
Io rimango un po’ perplesso.
Leggo, poi ci penso, e rimango un po’ perplesso.
In effetti mi capita spesso di rimanere un po’ perplesso.
Negli ultimi giorni - in questo caso – mi è capitato di leggere delle cose scritte da due persone che stimo molto (e a cui voglio anche bene, su) ma che mi hanno fatto riflettere parecchio. In maniera strana, non lo nego.
Non si tratta di semplice “destra” o “sinistra”, non si tratta insomma di veri e propri schieramenti, direi più che altro di sensazioni.
Uno dei due scrive:
“Sono un fascista zen… non ci posso fare un cazzo, ho solo ho potuto prenderne atto... fatelo anche voi.
Un giorno guardando i filosofi che preferisco, i miei scrittori e registi preferiti e i fumettari anche, ho capito una cosa che è il dolore di mia madre: non sono di sinistra”…E l’altro, dal canto suo:
“Le elezioni e poi tutto il resto mi hanno portato a diventare in breve tempo dirigente di Partito… ho anche fatto la tessera dei Democratici di Sinistra, sono nella Segreteria e nel principale gruppo di maggioranza del partito di maggioranza del mio Comune. Ho potere decisionale”…Ora, io posso anche capire tutti. E tutti i loro motivi.
Eppure c’è qualcosa che non mi convince nelle parole di entrambi.
Io praticamente da sempre, sin da pischello – dalla rappresentanza d’istituto al liceo artistico, al movimento studentesco all’Accademia di Belle Arti, fino alla frequentazione attiva dei centri sociali (in primis il C.S.O.A. Ricomincio Dal Faro, al Trullo) – ho sempre avuto molto chiara la mia appartenenza politica, e quasi sempre i miei fumetti hanno rispecchiato piuttosto fedelmente – ed esplicitamente - le mie ideologie. Ma ne ho sempre fatto una questione di VALORI, qualcosa di decisamente più “umanistico” che partitico.
Se essere “di sinistra” significa credere in cose come l’equità e la solidarietà (ma anche l’onestà?), allora si: sono di sinistra. Ma allora esattamente come potrei sostenere di essere cristiano, dato che Cristo professava gli stessi valori.
Valori che, per inciso, oggi come oggi – nel nostra attuale società – trovo molto riduttivo riassumere con termini come “assistenzialismo”, perché parlo di DIRITTO, di qualcosa che dovrebbe semplicemente essere alla base di uno stato CIVILE che dichiara di essere tale, e cioè diritto all’istruzione, alla sanità e all’anzianità, ma anche diritto alla casa e al lavoro. Valori di pura e semplice umanità.
Non solo: valori che andrebbero affermati nel quotidiano con le nostre SCELTE, in qualsiasi campo (nella famiglia, nella scuola, nel lavoro, nel condominio, etc.); valori che non dovrebbero essere affermati solo da chi ci governa e ci amministra, da chi prende le decisioni, da chi vara le leggi, da chi stabilisce regole statuti o finanziarie, cioè da camere consigli regioni province comuni e municipi. Ma da noi stessi, con le nostre singole scelte, nella correttezza etica e morale della nostra professione, nel rispetto della legalità, nel tempo e nello spazio che diamo agli altri, nell’abnegazione per un bene comune. Tutti i giorni, anche nelle cose più piccole.
Allora questo si che sarebbe schierarsi.
Ogni singola scelta diviene anche una singola azione politica.
Non ho quindi bisogno di una “tessera” per credere in questi valori, perché nella stragrande maggioranza dei casi le persone al cui Partito dovrei aderire NON CREDONO in questi miei stessi valori, non li rappresentano.
Probabilmente li hanno persi per strada, li hanno dimenticati.
Non sei più in grado di rappresentare una persona che guadagna 1.200 euro al mese se tu ne guadagni 17.000 + rimborsi spese: l’hai dimenticata, non puoi più capire la sua vita, ti sei distaccato piano piano dalla realtà, senza nemmeno accorgertene!
Giocoforza, ogni quattro anni mi sforzo per dar loro il mio voto, ma semplicemente come scelta che un tempo avrei definito “antifascista” (oggi no, perché il pericolo è molto più subdolo, è mediatico); di certo – detto questo - dentro mi rimangono comunque delle pulsioni faziose, assai chiare, e comunque sia non riuscirei MAI a mettere nella stessa frase il mio nome con la parola fascista (anche se stilisticamente l’ho appena fatto), nemmeno con accezioni “zen”… ma d’altro canto che il primo dei due fosse un po’ fascio l’ho sempre saputo, perché io nemmeno per denaro avrei disegnato le avventure a fumetti della mascotte della Fiamma Tricolore!!! ;)
Scherzi a parte, credo che il concetto di antifascismo mi sia stato insegnato innanzi tutto dalla famiglia, poi dalla mia formazione giovanile che - anno dopo anno, con passione – si è trasformata in consapevolezza e limpido retaggio culturale. Anche grazie all’esperienza del centro sociale, è ovvio.
È per questo che mi hanno sempre infastidito i giudizi (leggi: i pregiudizi) dati ai centri sociali e al loro modello, spesso basati solo sugli atteggiamenti di chi li frequenta, sui loro (discutibili) modi di fare e di porsi… ma comunque dati da qualcuno che in realtà non li ha mai vissuti da dentro – se non per assistere a qualche concerto – vuoi per inadeguatezza, vuoi per imbarazzo, vuoi per disagio.
Giudizi dati solo perché “a pelle” quei ragazzi sono DIVERSI da te. Non guardano i telefilm che guardi tu. Non leggono i libri che leggi tu. Non amano i film, la musica, i videogames o i fumetti che ami tu. E magari – incrociandoli – ti senti giudicato con lo stesso parametro con cui tu stai giudicando loro, ma è un viaggio solo tuo.
Chissà, magari tanta incomprensione nasce solo da cose tutto sommato “piccole” come queste. Chissà.
Ma rimane il fatto che i miei scrittori, registi e fumettari preferiti SONO di sinistra, guarda un po’… strano, eh?
Però – accidenti - non volevo uscire dal seminato.
Ho bisogno di continuare a riflettere su queste mie perplessità.
Ognuno di noi è libero di credere negli ideali che vuole, e di intraprendere la strada che preferisce (coerentemente ai propri ideali) facendo le scelte che più riterrà necessario per il loro raggiungimento.
Può anche darsi che le convinzioni dell’uno o dell’altro, alla luce dei fatti, si dimostrino migliori delle mie, siano – che so? - più pure, o addirittura più concrete. Magari su ‘sta cosa ci torneremo pure sopra.
Nel frattempo basta che l’altro la smetta di ripetermi
“ho potere decisionale”!!!