giovedì 30 settembre 2010

"Mia la strada, mie le regole!"


Oggi, 30 settembre 2010, esce il mio libro "The Shield - Strade violente, polizia corrotta" nelle librerie italiane. A me è arrivato il corriere con le mie copie qualche giorno fa, ma ho saputo la data precisa della sua release entrando in una libreria sulla Tuscolana e chiedendo di questo libro - come fossi un cliente qualsiasi - al punto informazioni: "Esce il 30 settembre, vuole ordinarlo?"…

Tenerlo in mano mi fa un certo effetto, talmente sono abituato a curarmi da solo l'editing della maggior parte delle cose che faccio. Stavolta io ho "solamente" scritto, quindi il mio lavoro si è "limitato" a consegnare una serie di documenti Word all'editore. Che altro dire, allora? Bella impaginazione, bella scelta dell'apparato fotografico (compreso un sedicesimo centrale tutto a colori), buona cura generale sia da parte del'editor Francesca Di Benedetto che da parte del grafico Sebastiano Barcaroli. Non da meno, buona anche la stampa. Insomma: sono decisamente soddisfatto del lavoro svolto da Coniglio Editore!

Non essendo io un Andrea De Carlo, e non essendo il mio editore un colosso come Mondadori, è ovvio che potreste non trovarlo in TUTTE le librerie della Nazione. Ma se siete interessati all'acquisto, ricordate sempre che (1) è ordinabile on-line tramite il sito web della Coniglio e (2) per chi non fosse proprio avvezzo agli acquisti in rete, è sempre e comunque ordinabile "alla vecchia maniera" presso qualsiasi vostra libreria di fiducia, fornendo loro - se ce ne fosse bisogno - il nome dell'autore, quello dell'editore e il codice ISBN.

OK, giuro: non ve lo dico più!!! ;)

Stefano Piccoli
"The Shield - Strade violente, polizia corrotta"
Coniglio Editore
pagine: 192
formato: cm. 14x19
ISBN: 978-88-6063-226-5
prezzo: € 14,50




lunedì 27 settembre 2010

Grand taxonomy of RAP NAMES


• Clicca l'immagine per ingrandirla

Un gran lavoro di ricerca e di grafica. Una gran bella idea, anche come poster. Che - volendo - potete farvi da soli, se siete appassionati del genere (ma è comunque una figata anche solo da leggere). Grazie al sempre puntualissimo Ottokin per la segnalazione!
HIP HOP RULES :)

venerdì 24 settembre 2010

anche in Messico lo sanno...



In questi strani giorni in cui si fa un gran parlare di logo/logotipi e branding, tiro fuori dal cilindro l'immagine che vedete qui sopra. E' il simbolo dei Cañeros De Los Mochis, una squadra di baseball messicana (e fino a ieri, lo ammetto, nemmeno sapevo che il Messico avesse una regolare lega con un regolare campionato). Bene. Considerando ora l'abituale frequentazione di questo blog - cioè molti cosiddetti addetti al settore (grafici, fumettisti, illustratori) - vi chiederei di dare un'occhiata al pappagallo realizzato per rappresentare suddetto team sportivo: non sembra disegnato da un bambino delle scuole medie, tracciato "unendo i puntini" come fosse un gioco della Settimana Enigmistica attraverso Illustrator, che nemmeno le clip-art per i biglietti di auguri dei propri figli fatti col PC in ufficio?

Si, insomma: CHIUNQUE mastichi un minimo di grafica e/o disegno (ma anche di buon gusto) e ripeto CHIUNQUE, davanti ad un obbrobrio del genere - in termini di segno e di stile - non potrebbe che concluderne quanto sia banale, dozzinale, dilettantistico. Diciamo proprio brutto brutto, eh?
Nulla a che vedere, insomma, con le immagini coordinate delle squadre di baseball, di football, di basket o di hockey delle leghe professionistiche nordamericane, che in quanto a brand, comunicazione e merchandising hanno un impatto sull'immaginario collettivo mondiale di tale efficacia che chi opera in questi segmenti dovrebbe solamente imparare la lezione!

Dove voglio andare a parare, vi chiedete?
Che se proprio devi COPIARE qualcosa, vai almeno a rubare roba buona!!! Capisco che quella "troppo" buona è anche troppo riconoscibile. Ma se il tuo mestiere è lavorare con l'immagine, NON PUOI considerare valido un pappagallo come quello, cazzo! Non è possibile che tu - dopo tutti questi anni sul mercato - non abbia ancora gli strumenti per capirlo da solo!

Potrei dilungarmi, ma mi fermo.
Se vi interessa, la storia prosegue QUI
Fatevi due risate, va'…

martedì 21 settembre 2010

Finalmente! :)



Aspetta che t'aspetta, e aspetta che t'aspetta, finalmente esce il mio libro su "The Shield". La pubblicazione era inizialmente prevista per l'autunno 2009, poi rimandata a primavera 2010, poi quasi pensavo che non se ne facesse più nulla, e invece ecco che - infine - la Coniglio Editore ti sorprende ancora.
Che comunque sia (se proprio vogliamo dirlo) alla fine c'ha messo prima l'editore a pubblicare 'sto libro che la Sony a fare uscire il cofanetto della sesta stagione!

Ad ogni modo io son proprio contento.
Che dire? Centonovantadue dicasi centonovantadue pagine di protagonisti, guida episodi stagione per stagione, Los Angeles nella televisione, nel cinema e nella letteratura, Farmington, gangs, strade, musica latina e hip hop, un fan chapter con i controfiocchi (aneddoti, curiosità, fan-fictions, etc.) e - cosa UNICA nella sua collana - due interviste esclusive ed assolutamente inedite, ovviamente realizzate dal sottoscritto, con Shawn Ryan (creatore della serie) e Michael Chiklis (il protagonista Vic Mackey) nei "contenuti speciali" che chiudono il dvd… ehm, volevo dire il libro!!! ;)

The featurings • Con l'amichevole partecipazione (o meglio: il fondamentale contributo) di Francesco Cinquemani, di Kento e del The Shield Italian Forum, cui vanno i miei più sentiti ringraziamenti.

Stefano Piccoli
"The Shield - Strade violente, polizia corrotta"
Coniglio Editore
pagine: 192
formato: cm. 14x19
ISBN: 978-88-6063-226-5
prezzo: € 14,50

venerdì 17 settembre 2010

Er logo de' Roma!

o anche: della "mediocrità elevata a standard qualitativo e accolta con cerimoniali e fanfare"



Dunque, la storia è questa: ieri pomeriggio, giovedì 16 settembre 2010, è stato presentato ufficialmente il nuovo logo della città di Roma. Il suo brand, si. Lo vedete qui sopra, che una roba così col capitello nemmeno il vecchio logo di "Pastarito"
IO NON HO PAROLE.
E' per questo che lascio che siano quelle di Fabrizio Verrocchi a.k.a. Thomas Magnum a parlare per me; non poteva scrivere pezzo più completo (anche di nomi e cognomi), divertente, brillante ed ironico. LEGGETELO, che ne vale davvero la pena!
Peraltro - giusto per dirlo - lui stesso aveva regolarmente partecipato al concorso con questo logo qui, e non c'è nemmeno confronto. Ma "anche gli dei lottano invano contro la stupidità degli uomini", no?

Ovviamente, ne parla anche Ottokin sul suo blog; poteva forse astenersi? ;)

• • •

• Nota a margine.
Perché 'sta storia del logo di Roma per brandizzarla in termini di promozione, percezione, merchandising, etc. come già tante altre capitali del mondo, è già roba di diversi anni fa. Un concorso lanciato dal Comune nel 2005, in piena giunta Veltroni, con un bando rivolto "a tutti i giovani creativi romani" (di nascita e/o residenza) per dare voce, mezzi e opportunità alla nuova generazione. E fu la stessa grande presa per il culo: migliaia di partecipanti, con tanti elaborati freschi, innovativi, pieni di vere idee originali (che evidentemente i grandi studi sclerotizzati non hanno più la capacità di produrre). Mesi di selezioni, con addirittura una CONVOCAZIONE in Campidoglio per i 40 finalisti, 40 su migliaia. Teresa (non ancora mia moglie) era una di quei 40, e andò al Campidoglio.
Tanti complimenti a tutti per il lavoro profuso, per quella freschezza, per quella innovazione, per quelle idee. Tante strette di mano e pacche sulle spalle. Da lì, sarebbe dovuta cominciare la "seconda fase" del concorso, con le declinazioni del proprio logo e la realizzazione di una vera e propria style guide per il suo utilizzo su ogni supporto, con ogni tipo di colore e di stampa, di serigrafia e/o di incisione.
Invece arrivarono solo 40 raccomandate, nelle quali si annunciava la CANCELLAZIONE del concorso, accompagnata a tanti altri inutili complimenti, ma SENZA dare una vera spiegazione del motivo. Che per tutti - partecipanti, finalisti o "popolo del web" che fosse - furono semplicemente di natura economica/opportunistica. Si, insomma: perché dare 15.000 euro ad un giovane grafico realmente pieno di creatività ed entusiasmo, quando se ne potrebbero invece spendere decine e decine di migliaia in più con bandi rivolti a studi professionali amici de' amici, agenzie di comunicazione ammanicate, società fantasma messe su per l'occasione? Perché?

mercoledì 15 settembre 2010

DEXTER


E dire che me l'avevano detto in tanti - si, davvero in tanti - che 'sta serie spaccava. Ci sono cascato dentro con tutti e due i piedi, nel morboso vortice di "Dexter": nei suoi pensieri, nella sua testa. Nella vera natura della bestia che tiene nascosta, come me. Ho appena terminato la prima stagione. NOTEVOLE. Ne voglio ancora....
Ce ne ho per altre tre stagioni, credo (ma leggo che negli Usa ne sta per partire anche una quinta), bene.

Quindi dopo il mio primo grande amore "The Shield", dopo "I Soprano" (che mi creò vera e propria dipendenza, e mi ci vollero mesi per disintossicarmi), dopo "Battlestar Galactica" (brividi e lacrime), dopo gioielli come "Sons of Anarchy" o puro intrattenimento come "24", dopo un sempre più debole "Prison Break", dopo piacevoli divagazioni come "Nip/Tuck", "True Blood" (slurp!), "Dirty Sexy Money" o le tredici splendide puntate di "Crash", dopo cose assolutamente INUTILI come "Flashforward" (e meno male che c'ho buttato via solo il tempo di una stagione, che mica mi ci hanno fregato come il povero pubblico di "Lost") e anche serie minori come "Life on Mars" o addirittura "October Road"… eccomi qui assuefatto di sangue e Dexter Morgan, in una Miami che nemmeno la CSI di Horatio Caine ha saputo descrivere meglio!

Mi sa che dovrò cominciare a scaricarmi pure "Six feet under".
Ma intanto NE VOGLIO ANCORA.

• Nel frattempo…
(quasi un Post Scriptum) dal suo bancone al mercato di Via Sannio, il fantomatico amico/blogger 21Tyson colpisce ancora: è davvero uno spasso ;)

lunedì 6 settembre 2010

Prima bordata.

The fine Art of T-shirting • Episode One


Si fa presto a dire t-shirt.
Così come si fa presto a parlare di grafica per abbigliamento, in un mondo in cui oramai sembrano diventati tutti grafici. Ma questa è un'altra storia.
Quello di cui andiamo a parlare è ben altra roba: è per chi della t-shirt ha una VERA passione, qualcosa che va aldilà della moda, che si basa sul gusto, sullo stile, su scelte estetiche e compositive, sulla vestibilità, sulla sua storia come capo imprescindibile (!) e sulle storie che raccontano ognuna di esse. Quando c'è devozione, dietro alla loro ideazione, alla loro realizzazione. Altrimenti è solo un ennesimo prodotto di consumo (che non sarebbe assolutamente sbagliato, se ben fatto) ma troppo spesso realizzato invece senza competenza.
E senza PASSIONE, per l'appunto.

Ridendo e scherzando, sono oramai davvero parecchi i brand "giovanili" a cui negli anni ho prestato la mia creatività: da grafico interno, da art director o da semplice consulente esterno, sono passato per Pickwick, Onyx, Hollister Company, MBC, JTB Bench, Broke, Lonsdale, Disney (sulle linee Winnie The Pooh, Mickey Mouse, Princess, Eeyore, 'Cuties, Camp Rock), Fiorucci, Dimensione Danza, Gecko, Monella Vagabonda, DC Comics (Supergirl), Puerco Espin, Yell, Rubacuori, Bambolita, Rams 23, Frankie Garage, Polly Pocket, Ruby Gloom, Guru e Catbalou… ma giusto per dire, eh?
Si, insomma: diciamo che un mimino di esperienza oramai potrei dire di essermela fatta. Ma giusto un minimo, eh?

Quindi alla base del mio lavoro (oltre alla suddetta "esperienza") c'è sempre stata - e c'è ancora - grande passione. E grande attenzione ai particolari, aggiungo. Altrimenti mi annoierei. Mi sembrerebbe di impaginare locandine di offerte per supermercati. Senza fantasia, senza interesse, senza curiosità, senza stimoli, senza cose da raccontare è meglio lasciar perdere la creatività. In ogni campo. Quantomeno io la penso così.

Per quanto riguarda l'abbigliamento, il mio METODO di lavoro è ben rodato da tempo, indipendentemente dal fatto che - di volta in volta - possa allinearsi o meno all'identità di un determinato marchio (soprattutto se collabori con un marchio che questa "identità" nemmeno ce l'ha). Può succedere che non piaccia il tuo stile, è ovvio. Ma se creare la grafica per una t-shirt significa solamente guardare il nuovo catalogo di un'altra marca modaiola che va per la maggiore, scaricarsi una .jpg dal loro sito, aprirla sulla parte sinistra dello schermo del Mac e ricomporne una pressoché UGUALE sul foglio di Illustrator aperto lì accanto alla sua destra... beh, allora scusate se preferisco lasciar perdere!

Preso atto che un creativo che lavora nell'abbigliamento debba necessariamente avere in testa una panoramica generale del mercato e di ciò che effettivamente fa sell-out nei negozi di vestiti, debba avere grande INTUIZIONE su temi, colori e tendenze che potrebbero funzionare da lì ad un anno (perché sulle collezioni si lavora con circa un anno di anticipo) e debba insomma "ipotizzare" stili e gusti che un potenziale consumatore potrebbe avere (e cambiare) nell'arco di due stagioni, io credo sempre (1) in una IDEA di base, un concept personale che non sia "copiare le cose degli altri" + (2) in una RICERCA di materiale originale, di linguaggio (anche e soprattutto quando si lavora in inglese), di riferimenti coerenti all'idea da cui si è partiti + (3) in una STORIA che la grafica stessa racconta al suo interno, un messaggio + (4) in una ESECUZIONE solida, asciutta, possibilmente elegante (o "stilosa") che miri ad una armonia delle forme, degli elementi utilizzati, degli spazi d'ingombro, delle linee di dinamicità, dei caratteri scelti.
Un'idea + una ricerca + una storia = SOLO GRAFICHE ORIGINALI

Ecco, veniamo al punto.
Che si fa presto anche a dire "grafiche originali".
Che ORIGINALITA' non indica qualcosa di "strano", di "nuovo" o di "mai visto prima", ma - in questo caso - qualcosa di assolutamente INEDITO ed ESCLUSIVO, che un creativo (che si consideri davvero tale) realizza per conto di chi lo ha ingaggiato fornendogli un prodotto UNICO… è chiaro il concetto?

Allora ecco come - pur facendo lo stesso lavoro per lo stesso brand - il retaggio di due creativi può portare a scelte ANTITETICHE di grafica. Non solo nel gusto, quindi (che è pur sempre soggettivo), ma nel metodo. Di che parlo esattamente?
Faccio due esempi estremamente CHIARI:

>>> da un lato del ring linkandovi il mio blog parallelo dove potete leggere QUESTO post su quale sia la mia idea di grafica originale.

>>> all'angolo opposto, ben due IPOTETICI esempi due - dal blog del mio indomabile amico 21Tyson, che ha un bancone a via Sannio - su cosa sia invece (1) riciclare una grafica fatta in precedenza per un altro datore di lavoro o anche (2) realizzare una grafica utilizzando loghi regolarmente registrati, di altrui proprietà.

Dopodichè chiunque di voi tragga pure liberamente le proprie conclusioni.
Lo scopo di questo post, oltre che COLPIRE chi deve essere colpito, è anche DIVERTIRE.
Quindi buona lettura e buon divertimento, bro.

mercoledì 1 settembre 2010

Re-opening.


S3Keno's back in town!!!
E S3Kenoblog riapre i battenti :)
Ma ancor prima di ripartire (col botto) facciamo un necessario incipit, da intendere come un'ode di rinnovata libertà.

Si, perché adesso sto decisamente bene: nuovamente LIBERO di scrivere e disegnare, LIBERO di raccontare e di farlo a modo mio, LIBERO negli orari quando mi alzo la mattina, quando vado al bar a prendermi un caffè, quando vado in edicola o da qualsiasi altra parte, anche a zonzo senza nessuna meta, LIBERO dal traffico, dalla inevitabile fila sul Raccordo Anulare, dalla Salaria, LIBERO di rimettermi sul tavolo da disegno o davanti al mio Mac quando ho davvero voglia di farlo, senza costrizioni, senza fiato sul collo, senza il peso dell'incompetenza (e della frustrazione) degli altri, quelli che vorrebbero esercitare il loro potere su di te perché altrimenti non hanno davvero nient'altro…
E ancora LIBERO di sorridere - non nego anche con un po' di malizia - ripensando alle bufere dello scorso luglio, già così lontane nel tempo, di chi pensava di trovare la propria salvezza nelle agognate ferie d'agosto, bramandole con il conto alla rovescia, e che ora - dopo tre settimane di "libertà" solo apparente - si trova nuovamente prigioniero dentro le mura grigie dello stalag, cominciando ciclicamente daccapo. Stagione dopo stagione: autunno/inverno... primavera/estate... autunno/inverno... primavera/estate... senza soluzione di continuità. Senza tregua. Senza vie d'uscita. Senza altra scelta possibile se non la rassegnazione.

Il mio futuro invece non è fatto di incertezze, ma di opportunità.
E - per l'appunto - di libertà.
Anche creativa.
Soprattutto creativa.
Detto questo, dal prossimo post si ricomincia col botto…

giovedì 5 agosto 2010

Ferie d'agosto.


S3Kenoblog riapre i battenti a fine agosto.
O giù di lì.
Nel frattempo buone vacanze a tutti :)

mercoledì 28 luglio 2010

Daniele Silvestri • live 27.07.10

feat. Orchestra di Piazza Vittorio


Scrivere nuovamente di un live di Daniele Silvestri (che torna all'Ippodromo di Capannelle all'interno della manifestazione estiva "Rock in Roma") non è facile, soprattutto tenendo conto che - nel frattempo - non è ancora uscito un suo vero e proprio nuovo album, e che di lui ho già detto di tutto e di più anche in questo blog.
Apre con "L'autostrada" e chiude con "Cohiba", come da copione; nel mezzo, due ore e un quarto di divertito divertimento, di strumenti di ogni tipo, di riflessioni e di viaggi, da "Strade di Francia" a "La paranza", da "Me fece mele a chepa" alla "Monetine" versione 2008, da "Occhi da orientale" ad "Aria" (in un'esecuzione davvero molto suggestiva) fino all'immancabile "Testardo", uno dei momenti topici dei suoi concerti romani.

Ma il vero VALORE AGGIUNTO, questa volta, lo ha determinato l'Orchestra di Piazza Vittorio, straordinaria, allegra, ritmata, coloratissima, multietnica. Un ensemble capitolino che al suo interno racchiude la Tunisia con Cuba, il Brasile con l'India, il Senegal con l'Argentina, passando anche dall'Ecuador, da New York, dall'Ungheria e - ovviamente - da Roma.
Silvestri concede loro ampio spazio: il sound è avvolgente, colmo di percussioni, di fiati e di archi. Africa e sudamerica che si incontrano "al centro esatto della musica", mani del numerosissimo pubblico che battono il tempo, che li seguono nelle loro performances sia come Orchestra (con brani propri) che nella loro FUSIONE con gli elementi abituali della band, per un totale di 23 musicisti presenti in scena (!), dai quali scaturiscono anche insoliti medley, al culmine di uno dei quali - approfittando della stessa base ritmica - partono le strofe e l'ironia di "Salirò". Applausi.

Meno siparietti comici del solito (per chi è abituato a partecipare ai live romani di Daniele, che - quando gioca in casa - si lascia andare con estrema disinvoltura) e meno pezzi "storici" in scaletta, a favore dell'Orchestra che condivide il palco con lui. Ma è proprio grazie ai suoi elementi, ai loro strumenti, che ne risultano nuovi ed inaspettati arrangiamenti: esemplare (e forse il momento migliore di tutto il concerto) l'esecuzione de "L'uomo col megafono", molto bella anche "Il mio nemico".

Come ho già avuto modo di scrivere in passato, Daniele Silvestri dal vivo (soprattutto a Roma) è una di quelle occasioni che - almeno una volta - nessuno dovrebbe lasciarsi sfuggire. Una grande esperienza sonora e comunicativa.

lunedì 26 luglio 2010

Pulse & Bionic.


Avrei voluto parlarvi di due album recentemente entrati nella S3Kenohouse, cioè "Pulse" di Toni Braxton e "Bionic" di Christina Aguilera. Avrei potuto dirvi quanto io ADORI la prima, da sempre, e di come - a 42 anni - abbia realizzato un disco semplice ed elegante, che però passerà inosservato. E di come la classe non è mai acqua, e ancora di come la stimi non solo artisticamente, ma anche come donna, nelle prove che la vita le ha posto, che lei ha sempre superato con una discrezione rara nello show business, senza urla, senza riflettori, senza conferenze stampa.
Avrei voluto scrivere di come l'ultimo album della Aguilera, nella sua svolta "elettronica", le abbia fatto fare ENORMI passi indietro come autrice e come performer. Proprio io, che - incurante di chi mi prendeva in giro per questa mia debolezza personale - ho sempre difeso ad oltranza questa "cantante pop" newyorchese (e non solo per lo spanking a cui la sottoporrei assai volentieri per intere giornate), la sua voce, la sua crescita artistica, le sue scelte stilistiche fino allo scorso "Back to basics" del 2006 (che secondo me era un grande disco, che superava il semplice R&B, sublimando la sua attitudine jazz/soul) e di come invece questa volta sia davvero INDIFENDIBILE…

Avrei voluto parlarvene a lungo.

Ma non mi va più.

;)

venerdì 23 luglio 2010

Ice One • Giorno dopo giorno



L'avevo quasi dimenticata (ma mi è tornata in mente qualche giorno fa, mentre la citavo - da cialtrone quale sono - ad un emerito buffone), eppure non potevo non mettere altro rap nella mia TOP 20 italiana degli ultimi vent'anni (1990/2010). Per quanto mi riguarda, questo pezzo del 1994 di Ice One resta ancora oggi una delle cose più belle mai scritte e prodotte dal nostro hip hop nazionale. L'album era "B-boy maniaco", che - per la cronaca - venne pubblicato ben PRIMA della pietra miliare "Odio Pieno" a firma Colle der Fomento (entrambi i dischi uscirono per Mandibola Records, una costola della Irma) con cui il nostro caro vecchio Funkadelico incrociava le strade di Danno e Masito (all'epoca Beffa), diventandone dj e produttore di tutte le basi, oltre che Maestro sulla via della doppia H.

Anni dopo, lo stesso testo (con una nuova base, più raffinata, che campiona anche la bellissima This is not America di Pat Metheny e David Bowie) venne inserito all'interno dell'album "Medicina Buona" de La Comitiva, per la Virgin. Album oramai introvabile, credo. La Comitiva era una sorta di collettivo creativo (durato poco, purtroppo), un progetto di crossover molto sperimentale (soprattutto in quel momento) che - oltre allo stesso Ice One - includeva Riccardo Sinigallia, David Nerattini e Dj Stile, ma anche altri personaggini del calibro di Frankie Hi-Nrg Mc, Elisa, Federico Zampaglione e Franco Califano! Potete ascoltarla QUI, volendo.
Il fatto stesso che "Giorno dopo giorno" fosse stata inclusa nella tracklist in un album di soli brani inediti, la dice lunga sul valore intrinseco del pezzo non solo a detta del suo autore, ma anche dal resto degli altri artisti/musicasti, tutti decisamente cazzuti. Insomma: roba spessa.
Che - non a caso - utilizzai anche per le brochure promozionali del Massacratore versione Play Press...

"Perciò sarò la voce del bambino che hai seviziato,

sarò la rabbia del negro che hai bruciato,

sarò la disperazione del malato emarginato,

sarò lo sdegno dell'ebreo che hai insultato,

sarò le lacrime dell'operaio licenziato,

sarò il sangue della donna che hai violentato,

sarò le parole dell'uomo che non hai mai ascoltato,

sarò il nemico che tu hai voluto!"


Vedi anche:
01. Meganoidi • "Zeta Reticoli"
02. Subsonica feat. Bluvertigo • "Discolabirinto"
03. Almamegretta • "Figli di Annibale"
04. Neffa • "Aspettando il sole"
05. Üstmamò • "Piano con l'affetto"
06. Niccolò Fabi • "Lasciarsi un giorno a Roma"

giovedì 22 luglio 2010

24 8x08 sub ita.


Stanotte sono arrivato all'ottava puntata dell'ottava stagione di "24", cioè praticamente ad un terzo della giornata (che da Giulia in poi, col cavolo che riesco a vedermi i serial TV come prima, al ritmo di una puntata al giorno). Ad ogni modo, vuoi per l'ambientazione a New York City, vuoi perché esiste nuovamente un CTU, vuoi per chissà cos'altro, fino a qui mi sembra ASSAI meglio della settima (ambientata a Washington) che - lo avevo già scritto - mi aveva annoiato parecchio.

Ora, sia chiaro, su Jack Bauer & soci c'è gente in giro per blog moooOOOooolto più preparata di me (eh si, quelli che studiano "24" e telefilmologia all'università, no?) che potrebbe spiegarvi mille motivi per cui questa ottava stagione non funziona, o funziona male, ma a me basta poco… basta già la sola presenza di Katee Sackoff direttamente da "Battlestar Galactica" (che poi m'era spuntata fuori nel ruolo dell'anestesista Theodora Rowe anche nella quinta stagione di "Nip/Tuck", che sfizio) per farmelo seguire con molto più piacere.
E dirò di più: non sono affatto infastidito dalla presenza (peraltro poco invadente) di Freddie Prinze Jr., che personalmente - anche televisivamente/cinematograficamente - non mi ha mai fatto niente, anche perché ora come ora non ricordo nemmeno in quali altri film possa aver visto! Ma la comunità mondiale dei serial geeks lo odia. Lo odia profondamente. Uhm, credo dipenda dal fatto che il tipo si scopa la loro cara Buffy, di cui in fondo sono tutti profondamente innamorati. Che tenerezza ;)

mercoledì 21 luglio 2010

Roma nel mondo.



Poi uno dice le caratterizzazioni, no?
Altro che Veroniche del "Grande Fratello" o Jessiche dei film di Verdone. E' tutto vero. Nascono qui. Crescono. Si moltiplicano. Ci rappresentano nel mondo. Contenti?

P.S. = Notate i sottotitoli, la cosa migliore ;)

venerdì 16 luglio 2010

C'eravamo tanto odiati.


Prima di sparare sin troppo facilmente a zero sulla sola "Faccia come il cuore" ho aspettato che mi arrivasse il CD dei Due di Picche - al secolo J. Ax e Neffa - e solo dopo averlo ascoltato per intero mi sento di poterlo onestamente giudicare. Il titolo di questo disco, oltre che citare/parafrasare palesemente la celebre pellicola del '74 di Ettore Scola con Gassman, Manfredi e la Sandrelli, fa riferimento all'antica rivalità (primi anni '90) tra Articolo 31 e Sangue Misto, rivalità che le leggende narrano essere arrivate addirittura ad imboscate con picchiatori prezzolati. Io c'ero già, a quell'epoca; alcune cose sono vere, altre no. Ma restano storia i dissing tra Dj Gruff e lo stesso Ax.
Ad ogni modo il titolo è bello assai, ma è poca roba rispetto al salvabile (ad esempio, già logo e grafica sono orribili).

Dunque: d'accordo che - nonostante io non sia mai stato un grande amante degli Articolo 31 (casomai il lato più strictly hip hop dei due era il caro vecchio Dj Jad) e tantopiù degli album solisti di J. Ax - ho sempre conferito al caro Alessandro grande carisma, grandissime capacità di linguaggio e di comunicazione e - perché no? - anche una certa spudorata simpatia, ed ho altresì apprezzato la sua volontà di imporre il prezzo non più alto di € 9,90 ai suoi ultimi album… e d'accordo che - sul versante opposto - ho invece amato visceralmente il percorso dei Sangue Misto e non da meno tutti i percorsi solisti dei suoi singoli elementi (intendendo per lo più Gruff e Neffa) anche quando il cantante Giovanni Pellino ha "tradito" il rap, i b-boys italiani non glielo hanno mai perdonato, ed io ho comunque continuato ad acquistare/ascoltare i suoi dischi (che in molti casi contenevano gran belle canzoni) anche se di fatto non ho mai capito fino in fondo come si possa scegliere di passare dall'essere il n° 1 del rap italiano a - che so? - il n° 47bis della musica leggera italiana… insomma, d'accordo un sacco di cose… ma i due fratelli di Picche stavolta hanno "sgravato", ideando a tavolino un progetto talmente/esageratamente commerciale da risultare FASTIDIOSO. Nel nome del facile ascolto, la sensazione (piuttosto netta) è che abbiano realizzato il più grande marchettone di questa estete 2010!!!
Io vi rispetto, ragazzi. Ma - cazzarola! - stavolta non vi siete davvero regolati.
Che le "canzonette" le cantava Bennato nel 1980, non voi due trent'anni dopo.

Nove tracce in tutto (includendo anche il remix del brano d'apertura ad opera di DonJoe dei Club Dogo, assolutamente INUTILE) delle quali, dopo ripetuti ascolti, l'innato talento dei due - che non poteva non generare anche qualcosa di buono, non foss'altro che per probabilità matematica - si esprime solo in un paio di pezzi, cioè "La ballata dei Picche" (gran bella base, per un pezzo incalzante che ripercorre metaforicamente la loro storia) e "I love you baby" (che teneroni, in fondo, questi fratelli Johnny & Willy di Picche). Vabbè, sarò clemente e includerò per il rotto della cuffia anche "Treni a perdere", che tutto sommato un brivido ce lo stacca. Ma il resto è tutta fuffa, vera fuffa. Che nemmeno la più spensierata delle canzoncine di Neffa risultava tanto banale.
Avete 81 anni in due, belli miei. Ancora a scrivere elogi del THC? OK, fatene pure buon uso, ma l'erba l'hanno già cantata/rappata in tutte le salse (peraltro ben prima di "Ohi, Maria" e "La mia signorina"). Ancora ad inventare ardite metafore sulla televisione che è cattiva cattiva? OK, spegnetela, cambiate canale, imparate a scaricarvi solo roba buona dal web!

Tornando al singolo, che tra ritornello, videoclip e balletto annesso sembrava candidarsi come il tormentone estivo (e non posso non credere che anche loro due non l'avessero pensata per diventarlo) lì per lì, al suo rilascio, ho avuto davvero timore che potesse accadere. I numeri c'erano tutti (anche in senso critico). Ma nonostante "dentro le palestre balleranno le signore, i pollicioni in alto, gli indici puntati al cuore, una mano a destra una a sinistra come due pistole, poi tira su le mani esce il segno dell'amore", la cosa - fortunatamente - a luglio inoltrato s'è SGONFIATA quasi del tutto. Non mi pare di vedere in giro gente che balla questa cretinata, l'airplay radiofonico comincia già a scemare, la stampa specializzata sembra non essersi bevuta la finta conferenza stampa che hanno fatto girare in rete alla data di pubblicazione, producendo poca notizia, poche recensioni, poco feedback (ma davvero i discografici credono di poter fregare chi usa abitualmente il web con trovate di questo tipo?).
Insomma: il tentativo del tormentone sembrerebbe fallito. E il mini-album non contiene altri pezzi così potenzialmente "pericolosi".

Concludendo: a parte il buon titolo e il buon prezzo con il quale è venduto al pubblico (diamo a Cesare ciò che è di Cesare) l'acquisto è assolutamente poco consigliato.
E, credetemi, mi dispiace dirlo. Perché (soprattutto per quanto riguarda Neffa) non sono abituato a delusioni di tale portata.

lunedì 12 luglio 2010

IL PAGELLONE 2010.


In un'annata di "ritardi" reiterati, prima che il nostro mister torni dalla Grecia e io mi becchi l'ennesima cazziata, ecco che finalmente - come da tradizione oramai consolidata - pubblico il PAGELLONE 2010, oh yeah!!! Ad illustrare il post, uso inoltre la locandina ufficiale della quarta edizione di "E… state al parco con Emergency", che ovviamente avrei dovuto pubblicare almeno una settimana PRIMA della manifestazione dello scorso 23 maggio, ma che in quel momento mi dimenticai preso da altre stupidaggini (e in quel caso la cazziata me la sono presa tutta!).

Dunque, che dire? Ad un mese e mezzo dal torneo di calcetto, nonostante non ne avessi parlato, posso solo dire che quest'anno abbiamo vinto!!! Si, siamo arrivati davvero primi, noialtri vecchietti sempre più prossimi agli "anta" (ehm, io ci sono già). Da un terzo posto di due anni fa, alla vincita "morale" dell'anno scorso, all'effettiva vittoria di quest'anno. Una strada tutta in salita, per un team che a questo punto - dopo aver sbaragliato qualsiasi avversario - forse deve giocare contro se stesso, ipotizzando una "scissione interna" in due squadre che il prossimo anno si ritrovino una di fronte all'altra, per rinvigorire la sfida!!!

Dai, Robi, sto scherzando...
Ma è perché sono POLEMICO, no? ;)
Bando alle ciance, ad uso e consumo delle cerchia interna degli amici più cari, ecco a voi il PAGELLONE 2010 in tutto il suo splendore!!!

lunedì 5 luglio 2010

Niccolò Fabi • Lasciarsi un giorno a Roma



Le persone che mi sono più vicine sanno bene quanto io ami questo brano, e non a caso qualche tempo fa intitolavo un mio post: "Qual'è il grado di dolore che riesci a sopportare prima di fermare l'esecuzione?"...
Il fatto che questa sera sarei dovuto andare a vedere il concerto di Niccolò Fabi a Villa Ada, annullato per il tragico lutto che lo ha colpito in modo così improvviso e devastante, non ha fatto altro che ricordarmi la mia personale TOP 20 delle più belle canzoni [italiane] degli ultimi 20 anni. Si, perché "Lasciarsi un giorno a Roma" lo è, punto e basta.
Pezzo del 1998, contenuto nell'album "Niccolò Fabi" (prodotto da Riccardo Sinigallia per la Virgin).

Musica (e parole) come unica ragione possibile per tentare di dare un senso a qualcosa che non ne ha, come manifestazione della nostra vicinanza, in un momento così straziante. Solo un pensiero, costante, presente, anche attraverso un semplice (ed inutile?) post come questo...

Vedi anche:
01. Meganoidi • "Zeta Reticoli"
02. Subsonica feat. Bluvertigo • "Discolabirinto"
03. Almamegretta • "Figli di Annibale"
04. Neffa • "Aspettando il sole"
05. Üstmamò • "Piano con l'affetto"

venerdì 2 luglio 2010

Stalag II°


• Click picture to "enlarge" ;)

Premesso che "noialtri fumettari" (mi ci posso inserire, anche se solo part-time?) siamo quasi una razza a parte, lo so bene… tutti più o meno un po' n*e*r*d*s (che l'ho scritto come il side-project di Pharrell Williams, ma ultimamente vedo che si utilizza molto di più il termine geek) appassionati di fumetti film telefilm internet & videogames (ecco: a me probabilmente mi salva solo l'indifferenza al videogioco per non essere nerd al 100%) ma - comunque sia - razza mediamente assai COLTA, con un cultura i.m.p.r.e.s.s.i.o.n.a.n.t.e anche su cinema, letteratura, media e arti visive varie, sono perfettamente conscio del fatto che non posso pretendere di trovare tale preparazione in ogni aspetto del mio quotidiano. E siamo d'accordo.

Nonostante questo, ritengo che una certa dose di stimolo culturale/intellettivo sia FONDAMENTALE in qualsiasi rapporto interpersonale io abbia. Se quindi l'amicizia (come l'amore) è una vera e propria affinità elettiva, allora è NORMALE - si, davvero normale - che il tempo scremi via, piano piano, tutto ciò che nella nostra vita è superfluo, al fine di mantenere vivi solo quei rapporti che realmente ci alimentano, così come (si suppone) tu sia a tua volta alimento per essi.
Un paio di mesi fa ho festeggiato il mio ingresso negli "anta" (e tenete conto che sono uno che generalmente non festeggia granché i compleanni) con le persone a cui voglio più bene, con coloro che ritengo realmente le persone più importanti della mia vita. Quantomeno della mia ATTUALE vita. Eravamo circa una quarantina di persone, e mi rendo conto che solo un paio di esse appartengono al mondo dei fumetti, peraltro marginalmente (perché sono più grafici che fumettari); i miei migliori amici - tanto per dire - sono un impiegato, un ex venditore di batterie per auto ora costruttore, uno sbirro, un assistente di volo, un ingegnere, una maestra d'asilo, una cameriera, una dipendente comunale e via dicendo. Nessuno di loro ha una vera e propria passione per il fumetto. Nessuno di loro segue maniacalmente serial TV stagione per stagione, salvo qualche telefilm tra quelli più noti. Nessuno di loro sta in fissa con X-Box, Nintendo Wii o PS3 che siano, salvo magari acquistarne una per i figli. Eppure stare a tavola con loro è sempre un piacere per la mente, perché si può anche parlare di calcio e di figa, d'accordo (che in fondo non c'è proprio nulla di male) ma allo stesso tempo gli stimoli per una argomentazione brillante non mancano mai, che si parli di politica, di televisione, di scrittori o registi. Io sono nato e cresciuto in un quartiere decisamente benestante, e so bene che questo - in termini di amicizie storiche (quelle che una volta si chiamavano comitiva) - influisce molto sulle opportunità che tutti noi abbiamo avuto dalla vita, come poter studiare, poter viaggiare molto, avere possibilità (anche economiche) che tanta altra gente della nostra stessa generazione non ha avuto, secondo un (terribile) concetto per il quale il tuo retaggio sociale può determinare in gran parte la tua formazione culturale (sto uscendo dal seminato, perché un tema del genere avrebbe troppe altre derive, troppe altre sfumature, e affrontandolo in maniera superficiale rischierei solo di risultare fastidioso, quando in realtà la mia precisazione era decisamente critica, non accondiscendente)...

Ma veniamo al punto cui volevo arrivare.
Cioè lo STIMOLO che necessito come ossigeno nel luogo in cui passo il maggior numero delle mie ore settimanali.
Ora, se io lavorassi in miniera o nei campi (che "la terra è bassa") capirei da solo che - di fronte a lavori DURI come questi - le chiacchiere stanno a zero e in certi ambienti non c'è spazio per pippe mentali come quelle che sto scrivendo. Ma - cazzo! - lavoro in un fottuto ufficio creativo, e PRETENDO altro.
Allora tralasciamo per un momento chi lavora in amministrazione o in magazzino (nonostante ci pranzi comunque tutti i santi giorni) e - da una quarantina di "dipendenti" (lo metto tra virgolette perché è un eufemismo) che siamo qui dentro - riduciamo il discorso ai circa diciotto creativi che in teoria lavorano qui, tra grafica e stile. Bene: anche con loro, soprattutto con i ragazzi, ci sta tutto che si possa parlare ANCHE di calcio, di moto o di figa. O altrimenti, se ci sono pure le ragazze, di scarpe, di locali alla moda o di vacanze al mare. Ci sta, lo ripeto. Ma "anche" di questo, non SOLO di questo!
Non è la prima azienda di abbigliamento in cui lavoro, lo sapete. Ne ho viste parecchie, oramai. Ognuna con il proprio modus operandi, ognuna con i suoi pregi ed i suoi difetti, i pro ed i contro. E potrei star qui a blaterare sull'incapacità delle dirigenze, sull'ignoranza assoluta che spesso è parte integrante del metodo (aberrante) di un'azienda padronale. Ma sarebbe un altro discorso. Mentre in questo momento io non sto parlando dei "padroni", ma proprio dei COLLEGHI.
E non mi era MAI capitato - ripeto: mai!!! - di trovare un'APATIA del genere!

Diciotto persone che - in quanto "creativi" - si dovrebbero presumere assetati di curiosità, di immagini, di ricerca stilistica, di tendenze artistiche, di grafica illustrazione e fotografia, di tecniche di stampa, di editoria specializzata, di libri cataloghi mostre e conventions di settore, di sperimentazione creativa, di scoperta continua tramite le infinite possibilità che ci offre la rete con siti di grafica, di fonts, di altri creativi, di poster, di serigrafia, di stilisti, designers, etc. etc.
Invece internet lo usano per collegarsi otto ore al giorno a Facebook, e pure di nascosto perché se il capo li sgama sono cazzi! Con l'occhio sempre rivolto all'orologio aspettando le 18:00. Con il calendario sempre sotto mano per calcolare gli eventuali ponti lavorativi. Con la palestra alle 19:00, l'aperitivo alle 20:00, il ristorante alle 21:00, l'ultimo club di tendenza alle 23:00 e "Grazie al cielo è venerdì!" o ancora "Scusate se scappo ma non posso tardare che ho prenotato il lettino abbronzante"
Diciotto persone che se gli nomini Neville Brody, Dave McKean o Massimo Vignelli (e ne ho detti tre facili facili, caro Ottokin) non sanno nemmeno chi siano, e sorvoliamo pure sul fumetto che potrebbe anche essere "di nicchia" per il mondo lì fuori (anche se ritengo che un buon creativo dovrebbe sempre tenerlo sott'occhio, frequentarlo un minimo) ma non ne sanno un cazzo nemmeno di cinema o di romanzi, che se gli tiri fuori due tra i nomi per noi più OVVII come possono essere - che so? - Robert Rodriguez o Elmore Leonard ti guardano con gli occhi di chi in quel momento ha un'eco dall'orecchio all'altro (fate conto che ho dovuto SPIEGARE chi fosse John Woo al responsabile grafico di un'intera linea giovanile, che nemmeno mia nonna) ma sono in grado di citarti a memoria le battute di "Fratelli d'Italia", dei film di Verdone o der Monnezza e darti giorno per giorno - in tempo reale - gli aggiornamenti di qualsiasi reality show in corso!

OK, sto esagerando.
Un paio di casi li salvo, lo ammetto. Fino ad una mesata fa c'era una ragazza davvero in gamba, che - al di là della necessità di lavorare e di fare esperienza - fuori da queste mura è un'animatrice che - con un gruppo di amici - sta intraprendendo la strada dell'animazione in Italia, oltre che disegnare gioielli. E poi ce n'è un altro, uno che considero davvero un artista fuori dalle righe, un outsider, che sembra stare qui per caso, che sa disegnare, dipingere e suonare, con tanti altri interessi creativi out of the stalag (e infatti qui dentro non durerà a lungo). Ma il resto è davvero agghiacciante. Sedici creativi che sembrano sedici impiegati delle Poste, in un ambiente di lavoro che sembra un vecchio film di Pupi Avati (mi riferisco a questo film del 1984).

Il famoso stimolo culturale/intellettivo di cui sopra è pari allo zero. Puoi anche fare piccoli e innocenti esperimenti. Puoi portarti appresso gomma temperino matite & pennarelli e metterti a disegnare una tavola a fumetti per cazzi tuoi, nel bel mezzo dell'ufficio; lo scopo (sia chiaro) non è farti dire "Oh, che bello!", ma la gente ti passa accanto senza nemmeno buttare l'occhio, senza chiederti COSA tu stia facendo, senza soffermarsi mezzo minuto non fosse altro che per curiosità. Zero. E' impressionante, per noialtri che siamo abituati a guardare SEMPRE cosa sta facendo chi ci siede accanto, come disegna, che tecniche usa, come passa il nero sulla matita o come acquerella uno sketch in fiera! • Puoi portarti in ufficio il catalogo dell'ultima mostra di Caravaggio a Roma, appoggiarlo volutamente sul tavolo centrale, come niente fosse, e in otto ore lavorative rimanere lì ad osservare come NESSUNO si fermi a sfogliarlo! • Puoi addirittura scrivere un post come questo perché - nonostante in sette mesi sia capitato che tu gli abbia regalato qualche copia dei tuoi albi (e anche qui zero feedback) o un semplice segnalibro con tanto di indirizzi del tuo sito personale e del tuo blog, stai tranquillo che non lo leggeranno mai, perché internet - ricordate? - equivale a Facebook, o al massimo al sito della Abercrombie & Fitch!
Li vedi lamentarsi giorno dopo giorno, senza però fare un cazzo per cambiare una situazione che evidentemente non amano.
Li vedi dare continuamente del coglione al loro titolare (quando lui non c'è, ovviamente), senza però rendersi conto che quel coglione li ha già soggiogati.
Li vedi ammirare la loro bella grafica (che nel 99% dei casi è stata scaricata e copiata dalla grafica di un'altra marca) dicendosi da soli tutti soddisfatti "Ehi ma quanto è bella, 'sta grafica spacca!" a dispetto dell'abituale attitudine di un fumettaro, che - anche fosse per falsa modestia - non si dice MAI da solo quant'è bravo, ma casomai aspetta che glielo dicano gli altri.

"Lentamente muore chi non viaggia, chi non legge, chi non ascolta musica, chi non trova grazia in se stesso", scriveva la poetessa Martha Medeiros.
Ecco: lavorare qui per otto al giorno equivale a lavorare in mezzo ai morti viventi.
Che se fossi un appassionato di Dylan Dog o di George A. Romero, forse potrei pure trovarci una motivazione.
Ma a me piacciono gli X-Men e Ridley Scott, quindi di motivazioni non ne ho.
E ho capito anche un'ultima cosa, qui nello stalag.
Cioè che LORO, quelli seduti nelle poltrone di pelle, vogliono proprio gente così.
Spenta, rassegnata, senza opinioni.
Che vive delle briciole della loro approvazione, anelando quotidianamente grammi di gratificazione.
E SI FACCIANO PURE AVANTI LE CODE DI PAGLIA, ADESSO!!!

Chi non si adegua, viene allontanato.
Perché rappresenta un potenziale pericolo.
Un potenziale destabilizzatore dello status quo aziendale.
Che - detta così - sembra si parli di un romanzo di Orwell, quando in realtà è tutto molto più semplice.
Talmente semplice da risultare INTOLLERABILE.
So S3Keno needs again to fly away…

lunedì 28 giugno 2010

Di "stalag" e revival.



Sto trascurando il blog, è vero. Mi hanno anche prontamente cazziato, per questo. Abbiate comprensione: capitano anche altre priorità, in certi periodi. STRANI GIORNI, come han detto tanti altri prima di me (e più autorevoli di me). Il bello è che in realtà avrei anche bel po' di cose "arretrate" da postare. A cominciare dal PAGELLONE 2010, che se non mi sbrigo Robi mi si mangia!!! (meno male che è in Grecia, e quindi per ora nemmeno lo sa).

Tanto per scrivere qualcosa, in questo caldo dopopranzo del lunedì di ponte (che probabilmente il resto di Roma se ne sta al mare e noi invece rinchiusi qui nello stalag con la solita ora d'aria) parlo di revival. Si, perché proprio l'altro giorno chiacchieravo di questo con un amico più o meno quarantenne come me. Che quando eravamo pischelli noialtri (cioè negli anni '80) andarono di moda gli anni '60, con "pinne fucili e occhiali, siamo i watussi, a-a-abbronzatissimo" e via con Massimo Ciavarro, Isabella Ferrari (che era Selvaggia!) e i "Sapore di mare" dei Vanzina che per quasi dieci anni ci hanno propinato in tutte le salse!
Poi negli anni '90, quando gli Stati Uniti sfornavano una delle migliori decadi rap/R&B che si ricordino e in Europa nascevano e si sviluppavano le più cazzute avanguardie elettroniche (dal Bristol Sound di Tricky e Portishead al French Touch di Daft Punk o St. Germain) e alcune tra le scene più creative della club culture mondiale, in parallelo musica cinema e moda riscoprivano gli anni '70, la loro iconografia, la loro psichedelia, un sapore che se non era "vintage" allora non era nemmeno di tendenza: film telefilm Tarantino e blaxploitation, videoclip, il suono analogico in ogni santo disco, le immagini virate al giallo, le camicie con il collo esagerato e le fantasie più improbabili, i giubbotti di pelle, il design tutto arrotondato e daije di revival '70 in discoteca!
Ma non è mica finita...
Con l'avvento del nuovo secolo, ecco che sono quasi dieci anni che il revival anni '80 fa tanto figo & romantico nei locali come nelle compilation.
E noi trentenni (di dieci anni fa) ci siamo cascati con tutti e due i piedi, perché quella è davvero la musica con la quale siamo cresciuti.
Intere playlist sul'iPod, scaricate e aggiornate mese dopo mese, anno dopo anno, perché ogni tanto saltava fuori un certo pezzo: "Cazzo, è vero, ma te la ricordi questa?!?"
Figuratevi: ve lo dico io che ho "State of the nation" degli Industy come suoneria del cellulare. No comment, please.

Ma la cosa di cui stavamo parlando (terrorizzati) io e quel mio amico, è che probabilmente con l'imminente inizio della nuova decade e due calcoli alla mano (i fatidici vent'anni che DEVONO passare come minimo nel frattempo) sarà il momento del REVIVAL ANNI '90, aaahhhrrrggghhh!!! Cioè, come dirlo meglio? Nel momento in cui alla radio e nei club cominceranno a mettere "Pump up the volume" o "Karmacoma" come pezzi revival… ecco, in QUEL momento - forse per la prima volta - mi sentirò davvero vecchio :(

sabato 12 giugno 2010

Re•start 2010


Tocca darci un taglio.
Tocca cambiare aria.
Tocca rimettere tutto in discussione.
Tocca rimetterMI in discussione.
Su TUTTO.
Non sono più sereno.
Non sono più appagato da ciò che sto facendo.
Dalla merda che mi circonda.
Da un ambiente che mi sta nauseando.
Che se fare "il grafico creativo" - oggi, a Roma - significa QUESTO, allora era meglio che vent'anni fa avessi fatto domanda alle Poste Italiane.

Tocca rimettermi totalmente in gioco.
Tocca cambiarne le regole.
Tocca risguainare gli artigli.
Tocca reimpostare tutto in modo diverso.
Che se è vero che "la vita comincia a quarant'anni", sono PRONTO a ricominciare anche daccapo.
Con più coraggio, più tenacia, più umiltà.
E non solo per me, stavolta.

domenica 6 giugno 2010

Se fosse casa mia.


Impressionante questo mini-sito Ifitwasmyhome.com nel quale è stato "mappato" il disastro petrolifero provocato dall'impianto della BP. Per rendersi davvero conto dell'estensione della macchia di petrolio, potete vederla nel Golfo del Messico (così com'è nel suo stato attuale) e poi "spostarla" a piacimento in qualsiasi parte del mondo, come io - per esempio - ho fatto su Roma.
Probabilmente solo a quel punto (con dei parametri più abituali) capite realmente le sue dimensioni.
E' agghiacciante.

In basso a destra, inoltre, potete leggere IN TEMPO REALE i galloni di petrolio che fuoriescono secondo dopo secondo rovesciandosi nel mare, con tanto di cam sottomarina. Nel momento in cui scrivo questo post, hanno superato i 22 milioni.

domenica 30 maggio 2010

Roots 66 x iPad.



A questo punto so già che uno come Ottokin comincerà a prendermi pesantemente in giro, vista la mia (presunta?) "pigrizia mentale" verso le novità tecnologiche e qualsiasi forma di innovazione delle sue applicazioni, compreso il mio disinteresse all'acquisto di un iPad, che - personalmente - in questo momento non mi serve a niente. Ciò nonostante…

Ciò nonostante.

Sono davvero ENTUSIASTA del fatto che da venerdì 28 maggio il mio "Roots 66" sia regolarmente in vendita nella sua (nuova) forma di e-book digitale per iPad, così come gran parte del catalogo della Tunuè.
Un progetto presentato in anteprima alla recente Comicon di Napoli, che - al di là di qualsiasi disquisizione si voglia/possa affrontare sulla sua effettiva validità commerciale - dimostra una chiara volontà di guardare al futuro, di sperimentare nuove potenzialità editoriali… di essere comunque "avanti" rispetto allo stato catatonico (leggi totale sclerotizzazione) dell'editoria italiana, fumetto compreso.
Ecco ancora uno dei tanti motivi per cui ammiro la Tunuè, e perché certe scelte non sono mai casuali.

Insomma: se lì fuori qualcuno di voi possiede già il tanto bramato nuovo oggetto del desiderio a.k.a. Apple iPad, è cortesemente INVITATO a spendere 79 centesimi di euro del proprio capitale per acquistare "Roots 66" tramite lo store di iTunes. Volendo, semplicemente cliccando QUI.

Peraltro, sembra che il giorno del lancio dell'iPad "Roots 66" sia risultato 4° nella TOP 10 dei più scaricati, e che in queste prime 10 posizioni ci fossero ben 5 titoli Tunuè. Oh, yeah :)

lunedì 24 maggio 2010

Solo intrattenimento.


Fattostà che decido di andare a curiosare.
Insomma, una casa discografica che ricerca un grafico "esperto" suona bene. Immagino uffici con schermi al plasma sui muri, sale d'incisione, tecnologie all'avanguardia, musica in ogni ambiente, intere pareti di vetro, luminosissime. Ed in effetti è proprio così. OK, d'accordo… magari gli uffici non sono proprio luminosissimi, e non ci sono vetrate perché è un seminterrato al centro. Però gli schermi incassati nei muri ci sono davvero. Si, spenti. E di tecnologia ce n'è tanta. Tutta rigorosamente firmata Apple. L'ufficio grafico è completo di iMac 27 pollici, Wacom nuova di pacca, software aggiornatissimo. L'ambiente - insomma- non sarebbe affatto male.

Che poi, oggi come oggi, dire "casa discografica" è un bell'azzardo. Intere scatole di CD blisterati sui pavimenti, in un momento in cui la fruizione della musica sta subendo un cambiamento epocale. E tralasciamo per un momento anche i generi, che lì dentro si UNZeggia a manetta: house, techno, dance… e pure POP, olè!

Mi bastano tre minuti e mezzo di chiacchiere con il titolare per inquadrare il tipo. Parla di avanguardie grafiche (però lo fa elogiando l'uso massiccio dei filtri 3D di Photoshop quale parametro di innovazione creativa), di mercato internazionale, di Londra e nottate varie. Parla parla, e nella prima mezz'ora di "colloquio" (lo chiamiamo così?) in pratica non fa altro che parlare di se stesso, non del candidato che ha di fronte. Straparla di quanto lui sia in gamba, di quanto sia intuitivo, di quanto sappia fare business e bla bla bla.
L'ennesima azienducola padronale, porca zozza.
Di quelle con un proprietario pieno di se stesso, innamorato dei soldi che ha fatto, che s'incazza di continuo con chi lavora per lui (esercitando il suo potere ad ore d'ufficio), che alza la voce urla e bestemmia interrompendosi mille volte perché nel frattempo non si stacca dal cellulare. Di quelli che nemmeno stai ancora lavorando per lui, è già vorrebbero darti ordini. "Vieni qui, vai di là, fai questo, fai quello"… però poi GUAI a provare ad intavolare una trattazione seria (leggi anche: professionale) sull'eventuale accordo economico. "Poi vedemo, poi famo, poi decidemo, poi trovamo er modo" e ancora bla bla bla.

Ma dico io: cazzo... hai letto il mio profilo, no?
Hai visto le aziende e i brand per i quali ho lavorato e per le quali tuttora lavoro, no?
T'ho detto quanto guadagno e hai fatto il vago, perché sarai pure un agguerrito imprenditore intriso nel suo business, ma certe cifre annuali straniscono pure te.
Allora cercati un pischello appena diplomato allo IED, o un grafico malauguratamente disoccupato.
Che lo gestisci meglio, lo COMANDI meglio, lo paghi di meno!!!
Eccheccazzo... ma devo dirtelo io?
Ma non eri tu quello che aveva capito tutto sul business?

Sei RIDICOLO.
Con le tue foto in posa su Facebook, con le tue camice nere aderenti, con le tue arie da grande dj/produttore che bastano Seby o Gruff a metterti IN MUTANDE sui Technics 1200.
Con la tua boria, la tua arroganza, le tue amicizie nell'ambiente, le tue serate nei club, la tua biografia su Wikipedia che te la sei scritta da solo!!!
Ridicolo e TRISTE, oltre che palesemente meschino.
E col cazzo che "un grafico esperto" viene a lavorare da te.
Perché se "esperto" lo è davvero, capisce l'antifona nella prima mezz'ora che passa lì dentro.
Ma che tu sia uno SERIO, lo si evince anche da come riesci a volatilizzarti nel nulla.
Non appena tocca parlare di cose serie.
Unz unz unz.

"La vittima è la musica, l'accusa è di omicidio"
Mio Dio, in che mondo tocca lavorare.

sabato 15 maggio 2010

Last night a DJ save my life.

O anche: "Ho sognato Gruffetti, sarò malato?"
O ancora: de L'ATTITUDINE




"Con certi tipi di concerti / giochi a come puoi conciarti / tra i liquidi che a rivi avverti / quando al bar ti ritrovi con un'altra cassa per riaverti / e lì avverti che c'è beatitudine / saperti al vertice dentro il vortice / quando il party c'è per l'attitudine / tra stelle e svari, sommerso dalle particelle elementari / perso, dove impari lontano dai cattivi pensieri / non sono solo affari / non sono solo suoni, se viaggi tra i più seri / non sono solo canzonette / in mezzo a cessi veri / tra finzioni, etichette e marchette / ayo, resto sui piatti miei / tagli miei / versi miei / e questo si riflette dentro quello che troverò
Suonerò le mie canzoni per sapere dopo che c'è.
Questo è quello che mi va di fare: musicare.
E scoprirò le tue emozioni per portarle sempre con me
Questo è quello che mi va di fare".


Sarà l'età che abbiamo entrambi, sarà la quintessenza del concetto di outsider, sarà quel che sarà, ma dalla prima volta che ho sentito questo straordinario pezzo di Dj Gruff (tratto dal suo ultimo album "Sandro O B") oltre all'emozione, nelle sue parole - quelle che ho postato - ho percepito assoluta affinità. Applicabile nei rispettivi ambienti, nelle scelte umane e professionali, in certa musica come in certa editoria.
Stessa razza "randagia"?
Stesso rifiuto all'omologazione?
Stessa ATTITUDINE, probabilmente.

martedì 11 maggio 2010

Master of fantasy.


Frank Frazetta, 1928 • 2010
Rest In Peace.

sabato 8 maggio 2010

Return of the Ankh.


Erykah Badu: "New AmErykah • Part Two: Return of the Ankh"
(Motown/Universal).


Un inverno all'insegna di tante uscite discografiche importanti per la scena soul/R&B: il grande ritorno di Withney Houston, poi Mariah Carey (che avrebbe dovuto pubblicare anche un secondo album di remix, poi annullato a causa delle scarse vendite di "Memoirs of an imperfect angel") e ancora R. Kelly, Alicia Keys e Mary J. Blige, tralasciando l'ultimo album di Usher, che è davvero meglio NON parlarne.
Tante tracce da ascoltare, tante recensioni, tante parole per analizzarli e descriverli. Poi - dal cielo? - arriva il nuovo lavoro di Erykah Badu, che - senza grandi comunicati stampa e/o strombazzamenti di alcun tipo - ammutolisce ogni altro disco. E li manda a casa tutti. TUTTI. Dal primo all'ultimo.

In effetti si tratta realmente di un ALTRO livello.
Parliamo di un'eleganza compositiva e interpretativa che viene raramente raggiunta dalla musica nera contemporanea. Non di canzoncine R&B "usa & getta", ma di roba che rimarrà nel tempo. Qualcosa di cui ci si accorge immediatamente, quando a vibrare non sono solo le casse dello stereo, ma anche la pancia e il cuore. L'anima.

"Return of the Ankh" è la seconda parte dell'ambiziosa trilogia "New AmErykah". Del primo disco avevo già avuto modo di scriverne QUI. Del suo splendido live, invece (la data romana del Vortex Tour nell'estate 2008), ne ho parlato QUI.

Undici tracce interamente firmate dalla divina di Dallas, circondata come sempre da ottimi arrangiatori/produttori e musicisti, molti dei quali già presenti sul primo capitolo, come 9th Wonder, James Poyser, Madlib, J Dilla, Sa-Ra's Shafiq Husayn, R.C. Williams e Ahmir "?estlove" Thompson dei The Roots.
Lì dove "4th World War" poteva addirittura risultare spigoloso (elitario?) tante erano le sue sperimentazioni elettroniche/jazzistiche, con questo secondo capitolo la Badu addolcisce toni e intenzioni, tornando in maniera prorompente alla melodia, smussando gli angoli più "difficili" (che poi non erano altro che l'apice della sua profonda cultura musicale) a favore di un ascolto più rilassante, più MORBIDO, sempre raffinatissimo.
Cambia anche la concezione strumentale, che in "Return of te Ankh" risulta molto più acustica, in determinati momenti addirittura "improvvisata" a mo' di jam session (pensate che in alcuni passaggi di "Window seat" la sua voce è stata realmente registrata mentre lei cantava sotto la doccia!).
Il cambiamento è palese anche nei testi: le tematiche militanti/politiche/cerebrali del 2008 lasciano spazio all'amore e al romanticismo, pur se in una dimensione ancora molto personale, quasi filosofica, assolutamente fuori da ogni stereotipo. E sempre, comunque, emozionanti.
Pezzi come "Window seat" (primo singolo, nel cui video la Badu si spoglia completamente nuda per strada!), "Umm Hmm", "Fall in love (your funeral)" o ancora "Out my mind, just in time" (che supera i dieci minuti di durata, ma è concettualmente divisa in tre parti) rappresentano l'unione della miglior tradizione soul all'avanguardia sonora. Modernissimi, eppure già dei classici.

Acquistatelo nei negozi o si iTunes.
Scaricatelo illegalmente, se credete.
Ma in qualsiasi caso, fatevi un favore: ASCOLTATELO per intero!

mercoledì 5 maggio 2010

Mammalitaliani.



La prima volta che l'ho sentita mi ha quasi dato al cazzo. Della serie: ma cos'hanno scritto? Già dalla seconda, il piede non smetteva di battere. Poi a furia di riascoltarla, ci sono entrato in fissa, anche per il testo. Ipnotica, ritmatissima, contagiosa, ragamuffina (che solitamente loro sono molto più ska). Un applauso sincero agli Après la Classe, che "mancu li cani"...

domenica 2 maggio 2010

after Comicon.


Ho conosciuto e frequentato assiduamente, in passato, autori che "a me i fumetti Bonelli mi fanno schifo" (quando magari io parlavo di Nathan Never, che all'epoca leggevo). Oggi disegnano per lui, tessendo continuamente le sue lodi. Tempi oramai lontani, quei favolosi anni '90, nei quali erano INVASATI di fumetti della Image, delle loro colorazioni digitali, delle muscolature ipertrofiche, quando io magari sostenevo che secondo me DC Comics e Vertigo stavano facendo cose migliori, forse meno appariscenti ma - nella sostanza - ben più all'avanguardia. Eh si, quella stessa Vertigo dove ora - guarda un po' - stanno migrando uno ad uno.
Ho conosciuto e frequentato assiduamente autori che sputavano veleno sulle riviste d'autore, o su ogni altro progetto che tentasse di proporre fumetto ALTRO sotto forma di contenitore. Oggi pubblicano su fighettisimi mensili autoriali/sperimentali, magari per un editore sul quale pochi mesi prima ti avevano messo in guardia, solo perché tu forse - e dico forse! - stavi preparando qualcosa per lui.
Questi autori, che conosco ancora ma che frequento poco o niente, oggi siedono sulle poltroncine dell'Area Pro con quell'aria e addirittura - è incredibile! - quella stessa identica POSTURA di coloro che erano venuti prima, quelli che (quando si era piccoli rivoluzionari) bisognava detronizzare. E no, non sto parlando di te, caro Giorgio Santucci. Che "tu sei uno bravo"… ma come, andate già via? Si, torniamo a Roma. E la festa di stasera? 'Sticazzi. Che festa? Al Madre. Che? La festa di tua madre?
Ma "la rivoluzione non verrà trasmessa in televisione", cantavano i Piombo a Tempo. E l'unica rivoluzione possibile, oramai, è uno stato mentale, ma di questo parleremo un'altra volta. Mentre l'OMOLOGAZIONE, quella si, che viene trasmessa quotidianamente su tutti gli schermi. Anche su quelli sponsorizzati dalla Fornarina, che solo chi era al Comicon può capire.

Questo ho visto a Napoli.
Questo, un po' amaramente, e MOLTO altro ancora, grazie a Dio.
Ben più divertente e CORROBORANTE.

Una fiera divisa in due. Qualcosa che nell'anno che ci separa dalla prossima edizione bisognerà analizzare approfonditamente. Mi dicono che giù alla Mostra d'Oltremare fosse un bolgia (mantenendo cioè i numeri abituali del Comicon), ma io non ho nemmeno avuto il tempo di andarci, vista la mia "toccata e fuga". Ma l'atmosfera a Castel Sant'Elmo era proprio strana. Piacevole, scorrevole, serena, quasi soffusa, senza spadoni di cosplayers tra le palle, senza file estenuanti giù in pizzeria per pranzare o ai bagni. Piacevole, si, eppure anche così MOSCIA. Rispetto al caos degli anni scorsi, sembrava di essere in quattro gatti, e ci si incontrava ogni tre per due. In mezz'ora te la giravi tutta, e ricominciavi daccapo. Finendo regolarmente a fumare in terrazzo o a cazzeggiare nell'Area Pro (ma Claudio deve proprio spiegarmi come mai la birra fosse offerta gratuitamente prima delle 14:00 e dopo le 18:00, ma andava pagata in quelle quattro ore nel mezzo?!?).

Che dire? Senza falsa modestia (anche perché io non ho fatto nulla al proposito) lo stand più bello in assoluto era quello della Tunuè, e vorrei davvero sfidare chiunque sano di mente a poter sostenere il contrario. Allegro e frizzante come sempre, pieno zeppo di autori ben più simpatici (e meno "sfigati") di quelli Coconino! Tiè ;)
La tripletta Max/Pelato/Concy funziona sempre alla grande, il loro rodaggio è veramente da manuale. Ma poi che spettacolo vedere uno accanto all'altro Alfred, Bastien Vivès a Anne Simon (brava e mooolto bellina, yeah) disegnare e acquerellare per i lettori del loro "Napoli, sguardi d'autore" che la Tunuè presentava in anteprima proprio lì al Comicon, che peraltro risulta partner di questo bel libro.

Chiacchiere, sorrisi, pacche sulle spalle, saluti, birrette, altre chiacchiere e "tu sei bravo" per tutti, che fossero semplici conoscenti o amici di sempre. Ma il vero senso della mia giornata di ieri, l'essenza stessa del concetto di INCONTRO, la luce che quest'anno ha illuminato la "mia" Comicon, ha un viso. E un nome. Che chiameremo T per Tradurre.
E se io fossi fuoco, arderei lo mondo.
Se fossi editore, la farei mia.

martedì 27 aprile 2010

STYLO feat. zio Brucie


Vi avevo promesso una recensione a "Plastic Beach" dei Gorillaz, ma non ho ancora avuto modo di scriverla, perdonatemi. Nel frattempo, godetevi il fighissimo videoclip in HD di "Stylo" (che purtroppo non posso postare ma solo linkare, per quel solito discorso sull'ottusità delle majors discografiche) che sforna - nientepopodimeno! - una cazzutissima interpretazione on the road del nostro caro vecchio zio Bruce Willis, yeah!!!

domenica 25 aprile 2010

Vivès + Moccia.


L'intervista al giovanissimo (e già assai bravo) autore francese Bastien Vivès raccolta dal nostrano Roberto Recchioni e pubblicata sul suo blog, mi da lo spunto per una riflessione molto personale, che - per l'appunto - preferisco fare qui in casa mia, piuttosto che in quella sede. Durante la loro chiacchierata, Vivès parla del suo prossimo impegno editoriale, e cioè l'adattamento a fumetti di "Tre metri sopra il cielo" di Federico Moccia, in prima battuta per il mercato francese (ma non riesco a non immaginare un'immediata pubblicazione italiana - che so? - in una co-edizione Black Velvet/Feltrinelli?); aldilà del fatto che non riesco davvero a capire cosa possa trovare di interessante nei "personaggi" o nel "ritmo" di suddetto romanzetto per adolescenti cerebrolesi, la questione è un'altra.

Ora, sia chiaro, non sto mettendo in discussione la bontà dei disegni di Vivès (che probabilmente manterranno il loro standard abituale, cioè elevato) ma proprio il nostro caro Moccia nazionale, che ovviamente - da autore? da soggettista? da sceneggiatore? - ne trarrà il suo bel compenso + relativi diritti d'autore. Allora ecco che io MI RIFIUTO, anche acquistandone una solo copia, di dargli uno solo dei miei euro, di ALIMENTARE con essi un percorso (e un mercato) che personalmente ritengo l'antitesi del romanzo, della scrittura, della narrativa, dell'editoria e - non ultimo - della comunicazione sociale. Si, proprio quel messaggio/modello che sta tirando su un'intera generazione lobotomizzata da quel genere di stronzate (e non solo).

E' lo stesso atteggiamento pregiudizievole con il quale io - che sono ancora uno di quelli che acquista CD musicali - non comprerò MAI il disco di un'artista che esce da "X-Factor", da "Amici" e/o da qualsiasi altro talent show televisivo! E' una scelta assoluta, fatta a prescindere, a priori. Non me ne frega veramente NIENTE se abbiano telento o meno (che su questo benedetto "talento" mi sono pure già abbondantemente espresso); da me non avranno un sola copia venduta in più nelle loro ridicole classifiche F.I.M.I.

Faccio un altro esempio, ben più estremo.
E' come andare con una prostituta. Può esserti capitato anche una sola volta in tutta la tua vita E puoi anche pensare (autoassolvendoti): "In fondo che male ho fatto?". Tu sei un adulto consenziente, lei pure (sempre che non sia minorenne, ma questa è un'altra storia). C'è stata una semplice e chiara transazione economica, una prestazione mercenaria tra due persone in grado di intendere e di volere. E' vero. Ma con quella sola volta, tu hai alimentato il mercato della prostituzione. E puoi raccontarmi quello che ti pare, ma le chiacchiere stanno a zero. Quella tua sola volta, come per la copia di un solo libro, va moltiplicata per dieci, cento, mille, diecimila volte in tutto il territorio nazionale.
Tieni conto anche di questo, cazzo!

giovedì 22 aprile 2010

"Mono" n°8 + scuse/Massa


Ad otto giorni dall'apertura dei cancelli del Napoli Comicon (che comincia per l'appunto il prossimo giovedì 30 aprile) devo purtroppo avvertire i miei quattro lettori, con estremo dispiacere, che - per la prima volta dal marzo del 2006! - questa primavera il Massacratore SALTA la sua corsa.
Il nono numero della serie slitta dunque direttamente a Lucca Comics, cioè al prossimo novembre. Sono affranto, credetemi. Non solo per me, ma anche (e soprattutto) per le due grandi guest stars internazionali (?) presenti sul nuovo albo, che a questo punto dovremo attendere per altri sette mesi (nel corso dei quali cercherò di stappare al Bot nazionale un altro numero SPECIALE con più pagine, per farmi perdonare - almeno in parte - l'imprevedibile imprevisto). I motivi di questa defaiance sono molteplici, ma più che altro alla base ci sono stati dei SERI problemi personali/familiari che ho avuto tra febbraio e marzo, proprio nel momento in cui avrei dovuto terminare l'albo e consegnarlo in tipografia. A causa di suddetti problemi (che nel frattempo si sono anche risolti) ed in virtù del mio essere palesemente un "fumettaro part time", in quel momento ho dovuto necessariamente dare priorità ad altre cose: in primis la mia famiglia, e subito dopo al lavoro (peraltro, ve l'ho già detto, per un nuovo brand) con il quale pago il mutuo di casa e campo. Ciononostante, mi dispiace molto. Davvero molto.

La mia unica consolazione?
Che a Napoli viene presentato "Mono" n°8, quello "dei piccoli", dove - merito del cognome? - sono presente con la mia bella monotavola. E di questo sono proprio contento, sia come autore che come papà. In poche parole, la mia unica NOVITA' primaverile è nuovamente allo stand Tunuè, è ciò mi aggrada assai. Se dunque qualcuno di voi fosse lì a Napoli sabato, e se per caso volesse anche incontrami, in linea di massima dovrei trovarmi al loro stand nel pomeriggio… così magari - se esiste ancora un mascalzone che non abbia acquistato "Roots 66" (ma non credo sia possibile, alla soglia delle 22mila copie vendute) può approfittare dell'occasione per rimediare a questa grave mancanza!!!
Io come sempre vi aspetto per due chiacchiere, un caffè e - chissà? - magari addirittura uno sketch ;)

domenica 18 aprile 2010

S3K.40

40 Piccoli Anni from S3keno on Vimeo.


Siete stati fantastici, tutti.
Ma il ringraziamento più grande è per Teresa & Ottokin :)

lunedì 12 aprile 2010

Cinico, eh?


E non dico altro.
Ma l'abbiamo pensato tutti, su.

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Ne sono seguite/scaturite ovvie polemiche.
E Staino - a modo suo - ha risposto con un'altra vignetta...

sabato 10 aprile 2010

Si, viaggiare...


Si parlava di viaggi, tra amici.
E lei, che non c'è nemmeno bisogno di far nomi, se ne esce con un: "Anche io e M. volevamo partire a breve. Avevamo pensato ad un week-end a New York, ma poi pensando al bimbo è un po' un casino"…

Alchè io, già infastidito ma ancora con tollerante gentilezza: "Un week-end a New York? Cioè, sarebbe più il tempo che passereste in aereo che non quello effettivo che vi fermereste lì".

E lei: "Beh, sai, noi siamo abituati".

Dunque.
Che prima di aprire la bocca dovresti accendere il cervello.
SIETE ABITUATI A COSA?!?

Ai viaggi intercontinentali?

Che d'accordo che M. è un assistente di volo. Lui, non tu. Ma da che ricordo, da che state insieme, siete stati una volta a Dublino, un'altra mi pare a Lampedusa, un paio di volte a Milano e una al villaggio Valtur in Kenya. In due anni e mezzo, a livello di viaggi in aereo, né più né meno di chiunque altro!

Ma poi hai presente dove sta New York?
Che scoattandotela ti ci riempi la bocca, ma tra quelli seduti a quel tavolo SEI L'UNICA che ancora non c'è mai stata, tu che "sei abituata" ai viaggi in aereo da otto ore (?) e passa!

Ma fammi il piacere, su.