venerdì 16 luglio 2010

C'eravamo tanto odiati.


Prima di sparare sin troppo facilmente a zero sulla sola "Faccia come il cuore" ho aspettato che mi arrivasse il CD dei Due di Picche - al secolo J. Ax e Neffa - e solo dopo averlo ascoltato per intero mi sento di poterlo onestamente giudicare. Il titolo di questo disco, oltre che citare/parafrasare palesemente la celebre pellicola del '74 di Ettore Scola con Gassman, Manfredi e la Sandrelli, fa riferimento all'antica rivalità (primi anni '90) tra Articolo 31 e Sangue Misto, rivalità che le leggende narrano essere arrivate addirittura ad imboscate con picchiatori prezzolati. Io c'ero già, a quell'epoca; alcune cose sono vere, altre no. Ma restano storia i dissing tra Dj Gruff e lo stesso Ax.
Ad ogni modo il titolo è bello assai, ma è poca roba rispetto al salvabile (ad esempio, già logo e grafica sono orribili).

Dunque: d'accordo che - nonostante io non sia mai stato un grande amante degli Articolo 31 (casomai il lato più strictly hip hop dei due era il caro vecchio Dj Jad) e tantopiù degli album solisti di J. Ax - ho sempre conferito al caro Alessandro grande carisma, grandissime capacità di linguaggio e di comunicazione e - perché no? - anche una certa spudorata simpatia, ed ho altresì apprezzato la sua volontà di imporre il prezzo non più alto di € 9,90 ai suoi ultimi album… e d'accordo che - sul versante opposto - ho invece amato visceralmente il percorso dei Sangue Misto e non da meno tutti i percorsi solisti dei suoi singoli elementi (intendendo per lo più Gruff e Neffa) anche quando il cantante Giovanni Pellino ha "tradito" il rap, i b-boys italiani non glielo hanno mai perdonato, ed io ho comunque continuato ad acquistare/ascoltare i suoi dischi (che in molti casi contenevano gran belle canzoni) anche se di fatto non ho mai capito fino in fondo come si possa scegliere di passare dall'essere il n° 1 del rap italiano a - che so? - il n° 47bis della musica leggera italiana… insomma, d'accordo un sacco di cose… ma i due fratelli di Picche stavolta hanno "sgravato", ideando a tavolino un progetto talmente/esageratamente commerciale da risultare FASTIDIOSO. Nel nome del facile ascolto, la sensazione (piuttosto netta) è che abbiano realizzato il più grande marchettone di questa estete 2010!!!
Io vi rispetto, ragazzi. Ma - cazzarola! - stavolta non vi siete davvero regolati.
Che le "canzonette" le cantava Bennato nel 1980, non voi due trent'anni dopo.

Nove tracce in tutto (includendo anche il remix del brano d'apertura ad opera di DonJoe dei Club Dogo, assolutamente INUTILE) delle quali, dopo ripetuti ascolti, l'innato talento dei due - che non poteva non generare anche qualcosa di buono, non foss'altro che per probabilità matematica - si esprime solo in un paio di pezzi, cioè "La ballata dei Picche" (gran bella base, per un pezzo incalzante che ripercorre metaforicamente la loro storia) e "I love you baby" (che teneroni, in fondo, questi fratelli Johnny & Willy di Picche). Vabbè, sarò clemente e includerò per il rotto della cuffia anche "Treni a perdere", che tutto sommato un brivido ce lo stacca. Ma il resto è tutta fuffa, vera fuffa. Che nemmeno la più spensierata delle canzoncine di Neffa risultava tanto banale.
Avete 81 anni in due, belli miei. Ancora a scrivere elogi del THC? OK, fatene pure buon uso, ma l'erba l'hanno già cantata/rappata in tutte le salse (peraltro ben prima di "Ohi, Maria" e "La mia signorina"). Ancora ad inventare ardite metafore sulla televisione che è cattiva cattiva? OK, spegnetela, cambiate canale, imparate a scaricarvi solo roba buona dal web!

Tornando al singolo, che tra ritornello, videoclip e balletto annesso sembrava candidarsi come il tormentone estivo (e non posso non credere che anche loro due non l'avessero pensata per diventarlo) lì per lì, al suo rilascio, ho avuto davvero timore che potesse accadere. I numeri c'erano tutti (anche in senso critico). Ma nonostante "dentro le palestre balleranno le signore, i pollicioni in alto, gli indici puntati al cuore, una mano a destra una a sinistra come due pistole, poi tira su le mani esce il segno dell'amore", la cosa - fortunatamente - a luglio inoltrato s'è SGONFIATA quasi del tutto. Non mi pare di vedere in giro gente che balla questa cretinata, l'airplay radiofonico comincia già a scemare, la stampa specializzata sembra non essersi bevuta la finta conferenza stampa che hanno fatto girare in rete alla data di pubblicazione, producendo poca notizia, poche recensioni, poco feedback (ma davvero i discografici credono di poter fregare chi usa abitualmente il web con trovate di questo tipo?).
Insomma: il tentativo del tormentone sembrerebbe fallito. E il mini-album non contiene altri pezzi così potenzialmente "pericolosi".

Concludendo: a parte il buon titolo e il buon prezzo con il quale è venduto al pubblico (diamo a Cesare ciò che è di Cesare) l'acquisto è assolutamente poco consigliato.
E, credetemi, mi dispiace dirlo. Perché (soprattutto per quanto riguarda Neffa) non sono abituato a delusioni di tale portata.