giovedì 17 aprile 2008

Eugenio dove sei?

Ma anche Lele...

Sarà l'aria del Terzo Governo Berlusconi, no so. Magari di questo ne riparlo. Delle elezioni, intendo. Con la scomparsa della sinistra radicale dal Parlamento, che - di fatto - è un evento storico. Ma su questo tema preferisco aspettare l'esito delle comunali, con Rutelli e Alemanno al ballottaggio. Comunque sia, con questa strana aria che tira, mi son messo a rimettere in ordine un sacco di cose. Tra cui numeri di telefono e ricordi...

Ecco. Mi accorgo solo adesso che mi manca il numero di Emanuele a.k.a. Lele, il mio compagno si stanza a Carpineto Romano nel '98, quello con cui avevo legato di più tra i cinque obiettori di quell'anno. Mi piacerebbe risentirlo. Quindi caro Lele di Castel Madama, se per caso dovessi capitare da queste parti (tramite la magia dei motori di ricerca, quello che Diego chiama Google O'Thep, credo) fatti sentire, dai!!!
Cazzo, ce l'avrai un computer e un collegamento internet nel 2008, no? Scrivimi due righe all'indirizzo del mio sito (info@liskaprod.it), poi ci scambiamo nuovamente i cellulari (anche se il mio non è MAI cambiato) e poi magari - se va anche a te - ci rivediamo ;)

Che storia. Ripensare a Carpineto.
Nonostante il servizio civile che mi teneva obbligatoriamente lontano da Roma, era l'anno in cui disegnavo "Stella" sui testi del Rrobe per il progetto Napoli Ground Zero dell'Eura. Era l'anno che concludevo la mini di "B-boyz" e cominciavo il primo numero della "quinta genesi" del Massacratore per la Factory. Era l'anno in cui conoscevo Teresa, che qualche volta è pure venuta su a trovarmi, e che in quel momento non avrei mai pensato possibile che - otto anni dopo - avrei sposato!!!

Ecco. Mi torna in mente anche Eugenio, a questo punto (che godrei davvero se capitasse qui anche lui); Eugenio da Santa Maria delle Mole era un ragazzo molto colto e molto acuto. Di un'intelligenza fuori dal comune (che spesso si trasforma in saccenza). Se non ricordo male, gli mancava poco alla laurea in Lettere indirizzo "qualcosa". Amava la poesia. Ne leggeva molte, mi pare ne scrivesse pure. Si, gli piaceva scrivere. Poi - come tutti, d'altronde - aveva anche lui le sue belle cadute di stile, come per esempio SCOPRIRE l'hashish a 28 anni (sfondandosi insieme a quell'altro esaurito di Stefano), un'età nella quale generalmente si esce da certe fisse adolescenziali per lo "sballo" fine a se stesso, di qualsiasi natura esso sia.
Ad ogni modo, non so precisamente quale considerazione avesse lui di me (nel senso che non ci avevo legato come con Lele) ma qualsiasi cosa io dicessi/facessi, lui - guardandomi dall'alto in basso - o NON CI CREDEVA o la CRITICAVA!!!

Pubblicavo su Skorpio? Lui "Seee"... usciva la recensione del primo numero di "B-Boyz" sull'allora "Musica!" di Repubblica? Lui "Si, vabbè, sarà solo un amico tuo con cui avete accordato tutto"... dicevo a tavola che quella settimana a Roma avevo appena fatto una riunione in cui si gettavano le basi per una nuova pubblicazione mensile da edicola che sarebbe partita a fine '98 (che poi sarebbe stato "BIZ") e di cui io avrei curato la direzione? Lui "Si, certo, come no, abbiamo l'anello al naso noi!!!"... si parlava di frequentazioni romane e - tirato in ballo - me ne uscivo con qualche conoscenza nel mondo della musica? Lui "Come se fosse vero, certo"... mi veniva a trovare Teresa? Lui "Non è possibile che ad una ragazza così carina e dolce possa piacere uno come te"... etc. etc...
Ora - anche ripensandoci oggi - io capisco che lui sognava di pubblicare qualcosa e non pubblicava un cazzo, che sognava di scrivere e (sentendosi assai bravo) gli faceva evidentemente rabbia o invidia chiunque altro tenesse una penna in mano, che conosceva al massimo quattro colleghi all'università, che la sua ragazza non era così carina e nemmeno così dolce... ma accidenti - anche ripensandoci oggi - che cazzo gli avevo fatto di male a quello lì?

Dove sei finito Eugenio?
Se ci sei, batti un colpo.
Che magari facciamo un punto della situazione dieci anni dopo, eh?

lunedì 14 aprile 2008

Pecore [insolitopost].


Ieri sono stato al battesimo della figlia di dei nostri amici. Giocoforza la Messa faceva parte del "pacchetto" domenicale. Seduto in una Chiesa quasi sperduta della campagna romana, mi sono ascoltato le Letture, tra le quali questo brano tratto dal Vangelo secondo Giovanni (10, 1-10), che poi dei quattro è anche il più bello:

In quel tempo, Gesù disse: "In verità, in verità vi dico: chi non entra nel recinto delle pecore per la porta, ma vi sale da un'altra parte, è un ladro e un brigante. Chi invece entra per la porta, è il pastore delle pecore. Il guardiano gli apre e le pecore ascoltano la sua voce: egli chiama le sue pecore una per una e le conduce fuori. E quando ha condotto fuori tutte le sue pecore, cammina innanzi a loro, e le pecore lo seguono, perché conoscono la sua voce. Un estraneo invece non lo seguiranno, ma fuggiranno via da lui, perché non conoscono la voce degli estranei". Questa similitudine disse loro Gesù; ma essi non capirono che cosa significava ciò che diceva loro.
Allora Gesù disse loro di nuovo: "In verità, in verità vi dico: io sono la porta delle pecore. Tutti coloro che sono venuti prima di me, sono ladri e briganti; ma le pecore non li hanno ascoltati. Io sono la porta: se uno entra attraverso di me, sarà salvo; entrerà e uscirà e troverà pascolo. Il ladro non viene se non per rubare, uccidere e distruggere; io sono venuto perché abbiano la vita e l'abbiano in abbondanza".


Ora, nonostante io abbia ancora in mente alcuni rudimentali "strumenti" di lettura (riconducibili ad anni di parrocchietta in fase giovanile) e che il sacerdote - straniero! - di quella Chiesa di paese abbia pure fatto un'omelia piuttosto profonda ed interessante... sarei a dir poco CURIOSO di sapere che tipo di percezione possa avere una lettura del genere da parte di gente in totale astinenza cattolica, soprattutto nel contesto di una società che - per ben altri versi - ci vuole "pecore" e di una controcultura (della quale ci sentiamo parte, su) che invece ci fa rifuggire da ogni tipo di omologazione...

Nota: sia chiaro che se a 'sto punto ve ne uscite con un banalissimo bestemmione, il commento - anche se non lo faccio mai - verrà cancellato (senza considerare tra l'altro che su una testata giornalistica è pure perseguibile!!!).

sabato 12 aprile 2008

eX-prof.


M'ero dimenticato di dire che sabato scorso si è conclusa la mia bella esperienza come docente di un "corso di formazione in applicazioni creative" (questa la dicitura esatta scritta sulle fatture emesse) cominciato lo scorso 9 febbraio presso l'agenzia di grafica e comunicazione Sema Communications S.r.l. in quel di via Merulana, qui a Roma (o era per Business Class? o per Volanet?). Uhm, boh... era per alcuni dei dipendenti che ci lavorano dentro, ecco!!!
Ad ogni modo - ora che i giochi son fatti (e non sono più il loro "prof") - volevo solo salutare pubblicamente le mie tre studentesse preferite: ciao Mari, ciao Vale, ciao Manu!!!
BUM ;)

P.S. = Buon voto a tutti. Votate bene.

mercoledì 9 aprile 2008

Singoli.

o de Caparezza Vs. Frankie Hi-Nrg Mc.

C'à stato un tempo, dopo la chiusura di "BIZ - Hip Hop Magazine", quando - con la stessa crew - avevamo appena lanciato BLACKmagazine nel web, che la mia stessa forma di "integralismo" in difesa del VERO (?) rap - intesa come due piatti, un campionatore ed un microfono - mi rendeva decisamente OTTUSO verso tutto ciò che in qualche modo esulava da determinati codici.
Che poi, ad essere DAVVERO onesti, non è nemmeno del tutto vero: spesso eravamo mossi da semplici rapporti di amicizia e/o conoscenza, ci schieravamo con chi ci piaceva, attaccavamo a priori scuole differenti dalla nostra (quella romana, diciamo) o anche ogni produzione che ci sembrasse troppo "commerciale" rispetto ai quattro elementi originali della doppia H (?)... ma pur sempre su criteri assolutamente soggettivi, cioè i nostri.
Quanto entusiasmo, quanta passione, quanti errori.

Nel 2001 intervistai Caparezza che usciva con il suo primo album "?!" per la Extra (una sub-label della Virgin che credo nemmeno esista più). Era il suo "primo" album della sua "seconda" genesi professionale, post-Mikimix per capirci. Per noi, all'epoca, era qualcosa di imperdonabile!!! Quell'intervista, se vi va di leggerla, la trovate ancora on-line QUI (rileggendola, mi sto antipatico da solo!), completa della recensione a quel disco che - dietro ad un'anonima firma Simone E. - altri non era che il Danno del Colle der Fomento. Io ho comunque avuto modo di intervistare nuovamente Caparezza all'uscita del suo scorso album ("Habemus Capa", Virgin 2006) e di ritornare - con lui - su certi miei passi. O meglio: certi miei pregiudizi, proprio quelli che abbiamo quando - per una forma di aggressività preconcetta - nemmeno ascoltiamo chi abbiamo di fronte.
Ad ogni modo, in quegli anni ero invece assolutamente schierato dalla parte di Frankie Hi-Nrg, che - di fatto - doveva ancora produrre un nuovo album dopo il suo capolavoro "La morte dei miracoli" (Bmg, 1997)... nel quale, tra l'altro, sono tutt'oggi orgoglioso di essere presente con il mio nome, impresso per sempre, nero su bianco!!!

Veniamo al poi.
Il caso vuole che nel 2003 uscirono quasi contemporaneamente i nuovi album di Caprezza e Frankie Hi-Nrg, che erano rispettivamente "Verità supposte" (Virgin) ed "Ero un autarchico" (Bmg). Frankie accusò il colpo. Nonostante la sua solita abilità nelle lingua e l'originalità (innegabile) di alcuni pezzi, nel suo disco mancava quel "guizzo creativo" che contraddistingueva i suoi due dischi precedenti (e mancava, probabilmente, anche gente davvero capace nella produzione delle basi). Ne risultava un lavoro appesantito, per certi versi anche oramai fuori dal tempo, che sapeva di "già sentito". Probabilmente un timore che percepiva lui stesso, tenendo conto dei SEI (!) anni che nel frattempo erano trascorsi dall'album precedente e le aspettative che si creano, inevitabilmente, in casi come questo.
• Se ad esempio vi chiedessi quale era il singolo di punta estratto da quell'album, chi di voi se lo ricorda?

Per contro, il disco di Caparezza era fresco, brillante, divertente, ingegnoso... e si rivelò anche un grande successo in termini di vendite e popolarità ("Fuori dal tunnel" divenne un vero tormentone, nonchè sigla dell'altrettanto popolare "Zelig" in tivù).
In un ipotetico scontro tra i due, Caparezza ne usciva vincitore a guanti bassi.

Il caso vuole che anche ora - nel 2008 - escano di nuovo quasi contemporaneamente i nuovi album dei due rappers: "Le dimensioni del mio caos" (Virgin) per Caparezza e "De Primo Maggio" (Sony/Bmg) per Frankie, fresco fresco di Sanremo. Il primo non l'ho ancora ascoltato per intero, il secondo si. E purtroppo - nonostante la costante qualità (alta) con la quale il buon Francesco Di Gesù fa funzionare il suo cervello e le sue metriche - ritrovo quel senso di "appesantimento" da cui non sembra riuscire a sfuggire. Nel rap quanto nei temi. Come fosse un personaggio prigioniero di se stesso, sclerotizzato.
Allora come in un gioco (crudele?) mettiamoli nuovamente uno di fronte all'altro.
E prendiamo i due primi singoli estratti di entrambi.
Per quanto mi riguarda, la "Rivoluzione" di Frankie - pur contando sulla bontà del grande Fabrizio De Andrè (il campione è tratto da "Introduzione", dall'album "Storia di un impiegato) oltre che sulla capacissima tromba di Roy Paci - perde nuovamente il confronto diretto con "Eroe (storia di Luigi delle Bicocche)", una brano che trovo straordinario tanto nel testo quanto nella musica, che nel refrain sembra uscire dalla miglior scena di un film di Sergio Leone quando Morricone è al suo fianco (vi dirò con esattezza il campione, abbiate pazienza); un pezzo che definirei addirittura EMOZIONANTE.

Giudicate voi stessi, se ne avete voglia...
Frankie Hi-Nrg Mc: "Rivoluzione"
Caparezza: "Eroe (storia di Luigi delle Bicocche)"

Chiudo segnalando (a proposito di nuovi singoli in circolazione) il bel pezzo dei Sud Sound System feat. Neffa "Chiedersi come mai" (l'album "Dammene ancora" fuori il prossimo 2 maggio per V2/Universal) e un'inedita e bravissima Meg che interpreta "Distante!" (l'album "Psychodelice" fuori il 18 aprile per Self), che non ha proprio nulla da invidiare ad una Bjork!!! Tanti buoni ascolti a tutti :)

sabato 5 aprile 2008

Manca poco...


Autore anonimo [per gentile concessione di Teresa Sette, che è un'ALTRA, non la MIA].

mercoledì 2 aprile 2008

Cinghiamattanza?!?


• Avvertenza sul contenuto: sarò FAZIOSO e fastidiosamente di sinistra, pertanto - se non ne avete voglia - potete non proseguire con la lettura, utilizzare la funzione "blog successivo" (in alto a sx) e cercarne un altro più frivolo.

Per cominciare, lasciamo perdere l'IMMENSO patrimonio cantautoriale che ci hanno lasciato gli anni '70 (ma anche una buona prima metà degli anni '80) per quanto concerne musica ed impegno politico. Roba da andarci avanti per un'altra vita intera, solo ascoltandola nuovamente. Un'eredità tanto vasta quanto straordinaria.
Passiamo direttamente ai "nostri" anni, quelli in cui siamo cresciuti, o meglio in cui eravamo già un po' più grandicelli, nei quali - si presume - ognuno di noi ha sviluppato i propri gusti, le proprie "attitudini", la propria coscienza sociale e politica. La formazione, in parole povere.
Allora, per quanto mi riguarda, penso subito al rap e alle posse, cioè ad un "movimento" di dimensione nazionale che esplose nei primi anni '90 con la Pantera e le occupazioni universitarie, una vera e propria miccia dalla quale in seguito - attraverso centri sociali, case occupate, squat, cordate autoproduttive e radio indipendenti - si propagarono tante delle migliori esperienze musicali di quella decade. Qui penso per esempio ai Casino Royale e agli Almamegretta, che considero ancora oggi le due più valide formazioni italiane degli anni '90.
Ma potrei portare tanti altri esempi, alcuni dei quali molto più estremi, come potevano essere i Piombo A Tempo, i 99 Posse o gli Assalti Frontali. Tutti progetti discutibili (infatti spesso discussi), ma che alla base - aldilà della loro "militanza" politica - avevano dei veri CONTENUTI (e senza considerare - ora - la questione della loro validità sonora). Non a caso, anche in quegli anni, mi capitava spesso di confrontarmi sui loro testi con i miei amici "di destra" in quel di Palocco, a cui quasi sempre (ovviamente) NON piacevano, ma sui quali le nostre stesse discussioni avevano il loro terreno di scontro/confronto, il loro stimolo intellettivo.

Oggi quel momento così vivo e così particolare (al quale comunque io mi sentirò legato per sempre) non esiste più. Sono cambiate troppe cose, e il tempo scorre inesorabile come per qualsiasi altro aspetto della vita. Eppure troviamo ancora delle tracce di quel percorso in molte delle migliori realtà musicali di oggi. Non perchè provengano specificatamente da quel contesto; si tratta piuttosto della "coscienza" di quel passato ancora così vicino, da sommare ad un orientamento da sempre presente nell'arte, nella musica, in ogni realtà di natura culturale ed intellettuale (che poi spesso è proprio quello che ci fa storcere un po' il naso, quando diventa solo uno sterile atteggiamento snob, che purtroppo - non lo nego - succede spesso).
Questa corrente musicale italiana che - pur non facendo palese militanza - è oggettivamente orientata a sinistra (nei valori, nella aspirazioni, quindi - di riflesso - anche nei propri messaggi, attraverso i testi) è ben nutrita. Ed è talmente "trasversale" che dentro potremmo metterci i Linea 77 come Daniele Silvestri, i Subsonica come Jovanotti, gli Afterhours come Caparezza, i Negramaro come Capossela, etc. etc... potremmo andare avanti all'infinito, insomma. E molti di loro - sarete d'accordo con me, spero (se siete arrivati a leggere fino a qui!) - sono proprio coloro che ci stanno lasciando le più belle parole - e le più belle musiche - di questi anni.

Bene.
Dove voglio arrivare?
Stamattina leggevo un articolo molto interessante scritto dal bravo Matteo Nucci (che tra l'altro è un mio ex collega alla Nexta Media, dove mi subentrò alla direzione di Videomusica.it quando io andai via); si parlava di alcune band di estrema destra e soprattutto di questa "Cinghiamattanza", inventata dai ZetaZeroAlfa, formazione capitolina over 30 che ruota intorno all'area del centro sociale Casa Pound e del pub "Cutty Sark" (con diverse altre band come La Peggio Gioventù, Macchina Targata Paura o i Kansas City Way, tutte all'insegna del: "Solo la casta guerriera pratica cinghiamattanza").
Tanto per capire, il livello del testo è questo: "Primo, me sfilo la cinta / Due, inizia la danza / Tre, prendo bene la mira / Quattro: cinghiamattanza!!!"... e ancora per capire, il livello del loro volantino promozionale è questo: "Cinghiamattanza: una moda che fa male. Prendi tutti a cintate, il postino, la suora, il tuo vicino di casa. Organizza scontri epici, 50 contro 50, in prati, metro, nella tua cameretta. Riprendi tutto e spediscilo a XXX"...
E la gente si riunisce davvero, si sfila le cinture, se le frusta di stanta ragione, si riprende. Dio che bello. Decine di coglioni che si picchiano a sangue con le loro stesse mani, prendendosi a cinghiate, per poi mandare i loro filmini ai ZetaZeroAlfa e metterli su YouTube!!! Piccoli raduni improvvisati di giovani fascistelli invasati di rock'n'roll, che tentano di trovare nella loro ispirazione a "Fight Club" un riscatto culturale di questa pratica sanguinolenta che non ha altre ragioni: "La vera violenza è l'omologazione. Una lotta contro la solitudine, la solitudine dell'omologazione"... wow, che profondità queste parole... si, si, riunitevi nelle Curve, a Ponte Milvio, nei vostri pub del sabato sera, dove cazzo vi pare. Fate da soli. E già che ci siete, ingabbiatevi (così se passiamo di là, vi tiriamo pure le noccioline). Scuoiatevi. Sterminatevi.
Ecco, signori, la musica "di estrema destra".
La cinghiamattanza.
Imbecillità al potere.

Per saperne di più (se vi va):
sito ufficiale ZetaZeroAlfa
Cinghiamattanza live su YouTube

sabato 29 marzo 2008

Parole random (e senza "a capo").


Qualcuno di voi sa già (e lo sa perchè gli ho rotto le balle con i miei continui "test", e si - Diego - quella alle mie spalle è la copertina originale dell'lp "Rio" dei Duran Duran, ma sotto c'è anche quella di "Zenyatta Mondatta" dei Police) che da questa settimana sono andato in fissa per Skype. Sono uno che arriva sempre con calma alle novità, piano piano, ma che poi ci si entusiasma. In preda a suddetta "euforia" (?) da newcomer, mi sono anche andato a comprare una webcam da 19,90 in quel di Mediaworld!!! • [E qui apro una parentesi: ho un Powerbook G4 del 2005, quindi SENZA webcam incorporata di serie, quindi con un processore 1.67 GHZ precedente all'avvento dell'Intel Core 2 Duo, quindi non ho ancora montato Leopard ma lavoro con Tiger su OS X 10.4.11 e ve lo dicevo che vado con calma, ma cambierò sistema operativo solo quando 'sto Mac mi mollerà e ne acquisterò un altro, eppure - nonostante io, in termini di "usura", lo faccia lavorare DAVVERO e lavorare DURO, non con quattro paginette di Word e il Mulo a scaricare, ma con immagini che pesano un botto di mega e TUTTE le applicazioni grafiche/creative aperte per dieci e passa ore al giorno - funziona che è una meraviglia e gira da Dio e non si impalla mai e la batteria è ancora perfetta e non mi da tutti quei problemi tipici da nuovo sistema operativo come il pacchetto CS3 che - siamo onesti, su - sento da molti altri Mac-users compreso mio fratello che ha un MacBook comprato lo scorso autunno. Chiusa parentesi] • Detto questo, ora capisco perchè Ottokin praticamente non apre più Adium, quando con un semplice tasto verde posso far vedere "in diretta" al Burchielli la copertina del suo secondo volume di "DMZ" uscito venerdi in Italia, io appena tornato dalla mia fumetteria, lui a fare "non so che" in quel momento lì a Brooklyn (però gli ha "ganzato" una cifra, che nemmeno sapeva che era uscito!!!) • Tutto questo, nei giorni scorsi, mentre mi ascoltavo "L'officina del fantastico", ovvero il nuovo album di Mario Venuti, che non è proprio un nuovo album ma una raccolta dei suoi maggiori successi più tre brani inediti. Non che io sia mai stato un appassionato di Mario Venuti, e infatti - fino a mercoledi scorso - non mi ero MAI comprato un suo album. Però mi capita spesso di sentirlo, di tenerlo d'occhio, di apprezzarlo (un paio di estati fa sono pure andato ad un suo concerto ad Ostia); e questo greatest hits era un modo facile di avere molte delle belle canzoni che ha sfornato in tutti questi anni. Perchè, siamo d'accordo, lo trovo un artista decisamente pop. Ma anche decisamente RAFFINATO. Soprattutto per il gusto sudamericano che traspare continuamente nella sua musica, pervasa dai sapori di quel jazz brasiliano che è la sua palese ispirazione • Mentre - per contro - ho finalmente avuto modo di vedere "Pathfinder", che persi al cinema, ma che (sin da quando vidi il primo trailer in sala) m'era sempre rimasto in testa come "qualcosa da non perdere". Bene. L'altra sera l'ho noleggiato qui sotto casa. Che delusione. Gran bella fotografia, va bene... 'sto Marcus Nispel (che arriva dai videoclip musicali, se escludiamo il solo lungometraggio horror "The Texas Chainsaw Massacre") sa tenere una telecamera in mano, non ci sono dubbi. Ma tutto il resto è IMBARAZZANTE: trama, sceneggiatura, dialoghi. Io credevo si trattasse di un film d'avventura (si, certo: di avventura) dove però venivano messe a confronto - con una certa parità - due culture come quella vichinga e quella nativoamericana. Invece i vichinghi sono sporchi, brutti e cattivi ma combattono come veri guerrieri; mentre gli indiani sono buoni e saggi, ma - patetici! - stanno ancora lì con le lance di legno e a tirar freccette coi loro archi (scappando senza nemmeno combattere, cascando giù nella prima trappola che viena tesa). E poi questo eroe meticcio mezzo vichingo e mezzo indiano che da solo ferma una potenziale invasione europea, cambiando quello che sarebbe potuto essere il corso della Storia. Che cagata, scusate. Ridatemi "L'ultimo dei Mohicani" di Michael Mann per tutta la vita!!! • Dopodichè in conclusione i più attenti di voi - forse! - si saranno già accorti di una "strana" dicitura comparsa in alto, sul lato dx, sotto la mia foto. Ebbene si, l'ho fatto. Volevo dare un nuovo senso a questo blog. Potrebbe essere un esperimento interessante. Oppure no. Vedremo. Non si tratta solo di una mossa per continuare a ricevere accrediti e dischi gratis. Prima di tutto mi prendo 'sta responsabilità. Si, perchè quando scrivi per altre testate - anche importanti che siano - il Direttore Responsabile è sempre qualcun altro (pure ai tempi di "BIZ", per esempio, che ancora non ero un pubblicista iscritto all'albo, e che quindi risultavo SOLO come direttore editoriale, ma - in caso - certe beghe ricadevano su qualcun altro); lì comunque c'è un editore che si accolla tutto, e che ha sempre la facoltà di rifiutare e/o di cambiare un pezzo che gli mandi. Qui no. Sono io al 100%, con la MIA scrittura. Dalla scorsa primavera sono anche il Direttore Responsabile di una testata giornalistica di Parma, un quotidiano on-line (che sarebbe "Il Porto") ma lì sopra non ci scrivo mai, casomai mi devo occupare di controllare ciò che scrivono gli altri, casomai al massimo alzare un telefono per chiamare Enrico. Qui no. Sono io in tutto e per tutto, con la responsabilità - ora più che mai - di TUTTO ciò che scrivo. Quindi - in caso - anche pronto a beccarmi nuove querele. Che poi fate pure (si, dico proprio a voi-sapete-chi-siete): le metto in fila con le altre. Amen.

martedì 25 marzo 2008

[no] preview.


In realtà non è una preview, sarebbe troppo poco. Era solo un modo per CAMBIARE post all'apertura del blog, visto che la Pasqua è bella che andata (e che mi giravano un po' le balle, dato che la gita a Spoleto è saltata per motivi "tecnici"!!!). Ad ogni modo, credo sia abbastanza facile capire di cosa si tratti, vero?
Si dia inizio alle stampe...

sabato 22 marzo 2008

Pasqua 2008.


Qualche giorno di pausa, da tutto. Relax, buon cibo, gite fuoriporta. Domenica in Ciociaria o giù di lì, con i parenti (quelli di mia moglie, che quelli miei - che ho sangue nordico - sono lontani, sparsi per Mestre/Venezia, Rovigo, Milano e Genova); lunedi dell'Angelo a Spoleto, con gli amici. Ci si rivede la prossima settimana. Nel frattempo buona Pasqua a tutti voi!!! :)

mercoledì 19 marzo 2008

"Neve" e [fine della] vita.


Giunto al suo settimo numero, il mensile della Planeta DeAgostini "Le Leggende di Batman" ci propone - finalmente - una leggenda INEDITA (i primi sei contenevano infatti archi narrativi già presentati, anni fa, dall'omonimo mensile della Play Press). La miniserie-nella-serie di questo numero è intitolata "Neve", e - pur trattando l'ennesima origine di un villain (in questo caso Mister Freeze) - è davvero molto bella.
Grazie ai testi di Dan Curtis Johnson e J.H. Williams III (che solitamente siamo abituati a vedere come disegnatore) che raccontano con originalità e fluidità, che infarciscono e approfondiscono tutta la vicenda con una serie di personaggi di contorno davvero ben caratterizzati (la dinamica "squadra" di collaboratori che Batman fonda nel suo primo anno e mezzo di attività, il criminale Peter Scotta, uno splendido Gordon, ma anche lo stesso Victor Fries e la drammatica malattia di sua moglie Nora).
Se non bastasse, ad impreziosire notevolmente questo volume sono i disegni di Seth Fisher, che crea delle tavole straordinariamente ricche di particolari, di prospettive azzardate, di elementi grafici quasi surreali, di espressioni spesso al limite del grottesco, con un segno elegante e pulitissimo, di sapore quasi francese.
Insomma: cinque euro e novantacinque che valgono la spesa... quindi - se non avete mai letto le Leggende del Cavaliere Oscuro - non potete non cominciare da questo numero!!!

Dopodichè arrivo alle note finali, o meglio alle biografie degli autori.
E leggo agghiacciato che Seth Fisher "nel dicembre del 2005 mise improvvisamente fine alla sua carriera gettandosi dal settimo piano di un hotel di Osaka"... si è suicidato, cazzo!!!
Ed è in quel momento che - come un torrente - mi scorrono in mente mille pensieri, forse anche contraddittori. Penso che questo qui aveva del TALENTO puro. Penso che, nonostante non fosse ancora l'autore più famoso degli Usa, lavorava con Marvel (Fantastici Quattro, Iron Man), DC (Green Lantern, Flash, lo stesso Batman) e Vertigo ("Vertigo Pop: Tokyo"). Aveva insomma già raggiunto i massimi livelli cui può aspirare un disegnatore nel mercato statunitense, lavorando per le maggiori case editrici del Paese. Penso, un po' turbato, che là fuori c'è una fila della Madonna di persone che desidererebbero diventare "professionisti" di questo settore, come Fisher; e che molti di loro si venderebbero (o hanno già venduto) l'anima al diavolo per diventare autori "affermati"...
Ma poi la vita, la vita VERA, è qualcosa che va ben aldilà di una carriera nel mondo del fumetto. Ed è pure una gran puttana. Gli ingranaggi del cervello (anche quelli di un professionista affermato, pare) iniziano a girare in modo strano. E io - definitivamente infastidito - nel mio pensare esco dal seminato...

domenica 16 marzo 2008

Di Lloyd e catene.


Dunque. M'ero scordato di dirvi che sabato scorso (non ieri, che ero al concerto di Giorgia, ma quello prima) ho cenato alla trattoria romana "Sora Rosa" con David Lloyd, il celebre disegnatore di "V for Vendetta". Beh, non immaginate me e lui a lume di candela. C'erano Gianni Tarquini del Forbidden Planet (grazie per la cena, zio!!!), Lollo Bartoli, Pasquale Ruggiero, Alessio Danesi con tutta la ciurma della Magic Press e qualche invitato/imbucato come il sottoscritto. Fattostà che a tavola ce l'avevo proprio di fronte a me, quindi ci ho chiacchierato parecchio con 'sto 58enne autore britannico perlopiù single (che - a giudicare dai discorsi che fa sulle donne - definirei piuttosto SOLO) fino a dove io potessi reggere con l'inglese, ma soprattutto fino a dove lui potesse reggere con il vino!!!

E allora? Allora niente. M'è venuto in mente che m'ero scordato pure di una catena ricevuta dal buon Gud (e io amo Gud, ma odio le catene); lui mi nomina per proseguirne una con il tema "Pubblicate sul blog la foto di una vostra collezione, più completa e nerd possibile"... e quindi che faccio? Uhm, nel termine "nerd" mi ci son sempre sentito un po' stretto, ma qualcosa di figo da pubblicare ce l'avrò pure io, no?
Ecco allora che mi viene in mente "V for Vendetta" in una strana versione che sono abbastanza orgoglioso di possedere, cioè la sua prima edizione italiana pubblicata dalla Rizzoli da aprile a settembre 1991 con la traduzione di Stefano Negrini dentro al mensile "Corto Maltese" (e quando dico "dentro" intendo proprio DENTRO, perchè era "a fascicoli staccabili" sulla spillatura centrale della rivista!!!) con tanto di "raccoglitore" in cartoncino per conservarli tutti e sei.
• Vedere foto qui sotto :)
Volendo, ho anche la prima edizione italiana dell'altro fumetto/capolavoro di Alan Moore, cioè "Watchmen", sempre dentro "Corto Maltese", sempre ad insertini spillati, sempre stampati su cartaccia uso-mano... ma SENZA raccoglitore!!! Ecco perchè tra i due ho scelto "V for Vendetta"...



A questo punto, già che ci sono, pubblico anche un'altra raccolta di cui sono piuttosto orgoglioso come collezionista (o come segaiolo?): "Ramba" di Marco Delizia, Rossano Rossi, Fabio Valdambrini, Mauro Laurenti e Mario Janni... un bel pornazzo in formato de-luxe (pubblicato dalla Blue Press da ottobre 1990 in poi) di cui ho tutti e sette i volumi sette, credo oramai introvabili. Ergo: una collezione completa vera e propria.
• Vedere foto qui sotto :)
Dopodichè mi fermo. Sia con le collezioni (nerd o meno che siano) sia con le catene, che odio. Quindi - dopo essermene sollazzato - io LA BLOCCO, tiè!!! Eh eh eh...

giovedì 13 marzo 2008

Soul Food: Jill Scott + Erykah Badu


Il "collega" Alberto Castelli (il suo bel blog lo trovate tra i miei preferiti sul lato dx) scrive proprio questo mese: "Siete convinti che il rap sia morto? Allora provate ad ascoltare questo disco con una certa attenzione"... riferendosi a "The Cool" di Lupe Fiasco come ad una buona boccata d'ossigeno; personalmente - però - io non amo molto Fiasco, nonostante l'effettiva validità del suo nuovo album. Negli ultimi mesi, io stesso accusavo un certo RISTAGNO nella scena hip hop statunitense, ma quando non trovo consolazione nel rap, fortunatamente mi arriva incontro tanta altra buona musica nera.
Recentemente avevo già parlato delle nuove uscite di Alicia Keys e di Mary J. Blige (entrambe in equilibrio tra pop, R&B e soul), ma stavolta ALZO IL TIRO, perchè - se nei momenti di sconforto non possiamo sempre tuffarci nel passato alla ricerca di Marvin Gaye o Solomon Burke - basta tenere aperte le orecchie e scegliere con accuratezza, e il "cibo per l'anima" (Soul Food, per l'appunto) si trova eccome!
Ecco allora due nuovi dischi di due grandissime artiste contemporanee: Jill Scott ed Erykah Badu. Roba assai raffinata, di primissima classe. Soul da "iniziati", non per tutti.

Comincio da Jill Scott, interprete/autrice di Philadelphia, una cantante che seguo sin dal suo primo album (si era capito che la adoro?). Anche per mettere a tacere chiunque ancora mi rinfacci che quando "difendo" (?) le produzioni di tipine come Christina Aguilera o Rihanna lo faccio solo perchè sono fighe (che peraltro è vero!!!).
"The Real Thing - Words and Sounds Vol.3" (Hidden Beach Recordings/A Touch of Jazz, 2008) me lo sono comprato a New York, anche perchè qui da noi il disco nemmeno si trova (se non di importazione, con la maggiorazione del prezzo che ne consegue) mentre lì - per questa sua nuova uscita - le viene dedicato un intero enorme pannello pubblicitario sopra l'insegna dell'ingresso del Virgin Megastore di Times Square, tanto per capire la differenza di popolarità/fruizione che può avere tra Italia ed Usa.
"The Real Thing" è straordinario; quindici tracce che spaziano dal nu-soul più elegante al vero e proprio blues, con la voce della Scott che incanta e seduce per tutta la durata dell'album. Potente come non mai in "Hate on me", bella funkettona in "Breathe", sexy in "All I", romantica in "Wanna be loved", ironica in "Epiphany" (co-firmata insieme al bravo Scott Storch). Ottime le produzioni.

"New AmErykah - 4th World War (Part One)" (Motown/Universal, 2008) è concettuale sin dal titolo, che tra l'altro si basa su un'idea tanto semplice quanto bella. E' un album per certi aspetti molto più "difficile" di quello di Jill Scott, pieno zeppo di simboli e simbolismi. Ma anche di politica esplicita (non a caso la crooner di South Dallas è spesso impegnata in prima persona con associazioni di volontariato sociale e/o di diritto civile per i giovani afroamericani). Vicina alle sonorità e alle tematiche di artisti come i primi Outkast, i Roots, Common, Maxwell o D'Angelo, la Badu spazia (e spiazza!) passando da melodie soul a ruvidi suoni elettronici, da acide atmosfere jazz a ipnotiche filastrocche recitate come fosse slam poetry (assolutamente fuori di testa - per dire - la coda che parte al quarto minuto di "Twinkle"!!!).
"Amerykahn promise" apre l'album con una botta di pura blaxploitation, ma il suono degli anni '70 è ben presente in molti altri brani (come "Me" o l'ipnotica "My Poeple"). Eccellenti "Soldier" e "Master Teacher", che - nel suo stesso essere hiphoppettara - può ricordare la migliore Lauryn Hill del suo capolavoro "The Miseducation of". Non da meno la bonus track "Honey" (che in realtà fu il singolo che mesi fa anticipò l'album di imminente uscita), dolce, ballabile e decisamente 80's nel suono. Anche qui, infine, davvero superbe le produzioni di Ahmir Thompson (che poi sarebbe ?uestlove dei Roots), James Poyser e 9th Wonder.

Una nota di sapore IMDB: sia Jill Scott che Erykah Badu - come succede spesso negli States agli artisti rap o R&B - hanno recitato in diversi film per il cinema o serial per la televisione, dimostrando entrambe grandi capacità nella recitazione.

E concludo con un pensiero.
Quando la musica nera sembra in crisi, è solo una percezione sbagliata. Lo "sembra" e basta: è qualcosa di momentaneo, come solo una sensazione può esserlo. In realtà non si è mai fermata. E' sempre andata avanti. Si trasforma, cambia e cresce. Poi si ripropone, sempre rinnovata. La musica nera è il passato di ogni cosa, di OGNI genere musicale. Ed è anche il futuro, l'unica testimonianza capace di lasciare la propria traccia culturale in questo ultimo quarto di secolo. Perchè CHIUNQUE a questo mondo ami la musica, lo sa. Tutto nasce da lei, anche il rock. E tutto - ciclicamente - ci ritorna.

martedì 11 marzo 2008

NYC by night.


Come già scritto nel post NYC + Miami, avevo un altro montaggio fotografico della "mia" New York, con le foto che ho fatto in versione notturna. Eccolo qui. Se volete, cliccate sull'immagine per ingrandirla :)

sabato 8 marzo 2008

Subsonica Live.


Riacquisto punti.
Stavolta mi hanno dato l'accredito, a differenza dello scorso 30 novembre. Quindi ieri sera me ne sono andato tutto contento al concerto dei Subsonica al PalaLottomatica, che in pratica era la "seconda" data romana dello STESSO tour, relativo al loro ultimo album "L'eclissi" (Virgin, 2007).
E che dire? Che Samuel, Boosta & Co. dal vivo sono semplicemente e straordinariamente P.O.T.E.N.T.I.!!! Secondo me la casa sonica in versione live raggiunge dei livelli di eccellenza che nemmeno dai dischi viene fuori, e quindi dal vivo la band torinese vale SEMPRE la pena, indipendentemente dalla bontà o meno di un proprio nuovo album. Che tanto - durante il concerto - arriva sempre il momento di "Discolabirinto" o di "Tutti i miei sbagli", e lo show si trasforma improvvisamente in un rave, con decine di migliaia di persone che ballano, con bassi profondissimi, e i bpm delle batterie che accellerano all'impazzata, arrivandoti dritti dritti nella pancia...
Ma ancora, poi ti stupiscono con una chiusura acustica. Tutti i led si spengono; campionatori, tastiere e drum machine lasciano il palco ad una lunga suite di chitarre, piano e batteria. E mentre il palazzetto già comincia ad accendere i fari alogeni, loro - con la luce vivida, quasi a giorno - terminano con una spettacolare esecuzione di "Stagno".
Ecco perchè sono potenti.

martedì 4 marzo 2008

Di Samurai e Smart...


Ora che i giochi sono quasi fatti, posso (e voglio) rivelare i nomi di questo misterioso "Manipolo di Samurai" che ultimamente ho citato in almeno un paio di occasioni. Si tratta di una eterogenea e variopinta posse di fumettari - amici, colleghi e/o nuove conoscenze - riuniti "giocosamente" in un insolito progetto: 10 stili diversissimi tra loro (realistici, grotteschi, umoristici), uno accanto all'altro, su un'unica traccia.
Sono Alessio Landi a.k.a. Lexland (a cui non posso che non assegnare la paternità del "Manipolo" stesso), Laura Spianelli, Fabrizio Verrocchi a.k.a. Thomas Magnum, Ed!, Andrea Gadaldi a.k.a. 8ball, Niccolò Storai, Fabiano Ambu, Michele Duch, Gud ed Elia Bonetti.
Ehi, abbiamo anche un LOGO ufficiale. E la partita Iva? ;)
Nei prossimi giorni, quindi, provvederò ad inserire i loro rispettivi blog e/o siti personali tra i miei "preferiti" sul lato dx. Per ora non dico altro.
Se questo fosse un film, sarebbero diretti da un Maestro di grande talento e generosità. Si, insomma, parliamoci chiaro: uno con un gran cuore... da bar!!!

Nel frattempo, signori miei, si è chiusa la PRIMA votazione popolare della Classifica del Massacratore, che decreta i guidatori di Smart come vincitori assoluti, come intera categoria da massacrare!!! Tanto per rimanere in tema di cose a venire e di albi quasi pronti per andare in stampa...

giovedì 28 febbraio 2008

NYC + Miami.



Le "mie" visioni di città e luoghi, come sempre quando torno da un viaggio.
Il primo montaggio fotografico è semplicemente (!) New York, ma ne ho anche una versione "notturna" che pubblicherò in seguito. il secondo invece riassume sia South Beach che Key West.
• Se vuoi, clicca sulle immagini per ingrandirle.

Livin' History.


Sono tornato.
Ma - prima ancora di iniziare con foto di viaggio e reportage vari (comunque in arrivo, inevitabili) - voglio postare qualcosa di sinistramente POLITICO...

Io non ero qui, e non so QUANTO e COME stampa e televisione italiana abbiano parlato della "vittoria" di Raùl Castro di domenica scorsa. Proprio nella mattinata di quel giorno (e dopo diversi giorni che nemmeno mi collegavo ad internet), quando insomma ancora non sapevo niente, il caso voleva che - mentre camminavo per le belle strade di Key West (che come dicevo nello scorso post è il punto più a sud di tutti gli Stati Uniti, a sole 80 miglia dall'Havana) - mi arrivasse un sms di mio fratello che diceva: "Fidel ha mollato!!! Che si dice laggiù?"... uhm... coooOOOooosa?!?
E proseguiva: "Meno male che poi si era riusciti ad andarci prima", riferendosi al fatto che esattamente un anno fa, nel febbraio 2007, eravamo stati insieme a Cuba (anche con Ottokin) proprio per evitare di "perderla" prima che l'età e/o la morte del lìder màxìmo potesse in quale modo cambiarne l'aspetto sociale, politico, culturale.

A quel punto, ho vissuto tutta la faccenda in modo particolarmente accorato.
Il giorno dopo - tornato a South Beach - mi sono prontamente letto le prime pagine di un paio di giornali, che - come potete vedere sopra - mi sono anche riportato con me in Italia. Il "The Miami Herald", cioè il quotidiano più importante ed autorevole di tutta la Florida, titolava con "The Old Guard" (La Vecchia Guardia) e in pratica - con un certo cinismo - commentava l'avvento di Raùl con un "tutto cambia, tutto resta uguale" (su questo punto, incisivo il loro commento "resemble the Soviet Union in the early 1980s, when old men were replacing very old men"!!!).
Un altro giornale, il settimanale "Semanario Argentino" (il più diffuso magazine in lingua spagnola di Miami, letto dalla vastissima comunità cubana/latino-americana della città), pubblicando la STESSA foto di Raùl che alza le dita in segno di vittoria, titolava con un bel "La V della vergogna" che già dice tutto!!! In maniera assai più melodrammatica dell'Herald, sottolineava la "libertà" con cui ancora oggi un Parlamento che si dichiari tale (614 membri dell'Assemblea del Poder Popular) possa DEMOCRATICAMENTE votare la successione di questo UNICO (!) candidato alla presidenza.

A volte penso che certi vecchi abbiano ragione, anche nelle loro banalità (tipiche degli anziani). Stiamo vivendo anni di cambiamento. Stiamo vivendo la storia. Una storia fatta di Joseph Alois Ratzinger e Raùl Castro. "Si stava meglio quando si stava peggio", dicono quei vecchi.
Aridatece Wojtyla.
Aridatece Fidel.

domenica 17 febbraio 2008

The Cool and the Glamour.


E dunque ci siamo. Già mi vedo ingollare Bud al "B.B. King's Blues Club" ascoltando buona musica dell'anima, o bere mojitos a Little Havana ballando su suoni caraibici. L'immaginario di un'intera adolescenza che si trasforma in luoghi reali... come dire: da Starsky & Hutch a Crockett e Tubbs!!! Scherzi a parte, sto nuovamente staccando la spina (cioè me ne vado in vacanza); domattina parto con destinazione New York e Miami. Sono fomentatissimo, ovviamente.

NYC, così cool (anche per la temperatura, volendo, visto che sta facendo un freddo da cani). Parole d'ordine: strade, quartieri, musica, hip hop, urban wear... credo che almeno una volta nella vita sia una specie di "pellegrinaggio" obbligato per qualsiasi b-boy del mondo, per la propria ricerca del beat perfetto. Cominciando da Harlem, dall'Apollo Theatre, dalla 125° strada...

Miami, così fashion. Che il mio ex-capo alla Onyx me l'ha sventolata sotto il naso un sacco di volte: "Il prossimo servizio fotografico lo organizziamo a Miami"... e poi regolarmente non se ne faceva nulla!!! E me ne rimaneva solo l'odore, non il sapore. Parole d'ordine: sciallo totale, mare, sole... ma anche un'automobile presa a noleggio in direzione sud, lanciati sulla Highway n°1, sui lunghi ponti che scorrono SOPRA al mare, fino a Key West, che è più vicina all'Havana (solo un centinaio di miglia) di quanto non lo sia da Miami...

Insomma: quando torno vedremo cosa sono riuscito a combinare o meno. Se sarò riuscito a fare anche solo due terzi delle cose che ho in mente, potrò già ritenermi soddisfatto. Il tempo vola.
Ci si rivede qui il 29 febbraio :)

P.S. = Per coloro che avessero davvero necessità di contattarmi nei prossimi 10 giorni (e mi rivolgo ai miei numerosi datori di lavoro che so leggere questo blog, ma soprattutto al mio "manipolo di Samurai"), potrete farlo utilizzando s3keno@gmail.com
Poi - da fine febbraio - si torna alla mail abituale della Liska.

P.P.S. = Tutte le altre comunicazioni "non lavorative" - volendo - possono proseguire anche qui, via blog (attraverso i commenti) che tanto mi collegherò pure da lì ;)

giovedì 14 febbraio 2008

MJB e altro.


• Leggo che il prossimo 31 maggio i Negramaro suoneranno al San Siro di Milano. Ora, sia chiaro, a me la band di Giuliano Sangiorgi piace abbastanza. Dico "abbastanza" perchè se metto su un loro album, alla quarta/quinta traccia - esattamente come mi capita con l'altrettanto brava Carmen Consoli - mi viene il MAL DI PANCIA, con quel modo di cantare, quei vocalizzi, quei vibrati, quei su e giù.
Sono bravi, d'accordo. Dicono spesso "la più valida band italiana del momento", ma personalmente preferisco ancora i Subsonica, tanto per dirne un'altra. Sia su disco che dal vivo.
Sono bravi, d'accordo. Ma secondo me il San Siro non lo reggono. E' roba da grandi, da Vasco Rossi o Ligabue (o paradossalmente anche da Gigi D'Alessio)... e con tutto il bene che posso volergli, i Negramaro lo riempiranno (forse) a metà. E se c'è una cosa che non si può vedere, è un enorme stadio mezzo vuoto. Comunque chi vivrà vedrà. Aspettiamo il 31 maggio.

• E' arrivato nei negozi di dischi l'edizione speciale super-deluxe di "Thriller" di Michael Jackson, che celebra il suo 25° anniversario. "L'album più venduto della storia", ancora imbattuto, sembrerebbe. Io a casa ho il vinile. E ancora oggi penso che "Thriller" sia DAVVERO un grande album, il momento di grazia di Jackson (che da "Bad" in poi - cioè dal 1987 - ha iniziato la sua impietosa parabola discendente, quasi autodistruttiva!!!).
Questa edizione - disponibile in cd/dvd con i video dei singoli che ne furono estratti - contiene le dieci tracce originali (rimasterizzate), tutti grandissimi successi, tra i quali la stessa "Thriller", "Billie Jean", "The girl is mine" con Paul McCartney, "Beat it", "Human Nature" e "Wanna be startin' somethin'" (recentemente campionata per l'ultima hit di Rihanna) + una serie di bonus tracks con alcuni di quei brani reinterpretati/remixati da artisti della scena black contemporanea come Will.i.am e Fergie dei Black Eyed Peas, Akon o Kanye West.
Se qualcuno non ce l'ha (da allora) è indiscutibilmente un disco da avere [nonostante il Michael Jackson di ora ci stia profondamente sul cazzo]...

• Prima di passare nuovamente alla musica, faccio una brevissima deviazione sul cinema in dvd.
E' finalmente - FINALMENTE!!! - uscita l'edizione definitiva di "Blade Runner". Un cofanetto che raccoglie tutte e tre le versioni del capolavoro di Ridley Scott: quella che vedemmo al cinema nel 1981 (che da sempre è quella che amo di più, con la voce narrante fuori campo di Deckard che fa molto poliziesco hard-boiled, e il finale "speranzoso") + la Director's Cut del 1991 + la Final Cut dell'anno scorso.
Io l'aspettavo. Ed è l'unico motivo per cui non avevo ancora "Blade Runner" su dvd (ma solo su un vecchio VHS).
Oh, insomma: assolutamente un must to be!!!

• E torniamo alla musica. E parliamo di soul. E facciamolo con la Regina...

Mary J. Blige:
"Growing Pains"
(Geffen/Universal).

E' la più grande di tutte, non c'è storia. A due anni di distanza dal precedente "The Breakthrogh" (senza considerare la raccolta dello scorso anno "Reflections: a Retrospective", che conteneva comunque quattro inediti) torna the Queen of Hip Hop Soul con il suo 8° album in studio. Quella di Mary J. è una vera e propria autobiografia musicale che si dipana disco dopo disco: l'artista del Bronx si racconta sempre in modo sincero ed appassionato, non nascondendo MAI i propri dolori e le proprie vicissitudini personali (così come la cicatrice che porta sul viso, sotto l'occhio sinistro) ma facendone anzi motivo di grande forza e ispirazione, come forse solo un'Aretha Franklin riusciva a fare in passato. La sua voce - sempre splendida - è armonia contrapposta a sofferenza, è emozione che sprigiona musica dell'anima. Delle migliori.
Una produzione impeccabile (anche Pharrell Williams tra gli autori), un sound elegante ma allo stesso tempo possente, un arrangiamento che sembra cucito addosso allo stile della Blige; brani come "What love is" o "Talk to me" spiegano praticamente da soli perchè qui si parli di grande tradizione soul, non di semplice R&B. Non da meno, da segnalare anche pezzi come "Fade away", "Just fine", "Work that", il duetto con Usher in "Shake down" e il feat. di Ludacris in "Grown woman". Sedici tracce con il finale - da brivido! - affidato alla bellissima/struggente "Come to me (peace)", un'altra ballad corale che (se ce ne fosse ancora bisogno) ci dimostra alla perfezione come MJB riesca ad essere così moderna, eppure già un classico!!!

>>> A chi mi tana l'inside-joke contenuto nel pezzo, un bel premio!!! E dico davvero.
A tutti gli altri, boh... un buon San Valentino?!?

lunedì 11 febbraio 2008

Preview.

01. Bianco/nero.

Peccato non aver scansionato anche le matite. In quel momento non ci avevo nemmeno pensato. Ma io inchiostro SOPRA e poi sgommo via tutto, alla vecchia maniera, senza tavolo luminoso, carta velina o lucidi.

02. Colore.

La prima stesura. Semplice. Piatta. Con quei (pochi) colori della tavolozza che creai per il primo numero, che rimangono fedeli a se stessi. E ovviamente l'immancabile logo di riconoscimento: la LISKA di pesce sul petto!!!

03. Elementi.

Qualche quotidiano "rifatto" con Photoshop, reinventando i titoli della prima pagina (utilizzando alcune vignette tratte dal quarto numero, al posto delle foto). Altre copertine vere, manipolate quel tanto che non si potessero più leggere riferimenti a date e descrizioni dei contenuti.
Poi la parte più pallosa: i loghi dei telegiornali. Ricostruiti vettorialmente uno ad uno (con Illustrator), usando come partenza le rispettive .jpg trovate in rete, per rispettarne grafica, fonts, proporzioni ed eventuali colori.

04. Montaggio.

Ci sono tutti gli elementi preparati nella fase precedente, posizionati con un equilibrio ben preciso, tenendo conto dei pesi, della diagonali, degli spazi d'ingombro, della lettura che deve rimanere "libera" (dando più importanza a certe testate piuttosto che ad altre) e di quella che invece va coperta dal disegno. Aggiungo solo la fascia rossa con le news in basso, che richiama quella scorrevole in stile ULTIM'ORA di Sky TG24 (che a sua volta emula quella della CNN).

05. Definitivo.

Fusione finale. Porto l'immagine ad un unico livello. Dopodichè: leggera sfocatura, desaturazione del colore. Poi un gioco di trasparenza su graffi, segni rovinati e alcuni (miei) elementi fotografici di natura metallica, aggiunti - sotto - come un nuovo livello di base. Voglio un effetto per cui sembri che l'immagine sia proiettata/impressa sulla superficie "imperfetta" di fondo.

Ora rimane da impaginarla nella grafica abituale dell'albo.

Nel frattempo, il mio "manipolo di Samurai" è completato!!!
Ma è ancora tutto TOP SECRET...

giovedì 7 febbraio 2008

Kouassi revealed!!!


Qualche mese fa, in rete è rimbalzata una notizia che mi riguardava, che io - notate bene - non ho MAI commentato, nè qui, nè in alcun forum. Sembrava che la casa di produzione TaoDue Film di Pietro Valsecchi e Camilla Nesbitt (quella di "Distretto di Polizia", per capirci) avesse acquistato i diritti del mio "Kouassi Story" per produrne una fiction per Canale 5. Nel comunicato che è circolato, si facevano addirittura i nomi degli attori che avrebbero interpretato i protagonisti. La cosa mi fece sorridere, e io scelsi il silenzio appositamente. Poteva anche farmi gioco, in fondo.

La cosa più divertente di quel fatto (e su questo devo dire che aveva ragione Giorgio Messina) fu che pressochè TUTTI i siti che si occupano di fumetto pubblicarono quel comunicato stampa senza verificarne la fonte. Non chiamarono l'ufficio stampa della TaoDue, nè tantomeno chiamarono me (l'autore, il diretto interessato) per chiedermi - magari - qualche conferma e/o delucidazione al riguardo. Mi stupii addirittura dell'ingenuità di un mio certo collega fumettaro solitamente assai scafato, che ci cascò anche lui con tutti e due i piedi e postò la notizia sul suo seguitissimo blog (anche se le sue finalità in quel momento erano decisamente sarcastiche, nel senso che pubblicava la notizia sottolineando come la mia scrittura fosse adatta solo per certe boiate televisive).
Eh eh eh... ;)

Bene. Ora che i giochi sono fatti, dico qualcosa.
Dietro a quella notizia c'era della verità. Perchè è vero che sono stato contattato dalla TaoDue, grazie ad una mia conoscenza (e dico proprio "conoscenza", non amicizia) che chiameremo LUCA B, che fa parte della squadra dei giovani (?) sceneggiatori che collaborano con loro. E' lui che ha portato il mio albo ai suoi boss, sottoponendolo alla loro attenzione. Ne è seguito un incontro, dove si paventava la possibilità di una loro opzione per lo sfruttamento dei diritti televisivi della mia storia. Senza Massacratore. Che tanto in quell'episodio raccontava e basta, e la storia di Kouassi funzionava anche senza di lui. Siamo andati avanti mesi, con diverse proposte e contro-proposte. Radicali cambiamenti nella sceneggiatura, che infatti io stesso a quel punto non capivo più cosa gli servisse l'opzione... visto che a raccontare la storia di un ragazzo ivoriano che viene a Roma per ritrovare la sua donna (affrontando nella narrazione il tema dell'immigrazione) potevano farlo tranquillamente i loro sceneggiatori, inventandosi una storia ex novo, senza alcun bisogno di utilizzare la mia come punto di partenza.
Non a caso, in quel periodo - parlandone sia con Ottokin che con Cajelli - dicevo loro che, in fondo, se avevano tutta 'sta voglia di darmi 50.000 euro io non li avrei certo fermati, che tanto qualsiasi cambiamento avessero apportato non avrebbe tolto NIENTE alla MIA storia originale, al fumetto.

Quando uscii la notizia in rete, io non avevo ancora firmato niente (nonostante il comunicato cominciasse con un "sembrano giunte ad un accordo definitivo le trattative per l'adattamento televisivo di "Storia di Kouassi" dell'autore romano Stefano Piccoli"); nè tantomeno in seguito. Nessuna accordo, nessuna firma. Senza starvi a spiegare i noiosi dettagli, oggi posso dirvi in tutta onestà che non se ne farà più nulla!!!
Ma - riguardo al comunicato che girò in rete - vi dice qualcosa il fatto che quello stesso LUCA B di cui sopra, aldilà della sue collaborazioni con la TV, sia il titolare di un ufficio stampa qui a Roma? Che generalmente si occupa di produzioni musicali, ma che in ogni caso due cose sulla comunicazione le conosce?

Fine dell'outing.
Detto questo, sta per arrivare una bella storia da disegnare.
Sta per arrivare una stimolante esperienza da "docente" di "applicazioni creative".
Sta per arrivare una grande partenza.
Sono proprio esaltato, si.

venerdì 1 febbraio 2008

A.n.u.s.


Sono ancora vivo.
Lo dico, perchè qualcuno me l'ha chiesto davvero.
In effetti (per chi legge) sono quasi due settimane che non aggiorno il blog. Allora già che c'ero ho aggiornato anche la CLASSIFICA DEL MASSACRATORE, visto che la stavo trascurando e che Ottokin m'ha pure tirato le orecchie!!!

Nel frattempo, mentre il tempo dentro casa mia s'era fermato, fuori è successo di tutto. Anche che è cascato il governo, per esempio.
In altri tempi ed altre situazioni, avrei scritto parole su parole su una cosa del genere. Una cosa vergognosa, per inciso. Ora invece (saranno i postumi della convalescenza?) non riesco a fare altro che immaginarmi Marini incaricato da Napolitano che - incontrando i leader di Partito uno ad uno - imposta le proprie consultazioni sulla base di un: "E ora come li inculiamo?"

Ovvio che parlano di noi.
Noi che la notizia più rimbalzata stamattina da ogni network radiofonico italiano è stata questa nuova tecnica di chirurgia plastica brevettata negli Usa per lo SBIANCAMENTO ANALE...

giovedì 24 gennaio 2008

lunedì 21 gennaio 2008

Co[z]e di Mu[z]i*k*a...


Parto da Timbaland. Che il suo ultimo "Timbaland presents: Shock Value" è un gran bel disco. Però, però. Non c'è dubbio che lui - come artista/produttore - sia un vero fuoriclasse, che (personalmente) ho sempre trovato migliore di altri colleghi molto alla moda, come i Neptunes o Kanye West. Ma questo nuovo album è TROPPO paraculo. In un momento in cui rap e R&B stanno accusando un po' di "stanchezza" anche negli Usa, Timbaland se ne esce con un prodotto interamente POP. Siamo d'accordo: le sue strutture caratteristiche, le sue batterie inconfondibili, i suoi suonini sincopati. La firma è quella, per carità. Ma Nelly Furtado, Justin Timberlake, Keri Hilson, quando non addirittura Elton John (o anche lo stesso bel singolo "Apologize" con il feat. di One Republic) per un intero album dove il rap sembra essersene andato in vacanza... beh, sa TROPPO di mossa commerciale, di lavoro pensato e sviluppato SOLO per entrare in classifica, essere passato alla radio, vendere!!! Non che altri illustri produttori o mc's (vedi Pharell o lo stesso Snoop Dogg con il nuovo singolo, peraltro bruttino) non abbiano fatto la stessa mossa, virando al cantato, ma questo alla fin fine non giustifica nè gli uni nè gli altri. Ridateci potenti pezzi rap, per favore. O ridateci struggenti ballads soul/R&B per fare l'amore. Che di artisti pop - anche bravi, con tutto il rispetto per il genere - ce ne abbiamo già una marea!!!

Passo ai Duran Duran, che pochi giorni fa ascoltavo in diretta una loro intervista, ospiti a Radio Deejay da Linus e Nicola Savino. Il collegamento è rappresentato proprio da Timbaland e Justin Timberlake, che (per l'appunto) hanno prodotto il loro nuovo album "Red Carpet Massacre". Negli anni '80, se dovevo schierarmi nella infinita "guerra" tra i fans dei Duran Duran o quelli degli Spandau Ballet, ero decisamente un duraniano!!! Ma questo ora non c'entra niente, in effetti. Loro hanno fatto un grande ritorno nel 2004 con "Astronaut", dal suono tipicamente anni '80. Ora invece cercano sounds e beats più modaioli, che strizzino l'occhio alla black commerciale. E chiamano Timbaland e Timberlake. Però proprio dalla loro bocca sentivo che non hanno propriamente lavorato INSIEME, salvo essersi incontrati un paio di volte a New York. Il grosso del lavoro è stato svolto dalla Premiata Coppia d'Oro negli Usa, e dai Durans in Inghilterra. Come Giorgia e Mina che fanno un pezzo insieme senza nemmeno mai incontrarsi, per dire. Potenza della tecnologia, d'accordo. Ma queste sono quasi sempre mosse della casa discografica, che "combina" questi incontri nello stesso modo con cui fa cantare Nelly Furtado in un pezzo degli Zero Assoluto. Solo business, zero amicizia. Collaborazioni ragionate a tavolino. Sessions a distanza, senza nemmeno sapere chi ci sia dall'altra parte dell'Oceano.

Passo a Lorenzo Cherubini a.k.a. Jovanotti. Che venerdi scorso è uscito il suo nuovo "Safari" e ho regalato il CD a Teresa, che lo adora. Ovviamente già che c'ero me lo sono ascoltato pure io, e non è affatto male. Ci sono un paio di cose che mi hanno addirittura STUPITO. Il mio rapporto con il Jova è - da sempre - di amore ed odio. Come nel famoso Massacratore Numero Nove (quello che volendo trovate dentro al secondo Volume del REMIX). Dal vivo è potentissimo, energia pura sprigionata. I suoi musicisti, sia in studio che sul palco, sono sempre da far paura: band multietniche che - aldilà di collaborazioni storiche come quella con l'ottimo Saturnino - hanno SEMPRE delle sezioni fiati e delle sezioni ritmiche impressionanti. Su tante altre cose è invece un paraculo anche lui. E' uno che ha saputo cavalcare molto bene le mode, anche quando c'era da essere impegnati. Ma a sua "discolpa" gli ho sempre concesso una sorta di ONESTA' in questo, nel senso che l'ha sempre fatto in modo molto spudorato, dichiarato. Vabbè... sarebbe lungo da spiegare, magari un'altra volta approfondisco 'sto concetto. Ora volevo soffermarmi sulle SUE collaborazioni, che - collegandomi al discorso di prima - sono invece frutto di frequentazione VERE, di amicizie coltivate, di incontri che si trasformano in sinergie artistiche. E questo mi piace. Perchè i rapporti di Lorenzo sono sinceri, mai calcolati. Sono collaborazioni fatte di sudore e ore passate insieme chiusi in studio. E un pezzo come "Fango", nel quale tutti fanno giustamente notare la (notevole) partecipazione di Ben Harper alle chitarre, annovera anche un grande come Michael Franti tra gli autori. Ora, lo so che sono di parte perchè AMO enormemente Michael Franti Spearhead, ma trovarlo dentro ad un disco del Cherubini nazionale proprio non me l'aspettavo (anche nella bellissima versione 2008 di "Mani libere" che chiude l'album, dove canta e suona); ci fosse un solo comunicato stampa e/o un solo giornalista che ne abbia parlato in questi giorni di promozione, dove Jovanotti è finito praticamente ovunque (tv, radio, giornali, etc.). Nel disco - inoltre - anche Giuliano dei Negramaro, Sergio Mendes, Sly and Robbie. Notevole, ripeto.

Passo ad altro rap, anche se è uno "strumento" che Lorenzo usa sempre meno. Ora chiudo con Mondo Marcio e Fabri Fibra, le due ultime chimere di Virgin e Universal. O meglio: le mancate galline dalle uova d'oro. Stavo aspettando che passasse un po' di tempo dal giorno di pubblicazione dei loro ultimi rispettivi album, per riaffermare una teoria che già sostengo da parecchio tempo. Il successo di un pezzo ("Dentro alla scatola" e "Applausi per Fibra"), l'ovvio traino di un intero album ("Solo un uomo" per il primo, "Tradimento" per il secondo), l'attenzione dei media. I nuovi fenomeni del rap italiano, rappresentanti del disagio giovanile della nazione. Bleah. E poi dicono che si montano la testa, seee. Più che altro i loro rispettivi managments, che chissà cosa si credevano... quindi ecco la prova del nove, quella del disco successivo: a distanza di almeno un paio di mesi dalla loro uscita, possiamo dire che sia "Generazione X" che "Bugiardo" non se li è cagati quasi nessuno!!! Non parlo di chi è strictly hip hop oriented, ma della massa, la stessa che aveva decretato il loro successo di una stagione. Perchè? Perchè l'Italia è capace di sostenere il successo di un pezzo rap, ma NON di sostenere un artista rap. E "Non ve n'è", come avrebbero detto i Sangue Misto quindici anni fa. La storia è questa, cari discografici. Che - a proposito - magari, già che ci siete, andate pure a fare in culo, se mi perdonate il francesismo.

mercoledì 16 gennaio 2008

Love is in the Air?


Mac Book Air.
Tredici pollici?
Senza lettore cd/dvd?
Senza porta ethernet?
Anche da MacUser, totalmente INUTILE - per me - ora.
Piuttosto (se mai arriverà) butto via i soldi per un i-Phone.
Gran bel Keynote, bah...

lunedì 14 gennaio 2008

Vivere da soli.


Il fotogramma qui sopra è tratto dalla scena della tazza-rock (che quando ti ci siedi si collega al juke box) del divertente cult-(trash)-movie anni '80 di Marco Risi "Vado a vivere da solo". Sin dall'inizio, il protagonista Jerry Calà/Giacomino stabiliva il concetto ai suoi genitori: "E sia chiaro: l'affitto... me lo pagate voi!!!"

Riflessioni che nascono intorno a tavoli di pub, o a certe cene piene di gente. Amici, conoscenti, amici di amici, colleghi anticonformisti, intrattenitori, artisti affermati, maledetti o alternativi, figli di papà, studenti, professionisti. Che "vivono da soli", credendosi Uomini per questo. Un'intera generazione di Peter Pan convinta di essere INDIPENDENTE. Si, certo come no. E' un concetto, lo stesso di Jerry Calà. Vedere sopra.

Quelli che "Noi spendiamo solo 40 euro al mese per la spesa" e grazie al cazzo se c'è tua suocera che ogni settimana ti porta intere buste della spesa stracolme di ogni ben di Dio e c'hai il frigo comunque sempre pieno!!! E quelli che la domenica vanno a pranzo dai loro, però in effetti anche il martedi sera dopo la palestra, e già che ci sono pure il giovedi che comunque "Ero qui in zona" e se ci scappa pure un pranzetto al volo il sabato che "Avevo appena finito di pulire casa, così poi esco senza sporcare" e se non bastasse ci si mette pure mammina "Tieni tesoro, ti ho preparato un tupperware con le lasagne per lunedi e un altro con le scaloppine e le patate croccantine come piacciono a te che le metti in frigo e te le riscaldi quando vuoi"...

Quelli che "Ma', mi faresti il bucato, per favore? Che ancora non m'è arrivata la lavatrice" e sono due anni che vanno avanti con 'sta cazzata e si presentano puntualmente con i panni sporchi!!! "Ma', mi andresti a fare una commissione in Circoscrizione, per favore? Che non posso proprio chiedere un altro permesso in ufficio" e guai però a perdersi la partita settimanale di calcetto con gli amici.

(E lasciano perdere chi ancora vive a casa loro, ma) quelli che mami e papi gli hanno pagato l'anticipo di casa, ma loro orgogliosi "Il mutuo poi però me lo pago io" e vorrei pure vedere, visto che un lavoro ce l'hai, Cristo Santo!!! E quelli che l'affitto o il mutuo nemmeno che l'hanno, che vivono in case di proprietà che gli sono state concesse/donate da nonne trapassate o genitori premurosi, ma loro fieri "Mi sono fatto casa nuova"...

Quelli che "Con il mio lavoro guadagno più di 3.000 euro al mese, ho le collezioni complete di tutte le stagioni TV dei serial della Fox", ma poi "Pa', ti ricordi? Domani mi scade l'assicurazione della macchina", e lui "Non preoccuparti, figliolo: te l'ho già pagata io, e già che c'ero t'ho fatto pure il pieno!"

Bla bla bla...
Potrei andare avanti con altri mille "quelli che"...
Uno per ogni voi-sapete-chi-siete, volendo.
Si, volendo. Ma non mi va.
Anche perchè poi rischio che insorgano "quelli che" hanno la coda di paglia!!!

mercoledì 9 gennaio 2008

Caro vita.


"Ohssignora, come mi sono aumentati zucchini e pomodori!!!"... non parlo di questo, nè tantomeno di latte, pane o benzina (che pure è un altro grave problema). Ce l'ho con il mio unico vero insostituibile indispensabile motore quotidiano: CAFFE' & SIGARETTE!!!

Da qualche giorno a 'sta parte, mi sono aumentati entrambi (all'unisono) di 10 centesimi: le Lucky Strike da € 3,60 e € 3,70; il caffè - mediamente - da € 0,70 a € 0,80.
ODIO profondamente fare questo tipo di calcoli, ma tenendo conto che entro a prendermi un caffè al bar almeno 3 volte al giorno (in realtà anche di più, ma calcoliamolo come media, escludendo quelli presi a casa mia e/o a casa di altri) spenderò 9 euro in più al mese in caffeina, e - con un pacchetto di sigarette al giorno - 3 euro in più in nicotina, per qualcosa che - lo so bene - per altri magari è solo superfluo.
Per me, però, è vitale.
Ecco perchè ODIO questi calcoli.

Insomma, se non bastavano i circa 170 euro che già spendevo mensilmente per queste mie necessità primarie, da oggi devo calcolarne 12 in più ogni mese (come dire € 144 all'anno, e la gente ancora si lamenta dell'ICI).
Eccheppalle!!!
Quasi quasi, dodici alla volta, li infilo nelle prossime fatture che emetto...

lunedì 7 gennaio 2008

[interludio]: "Ratti".


Avrebbe potuto essere un pipistrello.
Invece era solo un topo. O meglio, un ratto.
Se cerco la parola ratto sul vocabolario, trovo: “Genere di roditore comprendente 56 specie diverse, simile al topo ma più grande, con muso appuntito e coda rivestita di squame; a differenza di altri mammiferi, si adatta a qualsiasi condizione di vita ed è in grado di digerire sostanze di diverso tipo”.
Topi o ratti, per me sono quasi la stessa cosa. Comunque sia, fanno schifo. Ha ragione mio padre, almeno su questo. I ratti gli hanno sempre fatto schifo. E pensare che suo padre, cioè mio nonno, quando da pischello girava per Venezia prendeva a calci le pantegane, se ne spuntava fuori una dai canali. Pantegane grosse come gatti, se non di più. Che facevano voli di dodici metri, ripiombando dritte dritte nell’acqua sporca del canale da cui erano venute fuori, ma con le ossa rotte.
Che poi io una pantegana viva non l’ho nemmeno mai vista.
Credo sia inquietante, vedere una specie di topaccio grosso più di un gatto! Fa schifo, ecco che fa. Me ne ricordo una morta, una carcassa penzolante, appesa alla rete del pollaio di un contadino di Pieve, quando ero piccolo, in montagna. Lui metteva queste trappole su tutta la rete, perché altrimenti di notte ‘ste pantegane grosse come gatti entravano nel pollaio e si mangiavano le galline. Vi rendete conto? Erano capaci di mangiarsi una gallina, che un pollo intero mette in difficoltà pure me. Che con un pollo intero noi ci mangiamo in quattro.

Ricordo che - prima che i miei si separassero, quando vivevamo ancora a Palocco – ci fu un periodo in cui avevamo alcuni topi in giro per casa. Entravano da un’apertura del muro sotto al tubo del lavandino della cucina, ma lo avremmo capito solo qualche tempo dopo. E avremmo chiuso quel dannato buco con legno e gesso. Perché i muri di quella casa erano tutti con l’intercapedine, che andava giù dritta fino allo scantinato comune a tutta la schiera di villette. E chissà quanti cazzo di topi c’erano là sotto.
Alcuni di loro avevano trovato questa uscita nella nostra cucina. E per almeno un paio di settimane ci fu la grande caccia al topo. Roba che a me e ai miei fratelli divertiva pure. Ma a mio padre no. A lui facevano schifo.
Tentammo di tutto: trappole in metallo comprate al ferramenta, cibo avvelenato, carta con la colla. Se non ricordo male un paio li prendemmo pure, con ‘sti trucchetti. Ma continuavano ad essercene altri. Fino al giorno in cui - svuotando lo scomparto sotto al lavandino da tutto quell’inutile botto di detersivi bottiglie stracci e barattoli vari, probabilmente lì immobili da anni - scovammo il famoso buco nella parete, proprio dove il tubo dello scolo si piega ed entra nel muro.
Ma evidentemente un paio di quegli schifi erano rimasti fuori, quando chiudemmo il buco. Perché continuavamo a trovare tracce della loro presenza. E la notte, anche qualche squittio. Alla fine, scoprimmo che – non potendo rientrare nel muro – di giorno si nascondevano sotto al forno a gas. E fu guerra vera. Con fuoco e manici di scopa. Intrappolati là sotto, con il calore del forno a tutta manetta, schiacciati e infine spappolati da una vecchia scopa di legno. A mio padre venivano i conati di vomito, mentre procedeva con la loro esecuzione.
Non mi stupisce, quindi, che ancora oggi mi parli male dei ratti.

Come l’ultimo film della Pixar, quel “Ratatouille” che tutti quelli che lo vanno a vedere dicono essere una gran figata. E lui non capisce come si possa andare al cinema a vedere un film con dei ratti come protagonisti.
Inutile spiegargli che tutta la cultura dell’intrattenimento popolare si basa sui topi. Che nel nostro immaginario collettivo, sin da bambini, c’è già la figura del topo. Che il più grande e famoso personaggio animato del mondo sia il Mickey Mouse della Disney, ma se ne potrebbero trovare altri mille. Come Jerry di Tom & Jerry, come Speedy Gonzales, come Fievel, come Stuart Little, come Basil l’investigatopo. Come Fichetto di Grattachecca & Fichetto, come Autogatto e Mototopo. O addirittura come Topo Gigio o il Rat-Man di Leo Ortolani.
Il punto è che quelli sono personaggi di fumetti e cartoni animati. Sono carini. Sono divertenti. Sono teneri. Invece i ratti, quelli veri, fanno schifo. E dicono che saranno gli unici a sopravvivere alla guerra atomica, se mai ce ne sarà una. Loro e i ragni. Ovvero le due categorie di esseri striscianti che a me fanno più schifo. Cazzo: ratti e ragni sopravvivranno all’olocausto nucleare, la razza umana no!

Un altro flashback: la metropolitana di Londra.
Io e la mia tipa di allora alla fermata di Leicester Square. Chiacchieravamo del più e del meno, aspettando che arrivasse la metro. Che poi non la sopporto la metro di Londra. Si, d’accordo: gran belle rete di collegamento, come a Parigi, come a Madrid. Ma è angusta, stretta, puzzolente. Se ti siedi, le tue ginocchia scontrano con quelle della persona seduta di fronte a te. A Roma c’è spazio, accidenti. C’è lo spazio per la gente in piedi. E poi quei tunnel, così piccoli. Evidentemente proporzionati alle carrozze della metro, che immagino abbiano un diametro davvero contenuto. Roba da claustrofobia, anche quando prendi l’ascensore per scendere giù fino alle banchine. Che certe fermate non hanno nemmeno l’alternativa delle scale: c’è solo l’ascensore!
Aspettavamo che arrivasse la metro, insomma, e per puro caso ci cascò l’occhio sulle rotaie, perché in effetti – con la coda dell’occhio – si percepiva del movimento. Ratti. A decine. A centinaia. Dio, che schifo. Un via vai proprio lì sulle rotaie, che probabilmente conoscono l’orario della metro meglio di noi. Quando sentono vibrare le rotaie, spariscono. Sanno come funziona, i maledetti. Non ne rimane schiacciato nemmeno uno. Poi – come la metro riparte – sbucano nuovamente da buchi, giunture, interstizi, e se guardi verso il basso vedi nuovamente il terreno muoversi. Sono loro.

A Roma, quando guardo verso le rotaie, non vedo topi.
In realtà una volta ne ho visto uno, ad essere sincero. Solo uno.
Sia chiaro: non voglio dire che Roma sia più pulita di Londra. Casomai che è meno zozza. Magari non c’è puzza di cipolle ad ogni angolo della strada, magari non mettono la moquette pure nei bagni dell’albergo, magari non ha locali sporchi come certi loro bar e ristoranti, magari non si avvistano tutti quei ratti alle fermate della metro, ma sicuramente anche Roma ha la sua bella sporcizia. Quindi anche il suo bel numero di ratti striscianti.
Sotto le strade e i tombini, dentro ai palazzoni, nelle cantine e nei box, attraverso le tubature, dentro le intercapedini dei muri, tra i secchioni dell’immondizia, giù fino alle fogne. Una connessione infinita, la mappa di una Roma nascosta che li porta dai canali di scolo delle fontanelle fino al Tevere. Il biondo Tevere. L’apoteosi del ratto. Brrr.
Altro che Walt Disney.
Mi viene in mente il caro vecchio Paz, più che altro. E non il suo Topolino tossico, che la Disney voleva pure querelarlo. No. Mi viene in mente questa vecchia vignetta di Andrea Pazienza, dove un topaccio scheletrico, malato e puzzolente – pisciando dall’argine di una fogna con la cappella tra le mani – diceva: “Dice che uno è morto perché ha bevuto l’acqua del Tevere! E ci credo! Fa schifo! Mo’ per esempio io, dovessi dire “Sto bene!”, non lo posso di’! Sto male, sto! Piscio in continua! E secondo me il Tevere c’entra! C’entra, c’entra”.

A volte mi metto ad immaginarmeli tutti ‘sti topi.
Migliaia. Decine di migliaia. Centinaia di migliaia. Milioni.
Che si muovono, strisciano, squittiscono, mangiano, cagano, scopano e si riproducono. E mi perdo in un mio trip tutto personale: immagino di andare in alto, di poterli vedere tutti dall’alto, come se tutta Roma fosse una mappa sotto di me, un grande schermo nero con impressa la cartina della città, e loro fossero dei puntini rossi luminosi, che posso vedere anche in trasparenza, dovunque essi siano. Migliaia di puntini rossi. Milioni. Che si muovono, si muovono, si muovono. Sempre più rosso. Una grande macchia rossa che si muove. Alla fine vedo solo un’unica immensa massa rossa, luminosa.
E mi prende male.
Meglio non pensarci, che altrimenti mi vengono i conati di vomito come a mio padre.
Anche se so che una visione del genere corrisponderebbe parecchio alla realtà, preferisco non saperlo. O quantomeno fare finta.

Ben altra cosa sono i pipistrelli.
E non solo perchè sono in fissa per Batman.
I pipistrelli, innanzi tutto, volano.
Mentre i ratti strisciano.
Nelle fogne.
Nell'immondizia e nella merda.



© & ® 2008 Stefano Piccoli

mercoledì 2 gennaio 2008

Il "mio" Capodanno.


Pietralunga, Gubbio, Città di Castello, Perugia.
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