sabato 27 agosto 2011

Tra la spiaggia e Valerie.



Ecco.
Tenete conto che oggi pomeriggio, quando ho ricevuto un certo SMS da una certa persona, ero qui (vedere foto, scattata in tempo reale all'arrivo del beep), insieme a Giulia, alle giostrine di uno stabilimento di Ostia Beach!!! ;)

Stavo VOLUTAMENTE aspettando fine agosto per dire la mia - tanto soggettiva quanto definitiva - su certe recenti bagarre tipicamente estive. Su certi personaggi (autori, critici, giornalisti) noti e meno noti. Su certi comportamenti che - come sempre! - sono da gradassi SOLO verso chi è più debole, chi ha meno strumenti di dibattito e/o di difesa.
Dopodichè saranno cazzi.

Nel frattempo, nello sciallarmi in questi ultimi giorni di ferie e nel proseguire la mia personale - ed infinita - ricerca dell'essenza del vero suono degli anni '80, e cioè NON quello delle tristissime compilation che vi rifilano le solite "I like Chopin", "Like a virgin" o "Video killed the radio star" (perché quelle batterie, quei synth, quel modo di effettare la voce sono piuttosto da ricercare in gente come Mike & The Mechanics, i Go West, i Fleetwood Mac, i Psychedelic Furs, Gino Vannelli, Don Henley o Glen Frey, gli Starship, i Journey o gli Air Supply) ecco che tiro fuori dal cilindro magico un fuoriclasse come Steve Winwood, ma non con "Higher love" (che sarebbe sin troppo facile) bensì con la sua "Valerie" del 1987:



Che non a caso qualche anno fa è stata campionata/remixata per un pezzo club house di dubbio gusto (ma sentite com'è cambiato l'uso delle batterie in vent'anni!) firmato da tale Eric Prydz (?) che - di fatto - nelle discoteche ha spaccato di brutto, ma che io preferisco ricordare esclusivamente per l'altissimo livello di topa UMIDA del suo videoclip:



Su "la ricerca dell'essenza del vero suono degli anni '80" (e sui sintetizzatori) magari ci torneremo con un post apposito, e magari anche tramite le parole di un certo Jan Hammer, OK?
Per ora rilassatevi.
Tutti.

mercoledì 24 agosto 2011

Beyoncè rules.



Alla faccia di chi ancora sostiene che Beyoncè - nonostante la mediocrità dei suoi due ultimi album (un demerito di autori che non la valorizzano al suo pieno potenziale?) - non sia una grande performer, sia in termini vocali che di straordinaria presenza scenica, perchè sono proprio i live la vera prova del nove degli artisti: be-bop, jazz, swing e tip-tap (dal quarto minuto e mezzo un vero spettacolo)… e guardate che band da paura alle sue spalle, accidenti!!!
Una meraviglia da ascoltare e da vedere.
Bella e brava.
Brava e bella.
Altro che.

domenica 21 agosto 2011

Space Bound.



Mi chiedo come mai il fumettomondo (come lo chiamano taluni) capitanato dai suoi esperti in materia, che sembra non avere occhi - ed altro - all'infuori di Sasha Grey non abbia minimamente fatto cenno a questo bel videoclip che la vede protagonista insieme al redivivo Eminem.
Tra l'altro il pezzo non è niente male, e curiosamente per miss Grey non è nemmeno la prima incursione nell'hip hop; la ricordiamo infatti come splendida Birthday Girl dei grandissimi The Roots…

… con la sola differenza che Eminem se l'è anche fatta.

mercoledì 17 agosto 2011

Cartoline dal bellunese...

... e per una volta (ma che sia una) appare anche Giulia sul web!!! :)


• Cominciando da Padova.


• Pieve d'Alpago (dal giardino di casa mia).


• San Vito di Cadore.


• Un salto a Cortina d'Ampezzo.


• Passo Falzarego: le 5 Torri (loc. Lagazuoi) dal rifugio Scoiattoli.


• Alpago: il lago di Santa Croce.


• Belluno


• Spritz every day!!!


• Pure a Venezia... ostregheta!


• Il lago di Misurina.


• Misurina (con le 3 Cime di Lavaredo sullo sfondo).


• Auronzo, il lago.


• L'Alpago dal monte Dolada.


• Sempre dal rifugio Dolada.


• Alleghe.


• Monte Civetta: seggiovia Piani di Pezzè/Pra della Costa, Pelmo.


• Monte Civetta: Pra della Costa, Pelmo.


• Bosco del Cansiglio.


• Finendo con Bologna.

... E ORA SI TORNA AL MARE!!!

mercoledì 3 agosto 2011

Dolomiti, arriviamooo...



>>> CHIUSO X FERIE <<<
arrivedercelo, arrisentircelo :)

venerdì 29 luglio 2011

Romanelle...



Giuro: due pischelle sui quindici/sedici anni (anche piuttosto carine) stamattina a via Pinerolo, mentre mi fumavo una sigaretta dopo aver preso il caffè al bar accanto al Forbidden Planet. Non che volessi volutamente ascoltarle, ma erano lì, a mezzo metro da me, che fumavano pure loro.
Fate conto che quello che cerco di riportare (il più verosimilmente possibile) è il profondo dialogo che stavano avendo tra loro, che ora leggerete in trenta secondi, ma che - vi assicuro - è andato avanti per tutti i quattro minuti della mia Lucky Strike.
E immaginatelo con una bella cadenza da romanelle d.o.c.

• "Cioè, ti rendi conto? Si, cioè… per me 'sta cosa è affascinante, cioè… tutta 'sta tecnologia, capisci? Come dire? Non se se mi segui, cioè… come le mail, gli sms, Facebook… è tutta roba di comunicazione, capisci? Cioè, con 'ste cose noi comunichiamo, no? E' questa la figata, cioè… magari non mi segui perché è un discorso un po' concettuale… ma quando io e te parliamo… cioè, come adesso… è come se stiamo chattando, ti rendi conto? Cioè… parlare è come chattare"…

Si, affascinante.

Concettuale.

Cioè.

venerdì 22 luglio 2011

Di Silvestri ma anche di altro.



Korn, Extrema, 30 Seconds To Mars, Subsonica, Black Label Society, Dream Theater, Afterhours, Mogwai, Fabri Fibra, The Chemical Brothers, Franco Battiato, Caparezza, Ben Harper, Robert Plant, Skunk Anansie, Elio e le Storie Tese, Jamiroquai, Jack Johnson, Moby, Slash e tanti altri: certe sere, quando il vento soffia verso il mio terrazzo, è come averli dentro casa.
Pezzo dopo pezzo, nota per nota. Con tanto di pubblico acclamante. E anche quando non si muove un filo d'aria, la distanza con l'ippodromo di Capannelle è talmente esigua che puoi comunque sentire chiaramente l'impianto di amplificazione che pompa! Tra metà giugno e fine luglio, ogni estate, ogni anno.

Pochi cazzi: ora che si sono pure liberati dell'ingombrante presenza di Fiesta! (il festival latino-americano che attirava tutto il peggior borame della città e delle periferie) Rock in Roma ha indiscutibilmente raggiunto il miglior programma di ogni altro evento dell'Estate Romana, diventando in pochi anni la manifestazione con la più capace direzione artistica della Capitale, attenta non solo alla qualità generale, ma anche ai gusti di almeno tre generazioni di cultori/ascoltatori/fans (quarantenni, trentenni e ventenni). Guardate voi stessi che cartellone.

In accordo con il X° Municipio e i comitati di quartiere (Capannelle, Statuario, Villaggio Appio) il "coprifuoco" di ogni concerto è fissato per mezzanotte. E li ho sentiti con le mie orecchie, io: leggende viventi, ribelli anticonformisti e mostri sacri del rock rispettare quel coprifuoco. Allo scoccare della mezzanotte, fine dei giochi.
Tutti meno uno.

Lunedi sera ero (immancabilmente) al concerto di Daniele Silvestri per il suo S.C.O.T.C.H. Tour 2011.
Delle sue straordinarie performance live ho già parlato più e più volte. Quindi è quasi inutile aggiungere altro, perché vederlo suonare e cantare dalle 22:00 a mezzanotte e mezza, divertendosi sul palco con i suoi amici musicisti (con tanto di ospiti come Raiz, Niccolò Fabi, Diego Mancino, Peppe Servillo, Valerio Mastandrea) improvvisando pezzi e situazioni, passando senza soluzione di continuità dall'elettronica alla bossanova, dagli stornelli romani a ritmi e sonorità cubane… beh, è sempre qualcosa di emozionante.
Insomma, lui se n'è altamente fregato del coprifuoco, andando avanti come niente fosse.
Credetemi: se foste stati lì, avreste visto coi vostri occhi QUANTO loro stessi si stessero divertendo sul palco, soprattutto nei momenti acustici e nei pezzi finali. Per due ore e mezza di concerto, non so se mi spiego!
Gli sarà costato una penale? Credo di si, ma nemmeno mi interessa.
Però sono sempre più convinto che il ragazzo - oltre al cervello - lì sotto ha anche un bel paio di palle!

Passo di palo in frasca.
Qualche sera fa mi sono finalmente visto il tanto osannato "The Green Hornet" di Michel Gondry. E mi sono pure divertito, sia chiaro. Ma - sarò strano? - davvero non capisco come mai stiano tutti lì ad incensare Gondry e magari a sputare addosso a registi come Matthew Vaughn, quando personalmente mi ha fomentato PARECCHIO DI PIU' un film violento, rozzo ed esagerato com "Kick-Ass" rispetto a questo tiepido Calabrone Verde!
Sarà… forse il rozzo, cinematograficamente, sono proprio io ;)

Chiudo con un'ultima segnalazione che riguarda un nuovo manifesto del PDL apparso in questi giorni per le strade di Roma. Stavolta attaccano Nicola Zingaretti (attuale Presidente della Provincia di Roma, ovviamente area PD) e la sua presunta incapacità di controllo sulle affissioni abusive per strada. Ma la cosa paradossale e/o divertente, è che TUTTI questi manifesti sono stati attaccati abusivamente: sopra altre pubblicità, sulle lamiere ondulate dei cantieri, sui muri dei palazzi, sui cartelli stradali e via dicendo.
Ora, se accusare l'abusivismo con un gesto abusivo fosse una provocazione mirata (come certe "provocazioni culturali" proprie della street-art), se ci fosse insomma UNA VERA IDEA dietro a questo spreco di carta e di colla, potrei anche trovarlo sagace.
E invece - come sempre - si tratta semplicemente di ignoranza.

giovedì 14 luglio 2011

KNN+BDR • 1st preview


• Bozzetto a trattopen su sketchbook Fabriano.


• Matite e pennarello su carta copiativa Fabriano.


• Acquarello e tempera su Watercolour Studio Fabriano, grana fina, 300 gr.

sabato 2 luglio 2011

1° Round [photoreport].



Cliccando qui potete vedervi la galleria fotografica della bella serata in quel di Cassino. Il resoconto del 1° Round del Comics Live Painting è raccontato foto per foto.
Va da sè che il link non funziona se non siete miei "amici" su Facebook.

A fare da sottofondo per tutta la durata della performance (oltre ai commenti e le chiacchiere del pubblico, ovviamente) ottima musica nera, da Erykah Badu al Jazzmatazz di Guru, passando per il rap di Common e tante incursioni souleggianti...

Allora, a proposito di soul, vi lascio sulle note di "Between the sheets" degli intramontabili Isley Brothers, per un pezzo (storico!) che i più fagiani tra i giovincelli credono essere di Notorious B.I.G. citando la sua "Big Poppa" (del 1995) con un fare da grandi esperti di fundamentalz dell'hip hop… che poi volendo - a dirla tutta - Dj Jad l'aveva usata ben due anni prima per il primo album degli Articolo 31 (cioè "Strade di città" del '93) nella traccia "Solo per te".
Comunque buon ascolto…

giovedì 23 giugno 2011

S3KENO versus OTTOKIN

il match del secolo!!!


• clicca l'immagine per ingrandire

L'evento: agli angoli opposti, il sottoscritto (cialtrone come pochi altri) contro il Maestro Ottokin.
Il ring: un grande pannello da dipingere interamente "dal vivo" - a quattro mani - davanti ad un pubblico bastardissimo, che nella maggior parte dei casi sarà lì solo per spaccarsi di alcool, e che alla fine sarà pure chiamato a decretare il vincitore.
Il luogo: le Nuove Officine Generali in quel di Cassino (FR), per l'esattezza in via Rapido n°11, vicino alla stazione del treno.
La data: giovedì (sera) 30 giugno 2011, cioè ad una settimana esatta da oggi.

Va da sè che i più maliziosi di voi (con buona compartecipazione della mia innegabile autoironia, su) staranno già pensando che Ottokin mi romperà il cosiddetto, vincendo a mani basse. Può darsi, forse che si, forse che no, le scommesse sono aperte. Ma state altrettanto certi che alla fine sarò io a scappare col malloppo!!! ;)

Vi aspettiamo numerosi e facinorosi, yeah...

mercoledì 15 giugno 2011

Assalti Frontali: "Profondo Rosso"

in TRE chiavi


• Anche perchè è più di un mese che ho 'sto pezzo inspiegabilmente fermo sul mio desktop!!!

>>> KEY.01
Leggo da più parti che questo "Profondo rosso" è considerato il miglior album degli Assalti Frontali da dopo "Banditi" del 1999, come dire da dodici anni a questa parte. Non riesco a focalizzare bene questo pur semplice concetto, cioè cosa possa realmente essere definito "migliore" rispetto agli album seguenti (cioè "HSL", "Mi sa che stanotte" e "Un'intesa perfetta") perché - per quanto mi riguarda - Assalti Frontali è un unico grande progetto suddiviso in episodi periodici, un collettivo militante che utilizza il rap come forma espressiva (senza star lì a menarsela inutilmente su cosa sia possibile considerare hip hop o meno) che nel suo percorso oramai ventennale, pur avendo Militant A come indiscutibile perno centrale, ha avuto passeggeri diversi, congeniali al capitolo che si stava andando a raccontare.
Ripeto sempre che c'è una parola molto importante alla base di questo progetto, ed è COERENZA, un'impossibile coerenza, anche quando può sembrare (un quasi romantico) anacronismo. Chi non ha mai incrociato la propria storia personale con la loro e tuttavia sostiene il contrario, è perché non ha potuto conoscere da vicino le vite dei suoi elementi, che riflettono al 100% ciò che poi trasformano in rime.

Al di là di questo, c'è effettivamente qualcosa che lega "Banditi" a "Profondo rosso", e non parlo solamente del lupo che caratterizza le due rispettive copertine! Entrambi gli album, infatti, si distinguono per una produzione musicale affidata ad un solo autore (a differenza degli altri dischi, in cui i produttori cambiano a seconda del pezzo). Su "Banditi" la produzione era interamente di Ice One, che in quel momento era probabilmente il miglior dj/producer sulla piazza. Su questo nuovo disco, è interamente di Bonnot, che oramai possiamo considerare a tutti gli effetti membro permanente della posse romana (peraltro erano già sue le migliori basi dei due album precedenti). Passano gli anni, e "probabilmente" - oggi come oggi - è proprio lui ad essere "il migliore sulla piazza" in termini di ricerca, di suono, di originalità e di completezza strumentale (a tal proposito, se ne avete voglia e tempo andate a recuperarvi il suo straordinario album "Intergalactic Arena").
Il resto è interamente affidato ai testi. Se "Banditi" conteneva la straordinaria trilogia della Notte o pezzi come "Va tutto bene" e "Zero tolleranza" che sono già dei classici moderni, "Profondo rosso" - pur essendo appena uscito - ha tutte le carte in regola per rimanere a lungo impresso nella memoria.
Staremo a vedere.

>>> KEY.02
Fate conto che esiste davvero questa possibile isola di Utopia a Centocelle, alla faccia di Ciclope e dei suoi X-Men (ma questa possono capirla solo quelli che stanno seguendo mese dopo mese le gesta dei mutanti Marvel); e in questa Utopia, Militant A - come un novello Charles Xavier dei bei tempi andati - sogna una coesistenza pacifica tra culture, etnie e religioni. E' una comunità trasversale che vive insieme, condividendo una casa così come uno spazio occupato: italiani, marocchini, eritrei, peruviani, cinesi e rumeni (se ne parla proprio in "Roma meticcia"). E' una famiglia ben più che allargata, fatta di gioie e di dolori, dove piano piano nascono bambini e cresce una nuova generazione bianca, nera, gialla, verde e a pois! Dove il concetto stesso di multi-cultura è qualcosa di concreto sin dai banchi di scuola.

E' già dallo scorso album, con la bellissima "Il rap di Enea", che Assalti parlano a questi bambini.
Sono i loro figli, i figli dei loro amici, i loro compagni di scuola o quelli con cui giocano insieme nel cortiletto sotto casa. C'è un linguaggio speciale tutto dedicato a loro. Sono favole che - come sempre - hanno la forza della semplicità e della metafora, che al loro interno portano un messaggio valido tanto per i bimbi quanto per qualsiasi adulto. Ed è così bello usare il rap anche per raccontare le cose della vita a questi piccoli ascoltatori (mentre nel resto della scena hip hop italiana sembra proprio che i rapper di figli non ne vogliano proprio sentir parlare)...

Insomma, tutto questo per dire cosa?
Per dire: ecco come nascono dei gioielli come "Sono cool questi Rom" o "Storia dell'Orso Bruno".

>>> KEY.03
"Profondo Rosso" è davvero uno dei migliori album di Assalti Frontali.
Tanto nei testi sempre lucidi ed incisivi di Militant A (meriterebbero di essere pubblicati uno ad uno, come feci tre anni fa) che - oltre al compare Pol G - a sorpresa condivide il microfono anche con ospiti inaspettati come Esa e Inoki (questi si appartenenti propriamente alla doppia H) in "Banditi nella sala"; quanto nelle basi di Bonnot, che - pur senza Casasonica - raggiunge e supera la profondità del suono dei due precedenti dischi, rendendo l'intero album pieno, coeso, omogeneo e soprattutto P.O.T.E.N.T.E!!! Se aveste la possibilità di ascoltare dal vivo un pezzo come "Roma meticcia" - dove "fratelli miei, lo so, la rabbia monta a ondate / si incendiano le strade e ora basta cazzate / anche le stelle questa notte restano aggrappate / non vogliono cadere, vogliono vedere" - allora potreste realmente rendervi conto di questa potenza sonora, perché questa musica vi entrerebbe non solo nelle orecchie ma sin DENTRO la pancia!

Non da meno tracce come quella d'apertura (che titola il disco, sferzando immediatamente il primo colpo: "I banchieri fanno crack / gli economisti fanno flop / noi ribelli on the street / portiamo il pathos contro lo shock / io sto con Margherita Hack / sto coi pionieri dell'hip hop / e coi ribelli on the street / svegliamo i morti sotto shock") o come "Cattivi Maestri" e "Lampedusa lo sa".
Un disco DA ASCOLTARE per intero, perché merita.
Un disco DA AVERE, perché il suo "prezzo politico" è una testimonianza concreta.

sabato 11 giugno 2011

Man Down.

back to Jamaica...



E mentre le altre "colleghe" alla J.Lo o Lady Gaga che siano (ma recentemente non ho risparmiato nemmeno Mary J. Blige) continuano a sfornare le loro minchiatine pop/dance/R&B/latinoamericane sempre più paracule e pacchiane, la nostra piccola Rihanna - dopo svariati singoli da dimenticare - se ne esce con un pezzo del genere…

mercoledì 8 giugno 2011

Cinicodimmerda?



Mi rendo conto di essere un cinico.
Anzi, peggio: un cinico impastato di "communismo" (con due emme) da due lire.
Ma tant'è. Proprio ieri mattina stavo lavorando in sede presso uno dei tanti brand per cui collaboro, circondato da persone che hanno scoperto la Apple l'altro ieri grazie all'iPod e all'iPhone, che ora mi son diventati INVASATI della mela mozzicata, sfoggiando Macintosh sempre più nuovi e più performanti, e che - all'indomani del WWDC 2011 - aspettano trepidanti il rilascio dell'OS X Lion quasi come fosse la risoluzione della fame e delle guerre nel mondo (mentre io non avrò soddisfazione fin quando la Apple non si inventerà il sistema operativo OS X Moka Express che ti fa il caffè mentre lavori)… e insomma, parlavano del loro Messia bianco: Steve Jobs.
E dicevano con gli occhi tristi, come fosse un loro caro amico da tutta la vita: "Hai visto come stava? Povero Steve"…

Povero Steve?

- "Perché la malattia, come la morte, non guarda in faccia nessuno"…
- "E' una falce che livella qualsiasi classe sociale"…

E giù con i luoghi comuni che ricordano le telenovelas brasiliane degli anni '80: "Anche i ricchi piangono"…

Si, d'accordo, penso io.
Ma è pur sempre "meglio piangere su una Ferrari che piangere su una panchina" (questa frase mi è sempre piaciuta, anche se non ricordo chi l'abbia detta).
Che andrebbe letta, come un proverbio, per il suo significato intrinseco.

Perché E' OVVIO che mi possa pure dispiacere per il suo tumore al pancreas.
Che una malattia non la si augura a nessuno, nemmeno ad un nemico (beh, a parte un ictus fulminante a Silvio Berlusconi)… ma avrò il diritto - seppure egoista - di essere un tantino più preoccupato del tumore di mio padre, no?
Allora non riesco - limite mio? - davvero NON RIESCO a provare pena per Steve Jobs. Perché la vita gli ha dato tanto. Gli ha sorriso molto più che a milioni di altra povera gente. Gente comune che ha il suo stesso male, che ha cancri incurabili senza però avere i suoi mezzi per combatterli.

Si, parlo di mezzi.
Parlo di possibilità economiche INFINITE, che se Dio ha comunque deciso di richiamati a lui ci vai lo stesso, ma fintanto che sei qui sulla Terra puoi contrastare la tua malattia con ogni cura, con ogni sperimentazione, ogni invenzione e ogni spesa possibile, con dottori chirurghi trasferte e strutture che ad un comune lavoratore non basterebbero due vite per potersele permettere.
Un discorso analogo a quello che qualche tempo fa facevo con i calciatori: "Povero TIZIO, povero CAIO, s'è giocato il tendine, finisce che salta la stagione"…

Povero un cazzo.
Che la gente qui non arriva a fine mese.
E magari un carpentiere quello stesso tendine se l'è giocato cascando dall'impalcatura non messa in regola dall'azienda per cui lavora, facendosi un mazzo tanto!

E ci saranno impiegati, operai o insegnanti che aspetteranno mesi la loro TAC prenotata tramite il CUP della pubblica sanità.
Che non potranno permettersi luminari della scienza, super cliniche private, macchinari hi-tech o medicinali costosissimi (non avete idea) e in quei mesi - piano piano - si spegneranno, silenziosamente.
Senza che internet parli di loro, senza che nessun patetico Apple addicted pianga per loro.
Senza nessuna pena. Senza nessuna pietà.
Mentre Steve Jobs - statene certi - camperà ancora tanti anni: TANTI.
Prenotandosi un pancreas giovane e nuovo (di chi?) dalla Thailandia, o un innesto cibernetico dal futuro.

Ecco perché sono un cinico di merda.
Perdonatemi.

giovedì 2 giugno 2011

Scappatelle :)


Cioè, ma vi sembra una cosa normale?
Stiamo parlando della HOMEPAGE del sito della RyanAir, mica di un blog di barzellette!!!
Questi o sono pazzi... oppure sono troppo avanti!!!

A me comunque un marketing del genere mi fa tagliare :)

sabato 28 maggio 2011

Pregiudizi POP • [episodio.03]

o anche: del mio debole - nemmeno troppo recente - per Dolcenera.



Mi piace, Dolcenera.
Mi è sempre piaciuta Dolcenera - al secolo Emanuela Trane, classe '77 - sin dalla prima volta che la ascoltai al Festival di Sanremo del 2003. Pensai: "Cazzo, questa è brava!"… e non solo per la sua voce, per come la modula, per come canta. Ma anche - attenzione! - per come suona il pianoforte.
E, più tardi, avrei scoperto anche per come scrive e compone.

A quel Sanremo lei partecipò con "Siamo tutti là fuori" e lo vinse nella categoria Nuove Proposte. Terminato il Festival, mi feci in quattro per conoscerla e intervistarla il prima possibile, perché - lo ripeto - mi aveva colpito molto (insieme a Patrizia Laquidara, che partecipava nella sua stessa categoria). Poi, su, una che come nome d'arte aveva scelto l'omonima canzone di De Andrè già la diceva lunga, no?

In seguito (non lo nego) l'ho seguita più o meno distrattamente.
Non ho i suoi primi album, quindi la mia era più che altro un'attenzione radiofonica, quando capitava e SE capitava. La consideravo molto brava, d'accordo, ma ero preso da altre cose. Francamente, rimasi pure un po' allibito quando nel 2005 la vidi partecipare ad un reality show (che peraltro vinse), prigioniera volontaria di un modello televisivo che non può che stritolarti. Ma tant'è: ognuno fa le proprie scelte, che non necessariamente devono corrispondere a quelle che faresti tu.

Bisogna però arrivare al 2009 (e ad altri due dischi pubblicati nel frattempo) prima di "Dolcenera nel Paese delle Meraviglie", quarto album della cantautrice pugliese/toscana. Che quell'anno presentò nuovamente a Sanremo con il singolo "Il mio amore unico", sfoggiando un nuovo look (che se già la trovavo bella, ora era pure donna!) e una presenza scenica inaspettata, abituati a vederla sempre seduta al suo pianoforte!
Non vi nascondo che non solo ho quell'album, ma l'ho CONSUMATO nel lettore della mia macchina a furia di ascoltarlo! L'attitudine rock di Dolcenera - pur restando fortemente legata alla tradizione del cantautorato italiano - si fa sempre più evidente. Pezzi della portata di "Come un sole splendido" (che trovavo fantastica) o "Date a Cesare" dimostrano chiaramente la maturità che sta raggiungendo sia come interprete che come autrice.
Ma di fatto, non è certo la breve esperienza televisiva che l'ha formata.
Lei canta e suona da tutta la vita, ha studiato/sudato a testa bassa sui tasti del pianoforte, ha solcato centinaia di palchi, ha fatto da supporter a diversi tour di altri artisti prima di poter cominciare a farne di suoi, a proprio nome, partecipando poi a grandi eventi musicali insieme ad artisti come Vasco Rossi, Zucchero o addirittura i Depeche Mode, esibendosi nel resto dell'Europa e confrontandosi anche con la composizione per il cinema.
E nonostante la mia più che nota posizione contro i talent show televisivi, sono proprio queste le skills grazie alle quali si diventa artisti completi.

Eccoci infine al 2011.
E' appena uscito il suo quinto album in studio - "Evoluzione della specie" - e qualche giorno fa me lo sono preso da Feltrinelli. Diciamo a scatola chiusa, sulla fiducia. Allora che dire adesso?
Che posso pur sempre ascoltarmi i Subsonica, Silvestri e gli Assalti Frontali (e cito questi tre solo perché ne abbiamo parlato recentemente)… ma nulla toglie al fatto che io mi ascolti - ripetutamente - ANCHE il nuovo disco di Dolcenera, è chiaro?

Undici tracce di stampo pop/rock.
A tratti più esplicitamente pop, a tratti più selvaggiamente rock (anche elettronico, come per il pezzo a.k.a. UOMO che da' il titolo all'album); "Il sole di domenica" è stato scelto come singolo di lancio, e non è affatto male. Ma l'album raggiunge momenti assai più INTENSI, credetemi. Tra tutte, segnalerei "Nel regime delle belle apparenze" (un gran bel testo espresso musicalmente con un sapore rockabilly) e soprattutto "Nel cuore e nella mente", che probabilmente è l'apice dell'intero lavoro in termini di arrangiamento (straordinario, di grande classe) e di suono - pieno, emozionale - che non ha nulla da invidiare alle migliori produzioni rock britanniche (compresi alcuni difficili controtempi delle batterie sulla melodia e sul cantato).
Aggiungo anche un suggestivo ed improvviso affondo di piano nell'ultimo minuto de "I colori dell'arcobaleno" e l'efficacia della traccia di chiusura - "Dagli occhi di una donna" - un'ironica filastrocca per mandolino (che poi, scoprirete, è tutt'altro che una filastrocca) dall'anima molto femminile.

Bene. A questo punto - se volete - potete pure cominciare a sparare sul pianista.
Che in questo caso sarei io, non lei.
Altrimenti SULLA pianista altro che proiettili…

mercoledì 25 maggio 2011

In progress.



E' già da qualche tempo che sto lavorando ad un progetto decisamente AMBIZIOSO, ben sapendo che in certi ambienti (editoriali o imprenditoriali che siano) dove tutti sono amici di amici, dove vige la conduzione familiare, generalmente un progetto di tale portata deve in qualche modo essere "sponsorizzato" da una conoscenza, da un gancio, da una presentazione di qualcuno di autorevole, se non addirittura da una vera e propria raccomandazione.
Della serie: avete presente quell'amico che improvvisamente riceve i fondi per un festival annuale di formaggi alla menta e poi viene fuori che guarda caso suo zio lavora alla Regione nell'ufficio patrocini e che il cognato della moglie è proprio l'amministratore delegato della banca che fa da sponsor alla manifestazione?

Altrimenti - a certi livelli - è davvero impensabile arrivare con le tue sole forze.

Ecco: IMPENSABILE.

Eppure io ci sto pensando.
Anzi: lo sto facendo.
Senza nessun gancio, nessuna conoscenza, nessuna raccomandazione di chicchessia. Un po' come certi film americani degli anni '80 (penso a Michael J. Fox in "Il segreto del mio successo") dove tutto è possibile, tutto è idealizzato, dove una buona idea vale più di centomila raccomandazioni, e se ci credi davvero ce la fai.
Con semplice volontà, con tenacia.

Allora ci sto credendo.
Un progetto in realtà molto semplice, basato su un'idea.
O meglio: su un'INTUIZIONE.

Scrivo un post del genere solo a testimonianza di questo momento.
Perché ci vorranno settimane, mesi, forse un anno. E nella maggioranza dei casi (nonostante la mia volontà e le mia tenacia) so già da adesso che la cosa, mio malgrado, potrà non andare nemmeno in porto.
E dimenticheremo anche questo post.

Ma se invece in porto ci andrà…
Oh, se ci andrà… allora si che toccherà rileggere quanto scritto oggi.
E potrò davvero riconoscermene TUTTO il merito.

giovedì 19 maggio 2011

al parco con EMERGENCY • 2011


• Clicca per ingrandire

Un invito per tutti i miei amici e conoscenti…
No, anzi… che sto dicendo? Un invito a TUTTI i romani, anche quelli che non conosco!!!
Che con quest'anno siamo arrivati alla quinta edizione, accidenti :)

E dunque: domenica 29 maggio p.v. dalle ore 9:00 e per tutto il resto della giornata c'è l'EMERGENCY DAY del Gruppo Appio-Tuscolano… quindi alzate le chiappe dal divano e - soprattutto se avete bimbi (che c'è un'animazione straordinaria) - venite al Parco degli Acquedotti all'altezza di San Policarpo.
Che poi, per chi non ci avesse mai messo piede, beh… il Parco degli Acquedotti è BELLISSIMO, sapete?

Stands info & gadgets, pesche di beneficenza, mostre fotografiche, sport, passeggiate archeologiche con guide esperte, yoga shiatsu e tai chi, magia e giocoleria, letture e fiabe per i più piccoli, tanta tanta animazione… e volendo (organizzandosi prima) anche una bella occasione per fare un fantastico pic-nic nel verde del parco: cos'altro volete di più?
Oltre che sostenere Emergency, ci sarà da divertirsi!!!
Ci trovate lì, da mattina a sera.
Ebbene si, anche a me :)

• QUI il programma della giornata

E poi non venitemi a dire che non ve l'avevo detto con il giusto anticipo…

lunedì 9 maggio 2011

Peppino & Carlos.


Oggi, ricordando Giuseppe "Peppino" Impastato (l'attivista politico e conduttore radiofonico che dedicò la sua vita nella lotta alla mafia, assassinato il 9 maggio del 1978), un'occasione per rivedersi "I cento passi" di Marco Tullio Giordana o per acquistare e leggere il bel libro a fumetti "Peppino Impastato - Un giullare contro la mafia" " di Marco Rizzo e Lelio Bonaccorso (Becco Giallo, € 14).

Oggi, ricordando Carlos Trillo, spentosi stanotte a Londra.
Uno dei più bravi sceneggiatori della scuola sudamericana, che ho letto sin dai tempi di "Eureka!", che ha scritto - tra gli altri - per disegnatori del calibro di Horacio Altuna, Jordi Bernet, Eduardo Risso ed Enrique Breccia, regalandoci serie straordinarie come Loco Chavez, Chiara di notte, Light & Bold, Chicanos, Cybersix e tante tante altre, entrando a pieno titolo nell'Olimpo dei più grandi autori della storia del fumetto.

giovedì 5 maggio 2011

La mia su THOR

o meglio: quella di Michele!



Ieri sera finalmente ho visto "Thor" anche io.
Premetto che Thor era IL MIO PERSONAGGIO PREFERITO quando ero bambino (altro che l'Uomo Ragno e i Fantastici Quattro, e comunque ben prima di "scoprire" gli X-Men o Batman) per via del suo martello Mjöllnir, per la possenza delle sue storie senza nemmeno sapere - a quella età - che magari erano scritte da Stan Lee e disegnate da Jack Kirby, per tutti i suoi richiami alla mitologia nordica (io che ero appassionato di miti e leggende, così come delle grandi epopee degli dei greci e romani che mio padre mi raccontava come fossero straordinarie favole senza fine). Insomma: se i miei mi portavano a un'edicola e mi dicevano di scegliere un fumetto, io sceglievo Thor!
Poi, crescendo, ho smesso di leggerlo.

In realtà ho smesso per un bel po' di leggere qualsiasi fumetto.

Ci sono "tornato" da grande, negli anni del liceo (ma questa è una storia che ho già raccontato); nei primi anni '90 grazie alla Play Press che gli dedicò un mensile (durato una sessantina di numeri, se non ricordo male) e che - senza che nuovamente ne sapessi nulla - pubblicò l'intero ciclo scritto e disegnato da Walter Simonson, che me lo fece amare una seconda volta.
Poi, nell'era di Marvel Italia e Panini, ho smesso nuovamente di leggerlo.

Comunque sia, di Thor ne so parecchio.
Ed è per questo che non voglio recensire il film.
Sono andato a vederlo insieme a Michele, my brotha. E ne parlerò proprio con le sue parole. Quelle di uno che abitualmente non legge fumetti (salvo qualche raro caso alla "V for Vendetta"); quelle di uno che magari può anche conoscere Odino e Loki, d'accordo, ma non sa nemmeno chi siano Heimdall, Lady Sif, Volstagg, Fandral e Hogun (figuriamoci Occhio di Falco, Luke Cage, Nick Fury o lo S.H.I.E.L.D.); quelle di uno che non ha gli strumenti NERDcessari per cogliere le citazioni agli albi, agli autori o ai personaggi Marvel stessi e i loro alter ego (come l'allusione a Bruce Banner o il gioco d'identità con Donald Blake, qui un "ex" di Jane Foster).

Quindi uscendo dalla sala, i suoi commenti sono stati più o meno questi: (1) "E' sempre bello ammirare Natalie Portman per un paio d'ore" (lui la adora) • (2) "Asgard era davvero da paura!!! Cosa si riesce a fare con la computer grafica oramai, eh?" (ma del tributo all'iconografia kirbyana, alla pari del Distruttore, ne è pressoché ignaro) • (3) "Bello l'inizio con la storia di Asgard e dei Giganti del Ghiaccio, la presentazione dei personaggi, l'arrivo di Thor sulla Terra, ma poi più andava avanti e più peggiorava"… e che altro dire?
Che fondamentalmente concordo con lui su tutta la linea.
Si, con lui che nemmeno legge fumetti!
Perché è vero che Natalie Portman è uno spettacolo.
Che la trasposizione di Asgard è fantastica e immaginifica.
E che TUTTI i film della Marvel scadono nel secondo tempo, dopo che origini personaggi e situazioni vengono presentati, dopo che le pedine vengono poste sulla scacchiera, dopo che viene chiarita nettamente la suddivisione tra bene e male… e tocca assistere al resto del film con l'inevitabile, lunghissimo, scontro tra l'eroe di turno e la sua nemesi. Vale per Spiderman, per gli X-Men e Wolverine, per Iron Man, per Hulk.

Tocca a me, ora.
Io confidavo MOLTO nella regia di Kenneth Branagh, proprio per il cinema da cui proviene. Al di là della Portman, di Anthony Hopkins o di qualsiasi altro attore potessero scritturare. E forse - a furia di leggere recensioni e commenti entusiasti su questo "Thor" da parte di tutti - le mie aspettative si erano esageratemente montate.
Non che non mi sia divertito, sia chiaro.
Ma me lo aspettavo molto più EPICO di quanto non sia.
E proprio lui, Thor, che nei fumetti ha sempre quell'aria superiore e distaccata di un Dio, quel modo "antico" di parlare, me lo ritrovo qui bello come il sole, alto biondo e perfetto, che sembra un coatto da palestra nei modi, nel combattere, nel flirtare con le pupe!

Oh, insomma: che fine hanno fatto il prode Balder e Beta Ray Bill? ;)

domenica 1 maggio 2011

Napoli 2011.


• Scorcio della città dalla ringhiera della funicolare di Montesanto.
Courtesy of Ottokin.


Caro diario,
ieri insieme a Paolo sono andato a Napoli. Per la precisione al Comicon, come ogni anno. Siamo partiti alle 8:00 dal bar e siamo arrivati a Castel Sant'Elmo alle 10:40, compreso di macchina parcheggiata al Vomero, che già di per sè è un'impresa.
A proposito: anche andare a Napoli con la macchina di Paolo, da passeggero, è qualcosa di davvero nuovo per me, ma magari ne riparliamo un'altra volta.

Ritirati gli accrediti e fatto un primo giro di saluti (che tanto in quei corridoi quasi vuoti era facile incrociare chiunque), abbiamo deciso di scendere alla Fiera d'Oltremare, che l'anno scorso non avevamo fatto in tempo. O non ne avevamo voglia? Non ricordo. Comunque sia, abbiamo preso la funicolare che arriva a Montesanto e da lì un trenino per la Fiera, che sta proprio di fronte allo Stadio San Paolo!
Devi sapere, caro diario, che questo trenino era quello che negli anni '50 collegava Trinidad a Cienfuegos, in quel di Cuba; poi Fidel Castro l'ha venduto al Comune di Napoli.

Giù alla Fiera ci aspettavano Roberto e Mariagrazia. Abbiamo fatto un giro in mezzo a librerie, stand di dolciumi e cosplayers. Ero convinto di spendere tanti soldi per comprarmi parecchie cose Marvel e DC agli stand della Planeta e della Panini, e invece alla fine ho preso solo "Young Liars" di David Lapham.
Nel frattempo mi hanno raggiunto anche Valeria e un paio di Andrea, ovverosia tre dei quattro Ottomani.

Dopo un po' ci siamo stufati e siamo tornati su al Castello. Prima di rientrare, abbiamo pranzato insieme, anche se nel chiacchierare con Paolo, Rob e Mariacosa mi sono dimenticato che avevo detto anche a Valeria e i suoi soci che avrei pranzato con loro!
Ma sai com'è: alla mia età ci si scorda sempre di tutto. Pazienza.

Alle 15:00 siamo andati all'incontro in Aera Pro sul fumetto digitale. Oltre al nostro Roberto, c'erano Marco Marcello che è stato per tutto il tempo attaccato al suo cellulare (anche maleducatamente, a volerla dire tutta), poi anche Piero, una signora della Mondadori di cui non ricordo il nome, un signore francese che però parlava in inglese, con Claudio e Stefano a fare da moderatori. Interessante, si. Ma non del tutto convincente. Riparleremo anche di questo, promesso!
Peraltro doveva finire per le 16:00 e invece si è protratto fino alle 17:00. Sicchè sono giunto con molto ritardo al mio stand, cioè la sempre più mitica Tunuè... soprattutto se consideriamo che avevo detto loro che mi sarei messo a disegnare alle 14:00 ;)

Allo stand c'erano Max, Concetta, Renato, Antonio, David, Daniele, Luca, Marina, Niccolò e tutti gli altri della banda. Come sempre una bellissima atmosfera, allegra e positiva. Tante dediche, tanti disegni e tanto charme generosamente elargito dal sottoscritto! C'è da dire che dentro alla Tunuè - a livello di autori - ci sono i Maestri e i Cialtroni (tra i quali nuovamente il sottoscritto); abbiamo quindi deciso che entro la prossima Lucca Comics, realizzeremo delle spillette metalliche da attaccarci addosso in modo che passanti occasionali e/o lettori abituali possano riconoscere gli uni dagli altri.
Visto che giocavo in casa, mi son preso "Gaia Blues" di Gud, "L'inverno del disegnatore" di Paco Roca e "L'uomo Bonsai" di Fred Bernard.

Poi ci sono state pure le premiazioni, ma io non ci sono andato. Salvo entrare in sala un paio di minuti per assistere proprio in quel momento alla premiazione di tale MP5 e chiedere, forse un po' troppo ad alta voce: "Ma chi cazzo è MP5?!?"
Subito dopo, per riprendermi, ho puntato il primo stand accanto alla porta di suddetta sala e ho acquistato "Tigre! Tigre! Tigre!" di Scott Morse (Bao Publishing) che magari provo pure a leggerlo a Giulia.

Insomma, caro diario mio…
Potrei scriverti altre mille cose sulla bella giornata di ieri, ma ce n'è una in particolare che vale la pena confidarti.
E cioè che ogni volta che vado al Comicon (e non mi succede nemmeno a Lucca!) mi torna una gran voglia di disegnare i fumetti. Non so per via di quale inspiegabile energia, ma è così.
Quindi devo assolutamente dare un giro di vite e rimettermi SERIAMENTE al lavoro su "Kuore e la notte più buia di Roma".
A love storytelling.