sabato 19 febbraio 2011

La S, il 3, la K.

Di rinascita, sei mesi dopo.



Stavolta, poco più di sei mesi dopo, la mia riflessione sarà molto più SERENA ed estremamente LUCIDA . Finalmente libero da quel senso di insopportazione, intolleranza e - ammettiamolo - anche di rivendicazione!
Perché oltre al famoso "si chiude una porta, si apre un portone", credo anche ad un altro proverbio che dice "ognuno è artefice del proprio destino". Ci credo fermamente, e penso di poter sostenere che la mia intera vita ne è un esempio.

Allora può anche succedere che - ad un certo punto della tua esistenza - tu possa accettare un compromesso, uno di quelli grossi. Perché dobbiamo dare alle cose il loro vero nome, e quantomeno io ho l'onestà di chiamarlo per ciò che è stato.
Che poi all'inizio, con un entusiasmo che mi ero comunque voluto dare, ho pensato realmente di poter cambiare le cose, ma questa sarebbe un'altra storia.
Può quindi succedere che tu possa accettare (commettendo un errore solo tuo) un incarico che sai da subito essere troppo "stretto" per te, con cui entrerai inevitabilmente in conflitto, ma per il quale in quel momento ti dai mille giustificazioni, tentando un'impossibile assoluzione. C'è tanta crisi in giro, e sarebbe uno schiaffo alla miseria rifiutare un lavoro del genere. O sono mesi che magari fatturi poco o niente, e sei oppresso da un senso di responsabilità che non conoscevi, perché è appena arrivata una nuova bocca da sfamare, e l'eccessivo senso del dovere nei suoi confronti può anche offuscare la tua capacità di giudizio in una scelta professionale.

Ma per chi è abituato - come molti di noi - a vivere all'insegna del proprio "ego autoriale", ad apporre la propria firma sulla copertina di un libro, sull'articolo di un settimanale, sulla campagna nazionale di un brand… quanto può durare un compromesso?
Quanto tempo puoi resistere prima che quel benedetto/maledetto ego (che spesso è anche un'ancora di salvezza) ti riporti alla realtà?
Ti spinga alla piena accettazione/ammissione del tuo vero e proprio errore di valutazione?
Io ci ho messo ben otto mesi!
Che saranno pochi, o saranno troppi, non saprei.
Ma sono comunque stati otto, che - in termini di totale annichilamento di fantasia, stimolo creativo, sperimentazione, ricerca, entusiasmo e libertà - in effetti sono stati troppi.
Ecco, quindi mi sono già risposto da solo.

Parliamoci chiaro: i segnali dalla tua mente arrivano chiari.
Quando ti guardi allo specchio e non sei soddisfatto di te stesso, non puoi mentire.
Il seme della consapevolezza cresceva già dal terzo (!) mese in cui ero lì, cioè da febbraio 2010: primi segnali di quel conflitto cui accennavo prima, primi sintomi di una sopportazione già arrivata al suo limite.

I primi giorni dello scorso giugno, quel seme era già maturato del tutto.
Non a caso scrivevo sul mio blog queste parole.
Era insomma già esaustivamente CHIARO che non avrei firmato una seconda volta, sempre che loro me lo avessero proposto (e in quel caso sarebbe stata la loro scelta, sulla quale non potevo avere voce in capitolo); ma sulla mia scelta si, ed era comunque già stata fatta. In realtà ben prima di giugno.
Altrimenti non avrebbe avuto senso guardarsi intorno, spedire il portfolio aggiornato, sbattersi nel fissare colloqui. Se non addirittura RIFIUTARE altre proposte di lavoro (come scrivevo qui a metà maggio) capendo da subito che avrei avuto le stesso identiche problematiche, lo stesso tipo di insoddisfazioni, lo stesso tipo di insofferenze che derivano dal lavorare per un'azienda padronale.

Se devi muoverti, devi farlo con una logica coerente alla tua scelta.
Se devi muoverti, anche (non lo nego!) con un certo TIMORE per quel margine di rischio che devi necessariamente calcolare, devi farlo con cautela e ponderazione, evitando di finire "dalla padella alla brace" e non aver risolto un bel niente!
Perché di fronte ad una scelta radicale che ti imponi, soprattutto se hai una certa età, una famiglia e una casa da mantenere (se cioè non rispondi solo a te stesso come un eterno adolescente) credo ci voglia davvero coraggio. Quello di rinunciare alla comoda poltroncina da "impiegato del Mac" assoggettato ai lunatici umori del tuo titolare, comandato in orario 9.00/18:00 con il tuo stipendiuccio fisso a fine mese, in favore della più totale incertezza su ciò che verrà.
Quindi mi correggo.
Non si tratta solo di avere coraggio (che spesso è anche semplice incoscienza): si tratta di avere le palle!!!
Si tratta di (ri)alzarsi in piedi quando dovunque intorno a te ti viene chiesto di stare chinato a novanta.

Ma, nonostante chi rimane nella calda sicurezza del suo annichilimento possa pensare che il pazzo sia tu, nonostante in fondo in fondo (quando è il suo momento di guardarsi allo specchio) invidi o addirittura ammiri il fatto che tu sia nuovamente libero, che le tue opportunità da quel momento diventino potenzialmente infinite e le sue no, lo fai e basta.
E il percorso non sarà affatto breve.
Ci vorrà qualche tempo prima che tu possa effettivamente raccogliere il frutto della tua rinascita.
Ma lo fai. E aspetti - con fiducia (nelle tue skills) - che il tempo ti dia ragione.

Di fatto, poi questo tempo è stato sin più clemente di quanto io stesso potessi immaginare.
Perché da fine luglio ai primi di novembre sono solo quattro mesi. Intensi, ma quattro. Agosto in Puglia compreso.
E ad arrivare al pieno regime di fine gennaio 2011, sono SOLO sei.
Sei mesi in cui SEI RIUSCITO a cambiare ciò ti eri prefissato.
Ad elevare il tuo standard professionale, ritrovando quella fantasia, quello stimolo creativo, quella sperimentazione, quella ricerca, quell'entusiasmo e quella libertà di cui sopra. Libertà di poter fare TUTTO. Libertà che brami come l'aria per poter dare il meglio di te stesso. Per poter vivere meglio. Perché alla fine è proprio vivendo meglio, nella qualità della vita che scegli, che paradossalmente ritrovi il giusto equilibrio anche in quelle famose responsabilità (come padre e non solo) che loro malgrado ti avevo fuorviato, facendoti commettere gli errori di valutazione di cui si parlava.

Allora dicevamo "sei mesi dopo".
Ne parlavo proprio in questo post.
Dove concludevo che sarebbe stato quantomeno interessante tracciare un punto della situazione tra chi è rimasto IMMOBILE rispetto a sei mesi fa (nella stessa poltrona, con lo stesso stipendio, con le stesse frustrazioni e gli stessi sbrocchi, perché nel frattempo lì dentro non sarà cambiata una virgola) e chi invece ha deciso di svoltare strada.
Magari instaurando una nuova e dinamica collaborazione con un brand di abbigliamento che è l'antitesi di quello per cui lavoravi prima, tanto è di rottura a livello di grafiche, di valori e di impatto comunicativo?
Magari creando un nuova linea di felpe e t-shirts per conto di un'azienda già presente da vent'anni sul mercato, nel settore maglieria, che ti affida l'intero progetto di una collezione in cotone interamente ideata/sviluppata/gestita da te, contando da subito sulla sua rete vendita nazionale?
O ancora, magari firmando un contratto con una grande azienda del nord per la quale - indirettamente - avevi già lavorato, ma che stavolta ti chiama senza nessun mediatore di mezzo, in un rapporto diretto tra loro e te basato sulla totale autonomia gestionale/creativa (lavorando da Roma con i tuoi orari e i tuoi metodi) per la quale ti pagano più del doppio di quanto non prendevi stando dalla mattina alla sera dentro allo stalag?
E trovare ancora il tempo di lavorare al tuo secondo graphic novel per il tuo nuovo editore, di scrivere di musica, di progettare altri fumetti con altri autori e Dio solo sa cos'altro!!! ;)

Dunque, amici miei, vogliamo davvero farli certi confronti?
Soprattutto dal punto di vista di chi ha scelto di rialzarsi in piedi, di andare avanti, di tentare - rischiando in prima persona sulla propria pelle, non su quella di altri - altri percorsi di lavoro e di DIGNITA'.

Si, certo: allora il pazzo sono io.
Ma ben venga la pazzia, se significa contrapporla alla mediocrità.

"Eccoci, ecco chi vive la vita così la catalizza dentro attimi,
eccoci siamo noi che passiamo dal peggio al meglio,
siamo noi che ricominciamo più forti, più forti di prima,
domani saremo più forti di ora,
di ora in ora perchè è la vita che scorre
il prossimo passo lo puoi soltanto supporre"…

domenica 13 febbraio 2011

Camminando ai confini dell'Impero.



Dove il titolo del post, ovviamente, è da intendere solo come un mio gioco di parole.
Perché il titolo di questo bellissimo serial TV della HBO si riferisce al celebre "struscio" di Atlantic City, la passeggiata interamente realizzata in legno che si estende per circa 5 chilometri affacciandosi sull'oceano, dalla quale Enoch "Nucky" Thompson (modellato sulla reale figura del politico/criminale Enoch L. Johnson) ha costruito il suo "Impero del crimine", ingrassandolo ulteriormente con l'entrata in vigore del proibizionismo nel gennaio del 1920.
Inutile sottolineare la produzione di Martin Scorsese, che ne firma la regia del primo (straordinario) episodio, così com'è superfluo elogiare ancora l'interpretazione di Steve Buscemi: "Boardwalk Empire" è una serie di altissimo livello, che - non appena cominci a seguire - ti cattura e ti impressiona anche per la grandiosità dei suoi set, delle scenografie, delle ricostruzioni d'epoca. E' quindi facile supporre budget stratosferici, quasi da cinema. Roba che - per l'appunto - può permettersi giusto la HBO, che è dietro a tutti i più imponenti serial televisivi degli ultimi anni (da "I Soprano" a "Sex and the city", fino a veri e propri kolossal come "Band of Brothers" o "The Pacific", ma anche a prodotti più furbi come "True Blood").

Esistono però anche tanti network "minori" (nella stessa misura in cui una Dark Horse può stare a Marvel o DC) che - cifre alla mano - una serie come "Boardwalk Empire" non potrebbero fisicamente produrla. Eppure è proprio dove manca il denaro che spesso possono subentrare talento e creatività a colmare il gap...

Prendiamo ad esempio la FX Networks.
Non ha la potenza di una HBO (che conta su circa 38 milioni di abbonati!) nè tantomeno quella di altre majors quali ABC o NBC, eppure - sarà un caso? - è proprio dalla FX che provengono i miei serial preferiti.
Merito degli autori? Delle penne, delle idee NUOVE, di sceneggiature solide, di dialoghi serrati ed avvincenti? Non saprei.
Fino a qualche anno fa non seguivo regolarmente nessun serial TV. Non avevo SKY nè Mediaset Premium (che forse ancora non esistevano, a parte Tele+) e i telefilm si seguivano sui canali in chiaro, soprattutto su Italia 1.
Eppure già in quel momento (senza nemmeno sapere chi fossero i network americani alle spalle dei rispettivi serial), mi colpì moltissimo "Nip/Tuck", che seguii settimana dopo settimana, appassionandomi soprattutto alle sue prime stagioni.
Sempre grazie ad Italia 1, qualche tempo dopo arrivò la folgorazione con "The Shield". E in quel momento non sapevo provenisse anch'esso dalla FX Networks. Due su due, accidenti. Tra i miei preferiti. Altro che "Buffy" (e qui apriti cielo!).
Anni dopo, oramai giunto ad una piena Era di Consapevolezza, ecco arrivare "Sons of Anarchy", altra PERLA proveniente da quella televisione, da quegli autori.

Mentre scrivevo il mio libro su "The Shield" (cioè "Strade violente, polizia corrotta", che potete trovare ancora in libreria) ho avuto l'opportunità - ed il piacere! - di intervistare Shawn Ryan, il creatore della serie, e Michael Chiklis, l'attore che interpreta il protagonista Vic Mackey.
Proprio Chiklis, parlando della loro produzione a proposito delle importanti partecipazioni di fuoriclasse come Forest Withaker o Glenn Close, mi diceva: "Attrici straordinarie del calibro di Glenn Close giungono sul set e lo trovano il migliore in cui abbiano mai recitato. E vanno via talmente entusiaste da volere una loro serie personale su FX"…

Alchè non ho fatto altro che (ri)mettere in moto il Mulo.
Ed anche "Damages" è entrato da subito tra i miei preferiti. Una figata tanto ironica quanto cinica, con una grande Glenn Close ma anche una grande Rose Byrne, attrice bella/brava (e gelida) che francamente non conoscevo. Senza nemmeno saperlo, scopro che molti episodi di questa serie sono diretti da Mario Van Peebles, che ho amato per un certo periodo della mia vita (parlo di "New Jack City", di "Posse", di "Panther") che tra l'altro interpreta anche la piccola parte di un agente dell'FBI che vuole incastrare l'avvocato Patty Hewes. Nella seconda stagione, entra nel cast un altro calibro da 90 come William Hurt, che a rivedere lui e la Close sullo schermo, nella stessa stanza, sembra di essere tornati a "Il grande Freddo", film di culto di metà anni '80 che ho letteralmente adorato insieme a "St. Elmo's Fire", a "Breakfast Club" e a qualche altro generazionale del genere ;)

Quando il lavoro e/o la mia bimba me lo permettono, la sera (o meglio: la notte) mi piace sbragarmi sul divano seguendo almeno un episodio del mio serial del momento. Attualmente, alterno un episodio della prima stagione di "Boardwalk Empire" ad uno della seconda di "Damages". Sono due cose diversissime tra loro, lo so bene. Le seguo entrambe con piacere, ma - nonostante la più che probabile superiorità del primo - se devo proprio tifare per qualcuno, visti i miei gusti tiferò sempre per la FX Networks.
Perchè è piccola e agguerrita, come piace a me.
In qualsiasi campo: dalla televisione al cinema, dalle etichette discografiche alle case editrici. Perché - aldilà delle pianificazioni, degli stanziamenti di budget, della strategie di marketing o quant'altro - si basano, vivono e sostengono la forza delle idee.

venerdì 4 febbraio 2011

Che anche la radio, qualche volta...

Cose buone che (raramente) possono arrivare dal mainstream…


• Joan As Police Woman: "The Magic"


• Adele: "Rollin in the deep"



• Paloma Faith: "New York"

E sto notando soltanto ora (mentre pubblico il post) che si tratta in tutti e tre i casi di voci femminili, ma guarda un po'...

domenica 30 gennaio 2011

"Ora"



Dunque, pochi giorni fa - alla data esatta della sua release - ho regalato a Teresa il nuovo album di Jovanotti, "Ora" (Universal), dato che lei lo adora!
Che già qui apro subito una parentesi. Il disco è stato pubblicato in due versioni: una "normale" con 15 tracce, ed un'altra "deluxe" confezionata a libretto (con cofanetto) suddivisa in due CD, nel secondo del quale ci sono ben altri 10 pezzi INEDITI, cioè non remix e/o alternative versions della tracklist contenuta nel primo CD… chiaro, no?
Alchè mi chiedo: per un differenza di prezzo di soli tre euro, chi è quel fan che non acquisterebbe direttamente l'album con 25 pezzi nuovi del proprio cantante preferito, che magari stava aspettando da più di tre anni? Mah :|

Detto questo, dopo averglielo anche riversato nel suo iPod (che in questa casa l'iPod ce l'ha lei, mica io!) nei giorni seguenti - visto che lo avevo - me lo sono anche ascoltato sul mio stereo, mentre lavoravo. Un album decisamente insolito, dalle sonorità molto elettroniche. Cosa che avevo capito già dal primo singolo che gira in radio ("Tutto l'amore che ho", che i network nazionali come da copione stanno passano a manetta) che - tutto sommato - non mi ha particolarmente colpito. Direi anzi che NON MI PIACE un granché… ma tant'è: ascoltare per intero prima di giudicare, no?
Allora diciamo che su 25 brani (alcuni dei quali con testi piuttosto notevoli, che superano le basi) personalmente ne salvo per intero solo 2, cioè "Il più grande spettacolo dopo il big bang" e soprattutto "I pesci grossi" ***, dove tra l'altro Cesare Cremonini gli restituisce il favore dopo la sua "Mondo".
Insomma: dovessi scommettere sul futuro di questo disco, punterei tutto su questi due pezzi.

Per il resto che altro dire, visto che questa NON E' affatto una recensione?
Che il mio amore/odio per Lorenzo Cherubini è qualcosa che risale ai primi anni '90. Non è mai stato uno dei miei artisti italiani preferiti (soprattutto se teniamo conto della mia formazione rap nell'hip hop più hardcore, che nei suoi primi anni me lo faceva sembrare solo un f.o.t.t.u.t.o sucker) eppure lo stimo abbastanza da ascoltare con attenzione ogni suo nuovo album.
Troppo FURBETTO per i miei gusti (anche nelle avanguardie tematiche o sonore di cui spesso si è fatto portavoce, come scrivevo già all'interno del nono numero della prima serie del Massacratore targato 1996) eppure al contempo grande, grandissimo comunicatore e animale da palco, che - soprattutto dal vivo - domina come pochi altri, con una totale padronanza degli spazi scenici, un'ensemble di musicisti straordinari che lo circondano costantemente (avvalendosi di una sezione ritmica senza eguali) e una capacità di coinvolgimento del pubblico che fa paura, in termini di potenza.
Su, non l'ho mai nascosto: fondamentalmente (forse proprio perché è un gran paraculo!) mi è sempre stato simpatico, il Jovanotti nazionale. E continuerà pure a non essere tra i miei preferiti, ma per ciò che fa - e per COME lo fa - merita senza dubbio il mio più disinteressato rispetto.
Di cui magari a lui non importa nulla, è ovvio!!! ;)

*** Intanto leggetevi 'ste rime:

"Sono sulla scena da una vita prima che tu fossi nato,
sono il pionere, l’antenato,
al posto del microfono io usavo già una clava,
ho suonato al matrimonio della Regina di Saba,
con il saggio Salamone, a lui ho dato dritte,
ho evitato ad Alessandro diverse sconfitte,
ne so più di Aristotele in quanto a bella vita,
il Mister chiama me prima di ogni partita!
Io rimo con tutto quello che mi trovo a tiro,
e so tutte le lingue dal patois all’assiro,
io ero dentro internet prima che lo inventassero,
io sono i social network prima ancora che ci fossero,
metto insieme gli elementi per reagire,
tu non devi fare niente resta solo a sentire.
E' una formula segreta, più segreta della Coca Cola,
non si impara alla TV, non la insegnano a scuola,
i cugini mi chiamano MC il cerimoniere,
dispenso le scintille e creo le atmosfere"...

"Se avessi le radici sarei un albero,
e invece sulla Terra posso muovermi.
Se fossi fatto in serie sarei un numero,
e invece sulla Terra sono unico.
Se avessi un’idea fissa sarei lapide,
e invece sto vogando sulle rapide.
Se non cambiassi mai sarei una formula,
e invece sono vino sulla tavola"…

giovedì 27 gennaio 2011

Nicole ideal bukkake...

28.01.11 • Update!!!


In tivvù ci sono le Veline, le Letterine, le Letteronze, le Schedine e poi pure quelle di "Colorado Cafè"… che come si chiamano? Ah si, le Troioline!!!
Ecco, la Nicole Minetti era proprio una gran bella troiolina.
Che tutto sommato sarà pure mezza rifatta, si sarà pure laureata con 110 e lode, guadagnerà pure un diecimila euro al mese come consigliere regionale, ma il punto - senza falsa ipocrisia - è che al maschio italiano medio non gliene frega una mazza, perchè il maschio italiano medio le darebbe volentieri un botta!
Vuoi mettere? Una vera troiolina originale della tivù che è pure igienista dentale, che poi insomma un minimo comun denominatore c'è: in entrambi i casi (ma anche nella sua attuale carica istituzionale, volendo) c'è di mezzo la cavità orale, capite?

POST IN PROGRESS...
1 - continua


Ipocrisia! Ipocrisia!! Ipocrisia!!!
Ecco quello che dovrebbe veramente far sbroccare, non la senilità di un premier. Che basta pronunciare la parola COCAINA (e immaginatela pronunciata con stupore e sdegno da un Vespa: "C.O.C.A.I.N.A?!?"), altrimenti ci sarebbe solo che da ridere. Perché proprio lei, la Nicole [ex]troiolina, poi ci parla di "pelo sullo stomaco"… ma su, dai. Ma facciamola finita a fare gli ingenui innocentini.
Che siamo uomini di mondo.
Che chiunque - e dico CHIUNQUE - abbia messo il naso fuori di casa almeno un paio di volte in vita sua, sa che dove ci sono di mezzo spettacolo (cinema, musica, televisione), politica, imprenditoria, calcio, rotocalchi, cronaca rosa, locali esclusivi di Milano o Porto Cervo, dove ci sono denaro e soprattutto POTERE in ogni sua possibile forma, lì ci sono feste private, eccessi, cocaina (che poi oramai la trovi pure nei licei o in parrocchia, ma sarebbe un altro discorso) e fighe disposte a tutto pur di ottenere qualsiasi risultato, per raccogliere anche solo le briciole di quel potere, di quel denaro, di quella notorietà.

E tu mi vieni a dire che venivano da te a cantare il karaoke?
Ma smettila, che per l'appunto fai solo ridere. Che per 7.000 euro ti ci viene Withney Houston a cantarti una canzone!!! Allora sei deficiente o che? Allora ci fai più bella figura a dire che almeno le hai staccato un pompino, no?

Ma lo capisci o no?
Tutto quello di cui si sta facendo un gran parlare E' NORMALE, è all'ordine del giorno in certi ambienti. Favori, favoritismi, sesso mercenario, droga. La cosa anormale è negarlo. Perché il maschio italiano medio (cioè il target tondo tondo del tuo elettorato mediatico) con il tuo denaro, la tua posizione e i tuoi mezzi, avendone la possibilità FAREBBE LE STESSE COSE!!!
Allora fallo sognare, accidenti.

POST IN PROGRESS…
2 - continua

mercoledì 26 gennaio 2011

Due appuntamenti imperdibili!

Obey + Kento & Assalti Frontali


Due appuntamenti imperdibili nell'arco di poco più di 48 ore, per chi vive a Roma.
Il primo è l'inaugurazione della mostra dedicata a OBEY - al secolo Shepard Fairey - presso la galleria Mondo Bizzarro sabato 29 gennaio dalle 18:30. Una collezione privata di stampe e serigrafie (anche in vendita) di oltre una sessantina di pezzi. Inutile aggiungere altro su questo straordinario artista che, provenendo dalla cosiddetta urban art di strada (stickeraggio compreso!), ha oramai raggiunto una notorietà di livello mondiale.
From "Andrè The Giant Has a Posse" to the stars…
Per chi proprio non riuscisse ad essere presente all'inaugurazione, la mostra dura comunque fino al prossimo 24 febbraio.
Tutte le info QUI

E' invece per la sera di lunedì 31 alle 21:00 presso l'Auditorium Parco della Musica il concerto del mio homeboy Kento, che presenta dal vivo tutto il suo "Sacco o Vanzetti" (Relief Records).
Oltre al prestigio intrinseco del luogo, la ciliegina sulla torta è data dal fatto che in questa data è accompagnato sul palco nientepopodimenoche dagli Assalti Frontali: il supporto del progetto/collettivo di Militant A - che in 19 anni della sua storia non ha mai concesso niente a nessuno - non fa altro che sottolineare il grande valore del rapper reggino e di un album colto, denso di passione e di poetica, di stilosità hiphoppettara sposata al retaggio militante, di storytelling nudo e crudo. Da non perdere, per l'appunto.
Tutte le info QUI

Io fortunatamente non ho buffi con nessuno, ma se volete beccarmi mi troverete ad entrambe le occasioni ;)

sabato 22 gennaio 2011

S3Keno è su Comicus!


Hip hop, fumetto e non solo "Roots 66": per la rubrica Comics'n'Music, finalmente anche Comicus mi intervista!!!
E' dal 2006, da quando sono tornato sulla scena, che li aspettavo al varco (è un modo di dire, sia chiaro). Ero finito su Lo Spazio Bianco, su Fumetti di Carta, su Comicsblog o altri luoghi non propriamente fumettistici, ma ancora MAI su Comicus, accidenti.
Che insomma, in Italia la sua bella presenza nel settore ce l'ha.
Merito di un libro per l'editore con la T apostrofata anziché pubblicato per altri?
Merito del Danno e di Kaos che hanno aperto la strada?
Beh, chissenefrega ;)

Son CONTENTO di questa [anche piuttosto lunga] intervista. Punto e basta.
LA TROVATE QUI.
Volendo, anche con la recensione al mio R66, oh yeah.

venerdì 21 gennaio 2011

Intervallo.

"No more I love you's"



Che poi il brano originale, del 1986, era scritto e interpretato dai The Love Speaks. Ma è la cover di Annie Lennox (del 1995) che l'ha trasformato in qualcosa di memorabile. Il video ufficiale è stato "disattivato" dalla casa discografica (solito discorso sulla sagacia di questi dinosauri verso le nuove forme di comunicazione, diffusione e fruizione), pertanto non è possibile incorporarlo. Ma questa insolita versione "topolinesca" non toglie nulla alla straordinarietà del pezzo ;)

mercoledì 19 gennaio 2011

"Io mi diverto"...

o anche: dell'ammischiare le carte!


Non mi piace (s)parlare di Berlusconi qui sul mio blog. E' un argomento che mi ero ripromesso di NON AFFRONTARE MAI, talmente è scontato e banale. Soprattutto da chi è dell'opposta fazione. Quindi è con un certo FASTIDIO che scrivo questo nuovo post, ma tant'è. Non ce la faccio davvero più a stare zitto. Sto esplodendo, ed è per questo che - prima di tutto - sono infastidito da me stesso, dai miei stessi limiti di sopportazione. Perché comunque di "limiti" si tratta, lo so bene.

Ma lui non si dimette, lui è sereno, lui SI DIVERTE.
E non c'è davvero un cazzo da divertirsi. Nè per lui, nè per l'Italia intera. Tenete conto che fondamentalmente a me frega ben poco che il Quirinale o il Vaticano siano "turbati", o che il resto della classe politica sia come minimo imbarazzata, anche chi - per muto servilismo - gli fa corpo intorno.

Un anno e mezzo fa, in pieno scandalo D'Addario, mi era stato detto (anche da stimate persone di sinistra) che "in fondo i gusti sessuali di Berlusconi, compreso andare a prostitute, sono solo fatti suoi. Sono abitudini, seppur discutibili, del suo privato" e che la sinistra - oramai al limite del ridicolo - doveva smettere di blaterare dietro a queste "sciocchezze da gossip", perdendo di vista la costruzione di una vera/seria opposizione politica. Perché in fondo la prostituzione in Italia non è vietata in quanto tale, e andare a zoccole non è un reato. Il reato, casomai, è lo sfruttamento della prostituzione. Il resto sono solo "accordi mercenari tra adulti consenzienti". Poco importa che chi li faccia sia il Presidente del Consiglio di una nazione, il suo Premier. Che tanto qui in Italia dell'etica e della morale non frega a nessuno. Anzi: per l'italiano medio (tantopiù se preso a caso tra l'elettorato di centrodestra) lui è uno "cazzuto", uno a cui piacciono le donne belle. Mica come quelli di sinistra che vanno a trans!!!

Stavolta però c'è di mezzo la prostituzione minorile.
E QUESTO SI CHE E' REATO!!!
Ma lui si diverte. Nonostante prove piuttosto palesi, intercettazioni, bonifici bancari, telefonate in piena notte alle Questure per far rilasciare presunte figlie di diplomatici marocchini (?); nonostante conversazioni private con le quali non si nega quanto accaduto, fingendo come minimo un'estraneità a quanto accaduto, ma si consiglia di farsi passare per pazza, AMMISCHIANDO LE CARTE a suon di cazzate!!!
Perché qui si tratta proprio di "ammischiare le carte", signori miei: spostare l'attenzione del pubblico con tante notizie minori, interviste sui settimanali di gossip, servizi fotografici di presunte showgirls/escort senza arte nè parte, ospitate in tivù, telefonate tra Emilio Fede (che seleziona le bimbe belle) e Lele Mora (che sul suo personale viale del tramonto vuole solo "guadagnaci qualcosa" da tutto questo). Poi ex vallette ex igieniste dentali (?) e attuali consigliere regionali che istruiscono suddette bimbe belle sul come comportarsi, come vestirsi, quale biancheria intima scegliere, cosa dire, cosa fare, cosa concedere, cosa chiedere e: "Non aver paura la prima volta"…
Che tanto lui offre cene, offre gioielli, offre appartamenti, racconta barzellette, canta in coro, si fa battere le mani da un intero harem che quelle mani le batte davvero perché è stato ingaggiato e pagato per farlo, però poi come lascia i cancelli di Arcore si fa (ingenuamente?) intercettare commenti del tipo "E' vecchio"… "E' brutto"… "E' malato, come diceva pure sua moglie"… "E' diventato una parodia di se stesso, come al Bagaglino"… ma tanto l'importante è che alla fine smolli comunque qualcosa: un posto di lavoro in parlamento o al consiglio regionale, un programma televisivo, un attico a Brera, ventimila euro o cinque milioni. Poco importa. Ora tutto concorre ad ammischiare le carte!!!

Più c'è fumo, più c'è confusione, più si moltiplicano gli interventi mediatici su dieci cento mille bimbe belle che dicono la loro al riguardo, e più si sposta l'attenzione. Perché fateci caso: davanti ad una intercettazione telefonica - un dato di fatto registrato, non montato - tra Berlusconi e Ruby, in cui proprio loro due si parlano di certe serate, di certe presenze in certi luoghi, di certi scambi di denaro, di certi favori, di certe altre persone messe in mezzo, lui se gli chiedono legittimamente delle spiegazioni - fate attenzione! - non risponde mai sull'effettivo CONTENUTO di quelle intercettazioni, ma - abilmente - gioca di sponda e risponde quanto siano INAUDITE le intercettazioni in un paese civile e democratico!!!

Lui non risponde mai direttamente alle domande.
Piuttosto, attacca coloro che lo mettono nella posizione di dover rispondere a quelle domande.
Ma tanto lui si diverte, no?
E il suo elettorato, sempre più convinto della sua persecuzione, applaude: "Che uomo!!!"

Si, certo. Un uomo molto abile nell'ammischiare le carte.
Perché tra tutta questa televisione, tutti questi quotidiani, tutto questa informazione su internet (spesso anche TROPPO rapida) il rischio è perdere la mira nella confusione, il rischio è che l'accusa stessa che gli è stata mossa si perda nel vento dell'eccessiva esposizione mediatica. Si, l'accusa, cioè FAVOREGGIAMENTO DELLA PROSTITUZIONE MINORILE e CONCUSSIONE.
Ma ce ne rendiamo conto oppure no? Tanti gossip, tante bimbe belle, tanta cronachetta, tanta fuffa… ma qui si parla di un Capo di Stato che è personalmente coinvolto in un'indagine che tratta la prostituzione minorile!!!

Ha ragione Michele Serra quando nella sua acuta "Amaca" sottintende a questo abile ammischiare le carte, anche lì dove potrebbe non esserci alcun reato. Perché il solo pensare ad un personaggio di così ampia esposizione (che oramai ci ha abituati a grandi figure di merda davanti al resto del mondo, quindi anche stavolta non fa differenza) che si circonda di una corte di magnaccia e leccaculo, di un harem di bimbe belle e strapagate dove si canta e si raccontano barzellette sconce, magari a conclusione di una lunga giornata di lavoro dopo aver ricevuto Putin, stretto le mani agli abitanti de L'Aquila o incontrato il Papa, è di uno squallore indicibile. Potere e senilità. Una pena. Una pena infinita.

Ma resta il fatto che quello in cui è implicato Berlusconi questa volta è davvero molto grave. Gravissimo.
Non lo dico per morale, nè per etica, nè per senso della decenza. Che se le veda con la sua coscienza queste cose.
Figuriamoci: in tutto il post non ho mai nemmeno scritto la parola VERGOGNA, volutamente. Perchè non sono scandalizzato, ci mancherebbe... sono incazzato nero, che è diverso.
Io parlo di un reato oggettivo, per il quale è stato chiamato a rispondere, nonostante lui giochi al rimando, riempiendo questi giorni di tanta più informazione deviante possibile. E in quello stesso Paese che lui definisce "civile e democratico", dove la Legge dovrebbe essere uguale per tutti, davanti ad una cosa del genere lui "si diverte" e deve ancora decidere se presentarsi o meno… invece se io scrivo un pezzo contro una semi-sconosciuta scrittrice milanese che mi querela, io passo i guai, io devo presentarmi dai Carabinieri, io vengo coinvolto in una causa penale - si, penale!!! - che dura da quasi tre anni per qualcosa che non è nemmeno propriamente un reato (ma casomai un pieno diritto di libertà di pensiero, di parola e di espressione di un giornalista che non ha padroni) mentre LUI SI DIVERTE, intoccabile come il senso civico e democratico che professa.

E' squallido, è triste, è un'ombra di ciò che era, paga bimbe belle per applaudirlo e - anche volessimo ipotizzare che non ci va a letto (per un eccessivo abuso di Viagra che negli ultimi mesi l'hanno portato ad un reale rischio infarto?) - se le porta comunque in casa per festini squallidi e tristi come lui. Come dire: il riflesso di un sogno catodico che lui stesso ha plasmato in tutti questi anni.
Amen.

domenica 16 gennaio 2011

Perchè doverli leggere male?

Northamerican comics • pt. 1



Mi sono letto uno dietro l'altro il TP2 di "Green Arrow e Black Canary", il TP2 di "Batman - Strade di Gotham" e il terzo "Hellblazer" firmato da Peter Milligan (con i disegni di Camuncoli e di Bisley), pubblicati tutti e tre dalla Planeta DeAgostini… e in tutti e tre (che sono alcune tra le ultime uscite in libreria) ho trovato tanti - veramente TANTI - errori di lettering, tra parole saltate, spaziature mancanti, doppie portate malamente a capo. Non che io sia mai stato un "integralista" della traduzione perfetta da confrontare con l'edizione in lingua originale o del volume (peraltro mediamente caro) senza alcun errore, ma vi assicuro che è qualcosa che INFASTIDISCE la lettura anche ad uno come me!

Allora mi chiedo come sia possibile che la Planeta, dopo le innumerevoli critiche avvenute in seguito al suo "disastroso" esordio italiano (sulle quali non ero mai entrato in merito) e nonostante un progressivo miglioramento generale, sia TORNATA INDIETRO in questo modo?
Ma è veramente così difficile affidare una buona supervisione italiana a qualcuno, chiunque esso sia, che probabilmente lì fuori c'è pure la fila di candidati che non vedrebbero l'ora di farlo?

Subito dopo, mi sono letto il quarto volume della gestione Panini del "Powers" di Brian Michael Bendis e Michael Avon Oeming (intitolato "Leggende", un altro gioiello). Ecco: la loro cura editoriale è indiscutibile. E' proprio così che andrebbero letti i fumetti.

Ora mi accingo alla lettura - sempre Vertigo*, sempre per Planeta - del primo volume di "American Vampire" di Scott Snyder, Rafael Albuquerque e Stephen King. Speriamo bene…

*P.S. = Ma dei fumetti della Vertigo voglio proprio riparlarne per bene a breve.

venerdì 7 gennaio 2011

An happiness Diesel story ;)


Fino allo scorso luglio c'era questa ragazza che chiameremo Rihanna (perché così la chiamavano scherzosamente alcune sue colleghe) che lavorava come me in Catbalou, ma nell'ufficio stile. Ero ancora lì (ancora per poco, in realtà) quando le fu consegnata la lettera di preavviso con la quale - a fine mese - le si interrompeva un contratto regolarmente in corso. Di punto in bianco, per motivazioni inventate lì per lì, sul momento, su fantomatici "tagli" (?) al personale. Potete ben immaginare il suo sgomento nel perdere improvvisamente il lavoro (si, insomma: perdere all'improvviso quei mille euro al mese con cui generosamente l'azienda la ricopriva!!!) tantopiù per una persona che si era trasferita a Roma appositamente per questo impiego.
Nel cercare di "consolarla" un po' (visto che fino a quel momento ci si parlava ancora parecchio, spesso anche in modo tutt'atro che superficiale) io le consigliavo di non appanicarsi troppo, di prendersi tutto agosto per godersela un po' tornando al suo paisello (che peraltro è una nota località marittima, quindi vacanziera) e che - essendo giovane e bella, diciamo - aveva tutta una vita intera davanti a sè fuori da quello stalag, e che ogni volta che "si chiude una porta, si apre un portone". Non lo dicevo tanto per dire, perché questo proverbio è qualcosa in cui io credo veramente. Vale per me, vale per te, vale per tutti.

Ad ogni modo, ieri pomeriggio - proprio durante la festa di compleanno della mia befanina Giulia - ho saputo dal cosiddetto uccellino (che poi è talmente magra da sembrare davvero uno scricciolo) che la suddetta Rihanna è stata presa in DIESEL.
Non lo sapevo, anche perché - nei mesi successivi al nostro forzato distacco - mio malgrado, l'ho anche cancellata dalle mie amicizie facebookettare. Ma cercate di capire che per chi lavora in Italia con l'abbigliamento, da grafico o da stilista che sia, andare a lavorare per un brand come DIESEL (provenendo da Catbalou) è come per un fumettista entrare in Bonelli dopo aver lavorato per anni in Star Comics… è sufficientemente chiaro il paragone?

E quindi ora - se è vero che lavora in DIESEL - nonostante io continui a pensare che la cara Rihanna non sia sia comportata affatto bene nei miei confronti (soprattutto dopo i miei ripetuti tentativi di chiarimento e dialogo) sono davvero contento per lei (e lo dico in maniera del tutto disinteressata, se pensate che nemmeno ci sentiamo più); perché - a distanza di pochi mesi - le si è realmente chiusa una porta ed aperto un portone. E mi auguro che se ne sia resa conto.
Ergo: complimenti e in bocca al lupo, tu che sai chi sei.

Al contempo, perdonatemi se sorrido sotto ai baffi.
Perché se per certe persone la vita va avanti, per altre resta assolutamente IMMOBILE. Allora sorrido pensando a qualcuno che sta ancora lavorando nello stalag; qualcuno che A.D.O.R.A. letteralmente la Diesel, che la usa come ispirazione, che appende con lo scotch le sue pagine pubblicitarie nella propria triste postazione di lavoro accanto al Mac; qualcuno che già vende quotidianamente la sua anima per tenersi stretta la sua poltroncina in Catbalou, e figuriamoci se per finire in Diesel non darebbe via anche il culo! Qualcuno che - peraltro - ha sempre dato della cerebrolesa alla nostra Rihanna in questione. E che adesso, anche se non lo ammetterebbe mai pubblicamente, si starà silenziosamente mangiando il fegato.

Forse ora (che sono passati sei mesi da quel famoso luglio) sarebbe il momento di tirare le prime somme.
Eh si... perchè a questo punto non sarebbe davvero interessante capire REALMENTE dove ad ognuno di noi - nel frattempo - ci abbiano portato le nostre rispettive strade? ;)

"Storie umane nelle mille storie umane,
e ogni volta possono fiorire o finire,
e ogni volta c'è sempre chi ha davvero voglia e si sforza di capire,
chi finge soltanto,
o soltanto non ha nessuna voglia di capire"

sabato 1 gennaio 2011

01.01.2011



Che proprio l'altro giorno Paolo e Roberto mi prendevano in giro per QUANTO aggiorno il mio blog (ma non che Luca, che era lì con noi, sia un campione nemmeno lui!) e in effetti chiudo il 2010 con 72 post, contro i 96 dell'anno precedente, i 110 di quello prima e i 133 del 2007 (cioè la prima annata del mio blog, in cui - di fatto - erano quasi il doppio). Eppure io scrivo un botto. Scrivo di continuo, ogni santo giorno dell'anno. Scrivo, scrivo, scrivo… allora dove sta confluendo tutto questo mio gran scrivere?
Evidentemente non qui sul blog.
Ma ne riparleremo proprio durante questo 2011.

Nel frattempo buon anno nuovo a tutti :)

venerdì 24 dicembre 2010

venerdì 17 dicembre 2010

Colleghi in T'



Appena rientrato da Lucca, oramai quasi due mesi fa, mi ero letto immediatamente "Octave" di David Chauvel e Alfred - cioè il libro che inaugura la nuova collana per ragazzi TipiTondi della Tunuè - e l'ho trovato B.E.L.L.I.S.S.I.M.O: quattro favole "marine" ambientate in un'isola immaginaria, dove un capodoglio, un'orata reale, un pinguino e un uccello insegnano al piccolo e insofferente Octave l'amore per il mare stesso, per la natura, per l'amicizia e la solidarietà, attraverso una lettura divertente (molto divertente) e delicata… della serie che non vedo l'ora che mia figlia sia in grado di leggere per poterle far leggere questo libro!!! :)
Ma parlare di un autore "quasi" straniero (che mi dicono vivere a Venezia) con cui avrò a malapena scambiato tre chiacchiere ed un saluto, e che comunque si presume non leggerà mai questo blog, è sin troppo facile.

Assai più difficile per me dire che "Il brigante Grossi e la sua miserabile banda" di Michele Petrucci - che poco più di un anno fa mi impressionò con il suo "Metauro" - non mi è piaciuto molto, e lo sostengo senza nulla togliere all'evidente talento dell'autore (che mi auguro non me ne voglia per questo mio personalissimo giudizio). Sia chiaro: non che sia rimasto insensibile alla poetica dell'opera, alla fascinazione dei suoi luoghi (raccontati attraverso una serie di straordinari disegni della natura marchigiana, dei suoi colori boschiferi, dei suoi sapori con tanto di ricette gastronomiche) e non ultimo al valore storico che possono rappresentare lavori del genere (in questo caso sul fenomeno del brigantaggio sociale ottocentesco)… ma - proprio nella frammentazione del racconto, nelle piccole ricostruzioni a tratti ermetiche - manca completamente di storytelling, che per quanto mi riguarda è elemento IMPRESCINDIBILE della narrazione, tantopiù nel fumetto. Come dire che se voglio osservare degli splendidi acquarelli di paesaggi naturistici (come li faceva Pratt?) vado ad una mostra e magari poi mi compro pure il catalogo, ma se acquisto un cosiddetto graphic novel vorrei leggere una storia!

Ben diverso invece il mio giudizio su "Cambio pelle" di Marina Novelli, che - sull'onda emozionale della vicenda di Alfredino nel giugno del 1981 a Vermicino (un'agghiacciante fatto di cronaca che tenne l'Italia intera incollata davanti alla televisione, che io pur se undicenne ho ancora impresso nella memoria) - ho trovato davvero commovente. La tragedia del bambino nel pozzo - un pozzo dal quale sappiamo non uscirà più! - così vivida e crudele, in netto contrasto con l'eleganza e la "leggerezza" di scrittura e di disegno dell'autrice, che stempera abilmente la narrazione ricorrendo dell'elemento surreale, quello dei suoi compagni di gioco che si trasformano in animali, muovendosi da protagonisti tra le pieghe del racconto, diventandone vera e propria chiave di lettura, facendo risultare la metafora di stampo fiabesco come unica scelta possibile (e sensata) per affrontare un tema di tale intensità.

Dovrei poi parlare di Luca Russo, il Maestro.
Dovrei parlare di "(In)certe stanze" e di "Guardami più forte", ma non lo farò oggi.
Perché quando allo stand ci sediamo uno accanto all'altro a fare sketch per i nostri lettori, la luce della sua arte proietta per sua stessa natura lunghe ombre su quei quattro scarabocchi che sto facendo io, il cialtrone di turno. E io, abbagliato da cotanto fuoco sacro, mi ritiro nel rassicurante cantuccio della mia umiliazione. Ammirandolo come si fa, per l'appunto, con i Maestri. Quindi qualsiasi "recensione" (?) ad un suo libro me la devo prima STUDIARE per bene, non sia mai! ;)

mercoledì 15 dicembre 2010

venerdì 3 dicembre 2010

Ci vediamo lì?



Da domani pomeriggio - cioè sabato 4 dicembre - e fino a domenica sera (fintanto che non chiude), mi trovate per firme e/o sketch al Palazzo dei Congressi dell'EUR (a Roma) alla 9° edizione di "Più libri, più liberi", la fiera nazionale della piccola e media editoria.
Allo stand della Tunuè, ovviamente.

Volendo, QUI potete leggere la lista dettagliata di tutti gli autori Tunuè presenti a suddetto stand (oltre a me, intendo) giorno per giorno, fino a martedì 8 dicembre. Aldilà dei fumetti (che li amiamo, si sa) veniteci comunque a fare un salto, che ne vale davvero la pena. E' una fiera che cresce anno dopo anno. Sempre più bella. Sempre più vivace. Sempre più valida.

mercoledì 1 dicembre 2010

"E ho difeso con fatica la mia dignità"



Escort e conti da pagare... Wikileaks e segreti di Pulcinella... studenti in riot e Roma armata... insoddisfazione e rabbia da tenere sotto controllo, a rischio esplosione... poi ascolti un pezzo come questo di Fossati, e fai pace con il mondo.

sabato 27 novembre 2010

Figli dell'anarchia • Terza stagione


Si, si, lo so, è da dopo Lucca Comics che sto trascurando un po' il blog, che ho avuto un mese che nemmeno ve lo racconto (anzi: una alla volta, ve le dirò tutte!) ma fate conto che... beh, fate conto che ieri notte - nonostante fossi distrutto dalla stanchezza, reduce da una giornata cominciata alle 6:00 di mattina per andare a Bologna e tornare - mi sono comunque visto in lingua originale la prima puntata della terza stagione di "Sons of Anarchy" e che dire?
Cosa devo dire che non abbia già detto?
Che ai titoli di coda non avevo le lacrime agli occhi, magari no.
Ma avevo i brividi addosso, ecco cosa.
E che se le guardino gli altri certe minchiate...

domenica 21 novembre 2010

R66BT

The "Roots" 66 Book Trailer



Avrei dovuto realizzarlo un anno fa, quando uscì in libreria. Non ci avevo pensato prima, peccato. Ci ho pensato nei giorni scorsi, in vista della serata al "Crossover" di Roma insieme a Fabrizio Gabrielli e Kento, dove - da programma - ci sarebbero state videoproiezioni.

Ora R66BT esiste. E' su Youtube. Presto anche in altri siti. Guardatelo, se vi va. Secondo me è venuto proprio bellino. Per chi non mastica propriamente l'hip hop, il pezzo - memorabile - scelto come soundtrack è "Tha crossroads" dei Bone Thugs'n'Harmony (tratto dall'album "E. 1999 Eternal" del 1995). Perfetto: rime durissime su una base estremamente melodica. E anche qui, le strade e gli "incroci" come metafora di un percorso umano...

giovedì 18 novembre 2010

L'hip hop. Sulla carta.

Sabato 20 dicembre 2010
dalle ore 20:30
@ "Crossover" • Via degli Equi, 22
San Lorenzo • Roma.



• clicca l'immagine per ingrandire

S3Keno che parla con lo scrittore Fabrizio Gabrielli del suo romanzo "Katacrash", che parla con il rapper Kento del suo album "Sacco o Vanzetti", che parla con S3Keno del suo graphic novel "Roots 66"...
... uhm, ma quanto si parla?!?
Tranquilli: meno di quanto possiate pensare!

In realtà è una serata SFIZIOSA di videoproiezioni, buona musica, giuste vibrazioni, readings su basi dal vivo per contrabbasso & campionatore (e dove mai avete ascoltato una cosa del genere?), rap/poesia e aperitivo bere/mangiare. Cos'altro potevate volere di più? L'abbiamo pure organizzata a San Lorenzo, così che poi - se avevate anche altro da fare - vi trovate già nel cuore pulsante della città. Quindi, non mancate.

P.S. = Per caso la grafica del flyer vi ricorda qualcosa? ;)

lunedì 15 novembre 2010

martedì 2 novembre 2010

After...



Sono andato e tornato in due giorni.
Troppa pioggia, troppa tachipirina.
Ero un po' sotto tono, se non s'era capito.
Poche spese ben mirate e tanta presenza allo stand, per i miei standard abituali. Ero stanco. Una session da un paio d'ore al giorno per spingere ancora qualche copia di R66 (in attesa del secondo libro), tanti sorrisi, tante chiacchiere e tanti caffè. Ma senza quella verve che ci metto quando sto davvero in forma (se pensate che di solito in piena atmosfera lucchese faccio le ore piccole e invece quest'anno a mezzanotte ero già in albergo sotto le pezze, con altra tachipirina, dormendo per quasi dieci ore filate!).
Nessuna visita alle mostre e/o agli incontri. Poche passeggiate. Quasi nessuna, in effetti. Sono stato praticamente FERMO due giorni in piazza Napoleone, allo stand e dintorni. Non sono andato più in là di piazza San Michele (e solo perché c'erano Planeta, Panini e Aurea), di quei soliti due o tre bar (anche se quest'anno il buon Alessio Danesi me ne ha fatto conoscere uno nuovo davvero molto carino e di qualità), della tabaccheria e dei bagni pubblici. Punto.

C'è solo una cosa che rimane da dire.
Che lo stand - e non solo perché lo sto ripetendo io - era oggettivamente il più bello di tutta Lucca Comics!!! Quindi?
… quindi POTERE ALLE STORIE :)

mercoledì 27 ottobre 2010

45506.


Tra mille pensieri e mille preparativi (non solo lucchesi) ottobre mi è quasi scivolato via senza accorgermene, e solo oggi mi accorgo che - a soli quattro giorni dal termine della campagna - non avevo ancora postato il mio abituale/puntuale sostegno ad Emergency sulla loro raccolta cominciata ad inizio mese, per tutto il mese.
Ma siamo ancora in tempo... che per spedire un SMS - su! - non ci vuole davvero niente, figuriamoci se non bastano quattro giorni. Quindi, nonostante da qui a domenica prossima saremo quasi tutti a Lucca Comics, non sarà una scusa valida per non partecipare. Anche perché il nostro cellulare sarà lì con noi, giusto?

E allora...

Manda un SMS al 45506
Dall'11 al 31 ottobre puoi donare 2 euro a Emergency inviando un SMS al numero 45506 dal tuo telefonino personale - per i clienti Tim, Vodafone, Wind, 3 e Coopvoce - o chiamando allo stesso numero da rete fissa Telcom Italia.
 
C'è un paese in Africa, la Sierra Leone, che ancora soffre gli effetti di una guerra combattuta oltre 10 anni fa, dove tre quarti della popolazione vivono con meno di 2 euro al giorno, la vita media è di 40 anni e un bambino su tre è denutrito. Qui 10 anni fa Emergency ha aperto un ospedale che ha offerto cure gratuite a più di 300.000 persone. I pazienti aumentano e ora l'ospedale ha bisogno di crescere con 3 nuove sale operatorie, un nuovo reparto di terapia intensiva, un nuovo pronto soccorso, una foresteria per i parenti dei pazienti lungodegenti.
 
Se vuoi che questa nostra storia continui, hai tutti i numeri per farlo: 45506


• CLICCA QUI per saperne di più.

venerdì 22 ottobre 2010

Tunuè a Lucca Comics!


Meno sette a Lucca Comics & Games!!! :)
Anche quest'anno la Tunuè sarà presente con il suo affollatissimo e coloratissimo stand, nel Padiglione Editori a Piazza Napoleone…

• Queste le numerose NOVITA' che presenta a Lucca.

• Questi gli AUTORI presenti allo stand per firme e sketch.

Per quanto riguarda le mie sessions per R66, mi ci troverete sabato 30 dalle 12:00 alle 14:00 e dalle 15:00 alle 17:00 + domenica 31 agli stessi orari. Vi aspetto :)

lunedì 18 ottobre 2010

Intervallo.


Cocullo, L'Aquila.


Tocco da Casauria, Pescara.


Pieve d'Alpago, Belluno.


Camera mia, Roma. Ieri sera.

mercoledì 13 ottobre 2010

"In defense of Savannah"

… che non c'entra niente (essendo il titolo di un vero cult dell'hard-core del 1991) mentre qui casomai si "difendono" solo le virtù di Alessandro e Giovanni!!!



Stamattina, mentre stavo in macchina, ho beccato del tutto casualmente J. Ax e Neffa ospiti a Radio Deejay da Linus e Nicola Savino. Hanno parlato di un sacco di cose, di come le loro due rispettive storie umane e professionali - così differenti eppure così simili - li abbiano portati negli anni ad essere amici, poi rivali, poi nuovamente amici, fino alla loro attuale collaborazione. Una storia che risale ai primi anni '90, quando gli capitava di uscire insieme la sera per le strade di Milano. Fino agli Articolo 31 e ai Sangue Misto (anche se il percorso artistico di Neffa, di qualche anno più grande, ebbe inizio nella scena punk come batterista dei Negazione). Di come in un determinato momento storico, anche nella discografia che "scopriva" un genere mai sentito prima come il rap, le scelte differenti, gli stili differenti, gli entourage differenti, le città differenti (con le scuole di Milano e Bologna a contrapporsi l'una all'altra) li avessero portati ad "essersi tanto odiati". Sono partite le note di "Solo per te" (tratta dal primo album degli A31, cioè "Strade di città" del 1993, con 90mila copie vendute) e di "Cani sciolti" (tratta da "SXM" del 1994), fino al pop/rock di "Deca Dance" per Ax e alle raffinatezze di "Passione" (scritta per la colonna sonora del "Saturno Contro" di Ozpetek) per Neffa, per arrivare al 2010, all'attuale "Faccia come il cuore".

Hanno parlato di come entrambi abbiano conosciuto trionfi e sconfitte, di come ognuno dei due - per motivi diversi - abbia dovuto combattere i propri demoni. Per ritrovarsi più adulti, ancora musicisti. Poi la fatalità di un incontro recente, nel backstage di un concerto, durante il quale l'erba buona offerta dai comuni amici Sud Sound System ha portato pacificazione, fino all'idea di un pezzo da scrivere insieme. Che poi sono diventati due. Che poi sono diventati un intero mini-album, quello dei Due di Picche.

Di questo progetto ne avevo già parlato qui. Non molto bene, in effetti. Perché personalmente non mi convince molto. Ma non è della validità o meno di "C'eravamo tanto odiati" che volevo parlare, quanto di loro due: di J. Ax e Neffa!

So infatti che qualche settimana fa sono stati ospiti a "X-Factor", e chi segue un minimo questo blog sa quanto la mia posizione sia assai critica verso questo genere di talent show televisivi.
Il giorno dopo quella puntata, un altro caso volle che - chiacchierando con Ottokin - mi dicesse "quanto gli fanno vomitare quei due". Poco dopo, leggevo lo spassoso resoconto del buon Cajelli (perché nonostante tutto, le sue cronache di "X-Factor" sono divertentissime, come "la presenza della Tatangelo e della Pina nella stessa inquadratura fa morire i delfini a distanza"!!!) nel quale anche lui si scagliava contro 'sti maledetti Due di Picche nelle sue "cose che preferisco fare piuttosto che ascoltarli".
OK, d'accordo. Possono non piacere e lo capisco. Non è nemmeno questo il punto.

Il punto è che secondo me, nonostante i nostri gusti personali, la storia di J. Ax e Neffa parla per loro. Che entrambi sono sulla scena dai primi anni '90, che entrambi rappresentano un percorso (molto lungo) fatto di tenacia, di carisma, di crescita. Rappresentano l'artista/musicista che davvero comincia dalle cantine, dai piccoli locali, dai centri sociali e disco dopo disco, concerto dopo concerto, anno dopo anno, si guadagna UNO AD UNO i suoi ascoltatori - prima decine, poi centinaia, poi migliaia - con le proprie forze, le proprie capacità, i propri artigli… non si trova cioè 4 milioni di telespettatori preconfezionati, già pronti ad ascoltarlo, solo perché è stato selezionato da una giuria che lo infila DENTRO ad un format che quei 4 milioni di ascolti ce li avrebbe lo stesso, nonostante ci sia lui lì a cantare o meno. Capite cosa intendo?

Che se oggi J. Ax e Neffa vengono invitati ad "X-Factor" come OSPITI, è perché evidentemente se lo meritano.
Se lo sono guadagnato con le loro mani, indipendentemente dalla bontà del disco che hanno fatto insieme o da quanto antipatici possano risultarvi. E potrei aggiungere che se loro oggi sono diventati OSPITI - cioè personaggi che vengono invitati come esempio di una reale carriera musicale/discografica - è perché non hanno mai fatto i concorrenti di nessun talent show!!!
Perché tocca proprio vedere se chi vince oggi un "X-Factor" (e parlo solo dei vincitori, sia chiaro, tenendo conto che tutti gli altri concorrenti vengono praticamente dimenticati già alla fine dell'ultima puntata) verrà invitato come OSPITE tra 15 anni in un programma televisivo o in uno dei più importanti network radiofonici. Si, certo: tocca proprio vederlo.

martedì 12 ottobre 2010

Wake Up!


Dell'album vero e proprio (grandioso!) ve ne parlerò a breve. Io che non uso quasi mai certe definizioni, stavolta potrei sostenere che si tratta di un piccolo grande capolavoro. Ma entreremo nel dettaglio.

Intanto spendo due parole sul packaging, interamente in cartoncino, elegante e stilosissimo. Merito delle illustrazioni, del design e della grafica di Dave Bett, Chris Feldman e Michelle Holme, che firmano a nome Post Typography. Un vero piacere - tutto da sfogliare - per gli occhi, per il tatto... e anche per l'olfatto! ;)

Se vi va, per immergervi nel sound e nella straordinaria atmosfera soul deliziosamente retrò (anche nel videoclip) creata da John Legend & The Roots ascoltatevi il primo singolo "Wake Up Everybody" feat. Common (un altro fuoriclasse) & Melanie Fiona.
BIG UP!

lunedì 11 ottobre 2010

Oggi tocca a te.


Che non ci spreco nemmeno lo spazio che il testo occuperebbe sull'aspetto grafico del blog.
Quindi LEGGI QUI, coglione.

venerdì 8 ottobre 2010

Ed ora ar*RAP*iamoci

Uno perché Danno - anche quando è in versione extra-Colle (in questo caso insieme al bravissimo Mr. Phil) - è sempre e comunque POTENTE come pochi altri:



Inutile dire, per chi ne mastica qualcosa, che il pezzo è anche un grande omaggio ai Sangue Misto, alla loro indimenticabile Cani Sciolti, in particolare alle rime di Deda (che infatti viene anche campionato): "Le radiazioni han fatto danni / su chi e' cresciuto negli ultimi vent'anni" - ed era il 1994, cazzo! - Abbiamo avuto il piombo, il fango ed ogni giorno / la dose quotidiana di merda che ci cade attorno"…

Due perché Esa la sa lunga, che quando mi arrivò questo album per posta (nel 2005) non nego che lo sottovalutai. Invece il pezzo è ipnotico, ironico, molto acuto. Risentendolo e risentendolo, poi ti entra nella mente come un martello:



Come ripetevo scherzosamente anch'io alla scorsa Napoli Comicon: "Tu sei bravo!"
E stai in campana, che domani tocca a te.

giovedì 7 ottobre 2010

OUTING!


Un paio di giorni fa, mentre chattavo con questo Mauro qui (in un dialogo che non riporterò, essendo privato) mi sono fermato a riflettere un po'. Magari non MENTRE chattavo, d'accordo, ma subito dopo. Si, perché noialtri "40enni boriosi arroganti saccenti che vivono ancora di rendita da una semi-popolarità risalente agli anni '90" (ebbene si, qualcuno mi ha definito così) a volte, incredibilmente, ASCOLTIAMO ciò che ci stanno dicendo le persone, anche se/quando sono più giovani di noi. E le sue parole in particolare, che d'altronde vengono da una persona che stimo molto, mi hanno colpito. E sono stato a ripensarci per il resto della giornata...

Il mio post sul "dopo Romics" parlava principalmente dell'imminente tavola rotonda lucchese sui cosiddetti Stati Generali del Fumetto. Anche rileggendolo più volte, continuo a pensare che se casomai qualcuno si fosse potuto sentire "messo in mezzo" da un'ipotetica polemica, questi potevano essere i vari Claudio Stassi, Michele Petrucci, Luca Boschi e via dicendo. Il mio pezzo è stato anche riproposto subito dopo su Fumetto d'Autore, perché Giorgio Messina è proprio una delle persone (non l'unica) che mi aveva chiesto un'opinione in merito.
E qui potrei anche aprire una parentesi, perché in fondo so bene dove voleva portarmi il buon Giorgio: vista la loro posizione più che dichiarata (da mesi) sull'argomento, sapeva che - in questo caso - le mie idee avrebbero in qualche modo avallato le loro. Può capitare che, su certe cose, si abbiano le stesse sensazioni. Ma il nostro rapporto, oltre che sempre molto schietto, è sempre stato anche molto contraddittorio. Quindi il mio strano modo di pormi al fumetto a volte mi fa rientrare nella sua idea di autore, altre volte nella sua antitesi. Perché (approfittandone per leggere tanti articoli che non avevo letto) al contempo io rientro perfettamente nella sua definizione di "generazione-1000-copie-in-libreria-recensione-su-La-Repubblica"… curioso, no?
Chiusa parentesi. Anche perché le "polemiche" possono essere PERCEPITE in mille modi diversi, e - a giudicare dall'ultimo commento di quel post - esiste addirittura gente che non trova alcuna finalità polemica nelle mie parole.

Ma torniamo alle riflessioni a cui m'ha portato Mauro, che fondamentalmente riguardano solo le prime dieci righe di quel post.
Il punto è che ha ragione: magari a me non interessa passare ore a sparare con pistolone di plastica in giro per una fiera di fumetti, magari preferisco fare altro (così come magari a qualcun altro non interessa passare il tempo come lo passo io in fiera, sprecando tempo al bar o chiacchierando con STUPENDE traduttrici) ma fintanto che quel determinato gioco non diventa qualcosa di ossessivo/compulsivo, è soltanto un modo per divertirsi insieme. Tutto sommato lo scrivevo senza ironia: "Giocare è bello, a qualsiasi età". Ed è vero, ci credo veramente. Soprattutto da quando sono diventato un genitore, che sto riscoprendo giorno dopo giorno la dimensione (e l'importanza) del gioco, che per certi aspetti avevo DIMENTICATO.
Troppo occupato ad interpretare il copione del personaggio che io stesso mi sono creato, quello nudo e crudo, quello sempre e comunque "anti-nerd" che non gioca ai videogames o ai GDR, quello che non colleziona action figures introvabili o robot costosissimi, quello che "bla bla bla". Invece sono tutte cazzate, perché essere sempre "nudi e crudi" è faticoso, credetemi: alla lunga è un gran rottura di palle!
Allora non c'è davvero bisogno di entrare al Disney Store e comprare il giocattolo di Wall•E con la scusa che è per Giulia, che a malapena guarda la TV e non sa nemmeno cosa sia quella scatoletta gialla. Allora che problema c'è a MOSTRARE le mie statuette di Batman, di Wolverine e di Bone? Allora VIVA chi si diverte, in qualsiasi moniera, e lo fa in modo SANO, senza nessuna ossessione. VIVA le passioni, di qualsiasi natura esse siano!!!

Non ultimo, anche i cosplayers.
Si, perché continuo a pensare che moooOOOooolti di loro abbiano davvero seri problemi di dissociazione, ma è altrettanto vero che negli ultimi tempi HO FATTO PACE con il cosplayin' (e con il mio cervello!). Che al Romics, a Lucca Comics o al Napoli Comicon che sia, tutto sommato fanno parte del folklore (e dell'identità, anno dopo anno) di queste fiere già così caciarone e colorate per loro stessa natura. Alimentano quelle passioni di cui parlavo poco fa, stimolano la curiosità dei media e del pubblico occasionale. E attraggono molto più di noi fumettari: fanno numeri, fanno spettacolo, fanno allegria. E dunque - sempre che non mi colpiscano in pieno le palle con i loro spadoni - beh… lo ammetto pubblicamente: mi piacciono i cosplayers.

Uhm, mi piacciono soprattutto LE cosplayers.

Diciamo CERTE cosplayers ;)

E bòn, l'ho detto.

martedì 5 ottobre 2010

W99 • 1st preview


• Clicca l'immagine per ingrandire
® & ® 2010/11 Wasted99™


La fonte (oltre "Star Wars", ovviamente) è Old Red Jalopy.
L'idea me l'ha data il prode Ottokin, che lui pensa che io mi distragga e invece seguo SEMPRE il suo Bloggokin.
La preview è… uhm, una delle possibili ipotesi per la PE2011?
Partiamo con le licenze, su ;)

lunedì 4 ottobre 2010

dopo Romics, prima di Lucca.


Indipendentemente da ciò che è stata PER ME questa decima edizione di ROMICS (e cioè la data dello start-up ufficiale - o simbolico? - di due nuovi progetti che mi riguardano come autore) potrei nuovamente sparare a zero sui seri problemi di dissociazione dei cosplayers o su quelli (forse più gravi?) di ragazzotti ben oltre i trenta anche affermati professionisti del settore che si prendono a pistolettate con proiettili di gommapiuma… ma d'altronde "perchè tanto odio?" come diceva Edika... GIOCARE E' BELLO a qualsiasi età… quindi zero pipponi polemici per stavolta, che non ce n'è davvero nessun bisogno ;)

Stavolta, casomai, vorrei soffermarmi su un tema che sembra essere la più grande preoccupazione di TANTE persone con cui ho chiacchierato. Tema che - per motivi (suppongo) del tutto casuali - mi è stato sottoposto più volte, da più interlocutori (che in taluni casi nemmeno si conoscono tra loro), nell'arco degli stessi due giorni. Forse perché fino ad oggi non avevo mai espresso giudizi in merito, nè sul mio blog nè tantomeno commentando su quelli di altri.
Sto parlando di qualcosa che riguarda in gran parte la tavola rotonda che stanno organizzando in occasione dell'imminente LUCCA COMICS. Credo gli abbiano addirittura dato un nome: "Gli Stati Generali del fumetto e la coscienza collettiva". Che poi - questa estate (su blog, forum e siti specializzati) - si è focalizzato, anche animatamente, soprattutto su un argomento: i giusti compensi degli autori.

Ora, vuoi perché avevo altri pensieri per la testa (per esempio: in estate datemi una spiaggia e io sto a posto così) o vuoi perché l'argomento specifico "compensi degli autori" tutto sommato mi riguarda solo marginalmente, interessandomi poco… beh, fatto sta che solo oggi dico la mia, e solo perché la mia opinione - con grande incredulità di molti, lo so - mi è stata richiesta da più di una persona.

DUNQUE.
Premesso che io credo che l'unico compenso "giusto" sia quello che accordano editore ed autore al momento della firma di un contratto (sempre che uno dei due non abbia una pistola puntata alla tempia) e tralasciando per un momento la piccola editoria indipendente (che meriterebbe un discorso a parte sui suoi metodi produttivi e sui suoi piccoli accordi contrattuali tra piccoli editori e piccoli autori) cerco di riassumere veramente all'osso la questione, dopo aver letto/ascoltato di tutto e di più da parte di CHIUNQUE lavori nel settore.
E la conclusione, già ampiamente articolata da altri colleghi ben più illustri del sottoscritto, è che la scelta di fare fumetti oggi in Italia (per il mercato italiano) si riduca fondamentalmente ad un paio di opzioni:

1) O scegli di lavorare nel fumetto seriale/popolare, pagato "a tavola", ma ci campi SOLO se imposti la tua intera carriera in questa direzione (nel talento necessario, nella tecnica, nello stile, nelle pubbliche relazioni, nelle produzioni precedenti, nella costanza, nella pazienza) e il tuo traguardo è di pubblicare regolarmente per Bonelli, perché altrimenti - oggi in Italia - puoi pure arrivare a pubblicare serie/miniserie per qualsiasi altro editore, ma per campare devi necessariamente fare anche dell'altro.

2) O scegli di scrivere/disegnare romanzi a fumetti, pagati con la formula tipica dell'editoria di varia (cioè anticipo sui diritti d'autore + royalties sulle copie vendute, e sono d'accordissimo con chi sostiene che il graphic novel non debba essere pagato "a tavola") ma in questo caso devi mettere in conto che - ipotizzando che per vivere quantomeno dignitosamente siano necessari almeno 20.000 euro l'anno e se ti va di lusso, nel migliore dei casi, puoi sperare di pubblicare un libro all'anno - probabilmente anche se ti chiami Gipi e pubblichi per Rizzoli o Mondadori, per campare devi necessariamente fare anche dell'altro.

Ognuna delle due scelte ha i suoi pro ed i suoi contro, nelle libertà creative, nelle sperimentazioni o meno, nel lavorare sulle proprie idee o sui personaggi di altri, nelle aspettative economiche che uno si prefissa, etc.
Sono pronto ad argomentare con CHIUNQUE i due punti sopra elencati. Volendo, anche "conti alla mano" (che tanto ho una prima bozza di questo stesso post con la quale già entravo parecchio nel dettaglio, dilungandomi ancor più di quanto non stia facendo adesso).
Il resto sono solo chiacchiere e demagogia.
Anche tirare in ballo la Disney e chi lavora per la Francia o per le case editrici americane, che non a caso io parlavo di Italia e di mercato italiano, nel tentativo di un'analisi basata sulle nostre sole forze.

Allora che senso può avere riunirsi attorno ad una tavola rotonda per parlare di "giusti compensi degli autori"?
Bisogna scoprire l'acqua calda tutti insieme per una presa di coscienza collettiva?
O è solo un ennesimo pretesto per lamentarsi?
I metodi per lavorare davvero con i fumetti sono pochi. Pieni di limiti, anche (e soprattutto) di natura economica.
Allora tiriamo in ballo LA CRISI. Crisi o non crisi? "Va tutto bene", ci dicono certi autori. Ma che "va tutto bene" lo dice anche Berlusconi quando parla dell'Italia, del lavoro, della scuola e della sanità. E allora cosa penso, in sostanza?

Penso che fintanto che in Italia - tantopiù nei due segmenti descritti poc'anzi - non avverrà un radicale cambio di rotta da parte di TUTTI, cioè sia da parte degli editori (che dovrebbero fare scelte più coraggiose e lungimiranti) che da parte degli autori (che dovrebbero fare proposte più coraggiose ed innovative), fintanto che si continueranno a pubblicare fumetti già letti visti e rivisti mille volte, con generi che non sono altro che semplici variazioni sul tema fantasy, fantascienza, horror, vampiri, zombie e detective dell'occulto in tutte la salse possibili, senza avere le palle di proporre roba POTENTE e innovativa che - senza bisogno di scomodare i soliti supereroi (che culturalmente nemmeno ci appartengono) - potrebbe sfociare in cose originalissime come "Scalped" o "DMZ" (che peraltro al 50% sarebbe un made in Italy, ma perché non sembriamo in grado di farcelo da soli?) e fintanto che Dylan Dog non potrà esclamare un "cazzo!" e non potrà uscire dai ranghi di quello bravino che tutto sommato non ha mai fatto realmente male a nessuno e quindi un John Constantine se lo inculerà sempre e comunque… fintanto insomma che mancheranno coraggio lungimiranza e innovazione, tematiche più adulte, linguaggi più articolati e al contempo diretti (lezione che negli Usa hanno imparato decisamente bene, tanto nei comics quanto nei serial TV, e poi qui da noi tutti a gridare ai LORO capolavori!) e livelli di lettura più sofisticati, allora il nostro mercato RISTAGNERA' sempre.
E a valutare da certe serie e/o miniserie attualmente in edicola, il punto è che MERITA di ristagnare.
Quindi che non venissero a lamentarsi a Lucca o chissà dove altro.
Perché il fumetto italiano di oggi è esattamente ciò che vuole essere e che si merita di essere.

Le "crisi" nei molteplici aspetti del mondo del lavoro, oggi in Italia, sono ben altre. E sono roba assai più seria e più grave.
Quindi cari autori che vi lamentate e/o che vi riunite intorno alle vostre belle tavolate rotonde a farvi le seghe l'uno con l'altro, non rompeteci le palle e - se non vi sta più bene questo ambiente che voi stessi avete trasformato a vostra immagine e somiglianza - allora cambiate lavoro!!!

POST SCRIPTUM.
Tornando in chiusura al ROMICS, una piccola soddisfazione personale: domenica pomeriggio alla stand Tunuè sono FINITE le copie di "Roots 66"! Io, incredibilmente, stavolta sono stato lì a disegnare circa due ore, ma ciononostante qualche simpatico compagno di scuderia non m'ha esonerato dall'inevitabile frecciata: "Ti credo, ne avevano portate cinque copie!!!". OK, incasso (grazie, ragazzi!) ma sappiamo bene che non è così. Erano MOLTE di più… uhm, vero?
Ad ogni modo saranno pure piccole, ma son comunque soddisfazioni ;)