratto meglio" o "Sette giorni su sette") ma resta comunque un prodotto raffinato, di grande impatto musicale ed emozionale.
Dopo otto anni sono cambiate anche diverse cosucce, come ad esempio l'etichetta Mercury che non esiste più (oggi Universal con tutta la Polygram) alla quale lei era arrivata grazie alla SoleLuna di Jovanotti. Questo disco esce come Too Deep Records, distribuito Self, quindi indipendente al 100%.

"Dal tramonto all'alba - Pt.2" contiene solo 7 tracce + una bonus (che è un remix della traccia n°2). Dopo tutti questi anni sono un po' pochine per chi aspettava impaziente nuove canzoni, e Irene avrebbe comunque potuto inserire nell'album i 3 pezzi che erano nel singolo (ovvero "Io lo so", "Sabato d'aprile" e "Prendi e vai"); non l'ha fatto, forse perchè voleva intendere i 2 cd come un tutt'uno, e d'altro canto anche acquistandoli entrambi non si superano i 16 euro di spesa.
Su sette brani, se ne salvano a pieno titolo almeno tre: "Via", "La natura umana" (la migliore in assoluto) e "2 Cuba" con Emiliano Pepe.
Irene, come le grandi Mastre d'oltreoceano, OSA nuove tecniche di canto antifonali, dove i vocalismi a volte sembrano addirittura "uscire" dalla base sonora, ma senza tradirla mai. Roba da iniziati, per apprezzarla a pieno. Ma comunque un piacevole ascoltare anche per chi non ne sa.
Anche perchè c'è una COSTANTE (assai preziosa) che affianca Irene ad ogni suo passo, ed è Steve "Dub" Lucarelli, la cui presenza significa SEMPRE grande qualità. Lucarelli - anche lui - non è certo il più famoso tra i produttori italiani, ma accidenti è sicuramente uno dei più bravi, dei più preparati, dei più originali. E, in simbiosi con la sua compagna, produce suono e batterie che più soul non si può, con massima pulizia, con massimo rigore... e con massimo STILE!!!
Un disco per molti, ma non per tutti.

lunedì 26 febbraio 2007

A little bit of POWER


Non parlo di superpoteri di quelli che leggiamo nei fumetti, nè tantomeno di poteri oscuri, subliminali, governativi, da multinazionale.
No, è il POTERE che possiamo avere - ed esercitare - nel quotidiano, grazie al ruolo che magari siamo arrivati a ricoprire, o - per dire - alla popolarità che abbiamo raggiunto.

In linea di massima ci sono due modi di "esercitare" questo potere che abbiamo sugli altri, e - sempre in linea di massima - esso è direttamente proporzionale al modo in cui lo abbiamo raggiunto.
Chi ci è arrivato per MERITO (quindi in campo artistico anche per TALENTO) solitamente lo usa positivamente, in maniera matura e costruttiva; se - per fare un esempio - è il direttore di qualcosa (una rivista, un ufficio grafico, un locale) e ha per l'appunto un intero staff da "dirigere", saprà farlo fruendo al meglio dei rispettivi talenti del suo gruppo di lavoro, con spirito di squadra, tirando fuori il più alto potenziale da ognuno di loro, motivandoli uno ad uno, riprendendo gli eventuali errori o gratificando gli eventuali successi al fine di rendere il massimo sia da loro che da se stesso, facendo bene il suo lavoro, perchè comunque qualcuno - a sua volta - lo ha considerato in grado di ricoprire e gestire proprio quel ruolo che ha.

Chi invece è arrivato a questo tipo di potere grazie a vie decisamente più squallide (è stato raccomandato, ha leccato il culo a destra e a manca, ha pugnalato alla schiena chiunque potesse ostacolarlo, etc. etc.) generalmente avrà un modo altrettanto squallido di esercitarlo.
Generalmente sarà un grande stronzo.
E sarà al contempo assai pieno di se stesso.
Insomma: dai ad un piccolo uomo un po' di potere, e vedrai che piccolo uomo è.

Uno degli indici più indicativi per beccare questa seconda categoria è l'autocompiacimento.
E' il "gongolamento" che avrà di continuo nella ragione che di continuo gli daranno gli altri.
Eh si, perchè è caratteristica precisa di queste piccole persone con grande potere circondarsi di gente che gli da sempre ragione.
Magari sono personaggi della tivù, musicisti, artisti o - perchè no? - anche autori di fumetti... lì nel loro trono, lì con la loro devota corte che gli ripete in coro quanto sia sempre e comunque "profonda" l'ultima banalità che hanno detto, quanto sia sempre e comunque "geniale" l'ultima cagata che hanno scritto (anche quando è DAVVERO una cagata, che se l'avesse scritta/detta quello che hanno accanto glielo avrebbero sottolineato immediatamente!)...
In realtà - lo sanno benissimo - questa corte di individui che ti incensa e ti da sempre ragione è lì che, quatta quatta, aspetta di fotterti quella tua fetta di potere non appena gli si presenta l'occasione.
E quando se la sarà finalmente presa - SE ce la farà - si comporterà nello stesso identico modo con chi verrà dopo.

Io non mi fido di chi mi da sempre ragione.
Forse per questo ho sempre preferito di gran lunga chi non è d'accordo con me!

domenica 25 febbraio 2007

Junko Mizuno: "Cinderalla" (Edizioni IMHO).


Incuriosito dal fatto che XL di Repubblica dello scorso gennaio lo avesse menzionato come uno dei 10 migliori fumetti pubblicati nel 2006, mi sono comprato questo insolito manga, anche se generalmente è un genere che non leggo affatto (credo di avere in casa solo Akira, qualche volume di Masamune Shirow e - se non ricordo male - la saga di Crying Freeman).

"Cinderalla" è innanzi tutto una rivisitazione della favola di Cenerentola in salsa zombie.
La sua autrice - tale Junko Mizuno - ci presenta la protagonista, figlia di un noto ristoratore di yakitori che d'improvviso muore. Ma quella stessa notte, dal cimitero tornano in vita sia il papà che una donna di cui lui si innamora, con tanto di due figlie a carico: la neo matrigna ha SEMPRE fame, una delle due sorellastre vuole sempre nuovi reggiseni, il ristorante da mandare avanti spossa la povera Cinderalla fino allo stremo. Ci sono spiedini da cucinare, salse teriyaki da preparare, frutta gigante da coltivare e poi sistemare, pulire, cucire...
Non bastasse questo, l'ingenua ragazza (spesso a tette nude, perchè?) si innamora anche lei di un Principe zombie che fa la rockstar, e se lo sogna tutte le notti, ma lei sarebbe "soltanto" umana se non entrasse in scena una Fata del Paese delle Meraviglie che la trasforma in una morta vivente grazie ad un incantesimo di ringraziamento (anche perchè 'sta fatina è stata salvata da una vivisezione proprio da Cinderalla!). Alla scena del ballo, invece che la scarpetta la nostra sexy zombie perde un occhio (!) e il Principe - come nella favola originale - cercherà di "provarlo" nell'incavo vuoto di centinaia di pretendenti che se lo sono cavato nella speranza che il bulbo calzi loro a pennello!!! Da qui ci avvieremo poi verso un immancabile lieto fine...

"Cinderalla" è un fumetto davvero diverso dai soliti clichè nipponici, a cominciare dall'originale uso del colore, con abbondanti retinature giocate sulle scale cromatiche dei verdi e dei rosa che creano un'atmosfera gotica e romantica, e lo stile della giovane autrice che agli occhioni lucidi/strasognanti e le mutandine gonfie/ammiccanti di tante sue colleghe preferisce uno stile di disegno molto decorativo, divertendosi con un segno pulito e ed una chiara costruzione della tavola.
Nel leggere questo strano volumetto mi vedevo questa Junko Mizuno come una giapponesina un po' geniale e un po' alternativa, dark e gothic punk (magari anche bella); purtroppo nell'intervista all'autrice in appendice all'albo - che i curatori hanno deciso di inserire - la mia immaginazione si è subito infranta davanti alla BANALITA' delle cose che dice, ma tant'è... sempre meglio spendere una decina di euro per questo fumetto che non per una CAGATA come "SeaGuy" di quel geniaccio (?) di Grant Morrison, che m'ha fregato di brutto solo perchè aveva il logo VERTIGO in copertina!!!

venerdì 23 febbraio 2007

Roma strikes again!!!


Nel giro di poco più di un mese, il caso vuole (il caso?) che dalla Capitale siano usciti tre album che segnano tre grandi ritorni: il primo è Piotta con "Multi Culti" (quando mi ha scritto l'intro per il Massacratore n°2 la copertina nemmeno esisteva!); il secondo sono i Cor Veleno - probabilmente dal punto di vista tecnico il miglior gruppo hip hop italiano attualmente sulla scena - con "Nuovo nuovo"; il terzo, beh... scusate l'emozione e l'affetto particolare... ma - cazzo! - dopo otto anni dal precedente "Scienza Doppia H" (e Dj Baro che subentra al fianco di Danno e Masito al posto di Ice One) il potentissimo Colle Der Fomento più hardcore e indipendente che mai con "Anima e ghiaccio", a breve su questo blog.
Il rap de' Roma SPACCA ancora, e che i buffoni come Marcio e Fibra tornino a casa loro!!!

domenica 18 febbraio 2007

Dicevamo Cuba

Dunque. Dicevamo Cuba.
Avrei davvero mille cose da scrivere, ma è così difficile riordinare tutti i pensieri e le sensazioni provate che non so da dove cominciare. Potrei parlare di un arrivo notturno in città, e le strade sporche e bagnate del Centro Habana che lì per lì, di notte, ti chiedi dove diavolo sei arrivato e in che bettola dormirai, oppure di verande piastrellate, piene di piante, colori, colonne, sedie a dondolo e gabbiette di uccelli che fumarsi l'ultima sigaretta dopo la doccia in infradito è un piacere. Potrei parlare di arresti notturni (di regime?) in San Rafael, oppure di piccole band che ad ogni ora suonano il son nei bar ad angolo delle vie del centro, quelli sempre aperti, con il ferro battuto decorato che affaccia sulla strada. Potrei parlare di una firma in più scritta nel muro della Bodeguita del Medio, oppure del miglior mojito di Cuba che NON si trova in questo locale reso celebre da Hemingway, ma in un bar assolutamente anonimo, con le tende in plastica, lungo il Malecòn, il lungomare tanto suggestivo quanto scalcinato dell'Havana...






Potrei parlare dei colori e delle decorazioni dei palazzi coloniali, delle chiese e delle piazze dell'Havana Vieja, oppure di un vecchio insegnante di danza con sigaro, basco e lunghi baffi bianchi che ti insegna i passi base della salsa lì per strada, in un quarto d'ora. Potrei parlare di bambini che giocano a baseball un po' dovunque, anche con mazze e palline inventate con improbabili materiali lì sul momento, oppure dell'enorme profilo del Che in Plaza de La Revoluciòn, quello in ferro che di notte si illumina, che all'improvviso ti sembra di essere DENTRO un'immagine che conosci bene, che avevi sempre solo visto nei libri. Potrei parlare di un'autostrada che sarebbe la loro UNICA e principale arteria di collegamento ma che assomiglia tanto ad una nostra strada dissestata di provincia, oppure di chilometri di natura, palme, aranceti e gente che con i soldi in mano chiede l'autostop, anche nei punti più isolati, e ti chiedi come accidenti sono arrivati fino a lì!!!






Potrei parlare di altri bar e altri mojito a Villa Clara, oppure dell'emozione davanti alla fiamma che arde sulla tomba del guerriero più puro. Potrei parlare di ritmo e di strumenti che non smettono MAI per le vie di Trinidad, di giorno dal Social Club, di notte dalla Casa della Musica, sulle note di son e di salsa, oppure di gente solare e cordiale, con così tanta voglia di raccontarti e di parlare (ma anche di spettegolare!). Potrei parlare di vicoli e ciottoli e mercatini e cene in casa a base di aragosta e gamberoni, ma anche di stanchezza infinita e febbre a 39. Potrei parlare di meravigliose spiagge caraibiche in Playa Ancòn, di vento e catamarani, di snorkeling e barriera corallina, oppure di lunghe gite a cavallo in montagna, bevendo canna da zucchero appena spremuta, bagnandosi ad una cascata tra le rocce...






Potrei parlare di discoteche chiuse a Cienfuegos e di discoteche aperte a Varadero, che se non eri lì a vederlo coi tuoi occhi fino ad un minuto prima era la desolazione più totale e subito dopo un via vai di taxi turisti & piacioni da fare paura, oppure di altre acque ed altre spiagge, quelle che ad avere un buon telescopio vedresti pure Miami, ma che ti domandi come possa esistere - e convivere - un posto così sfacciatamente turistico a pochi chilometri da Matanzas o dai paesini agricoli che attraversi per arrivarci, lungo strade dritte a malmesse, con pali per la corrente elettrica che si susseguono infiniti, succhiando un'arancia dolcissima appena presa da un albero al bordo della carreggiata.
Potrei parlare parlare parlare...




venerdì 16 febbraio 2007

Back from Cuba


... e per ora non dico altro!!!

martedì 6 febbraio 2007

C'è...


C'è, in un'isola lontana / una favola cubana / che vorrei tu conoscessi almeno un po'...

Ci siamo. Stamattina - martedi 6 febbraio - parto per Cuba.
Sono anni, nemmeno ricordo quanti, che io e mio fratello Michele sogniamo questo viaggio, rimandandolo anno dopo anno, dicendo che "ci sarà tempo" per farlo. E' sin da pischelli che immaginiamo questa "favola cubana", molto probabilmente idealizzandola a dismisura, volendo vedere - con faziosità e romanticismo - più i pregi che i difetti in questa isola e questo popolo dalle enormi contraddizioni sociali e politiche, ma tant'è...
Il tempo per farlo è adesso o mai più.
Lo scorso novembre, mentre ero in macchina con Ottokin andando a Lucca Comics, ci rendevamo conto che Fidel stava male, che sarebbe durato ancora poco. E che con la sua morte Cuba sarebbe cambiata, non sarebbe stata più la stessa, quantomeno non quella che noi volevamo vedere, non quella che ci interessa davvero.

Perchè il viaggio di me, Teresa, Paolo, Michele, Ottokin e Michela non sarà di quelli in villaggio turistico o mega resort di lusso... no, sarà un percorso decisamente on the road che ci porterà dall'Havana a Trinidad e ritorno, passando per Cienfuegos e Santa Clara e chissà quale altro posto in cui finiremo per caso o per libera improvvisazione dettata dagli umori o le ispirazioni di quel momento, sarà di vicoli, piazze, strade sterrate e bar, di case, balconi, spiagge e mojitos (non meno di una decina al giorno s'è detto, vero?), di chiacchiere con la gente e musica fino al mattino...

Oh, insomma... sono le 2 di notte e scrivo emozionato per questa partenza che arriverà tra poche ore.
Va da sè che fino al 16 febbraio non troverete nuovi aggiornamenti sul mio blog, ma accidenti quando torno avrò così tanto da dire e talmente tanto materiale fotografico da postare che, beh... a presto!!! :) :) :)

C'è, tra le nuvole di un sigaro / la voce di uno zingaro / che un giorno di gennaio gridò... / C'è, o almeno credo ci sia stato / un fedelissimo soldato / che per sempre quella voce cercò... / e che diceva / "Venceremos adelante
o victoria o muerte"...

sabato 3 febbraio 2007

N.o.b.i.l.i.t.a.t.e.


Io non ho parole.
E' inutile, proprio non ce la faccio.
E' inutile che i miei stessi amici - quelli che vanno in curva nord (ma vale per tutti) - continuino da anni a parlarmi di "nobiltà Ultras", citandomi libri lungometraggi o liberi pensatori che parlano con cognizione di causa di questa appartenenza sociale, perchè comunque non ce la faccio, non riesco davvero a capire cosa ci sia di NOBILE in tutto questo... non è fede, non è coscienza politica, quali IDEALI possono esserci dietro a 22 uomini in calzoncini corti che corrono dietro ad un pallone?

E mi domando ancora: credono davvero che proprio quei giocatori che vestono e rappresentano i colori del loro club, abbiano la minima idea di cosa siano quella rabbia, quella violenza, quel disagio (chiamateli un po' come volete) quando vivono vite da milionari, ad anni luce dalla strada e dagli spalti di una curva, e nemmeno si sporcherebbero le mani con chiunque di loro?

Possibile che non capiscano una cosa così ovvia?
E allora vale la pena morire per una squadra di calcio?
Vale la pena morire per un ideale che non significa nulla?
E cosa c'è di NOBILE nell'uccidere uno sbirro sfigato?

venerdì 2 febbraio 2007

"Vado al massimo"


Non avevo ancora mai parlato del Massacratore, sul mio blog.
Lo faccio ora, rischiando (quasi) di farmi autogol. Ma confido sull'efficacia di una piccola dose di bonario sarcasmo.
Il pretesto - semmai ce ne fosse bisogno - è il pezzo pubblicato dagli amici (si, amici, altrimenti non li avrei linkati tra i siti a fianco!) di Fumettidicarta.it sui loro BEST OF del 2006, nel nuovo aggiornamento che trovate qui. La "redazione" del sito - anche conosciuta come The Usual Gang Of Idiots - stila una lista dei "migliori fumetti" pubblicati nel 2006, ma tra le varie voci c'è anche il "peggior fumetto" dell'anno, e il Massa n°2, "Pornophilia (cube)", risulta essere considerato tale da 2 elementi su 12 (ma tenete presente che alcuni di loro non hanno espresso questa preferenza, altrimenti potrebbero anche essere stati di più!).
Con grande gioia di Ashburn, suppongo!!! Eh eh eh...

Dunque, la prima considerazione che mi viene in mente è questa: se prendo un paio di recensioni dei mesi scorsi e leggo su 'RUMORE' (storica testata musicale): "... Piccoli affronta un argomento difficile con un personaggio che abitualmente non è certo l'esempio del tatto, ma riesce a farlo delicatamente, suggerendo al lettore certe riflessioni piuttosto che dichiararle esplicitamente, anche quando la violenza che sentiamo avvicinarsi è inevitabile"... o ancora su 'DUEL' (storica testata cinematografica): "... amaro e tagliente come sempre, anche lì dove lo sviluppo narrativo di una storia del genere avrebbe necessitato di maggiore respiro"... beh, allora ho l'ennesima conferma - come già durante tutti gli anni '90 - che i miei fumetti da sempre riscuotono maggiore consenso negli ambienti ESTERNI al fumetto stesso, e questo fatto è quantomeno curioso.
Non ne sto parlando come un bene o come un male, sia chiaro, ma forse - forse! - la sua percezione esterna al "nostro" mondo editoriale è DIVERSA, nel senso che non è mediata da disquisizioni tecniche sul tratto, la colorazione, la sceneggiatura, etc. etc... ma direttamente dalle sue suggestioni, da ciò che NON E' esteticamente detto nei disegni o nei testi, ma da un qualcosa che suo malgrado TRASMETTE tra le righe (a chi vuole ascoltare, beninteso)... non saprei... ma ritengo sia questo uno dei motivi di quella sua trasversalità a cui mi riferisco spesso.

In seconda battuta (ma qui voglio essere più scherzoso), se prendo a campione da Comicus.it la checklist delle uscite mensili di "Mega" ne conto più di 300 al mese, come dire più di 3.600 uscite annuali tra edicola e fumetterie... e allora essere considerato il "peggior fumetto" dell'anno in un numero così spaventosamente elevato di pubblicazioni è qualcosa che già di per sè mi fa sentire SPECIALE... si, un po' come Vasco ultimo in classifica a Sanremo '82 con "Vado al massimo"... yeah!!! ;)

sabato 27 gennaio 2007

Lavoro/tempo/denaro.


Una bella equazione, non c'è che dire.
Qualche mese fa, nel mio ultimo periodo in ONYX, a pranzo con una mia collega che chiameremo Silvia X seduti ad una tavola calda di Fiano Romano, parlavamo - nemmeno ricordo perchè - di lavoro, di esperienza professionale e di denaro relazionandoli tra loro. Il mio contratto da "consulente esterno" mi faceva guadagnare un bel po' più di lei, ma di fatto in quel momento la sua qualifica era da "grafica" mentre la mia da "art director" dell'azienda. Quindi va da sè che il RUOLO che si ricopre determina il volume economico del proprio ingaggio.

Dopodichè lei prese ad esempio un nostro altro collega che chiameremo Raimondo X: anche Raimondo - come me - risultava essere "consulente esterno", e il suo ruolo era addirittura più importante del mio, nel senso che lui è uno stilista di grande esperienza, e in quel momento aveva in mano TUTTA la creatività, la direzione e la supervisione delle diverse linee, sia le collezioni stagionali che il pronto moda. Tenendo conto che la ONYX è prima di tutto un'azienda di abbigliamento, è logico che il lavoro degli stilisti sia - oltre che fondamentale - primario rispetto a quello dei grafici, addirittura a quello di chi si occupa di comunicazione e pubblicità... che nell'abbigliamento vengono sempre DOPO il prodotto. Chiaro.

Insomma: ad ogni modo Silvia (forse con un po' d'invidia di fondo?) mi faceva notare che Raimondo guadagnava più di me, anche essendo arrivato dopo.
Detta così non potevo darle torto: da un punto di vista assoluto, io prendevo tipo 2.000 euro al mese (è solo una cifra presa ad esempio, perchè credetemi erano di più) e Raimondo 3.000 al mese (credetemi, erano di più anche i suoi!). Ma diciamo che il rapporto tra me e lui poteva essere questo, OK?

Bene. Questo - ripeto - in senso assoluto. Di puro e semplice fatturato.
Io però, nel risponderle, le facevo notare una cosa (che probabilmente alla fine l'ha fatta anche "rosicare" di più!!!).
Raimondo lavorava in quell'ufficio tutti i santi giorni dalla mattina alla sera, dalla nove del mattino alle sette/otto di sera. Diciamo indicativamente 22 giorni lavorativi al mese per nove/dieci ore ciascuno.
Io invece andavo in ufficio un giorno si e uno no, arrivando con tutta calma verso le 11 e mezza, staccando più o meno quando staccavano loro, che bisognava comunque chiudere tutto, mettere gli allarmi, etc. etc. In pratica, a sommi capi, ero fisicamente in ONYX tipo 11 giorni al mese, lavorando circa 7 ore al giorno.
Ora, messa così: in realtà... chi guadagnava di più dei due?

Poco tempo dopo ho lasciato la ONYX. Ma il mio "andazzo" (inteso come modo di lavorare) è rimasto lo stesso. Solo che lo faccio per altri.
Ho comunque lasciato un posto (ed un RUOLO, soprattutto) da quasi 60mila euro annui che - alla faccia di chi scrive cose come "il Piccoli sputa nel piatto in cui mangia, ma non è disposto a fare la dieta" (sul forum di Comicus, dove poi in seguito affrontavo lo stesso concetto) - vorrei proprio vedere chi avrebbe il fegato di lasciare, se penso a certi "colleghi" fumettari che come trovano un posto da "redattore interno" in una casa editrice guai a scollarli da quella poltroncina, dal loro "lavoro fisso" con lo stipendio sicuro a fine mese!!!

Ma tornando a bomba, proprio di cose analoghe scrivevo un giorno (in tono scherzoso) sull'ex forum dell'amico Rrobe:
"Parliamo di progetti? Uhm... il MIO progetto: vivere il più sereno possibile, viaggiare in lungo e in largo su questo mondo per vederne il più possibile, godere di ogni mia passione, avere un sacco di tempo libero per me"...
"Per attuare il mio progetto possono essere fumetti, può essere grafica, possono essere articoli... non mi importa, davvero... so fare un sacco di cose... nemmeno conta se le faccia bene o male, troverò sempre qualcuno disposto a pagarmi per come le so fare... quindi l'importante è farmi pagare il più possibile per il minor lavoro possibile, sennò non avrei il "tempo libero", no? Il punto è che "il mio progetto" NON è il lavoro. Cazzo, sarebbe tristissimo"...


E in effetti - anche se so bene che potrebbe risultare FASTIDIOSO sentire cose come queste, a taluni - faccio forse male a dedicare una decina di giorni al massimo al "lavoro" fatturandolo il più possibile? E faccio male a tenermi il resto del MIO mese per cazzeggiare, per andare a zonzo, disegnare le mie cose, viaggiare, stare con gli amici, dedicarmi alle mie fisse tipo un botto di film, giornali, libri o fumetti che siano?
In fin dei conti, ho sempre sostenuto (facendo SCELTE sempre indirizzate a questo fine, anche rischiose) che non conta quanto si guadagna o addirittura quanto "si potrebbe guadagnare" con quelle stesse cifre moltiplicate per tutti i giorni lavorativi del mese... no... è la QUALITA' della nostra vita che conta.
E per quanto mi riguarda, sceglierò sempre lei per prima.

lunedì 22 gennaio 2007

Brian Wood & Becky Cloonan: "Demo" (Double Shot/Bottero Edizioni).


Marie fugge via da casa e dalle pillole, trattenendo un potere devastante più forte di lei. Emmy è meglio che taccia, perchè ogni sua parola può rivelarsi fatale per chi la ascolta. Samantha e Sean, fratellastri, non muoiono mai. James è forte, inarrestabile, ma ha cattive compagnie che vogliono solo servirsi della sua capacità. Kate può mostrarsi con l'aspetto che vuole, temendo però di apparire come è realmente. Ken deve controllare il suo odio, altrimenti rischia di trasformarlo fisicamente in morte. John è un soldato con una mira troppo perfetta, ma si trova a combattere un guerra che non ha scelto. Jess si è sucidata, ma vive ancora un giorno attraverso un nastro megnetico, perchè Nick ne ha bisogno. Angie e Gabe si lasciano, amandosi ancora. Thomas crede nelle parole di una ragazza sconosciuta, crede in un dono che nasconde solo menzogne. Bradley, Jill e Jace hanno firmato un patto che verrà tradito da due di essi, per crescere. Due ragazzi senza nome si amano nella loro ultima notte insieme, poeticamente, e si ameranno per sempre.

"Demo" è tutto questo e anche di più. E' un gioiello.
Brian Wood - lo stesso del "DMZ" disegnato dal "nostro" Riccardo Burchielli (che le leggende dicono essere stato il vero gancio con lo stesso Wood per questa edizione italiana) - scrive dodici episodi autoconclusivi, dodici storie delicate, amare e taglienti. Tristi, ma allo stesso tempo molto romantiche.
Partendo dall'idea di scrivere storie di "adolescenti con superpoteri" (per la Marvel?), amplia e oltrepassa questo stesso concetto, adottando un stile narrativo a più livelli, attraverso l'uso di un'introspezione difficilmente codificabile per una major, giocando abilmente con personaggi e testi, per SUGGERIRE i loro poteri, senza mostrarli mai. Capitolo dopo capitolo, è evidente che si libera anche della necessità di legarsi ai singoli poteri, e la prosa diventa sempre più astratta, fino a diventare vera e propria poesia - nel finale - con "Mon dernier joùr avèc toi".

Dal canto suo, Becky Cloonan (da poco anche lei in scuderia Vertigo, con la serie "American Virgin" su testi di Steven T. Seagle) illustra in maniera impeccabile ogni singola situazione, adattando il suo segno alle specifiche caratteristiche dei protagonisti, delle atmosfere o delle semplici suggestioni: il suo disegno - in base ai capitoli - spazia dal bianco/nero un po' sporco tipico dell'underground statunitense (arrivando anche all'esplicito uso delle fotocopie per rendere una New York notturna illuminata da locali e insegne pubblicitarie al neon) al manga più sfacciato, con abbondante uso di retini e occhioni sgranati!

Davvero grandi complimenti a Lorenzo Corti e Alessio D'Uva - titolari della Double Shot (che risulta come costola della Bottero Edizioni) - sia per la scelta acuta di questo titolo che per l'OTTIMA edizione italiana, tanto in in termini di traduzione e lettering quanto in quelli di cura editoriale e qualità di stampa.

venerdì 19 gennaio 2007

Pensieri notturni...


Io rimango un po’ perplesso.
Leggo, poi ci penso, e rimango un po’ perplesso.
In effetti mi capita spesso di rimanere un po’ perplesso.

Negli ultimi giorni - in questo caso – mi è capitato di leggere delle cose scritte da due persone che stimo molto (e a cui voglio anche bene, su) ma che mi hanno fatto riflettere parecchio. In maniera strana, non lo nego.
Non si tratta di semplice “destra” o “sinistra”, non si tratta insomma di veri e propri schieramenti, direi più che altro di sensazioni.

Uno dei due scrive: “Sono un fascista zen… non ci posso fare un cazzo, ho solo ho potuto prenderne atto... fatelo anche voi.
Un giorno guardando i filosofi che preferisco, i miei scrittori e registi preferiti e i fumettari anche, ho capito una cosa che è il dolore di mia madre: non sono di sinistra”…

E l’altro, dal canto suo: “Le elezioni e poi tutto il resto mi hanno portato a diventare in breve tempo dirigente di Partito… ho anche fatto la tessera dei Democratici di Sinistra, sono nella Segreteria e nel principale gruppo di maggioranza del partito di maggioranza del mio Comune. Ho potere decisionale”…

Ora, io posso anche capire tutti. E tutti i loro motivi.
Eppure c’è qualcosa che non mi convince nelle parole di entrambi.
Io praticamente da sempre, sin da pischello – dalla rappresentanza d’istituto al liceo artistico, al movimento studentesco all’Accademia di Belle Arti, fino alla frequentazione attiva dei centri sociali (in primis il C.S.O.A. Ricomincio Dal Faro, al Trullo) – ho sempre avuto molto chiara la mia appartenenza politica, e quasi sempre i miei fumetti hanno rispecchiato piuttosto fedelmente – ed esplicitamente - le mie ideologie. Ma ne ho sempre fatto una questione di VALORI, qualcosa di decisamente più “umanistico” che partitico.

Se essere “di sinistra” significa credere in cose come l’equità e la solidarietà (ma anche l’onestà?), allora si: sono di sinistra. Ma allora esattamente come potrei sostenere di essere cristiano, dato che Cristo professava gli stessi valori.
Valori che, per inciso, oggi come oggi – nel nostra attuale società – trovo molto riduttivo riassumere con termini come “assistenzialismo”, perché parlo di DIRITTO, di qualcosa che dovrebbe semplicemente essere alla base di uno stato CIVILE che dichiara di essere tale, e cioè diritto all’istruzione, alla sanità e all’anzianità, ma anche diritto alla casa e al lavoro. Valori di pura e semplice umanità.
Non solo: valori che andrebbero affermati nel quotidiano con le nostre SCELTE, in qualsiasi campo (nella famiglia, nella scuola, nel lavoro, nel condominio, etc.); valori che non dovrebbero essere affermati solo da chi ci governa e ci amministra, da chi prende le decisioni, da chi vara le leggi, da chi stabilisce regole statuti o finanziarie, cioè da camere consigli regioni province comuni e municipi. Ma da noi stessi, con le nostre singole scelte, nella correttezza etica e morale della nostra professione, nel rispetto della legalità, nel tempo e nello spazio che diamo agli altri, nell’abnegazione per un bene comune. Tutti i giorni, anche nelle cose più piccole.
Allora questo si che sarebbe schierarsi.
Ogni singola scelta diviene anche una singola azione politica.

Non ho quindi bisogno di una “tessera” per credere in questi valori, perché nella stragrande maggioranza dei casi le persone al cui Partito dovrei aderire NON CREDONO in questi miei stessi valori, non li rappresentano.
Probabilmente li hanno persi per strada, li hanno dimenticati.
Non sei più in grado di rappresentare una persona che guadagna 1.200 euro al mese se tu ne guadagni 17.000 + rimborsi spese: l’hai dimenticata, non puoi più capire la sua vita, ti sei distaccato piano piano dalla realtà, senza nemmeno accorgertene!

Giocoforza, ogni quattro anni mi sforzo per dar loro il mio voto, ma semplicemente come scelta che un tempo avrei definito “antifascista” (oggi no, perché il pericolo è molto più subdolo, è mediatico); di certo – detto questo - dentro mi rimangono comunque delle pulsioni faziose, assai chiare, e comunque sia non riuscirei MAI a mettere nella stessa frase il mio nome con la parola fascista (anche se stilisticamente l’ho appena fatto), nemmeno con accezioni “zen”… ma d’altro canto che il primo dei due fosse un po’ fascio l’ho sempre saputo, perché io nemmeno per denaro avrei disegnato le avventure a fumetti della mascotte della Fiamma Tricolore!!! ;)

Scherzi a parte, credo che il concetto di antifascismo mi sia stato insegnato innanzi tutto dalla famiglia, poi dalla mia formazione giovanile che - anno dopo anno, con passione – si è trasformata in consapevolezza e limpido retaggio culturale. Anche grazie all’esperienza del centro sociale, è ovvio.
È per questo che mi hanno sempre infastidito i giudizi (leggi: i pregiudizi) dati ai centri sociali e al loro modello, spesso basati solo sugli atteggiamenti di chi li frequenta, sui loro (discutibili) modi di fare e di porsi… ma comunque dati da qualcuno che in realtà non li ha mai vissuti da dentro – se non per assistere a qualche concerto – vuoi per inadeguatezza, vuoi per imbarazzo, vuoi per disagio.
Giudizi dati solo perché “a pelle” quei ragazzi sono DIVERSI da te. Non guardano i telefilm che guardi tu. Non leggono i libri che leggi tu. Non amano i film, la musica, i videogames o i fumetti che ami tu. E magari – incrociandoli – ti senti giudicato con lo stesso parametro con cui tu stai giudicando loro, ma è un viaggio solo tuo.
Chissà, magari tanta incomprensione nasce solo da cose tutto sommato “piccole” come queste. Chissà.
Ma rimane il fatto che i miei scrittori, registi e fumettari preferiti SONO di sinistra, guarda un po’… strano, eh?

Però – accidenti - non volevo uscire dal seminato.
Ho bisogno di continuare a riflettere su queste mie perplessità.
Ognuno di noi è libero di credere negli ideali che vuole, e di intraprendere la strada che preferisce (coerentemente ai propri ideali) facendo le scelte che più riterrà necessario per il loro raggiungimento.
Può anche darsi che le convinzioni dell’uno o dell’altro, alla luce dei fatti, si dimostrino migliori delle mie, siano – che so? - più pure, o addirittura più concrete. Magari su ‘sta cosa ci torneremo pure sopra.
Nel frattempo basta che l’altro la smetta di ripetermi “ho potere decisionale”!!!

mercoledì 17 gennaio 2007

about "Scarface" part II - la Universal risponde


Ehi raga, mi è arrivata la risposta su "Scarface" da Studio Universal!!!
Copio e incollo la loro mail:

• "Caro Stefano, grazie per la tua segnalazione che non è stata l'unica. Per dovere di correttezza ti diciamo come è andata.
In passato avevamo una versione del film con i giusti doppiatori ma mancante di alcune scene (quindi non versione integrale). Abbiamo fatto richiesta alla Universal negli USA della versione integrale e ci è arrivata quella mandata in onda, cioè doppiata negli Stati Uniti probabilmente per il mercato americano. Ci riteniamo ovviamente responsabili della messa in onda di questa versione ma speriamo di risolvere il problema grazie ad una nuova versione senza tagli e con il doppiaggio originale di Amendola & Co. che utilizzeremo già per la replica di giovedì sera in seconda serata. Speriamo di riuscire a farci perdonare dal nostro pubblico al quale non abbiamo mai nascosto i nostri errori. Grazie e a presto!
Un saluto da Studio Universal. La TV del cinema da chi fa cinema".


Insomma, non ci ero andato molto lontano quando ho scritto che sembrava "una versione per un pubblico italo-americano", no?
Beh, quantomeno mi sono tolto 'sto dubbio amletico. E continuo - sorridente - a pensare che scrivere alla gente (in modo educato, beninteso) da' sempre dei risultai... perchè io sono uno di quelli che scrive sempre a tutti...
ma magari ne riparliamo presto...

martedì 16 gennaio 2007

Dj Shadow: "The Outsider" (Universal).


A 5 anni di distanza dal suo precedente album, torna l'Ombra con il suo terzo lavoro in studio. Si, SOLO il terzo.
Forse un po' preoccupato per la tiepida accoglienza dello scorso "The Private Press" (e certamente ancora vittima di se stesso e del peso del memorabile esordio del suo "Endtroducing"*** del 1996) Josh Davis sforna un disco pieno di rap, là dove fino ad ora aveva lasciato spazio al suono puro. Sia chiaro: non c'è solo rap in "The Ousider", c'è tanto altro, ma resta il fatto che rispetto ai precedenti album si è assaliti da un mare di rime!!! In un momento in cui negli Usa sembra il solo modo per vendere, prendiamo comunque atto che Shadow lo fa alla sua maniera, evitando la banalità di featuring modaioli come 50 Cent, Jay-Z o Eminem, ma chiamando intorno a sè gli amici/mc's della Bay Area o leoni della vecchia scuola come Q-Tip (A Tribe Called Quest). Questo tanto per mettere a tacere chi ancora non lo ritiene un vero artista hip hop.
*** Da notare che la Universal ha da poco ripubblicato "Endtroducing" nella sua collana DeLuxe Edition, solitamente riservata alla ristampa di album fondamentali di leggende come Marvin Gaye o Bob Marley.

Ed in effetti Shadow è hip hop e oltre. Dopo la potente intro, "This Time" ci scaraventa giù in strada con Foxy Brown e Shaft, con un pezzo soul molto seventies' che sembra uscito dalla colonna sonora di un film blaxploitation, anche se con con gli archi della London Session Orchestra! "Superfly" rules again!!!
Dalla seconda alla decima traccia è tutto rap, pezzo dopo pezzo, una cascata di liriche che incalzano una dopo l'altra (con le voci di Keak Da Sneak, Turf Talk, Nump, David Banner, Phonte Coleman) salvo che per l'interludio di "Broken Levee Blues", con una netta decelerazione blueseggiante, in un suggestivo brano strumentale di sola chitarra elettrica (che suggerisce la decadenza post-catastrofe di New Orleans) e subito a ruota con l'improvvisa accelerazione delle batterie impazzite di "Artifact".

Ma è dall'undicesima traccia che ritroviamo il Dj Shadow cupo e a suo modo psichedelico, quello che campiona tutto il campionabile, quello che sperimenta e a volte esagera (come con i suoni tra il medioevale e l'orientaleggiante in "Triplicate/Something Happened That Day"), quello dai beats sporchi e metallici, delle atmosfere inquietanti, a tratti persino duro da digerire.
Nella ricerca perfetta della forma-canzone (anche se - attenzione! - sempre con metodo produttivo da dj hip hop: piatti & campionatore) coinvolge Chris James dei Coldplay in ben due pezzi - "Erase you" e la bella e insolitamente solare "You made it" - a anche la splendida voce di Christina Carter nella malinconica/claustrofobica "What have I done".

Chiude un altra bella dose di rap: "Enuff" è un gran bel pezzo party ideale per i breakers, molto old school sia nelle batterie che nella metrica degli mc's, non a caso Q-Tip e Lateef The Truth Speaker, già con Shadow nel progetto Quannum, nella Solesides Crew e in molte cose dei Blackalicious. La traccia finale è un remix di "3 Freaks".

Le ruote d'acciaio per Shadow sono uno strumento: "The Ousider" è ricco, eclettico, estremamente musicale, sempre spiazzante.
Anche se - ahimè! - sono lontani i tempi di "Midnight in a perfect world"...

lunedì 15 gennaio 2007

• 5 cose che non sapete di me


Ricevo anche io (subisco?) la catena da Rrobe Recchioni, quella che sta imperversando in questi giorni su quasi tutti i blog che conosco. Ma sarà per il fatto che non sono ancora un blogger navigato, è Ottokin che mi "spiega" come funziona 'sta cosa, perchè io come sempre non ci avevo capito una sega!!!

01. Sulla musica
OK, ora mi sputtano! Troppo facile parlare della mia amatissima black music, perchè tanto dire di amare Marvin Gaye o Lauryn Hill (per dirne due a caso) fa comunque molto cool. E allora entriamo nel più delicato territorio della musica nostrana, ma anche qui - se prendessimo due esempi della vecchia e della nuova generazione - potrei uscirne a testa alta spiattellando Ivano Fossati e Daniele Silvestri.
Invece facciamoci del male: mi piacciono Ron e Niccolò Fabi, ecco.
E ho anche i loro dischi.
E sono anche andato ai loro concerti.
E mi sono anche piaciuti.
Ecco. Tiè.

02. Sul cinema (italiano)
Sputtanamento capitolo due?
In anni in cui tutti rivalutano alla grande la commedia scollacciata con Bombolo, Lino Banfi, Edwige Fenech e Barbara Bouchet (chiamandolo trash per farlo diventare cult, anche nel caso dei vari "Pierino" di Alvaro Vitali!) o i poliziotteschi da Thomas Milian a Maurizio Merli, o addirittura i "Sapore di sale" e i primi capitoli di "Vacanze di Natale" (quelli con Jerry Calà e Karina Huff, oltre che De Sica e Boldi)... io porto nel cuore un solo grande film che mi EMOZIONO' allora e che - se ridanno in TV - guardo tuttora, ed è "Amarsi un po'" di Claudio Vanzina (1984) con Claudio Amendola e Tahnee Welch (figlia della già super-sexy Raquel)... si, quello con Mauro Coccia meccanico che nella scena finale del film corre a Parigi dalla sua principessa che sta per sposarsi con un nobile del cazzo e fa l'incidente con la macchina... e, beh... ehm...
La prima volta che lo vidi - ebbene si - quel pezzetto di cuore si sciolse tutto per Tahnee!!!

03. Sui fumetti
Ho due librerie in casa. Una più piccola in soggiorno con i CAPOLAVORI ed un'altra parecchio più grande in studio con tutto il resto (le collezioni, i seriali, etc.); quella in soggiorno tra le altre cose conta tutto ciò che sia stato tradotto in italiano di Neil Gaiman, quindi anche tutto ciò che ha fatto con Dave McKean, che adoro.
Dunque ho anche tutto McKean, compresi i cinque volumi di "Cages" (quelli pubblicati da Macchia Nera).
Sono lì, belli esposti. Ma non li ho mai letti.
Ho sempre detestato chi espone cose che non ha mai letto, che sembrano stare lì solo per darsi un tono. Quindi lo ammetto con un certo imbarazzo. Non ho ancora letto "Cages". E' grave?

04. Sul lavoro
C'è una cosa che non racconto MAI a nessuno. Eccola qui.
Appena la Magic Press chiuse "BIZ", la rivista hip hop che avevo fondato e diretto, mi prese il "panico da disoccupato" (anche perchè non sapevo che da lì a pochi mesi mi avrebbe assunto la Nexta.com come caporedattore del loro sito musicale). Bene. In questi stupidi momenti di panico si tende a fare cose di cui poi ci si vergogna: io accettai di partecipare ad un corso di formazione per venditori di software aziendale presso la InfoBlue S.r.l. (chissà se esiste ancora?); due settimane di giacca e cravatta, scarpe lucide, barba rasata ogni mattina, presentazioni da IMPARARE A MEMORIA (!!!), strette di mano e sorrisi formali... il mio medioevo, il mio momento più buio...
Il lunedi della terza settimana, quello in cui cominciavo l'affiancamento, mi presentai puntuale alle 8:30 di mattina... ma li mandai a 'fanculo e me ne andai. Ero salvo.

05. Sull'amore
Ho amato tre donne nella mia vita.
Non so se siano tante oppure poche. Sono tre.
Senza specificare la loro cronologia, due di esse le ho tradite.
Una di quelle due smanetta parecchio con la rete.
Quindi se dovessi capitare qui, tu che smanetti... perdonami: ti ho tradita!!!

Ora, in conclusione, dovrei proseguire la catena, ma quei (pochi) amici/blogger che conosco sono già stati coinvolti tutti. Quindi non so a chi mandarla, se non a Irene, l'unica fuori dal giro. Già questo dovrebbe bastare a non interromperla, perchè magari lei ce li ha altri cinque a cui mandarla...

domenica 14 gennaio 2007

about "Scarface"


Venerdi sera scorso, a casetta da solo, piuttosto che uscire (per andare dove?), decido di sbragarmi sul divano per 2 ore e 55 minuti e vedermi - per l'ennesima volta - quel capolavoro che è "Scarface" di Brian De Palma, che Studio Universal trasmetteva su SKY alle 21:00... tutto d'un fiato, senza pubblicità, dato che nemmeno ho il dvd di questo film!

E fino a qui nulla di strano, direte voi.

Come comincia il film, nonostante siano parecchi anni che non lo rivedevo, mi accorgo che c'è qualcosa che non va: le voci. Innanzi tutto Al Pacino a.k.a. Tony Montana NON è doppiato da Ferruccio Amendola, ma dalla voce di qualcun altro! Eppure - mi dico tra me e me - ero sicuro fosse Amendola anche in questo film, mah...
Già di per sè 'sta cosa potremme scoraggiarmi a vedere il seguito, ma resto "intrippato" da queste voci improbabili... anzi, direi "imbarazzanti" (anche quella di Michelle Pfiffer, che sembra parlare in italiano a fatica)... ma che cazzo di versione sta trasmettendo Studio Universal?!?
Tutto il film, e OGNI personaggio, sembrano avere voci di doppiatori non professionisti, addirittura nemmeno italiani, come fosse una versione per un pubblico italo-americano, con una lingua che sembra un mix tra la cadenza meridionale e lo slang... non so come altro spiegarlo!!!
Una cosa assurda, vi assicuro. Una cosa mai vista prima!

Ora, aldilà della totale caduta di qualità che giocoforza subisce una pellicola doppiata in questo modo, scatta subito in me anche una certa CURIOSITA'... ma qualcuno sa spiegarmi COS'E' questa versione, QUANDO è stata fatta, CHI l'ha fatta e PERCHE' è stata fatta... insomma: da dove arriva?!?
E perchè Studio Universal la trasmette?

Se qualcuno lì fuori ne sa qualcosa e magari ha anche la gentilezza di darmi delucidazioni al riguardo... beh, gliene sarei molto grato. Io nel frattempo ho scritto a quelli di Studio Universal rivolgendo loro le stesse domande, quindi in caso dovessero rispondermi condividerò con voi le informazioni che mi daranno.
Stay tuned...

venerdì 12 gennaio 2007

Lo Scudo


Minchia, Vic Mackey è tornato!!!
Da stasera, ogni giovedi su Italia 1 alle 22:55.
La quinta serie (inedita), finalmente.
E stavolta ha Forest Whitaker che gli sta col fiato sul collo!
Ma di "The Shield" ne riparleremo a breve.
(per ora sono solo esaltato)...

mercoledì 10 gennaio 2007

Ustica: 27 anni


Che schifo...
CHE VERGOGNA...

Aspettando il prossimo Natale...


Non sono e non sono mai stato un Mac-maniaco come il mio Apple-guru (che poi sarebbe il Maestro Ottokin) nè tantomeno un Mac-esibizionista come quell'altro là... ma nel mio piccolo lavoro con la mela dal '98 (se consideriamo anche l'impaginazione di Katzyvari, allora dal '91) e comunque amo questo sistema operativo e in generale tutti i prodotti che sforna, iPod compreso.
Di certo - dopo ieri (giornata del keynote di Steve Jobs) - so già COSA VOGLIO che mi porti Babbo Natale... anche se - ahimè! - siamo solo a gennaio!!!

La Apple dice che l'iPhone arriverà in Europa a fine anno. Che dire? Aspetteremo. Si sopravvive lo stesso, no? Se poi Babbo Natale questo bell'oggettino me lo facesse portare da una sua COLLABORATRICE sul modello dell'Anita Dark lì sopra... beh, non credo che qui nessuno - moglie compresa - le rifiuterebbe la gentilezza di farla accomodare in casa...

martedì 9 gennaio 2007

Ricomincio da 100


Leggevo recentemente da qualche parte (penso sul blog di Rrobe) che Julia, il mensile Bonelli di Giancarlo Berardi, ha avuto la capacità di oltrepassare il solito target medio dei lettori di fumetti raggiungendo nuove categorie solitamente non "abituali" al genere (tipo studenti di psicologia e/o criminologia, pubblico femminile, etc.).
Ora di certo io non sono un grande esperto di fumetto "popolare" e non sono mai riuscito a focalizzare quali siano effettivamente i "target" a cui si possa realmente mirare con esso (c'è gente che sceglie la propria facoltà sull'ondata di serial come C.S.I. o Crossing Jordan, tanto per dire), ma personalmente - nonostante sia stato un fedele lettore del grande Ken Parker di Berardi - a me Julia mi fa davvero due palle!!!

Da pischello ho letto per un po' Dylan Dog, poi sono passato per qualche anno a Nathan Never, poi ho smesso di leggere pure quello. In effetti oggi come oggi non leggo più nemmeno un fumetto Bonelli o del medesimo formato editoriale, quelli che chiamano "bonellidi" (anche se per amicizia dovrei dire che seguo sempre con calore John Doe!!!). Che devo dire? Mi annoiano.
C'è un mio caro amico che compra Julia tutti i mesi. Io ci ho provato diverse volte (magari quando ne trovavo una copia in bagno, quando hai davvero bisogno di leggere, avete presente no?), ma cazzo arrivo a malapena a pagina 16 e già mi sono fatto due coglioni così!!!
Mi capita con TUTTI i bonelli/bonellidi, ma Julia è peggio!!!

Eppure pare che venda bene.
Eppure è appena arrivata al numero 100, tutta bella colorata.
Come al solito non ci ho mai capito una sega!
Ma per quanto mi riguarda, se devo spendere parte dei miei soldi e del mio tempo a comprare/leggere fumetti... beh, magari preferisco comprarmi e leggere un volume di Fables, che 96 pagine riesce ad usarle per 4 avvincenti episodi uno dietro l'altro, invece che per un'unica pallosissima storia!